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Discussione: Salvataggi di Stato

  1. #11
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    Usa:auto,camera approva piano aiuti

    (ANSA) - WASHINGTON, 11 DIC - La Camera Usa ha approvato il progetto di legge che destina fino a 15 mld di dollari alla General Motors, Chrysler e Ford. Il piano di salvataggio dei 3 colossi dell'auto in crisi deve ora affrontare il passaggio al Senato, dove rischia di incontrare una forte opposizione da parte della minoranza repubblicana. Uno degli elementi chiave del piano di aiuti e' la nomina di uno 'Zar' dell'auto con poteri di dare vita a una ristrutturazione delle compagnie.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    Usa:auto,camera approva piano aiuti

    (ANSA) - WASHINGTON, 11 DIC - La Camera Usa ha approvato il progetto di legge che destina fino a 15 mld di dollari alla General Motors, Chrysler e Ford. Il piano di salvataggio dei 3 colossi dell'auto in crisi deve ora affrontare il passaggio al Senato, dove rischia di incontrare una forte opposizione da parte della minoranza repubblicana. Uno degli elementi chiave del piano di aiuti e' la nomina di uno 'Zar' dell'auto con poteri di dare vita a una ristrutturazione delle compagnie.
    Lo Stato Americano diventerà l'azionista n.1 del settore auto. Incredibile.

  3. #13
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    Il piano di salvataggio da 15 mld di dollari era stato approvato dalla Camera
    Il leader democratico Reid: Paura per Wall Street. Futures a picco, GM -32%


    Auto, Senato Usa boccia gli aiuti
    Male le borse in Asia, Tokyo -5,56%


    Aperture con fortissimi ribassi anche su mercati europei: a Piazza Affari Mibtel a -3,2% (DA LA REPUBBLICA)




    WASHINGTON - Il Senato americano non è riuscito a trovare un compromesso per votare il piano di salvataggio (fino a 15 miliardi di dollari) delle industrie automobilistiche. Lo ha annunciato in nottata il leader della maggioranza democratica Harry Reid. Il mancato accordo ha fatto precipitare le borse asiatiche, mentre quelle europee hanno aperto con i listini i netto ribasso: si va dal -4,6% di Parigi al -1,2% di Londra, mentre a Milano il Mibtel in avvio segnava un -3,2%.

    "Non siamo riusciti a tagliare il traguardo", ha dichiarato Reid dopo lunghe ore passate a negoziare e compiere pressioni su un nocciolo duro di senatori repubblicani che rifiutano di salvare con fondi pubblici i tre colossi dell'auto, General Motors, Chrysler e Ford. "Potremmo passare tutta la notte, venerdì, sabato e domenica e non ci riusciremmo", ha ammesso Reid, aggiungendo: "Ora ho paura a guardare Wall Street" oggi. E infatti i futures sulla Borsa americana sono in forte calo. A circa quattro ore dall'inizio della seduta, i futures sul Dow Jones scendono del 2,81%, quelli sul Nasdaq del 3,17% e quelli sullo S&P 500 del 3,61%. In caduta libera nel premercato General Motors che perde il 32%, mentre Ford, non a pericolo immediato di bancarotta, cede il 3,45%.

    Il piano era stato adottato mercoledì sera a larga maggioranza dalla Camera, ma al Senato sono emersi troppi punti di disaccordo, ed è stato bocciato con 52 voti contrari e 35 a favore.

    I negoziati tra democratici, favorevoli, e repubblicani, contrari, si sono arenati infatti sulla pretesa dei secondi di parificare i salari dei dipendenti del comparto Usa a quelli pagati dai concorrenti stranieri; le trattative, cui hanno partecipato anche rappresentanti dei sindacati di categoria, sono fallite in extremis, quando sembrava che potessero andare a buon fine, e conseguentemente ha avuto esito negativo la successiva votazione in sede procedurale: giunta anch'essa, stando alle indiscrezioni circolanti negli ambienti parlamentari di Washington, a pochi voti dai sessanta necessari per il via libera al provvedimento.

    La palla è immediatamente rimbalzata alla Casa Bianca, che, con un comunicato, ha dichiarato: "E' deludente che il congresso ha mancato di agire questa notte. Pensiamo che il provvedimento che abbiamo negoziato costituiva un'opportunità di usare fondi appropriati per i costruttori automobilistici e era la migliore possibilità di evitare una bancarotta mentre assicurava i fondi dei contribuenti solo a aziende i cui azionisti erano pronti a prendere difficili decisioni per ridare redditività".

