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Discussione: dossier Guantanamo

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    Predefinito dossier Guantanamo

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    GUANTANAMO: OBAMA, NON SARA' POSSIBILE CHIUDERE ENTRO 100 GIORNI

    Washington, 11 gen. - (Adnkronos) - Il presidente eletto americano Barack Obama ha detto di non ritenere possibile la chiusura del carcere di massima sicurezza di Guantanamo, a Cuba, entro i primi cento giorni del mandato della sua amministrazione. Parlando con George Stephanopoulos, per 'This Week' su ABC, Obama ha detto di ritenere che "ci vorra' un po' di tempo e le nostre squadre legali stanno lavorando in consultazione con le nostre strutture di sicurezza nazionale per cercare di definire esattamente cio' che dobbiamo fare". "E' piu' difficile di quanto ritengo molte persone riescano a realizzare", ha aggiunto Obama pur ribadendo con forza l'intenzione di procedere alla chiusura della struttura. "Non voglio essere ambiguo su questo. Chiuderemo Guantanamo e ci assicureremo che le procedure che metteremo in piedi siano in linea con la nostra costituzione. Non si tratta solo della cosa giusta da fare ma di qualcosa che deve essere parte della nostra piu' ampia strategia di sicurezza nazionale perche' invieremo un messaggio al mondo dicendo che sui nostri valori siamo seri".
    (Ses/Pn/Adnkronos)
    11-GEN-09 16:03 http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkr...MzMzLnhtbCI7fQ==

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  2. #2
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    Guantanamo/ Gb pronto ad accogliere detenuti per aiutare Obama

    The Times: ministero Esteri preme per "un buon inizio" con Obama

    postato 10 giorni fa da APCOM ARTICOLI A TEMA



    Roma, 1 gen. (Apcom) - Il Regno Unito si sta preparando ad accogliere i presunti terroristi detenuti nel carcere Usa di Guantanamo, a Cuba, così che il Presidente eletto americano Barack Obama possa chiuderlo. Stando a quanto rivelato da fonti governative al quotidiano britannico The Times, Londra ha già messo a punto un meccanismo per gestire i detenuti e che spetterà poi "al ministero dell'Interno decidere caso per caso".
    La questione incontra comunque resistenze all'interno del governo, precisa il quotidiano. "Naturalmente il ministero degli Esteri vuole farlo, per garantirsi un buon inizio con Obama - ha precisato una fonte di Whitehall - ma questa è una questione che richiede una decisione del gabinetto".
    Lo scorso anno, l'amministrazione Bush inviò a diversi alleati europei, tra cui Londra, una lista di detenuti in procinto di essere rimessi in libertà, che rischiavano di essere perseguiti nei propri Paesi di origine. Il Dipartimento di Stato Usa scrisse a circa 100 Paesi, chiedendo aiuto per chiudere Guantanamo, ma ricevette tanti rifiuti. Il Presidente eletto non ha ancora avanzato alcuna richiesta formale di aiuto, ma il suo team di transizione ha discusso la questione con il Dipartimento di Stato e la linea emersa è quella di fare pressioni sui Paesi europei perchè accolgano detenuti che non rappresentano più una minaccia. Al momento solo Portogallo e Germania hanno espresso la propria disponibilità, mentre Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Spagna hanno escluso tale eventualità.
    Secondo gli Usa, dei 248 detenuti ancora a Guantanamo, sono "approssimativamente 60" quelli pronti per essere rilasciati.

  3. #3
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    Gran Bretagna Pronto un piano per accogliere detenuti di Guantanamo

    di Redazione

    DA IL GIORNALE

    Il Regno Unito accoglierà i presunti terroristi detenuti nel carcere Usa di Guantanamo (a Cuba) che il presidente eletto Usa, Barack Obama, ha intenzione di chiudere. Stando a quanto rivelato dal quotidiano The Times</B>, Londra ha già messo a punto un meccanismo per gestire i detenuti. Obama non ha ancora avanzato alcuna richiesta formale di aiuto, ma il suo team di transizione ne ha discusso con il Dipartimento di Stato e la linea emersa è quella di fare pressioni sui Paesi europei, perché accolgano prigionieri che non rappresentano più una minaccia.

