
Originariamente Scritto da
dante pastorelli
Reale aveva aderito al PdA, e fu tra i primi ad entrare nel PRI. Se collaborò alla Voce Repubblicana prima del fascismo lo fece per volontà di Conti e Pacciardi.
Conti non voleva gli azionisti e Pacciardi dovette rompere con Conti perché voleva ammodernare il PRI. Questa è storia.
Le pesanti accuse nei confronti di La Malfa - che aveva una formazione azionista e liberale ma non mazziniana - derivarono anche dallo scandalo di Ravenna, oltre che da posizioni politiche (La Malfa sosteneva Gunnella e viceversa...)
L'ala pacciardiana era la più forte ed aveva sempre stravinto. Ma da Roma fu mandato un ufficiale del Sifar, Agostino Buono, da De Lorenzo, accompagnato da un ambiguo giornalista, Lando dell'Amico. Portavano 30 milioni in una valigetta per comprare delegati pacciardiani. Ad ordire la trama, a detta del gen. Aloja, fu Fanfani, presidente del consiglio, beneficiario La Malfa: pro-centrosiniostra.
Pacciardi, avvisato, invece di attendere e prender i corruttori con le mani nel sacco, irruento e spontaneo come sempre, telefonò minaccioso a Reale. Così la corruzione non si consumò. Ci fu un processo. Non ci fu contraddittorio tra Pacciardi e Aloja perché Aloja confessò tutto.
Dietro c'era anche la mano, come dice Italo Pietra, in "Mattei, la pecora nera",
e sembra che i fondi non provenissero dal ministero della Difesa, ma Aloja non confessò la fonte.
Eugenio Reale, ex comunista poi PSDI disse a Pacciardi che al Sifar i soldi li aveva dati Mattei. Ma Mattei, in una telefonata, smentì.
Insomma di trame contro Pacciardi ce ne furon parecchie.
Questo ricordo, ma in Nuova Repubblica ed in qualche libro se ne parla molto diffusamente.