    Si avvicina, quindi, lo spettro del fallimento per i big dell'auto. Chrysler, ha detto in un'intervista il vice-presidente Tim La Sorda, ha in cassa denaro sufficiente a far fronte ai pagamenti fino al 1 gennaio, poi avrà problemi a pagare le fatture. Anche General Motors ha avvertito che per la società il collasso è prossimo se non arrivano gli aiuti pubblici e dopo gennaio potrebbe avviare le procedure per il fallimento. Va leggermente meglio per Ford, ma la situazione è critica.

    La Borsa di Tokyo è sprofondata dopo la bocciatura del Senato americano al piano di salvataggio delle 'Big Three' dell'auto, terminando la seduta con un passivo del 5,56%. L'indice Nikkei è sceso a 8.235,87 punti, 484,68 in meno della chiusura di ieri, trascinato al ribasso dalle forti perdite dei principali costruttori di auto nipponici. A scontare il no al piano Usa sono in particolare Toyota (-9,77%), Honda (-12,84%) e Nissan (-11,2%). Continua anche il ribasso nella Borsa di Hong Kong, che ha perso oltre il 6,9%.

    (12 dicembre 2008)

  4. #14
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    Auto, Londra vara piano di salvataggio per le industrie

    dall'inviato Marco Niada

    DA IL SOLE 24 ORE
    13 dicembre 2008


    LONDRA - Dopo un lungo negoziato dietro le quinte, il Governo britannico e i rappresentanti dell'industria dell'auto sarebbero giunti a un accordo per adottare un pacchetto di salvataggio sulla falsa riga di quello americano. Secondo il Times l'intesa sarebbe stata raggiunta nella notte di venerdì e prevede tra le altre cose l'erogazione di prestiti-ponte per le società in crisi che godranno di maggiori garanzie. Lord Mandelson, ministro per le Imprese e Alistair Darling, il cancelliere dello Scacchiere , da giorni avrebbero intavolato discussioni per giungere al massimo coordinamento tra i dipartimenti governativi.

    L'industria dell'auto britannica non è più controllata da capitali inglesi ma tra giapponesi (Nissan, Honda e Toyota) americani (Ford e Vauxhall), tedeschi (Volkswagen e Bmw) e ora indiani, da quando la Tata ha acquistato Jaguar e Land Rover, dà lavoro, tra produzione di autoveicoli e componenti e rete commerciale di distribuzione a oltre 850mila persone. Evidente dunque che il Governo in un momento di profonda crisi economica, possa permettersi il lusso di un'emorragia di posti di lavoro. Le due società che si trovano in peggiori condizioni sono ovviamente Gm, che in Gran Bretagna opera con il marchio Vauxhall, e Ford che sono state colpite al cuore dalla crisi in casa propria.

    Tra l'altro, Vauxhall ha già offerto ai 4.500 dipendenti che operano nell'impianto di Ellesmere Port, nel Cheshire, un periodo "sabbatico" di 9 mesi durante il quale il personale verrà pagato al 30% del salario regolare. I consumi di auto sono peraltro crollati e varie società hanno ridotto i turni o sospeso la produzione per periodi più o meno lunghi. Nel 2007 le industrie automobilistiche che operano sul territorio britannico hanno prodotto oltre 1,7 milioni di unità.
    Marco Niada

  5. #15
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    ECONOMIA &LAVORO


    Detroit in crisi, Obama:
    «Salviamo l'industria auto Usa»


    12 dicembre 2008

    Il presidente eletto Barack Obama ha dichiarato che Amministrazione e Congresso «devono trovare un modo per dare aiuto temporaneo» all'industria dell'auto americana. Obama ha detto di essere «deluso» che il Senato non sia riuscito a trovare un accordo per aiutare l'industria dell'auto, ma ha espresso la speranza che Amministrazione e Congresso «riescano a trovare il modo per dare un aiuto temporaneo» ai giganti di Detroit.

    «Condivido la frustrazione di molte persone per così tanti anni di cattiva gestione da parte dei dirigenti dell'industria dell'auto - afferma una dichiarazione diffusa veenrdì 12 dicembre da Obama - Questi errori non possono essere ricompensati e non possono andare avanti». «Ma resta il fatto che milioni di posti di lavoro in America dipendono, in modo diretto o indiretto, dall'industria dell'auto e che l'inizio della riforma di tale industria sta per scattare - ha affermato il presidente eletto - La ripresa della nostra economia non può essere una questione di partito».

