
Originariamente Scritto da
Valerio2
Parti da una prospettiva viziata dal pregiudizio. In Italia, ma anche in Europa sono pochi gli immigrati che provengano da quelle zone di guerra.
Io considero solo gli islamici, perchè sono gli unici che danno problemi consistenti alla nostra sicurezza. La grande maggioranza di islamici provengono da due poli: Turchia (soprattutto curdi) e Magreb, mentre è ormai cessata l'immigrazione di libanesi e iraniani, dovuta a specifici contesti di guerra e di rivoluzioni.
Quella che si sta rivelando particolarmente insidiosa è la migrazione magrebina. Sono persone che incarnano ai livelli più alti la pericolosità sociale dell'islam in Europa: subdoli e prevaricatori, senza cultura del lavoro, riempiono i ghetti urbani di un potenziale esplosivo. Per fortuna si localizzano soprattutto in Francia, ma molti soggiornano a lungo in Italia.
Sono questi, assieme ai pakistani (localizzati soprattutto in Gran Bretagna) a fornire quella base sensibile agli incitamenti che provengono dall'islam integralista e a rispondere alle chiamate dei vari imam. Fortunatamente sono, per ora, un fenomeno abbastanza circoscritto e riescono a fare pochi danni; ma anche quei pochi episodi (Madrid e Londra) possono portare a fenomeni di emulazione e dare una sensazione di impunità che non ci possiamo permettere.
Nonostante ai loro occhi noi europei siamo un branco di pecoroni, la possibilità di innescare fenomeni etnofobici è altissima (vedi strage di Erba e assalti ai campi rom) ed episodi come l'assassinio di Theo van Gogh o i disordini alle banlieues francesi innalzano la paura verso l'estraneo e, conseguentemente, il livello di reazione. Ecco che a Erba, l'arroganza del tunisino Azouz Marzouk, convinto di potere spadroneggiare sui due innocui italiani in forza della sua vita di malavitoso, sfocia in un incredibile fatto di sangue.
Ecco la pericolosità sociale di cui parlo in riferimento al consentire l'ingresso agli islamici. Loro si sentono, giustamente, parte di un progetto di conquista dell'occidente, ed alcuni sono portati a pensare di potersi già comportare come truppe di occupazione. E che questo progetto esista, e precorra i tempi, lo dimostrano le notizie che provengono dalla Gran Bretagna, dove ormai è molto consistente la comunità islamica, che ormai alza la voce e pretende che la cultura inglese si debba ricalibrare sulle loro usanze barbare.
Non sono assolutamente d'accordo sul fatto che provenga dagli ebrei il principio di non distinguere gli immigrati in fase all'etnia o alla religione. Ma la soluzione è molto semplice: si devono fissare delle quote, e di queste quote va imposto il rispetto. Anche se questo penalizzerà proprio quelli che traevano salvezza dall'immigrazione e non portavano problemi sociali: gli abitanti dell'Africa nera, non islamici. Ma la nostra stabilità è più importante.
Un'altra strada da seguire è, anche, quella di non consentire che le usanze o le credenze degli immigrati possano modificare il nostro assetto giuridico o il nostro comportamento sociale ormai stratificato. Possiamo lasciargli costruire qualche moschea, ma non dobbiamo permettere che loro manifestino alcuna intolleranza verso i nostri costumi, religiosi o meno.
Chi manifesta o fomenta intolleranza deve essere espulso.
E non dobbiamo dargli troppo facilmente la sicurezza di essere cittadini italiani, quindi sì alla residenza ed al permesso di lavoro, ma niente cittadinanza. Non abbiamo bisogno di nuovi cittadini. Chi ritiene di voler lavorare può entrare osservando le nostre leggi, ma resti cittadino del proprio paese di provenienza, con relativo passaporto e possibilità di essere espulso se delinque.
E tutto questo non va assolutamente contro la cultura dell'accoglienza o ai principi umanitari: chi chiede asilo non delinqua, non mi pare una pretesa eccessiva. E non è neanche contro lo spirito della multiculturalità.
Gli unici che si possono opporre sono coloro i quali ritengono di poter ribaltare la politica italiana importando grandi masse di nuovi subproletari e, sfruttando il loro malcontento, pilotarne abilmente il voto verso standard e parole d'ordine per noi ormai superati, ma non per quei poveri disgraziati ignoranti.