Prove no, ma il beneficiario era lui e la sua corrente. Fanfani ne fu l'ispiratore ed il manovratore: su questo Pacciardi, che peraltro non portava rancore, non aveva dubbi. Il processo si concluse con un niente di fatto perché di Aloja, se non erro, si disse che aveva agito per ordini superiori. Chi c'era al di sopra di Aloja? Il Ministro della Difesa, il Presidente del Consiglio ed il Presidente della Repubblica. Il buon Randolfo ha sempre escluso gli altri, soffermandosi sulle birbonate di Fanfani, come le chiamava, bonariamente, in vecchiaia.
Certo Gunnella venne dopo: ma era sui voti siciliani che si appoggiava La Malfa: romagnoli e carrarini eran con Pacciardi, anche se fu proprio questi a dare a La Malfa il segio sicuro delle Romagne.
L'avv. Curatola, mio defunto amico, fu tra i probiviri che espulsero per indisciplina Paciardi, ma se ne dichiarò sempre pentito. La Malfa fece il bel gesto di dire: ho lasciato fare ai probiviri!
Quando lo stesso Curatola nel Congresso di Genova, credo (ormai son distaccato abbastanza da queste vicende) tenne una pubblica requisitoria contro Gunnella ed i suoi rapporti tutt'altro che limpidi, La Malfa lo chiamò torquemada da strapazzo, si assunse tutta la responsabilità morale dell'operato di Gunnella, e Curatola dovette dimettersi e se ne andò sbattendo la porta: aveva capito chi era La Malfa. Troppo tardi. Da allora in poi ci siamo visti spesso, anche a tavola con Randolfo. Poi anche la sua morte.
Non mise più piede nelle sedi del partito repubblicano. L'unica volta fu quando io organizzai al palazzo dei congressi una affollata conferenza di Pacciardi: era lì in prima fila ad applaudire "il galantuomo" come lo definiva.
Ma ormai, ripeto, sono cose che appartengono ad unpassato senza ritorno ed anch'io ormai le guardo con distacco.
Oggi Petacco parla sulla Nazione di Pacciardi a proposito di Casablanca: film ispirato alla sua vita, perché effettivamente, scappato dalla Spagna per non esser ammazzato dai comunisti che stavan facendo fuori gli anarchici, a Casablanca si rifugiò con la moglie, la cara e fedele Gigina Civinini, della famiglia di Guelfo, il poeta.
Randolfo ricordava anche queste vicende, ma, schivo, diceva che aveva soltanto collaborato alla sceneggiatura. Il che era vero, ma c'era in realtà dell'altro.
Ricordava dell'America, a parte l'attività politica con Sturzo, Borgese e tanti altri, le sue amicizie, ad es. con Bette Davis: la quale si piccava d'esser chiamata "Betti", e non Bette, con la "e" quasi muta alla francese come solitamente si leggeva. Diceva, Randolfo, che era una donna di grande intelligenza, vivacissima e molto colta.





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