



Ritengo opportuno che per diversi anni siano gli stessi datori di lavoro ad occuparsi di fare da garanti nei confronti degli immigrati e pagargli un extra necessario per garantirgli una forma di sostentamento nel caso perdano il lavoro.
È inutile voler una marea di immigrati per trarne un profitto personale (parlo degli industriali) e lasciarli a carico della comunità quando questi diventano un peso come probabilmente lo sarà ora.
Poi naturalmente la sanità è una di quelle cose che non si deve negare a nessuno.
Il problema forse è da ricercare nei ricongiungimenti famigliari e capire quello che si vuole: un'immigrazione provvisoria di lavoratori essenzialmente stagionali (a breve termine) oppure un'immigrazione da ripopolamento che rimpiazzerà gradualmente l'attuale popolazione italiana? Nel caso si avverasse la seconda opzione l'Italia avrebbe le risorse necessarie per mantenere il sostentamento di tutta questa gente e la garanzia che il modello consumista vadi avanti? Io personalmente credo di no.
L'Italia è la prima volta che si confronta con una problematica simile ma lo scenario da te ipotizzato l'ho visto applicato in altri paesi già oltre 15 anni fa. In pratica gente con permessi provvisori che si rinnovano di anno in anno dopo aver perso il lavoro sono ugualmente rimasti grazie all'intervento di sindacati e associazioni di sinistra quando in linea teorica dovevano tornare indietro. Non credo che l'Italia sarà da meno e manderà via gli immigrati per mancanza di lavoro.


Secondo me ci dovrebbero essere tre livelli di diritto. I diritti umani che devono essere garantiti a chiunche indipendentemente dal suo stato, quelli di cittadinanza che possono essere acquisiti dagli immigrati che hanno dimostrato di essersi integrati nel paese lavorando e non commettendo reati e poi un diritto di nazionalità che va concesso esclusivamente agli appartenti della nazione, indipendentemente dal luogo di nascita. Per fare un esempio un immigrato nato in italia non li dovrebbe avere, mentre in italiano nato in argentina si.


Non è così semplice, e soprattutto non è semplice proprio perché ogni volta che si vuole fare qualcosa di anche lontanamente ragionevole, come appunto rimandare a casa gli immigrati senza lavoro, ecco che saltano su le solite considerazioni buoniste dei babbi natale generosissimi col sacco altrui.
Marce, qui il discorso è molto semplice: non possiamo permetterci di fare beneficenza a tutto il mondo, non ne abbiamo né la possibilità né le risorse. dobbiamo scegliere, o noi o loro. se scegliamo loro, ci soppianteranno senza problemi. saluti.


Mah, per me ti fasci un pò la testa, la stragrande maggioranza degli immigrati non chiede il ricongiungimento familiare preferendo lasciare la famiglia nel paese d'origine, dove anche 100 o 200 euri inviati ogni mese sono un'enormità di soldi per gli standard monetari di quei paesi. Portarli in italia significa spendere tutto uno stipendio nel loro sostentamento. Quei pochi che lo fanno poi devono trovare un appartamento abbastanza grande in affitto, ed anche lì sono un sacco di soldi.
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Gli zeri, per valere qualcosa,
devono stare a destra.


Sindacati ed associazioni di sinistra non hanno potere di fermare i rimpatri di immigrati. Possono protestare quanto vogliono, ma c'è una legge, e quando scade un permesso di soggiorno e l'immigrato è ancora su territorio itaiano, viene messo un aereo e riportato al suo paese.
Tra l'altro tra i gruppi che più si oppongono ai rimpatri c'è la chiesa, che voi non nominate.
Poi sapete benissimo che io avrei la soluzione: tutti dentro un gulag ed un bel colpo alla testa. Se solo diventaste comunisti come dico io ilproblema dell'immigrazione sarebbe risolto, ma voi non vi decidete a darmi il potere assoluto, siete i soliti filo-immigrazionisti.
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