    Anche il Tesoro Usa si dichiara pronto a impedire il fallimento dell'industria Usa. «Dato che il Congresso non è riuscito ad agire, siamo pronti a impedire un imminente fallimento fino a quanto il Congresso non tornerà a riunirsi e non riuscirà a garantire la sopravvivenza a lungo termine dell'industria dell'auto». Così Brookly McLaughlin, portavoce del dipartimento del Tesoro statunitense.

    Il Governo Usa è dunque pronto a evitare il collasso di un'industria. Tracollo che travolgerebbe non solo la filiera dell'auto ma tutta l'economia americana, con ripercussioni gravi in Europa. Anche la Casa Bianca, pur in fase di transizione, è in massima allerta. A bordo dell'Air ForceOne, l'aereo presidenziale diretto in Texas, la portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha indicato che il crollo improvviso di uno o più dei tre colossi dell'auto di Detroit, - assai difficile da evitare dopo il mancato accordo al Congresso su un piano mirato di aiuti - avrebbe un effetto devastante sull'economia americana.


    Debiti per miliardi
    Ford è in difficoltà gravi, ma regge anche perché in Europa la sitiazione è migliore e la casa dell'Ovale Blu Ford ritiene essere in grado per il momento di farcela da sola.
    La situazione di Gm e Chrysler è, invece, davvero drammatica, visto che i due costruttori dovranno pagare nelle prossime settimane fatture per un totale di 9 miliardi di dollari, per pezzi e componenti che sono già stati loro forniti. Difficilmente saranno in grado di farlo senza aiuti, con il rischio di una paralisi di tutto l'indotto, coinvolgendo cioè centinaia di migliaia di posti di lavoro. Nel caso di General Motors, le somme da pagare rappresentano addirittura circa la metà di quello che la società aveva in cassa alla fine del terzo trimestre. Difficilmente saranno in grado di far fronte a questi debiti senza aiuti, con il rischio di una paralisi di tutto l'indotto, coinvolgendo cioè centinaia di migliaia di posti di lavoro.
    Gm verso il chapter 11
    Sarà dunque difficile per la Gm, più in difficoltà dei tre colossi auto di Detroit, evitare la bancarotta e l'amministrazione controllata, dopo il no del Congresso ad aiuti straordinari per il settore in grosse difficoltà. I primi segnali già ci sono: la stessa Gm si sta preparando all'eventualità e alla conseguente amministrazione controllata in base alla procedura del cosidetto Chapter 11, visto che ha già assunto legali e banchieri per studiare l'ipotesi di un fallimento.
    Il numero uno della Gm, Rick Wagoner, si è sempre opposto a una bancarotta, convinto che la situazione della società peggiorerebbe ancora, visto che la fiducia dei consumatori diminuirebbe ulteriormente, ma teme probabilmente di non avere più scelta.
    Del resto la casa ha indicato l'intenzione di ridurre del 30% la propria capacità di produzione all'inizio dell'anno prossimo, chiudendo, parzialmente o totalmente, una trentina di stabilimenti di produzione negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
    Il sostegno della Casa Bianca
    Secondo il presidente George W. Bush, ha aggiunto la portavoce, lasciare fallire compagnie in difficoltà come Gm, Ford o Chrysler sarebbe «irresponsabile». Senza fornire un calendario preciso di intervento, le stesse fonti hanno aggiunto che le case automobilistiche devono prepararsi però a grossissimi sacrifici. «In condizioni normali - ha proseguito Perino - preferiremmo che fosse il mercato a determinare il destino delle imprese private, ma viste le deboli condizioni dell'economia statunitense, se necessario considereremo altre opzioni, incluso l'uso del programma Tarp (il maxi-programma da 700 miliardi approvato dal Congresso per il salvataggio del sistema finanziario), per prevenire il collasso delle industrie dell'auto in difficoltà»

  6. #16
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    Svezia in soccorso dell'auto

    di Andrea Malan



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    12 dicembre 2008


    La Svezia scende in campo per sostenere l'industria dell'auto. Stoccolma ha annunciato ieri che fornirà fino a 25 miliardi di corone (circa 2,5 miliardi di euro) al settore auto sotto forma di prestiti straordinari e garanzie su crediti; il Governo di centro-destra ha però precisato che – a differenza di quanto potrebbe accadere negli Stati Uniti – non intende acquistare partecipazioni nei due costruttori nazionali, Saab e Volvo. L'esecutivo fornirà 20 miliardi di corone in garanzie su prestiti destinati alla produzione di veicoli più ecologici, e altri 5 come «prestiti di salvataggio». Il piano è destinato all'industria automobilistica e non a quella dei veicoli industriali, che in Svezia è altrettanto importante.

    Per quanto riguarda l'auto, la crisi svedese è legata a doppio filo con quella americana: Saab è infatti una filiale della General Motors, mentre Volvo Car è controllata dalla Ford (Volvo corporation è un produttore indipendente di veicoli industriali); le difficoltà di entrambe, che erano già in rosso nel 2007, si sono aggravate proprio con il crollo del mercato Usa, che per loro è il più grande. Le rispettive case madri le hanno messe in vendita, e il rischio di un tracollo dell'intero settore è quindi concreto; sia Ford che Gm avevano chiesto a Stoccolma un possibile sostegno.

    Ieri il ministro delle Finanze Anders Borg ha detto che i fondi verranno erogati «con l'obiettivo di assicurare che ricerca, sviluppo e produzione rimangano in Svezia». «Avremo ovviamente una notevole influenza su come i soldi verranno spesi – ha detto il ministro – e faremo in modo che non finiscano alla casa madre americana». Ai prestiti citati sopra si aggiungeranno 3 miliardi di corone che una nuova azienda statale investirà in ricerca legata all'auto. Borg ha detto che il Governo chiederà alle aziende solo le garanzie a copertura dei prestiti, e ha assicurato che le misure rispetteranno le norme Ue sugli aiuti di Stato. Non è ancora chiaro cosa succederà nel caso in cui Gm o Ford riuscissero a vendere le rispettive filiali in tempi brevi.

    Il piano ha ricevuto anche il plauso dei produttori di componenti come Autoliv (tra i maggiori in Europa). La produzione di auto in Svezia è stata nel 2007 di poco più di 580mila unità, secondo quanto riporta Automotive News. Volvo e Saab danno lavoro complessivamente a circa 20mila persone in Svezia, ma sono troppo piccole per resistere da sole alla concorrenza (tanto più nell'attuale congiuntura). Volvo è più solida, ma nei primi nove mesi del 2008 ha perso quasi 800 milioni di dollari per effetto del crollo del mercato americano (con un calo del 24% dei ricavi). L'azienda ha annunciato due mesi fa un drastico piano di ridimensionamento con 6mila tagli all'organico (il 25% della forza lavoro) di cui il grosso colpirà l'impianto di Goteborg.

    Con 25mila dipendenti tra Volvo Car e Volvo camion (che a sua volta ha già annunciato 2mila esuberi), la seconda città svedese è quella che rischia di più dalla crisi: Trollhattan, sede dell'impianto Saab, è a soli 70 chilometri di distanza, e la Skf, leader mondiale nei cuscinetti a sfere, ha a sua volta annunciato una riduzione d'organico di 2.500 unità.

  7. #17
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    FINANZA&MERCATI


    ARCHIVIO Stop della Corte d'Appello belga alla vendita di Fortis a Bnp


    13 dicembre 2008



    Semaforo rosso da parte della giustizia belga sull'accordo concluso in ottobre per salvare dal fallimento la banca belga-olandese Fortis, secondo quanto riferisce la rete televisiva pubblica olandese Nos.

    La Corte d'Appello di Bruxelles ha riconosciuto il diritto dei piccoli azionisti di Fortis di essere interpellati sulla scissione della banca e ha congelato la vendita allo stato olandese degli asset di Fortis nei Paesi bassi e la vendita allo Stato belga di quelli in Belgio.

    Le attività di Fortis erano state nazionalizzate dalla banca centrale olandese per 16,8 miliardi di euro; il gruppo bancario francese Bnp Paribas ha rilevato il controllo delle attività bancarie e assicurative belghe e olandesi. Alla giustizia belga si erano rivolti due azionisti che contestavano l'accordo perché non consultati. La corte ha stabilito che l'accordo resterà sospeso finche gli azionisti non avranno l'opportunità di pronunciarsi.

    Secondo la rete televisiva olandese i governi belga e olandese potrebbero contestare la decisione. In effetti l'esecutivo di Bruxelles guidato dal primo ministro Yves Leterme ha già fatto sapere attraverso una nota che la sentenza non dovrebbe fermare l'operazione. La priorità è «proteggere dipendenti e clienti» e la «migliore garanzia» è proprio la vendita ai francesi.

  8. #18
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    La giornata sui mercati internazionali comincia male
    ma le notizie positive dagli Usa cambiano un po' la situazione


    Borse europpe limitano le perdite
    e Wall Street chiude in positivo





    MILANO - Le Borse europee limitano le perdite nel finale di seduta grazie alle dichiarazioni della Casa Bianca sulla possibilità di attingere ai fondi (700 miliardi di dollari) del piano Paulson per sostenere le case automobilistiche di Detroit in forte difficoltà finanziaria. La mattinata era infatti cominciata sotto i peggiori auspici a causa della bocciatura da parte del Senato americano delle misure di sostegno alle Big Three (Gm, Chrysler, Ford) per 15 miliardi di dollari.

    La buia prospettiva di un collasso del sistema automobilistico, che se avvenisse potrebbe portare alla perdita di 2,2 milioni di posti di lavoro, ha influito immediatamente sui listini asiatici con Tokio in ribasso del 5,9%. Il flusso di vendite negativo si è trasferito poi sulle Borse europee tutte molto pesanti in apertura.

    A ciò si aggiungeva la debolezza dei titoli energetici e di quelli bancari. A Piazza Affari Unicredit e Intesa Sanpaolo sono arrivate a perdere 7-8 punti percentuali per poi riprendersi nel pomeriggio. La Fiat sulle notizie proveniente dall'America è scivolata dell'8,8% perdendo la quota 5 euro per poi chiudere a fine seduta a meno 5,7%.

    A risollevare un po' l'umore dei mercati è arrivato l'inatteso miglioramento dell'indice sulla fiducia dei consumatori Usa calcolato dall'Università del Michigan. Così anche Wall Street ha cominciato a riprendersi dopo le prime due ore di contrattazioni tutte in territorio negativo. Alla fine, il Dow Jones ha registrato +0,75% a 8.629,68 punti, il Nasdaq +2,18% a 1.540,72 punti, lo S&P 500 +0,70% a 879,73 punti.


    La spinta al rialzo è stata dunque salutare per i listini europei che in chiusura segnavano minusvalenze comprese tra il meno 2,32% del Mibtel, il meno 2,8% di Parigi e il meno 2,18% di Francoforte. Il settore bancario ha sofferto ancora del brutto momento internazionale, come l'annuncio di Bank of America di voler ridurre il proprio organico di 30-35 mila unità nel prossimo triennio. Sul fronte italiano Intesa alla fine ha lasciato sul campo il 4,6% il giorno dopo l'uscita del direttore generale Pietro Modiano che va a presiedere la Carlo Tassara di Romain Zaleski. L'Unicredit scende del 2,45% nonostante ulteriori interventi per sostenere la patrimonializzazione dell'istituto mentre si sono riscattate le Banco Popolare (più 2,47%) grazie al collocamento delle quote del fondo immobiliare Eracle che porterà nelle casse del gruppo 751 milioni di euro.

    (12 dicembre 2008)

  9. #19
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    Predefinito Alta velocità quanto ci sei cara

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000800.html

    IL TRENO VA VELOCE. QUANDO NON RALLENTA

    di Andrea Boitanie Vincenzo Congedo10.12.2008
    Entra in funzione la linea ferroviaria ad alta velocità tra Milano e Bologna, con un risparmio di 37 minuti. Ma anche i costi dell'opera sono alti: 7 miliardi per 188 chilometri. Così come il prezzo del biglietto, più caro che in Francia. E non mancano i disagi: il rallentamento degli Intercity e, a Milano, lo spostamento dei treni regionali da Centrale alle stazioni di Porta. Sono dovuti alle norme restrittive sulle velocità di approccio e di avviamento, introdotte dopo il disastro di Piacenza del 1997. Modificarle non comporterebbe alcun pregiudizio alla sicurezza.


    di pari qualità gli interventi su reperibili sul sito dell'IBL

  10. #20
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    Predefinito sull'auto made in USA: non solo costo del lavoro

    http://phastidio.net/2008/12/15/non-...e-3/#more-2346


    (...)
    Dietro al niet dei senatori Repubblicani del Sud stanno ben precise motivazioni: il desiderio di punire la UAW per avere finanziato la vittoriosa campagna elettorale di numerosi candidati Democratici, e soprattutto il timore che gli aiuti pubblici a Detroit finiscano col distorcere la concorrenza a danno dei produttori insediati nei loro stati, cioè collegi elettorali.
    (...)

 

 
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