  4. #4
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    02-01-09 G.B.: GOLDSMITH, INGHILTTERRA DOVREBBE ACCETTARE DETENUTI DI GUANTANAMO (ASCA-AFP) - Londra, 2 gen - L'Inghilterra dovrebbe accettare i detenuti del carcere di Guanatnamo per aiutare la nuova amministrazione Usa a chiudere il noto penitenziario. Lo ha riferito Peter Goldsmith, il procuratore generale dell'ex premier Tony Blair.

    Goldsmith ha detto che il carcere, istituito dall'amministrazione Bush per rinchiudere i pericolosi militanti dopo gli attentati dell'11 settembre, e' diventato uno dei motivi ''di reclutamento per il terrorismo''.

    Secondo Goldsmith, l'Inghilterra ha il dovere di ricevere i detenuti di Guantanamo per aiutare le autorita' Usa impegnate nella sistemazione dei restanti carcerati.

    Red

  5. #5
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    Fonte della notizia AGR. The Instablog (www.instablog.org) non è responsabile del contenuto degli articoli riportati in questa pagina.
    Guantanamo: anche l'Australia fa marcia indietro, No ai detenuti

    03 Gennaio 2009, 06:45


    SYDNEY - L'Australia non vuole i detenuti del carcere di Guantanamo, creato nell'isola di Cuba dal governo americano per accogliere i prigionieri iracheni. Lo ha reso noto oggi il governo australiano, respingendo la richiesta delle autorità statunitensi. Come gesto di buona volontà nei confronti di Barack Obama, vari Paesi europei e anche l'Australia si erano dichiarati pronti ad accogliere i prigionieri dopo la chiusura di 'Camp X-Ray', annunciata dal presidente eletto. La disponibilità voleva essere un segno di buona volontà verso la nascente amministrazione, e anche puntava ad evitare che i prigionieri, rimpatriati nei Paesi d'origine, rischiassero la tortura o la pena di morte. Olanda, Spagna, Gran Bretagna le ultime a fare marcia indietro prima dell'Australia. (Agr)

  6. #6
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    Marco Perduca. Guantanamo: chiarire i rapporti con la prossima Amministrazione USA

    Per questo al prossimo Consiglio dei ministri si discuta dell'accoglienza dei detenuti
    04 Gennaio 2009

    Il Times rivela che anche l'Amministrazione Brown sta prendendo in considerazione la possibilità di ospitare alcuni dei presunti terroristi di Guantanamo; il Governo Berlusconi faccia altrettanto.

    Pare piuttosto inusuale che un alleato storico come l'Italia non sia stato contattato da Washington per accogliere alcuni degli ex detenuti di Guantanamo che andrebbero incontro a possibili persecuzioni se restituiti ai loro paesi di origine. Pare anche piuttosto inusuale che a fronte della pubblicità ufficiale che viene data alla vicenda, col Ministro degli esteri portoghese che ha scritto ai suoi colleghi europei, il Governo italiano non abbia comunque chiarito la propria posizione in merito, malgrado anche il tempestivo deposito di un'interrogazione parlamentare depositata oltre due settimane fa con la senatrice Poretti.

    Affrontare la questione formalmente al prossimo Consiglio dei Ministri potrebbe esser utile anche per render noto il tipo di rapporto che il governo italiano intende sviluppare con l'Amministrazione Obama su questioni centrali come il recupero del principio di legalità a livello internazionale.



    Marco Perduca


  7. #7
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    05/01/2009
    Canberra rifiuta la richiesta Usa di accogliere alcuni dei detenuti di Guantanamo

    La decisione è stata motivata sulla base della legislazione nazionale in materia di sicurezza e immigrazione
    Il governo australiano ha formalmente rifiutato la richiesta statunitense di accogliere alcuni dei detenuti del carcere militare Usa situato nella Baia di Guantanamo.
    La vice Primo Ministro del governo australiano, Julia Gillard, ha spiegato che la decisione è stata presa sulla base di "considerazioni strettamente legate alla sicurezza nazionale e all'immigrazione". E' la seconda volta che il governo statunitense chiede all'Australia di accogliere parte dei detenuti di Guantanamo, invano. L'amministrazione Bush, infatti, lo scorso anno aveva effettuato la stessa richiesta ricevendo da parte australiana un netto rifiuto. "Abbiamo valutato le richieste statunitensi analizzando ogni singolo caso, ma le abbiamo respinte perché non erano in armonia con le leggi australiane sulla sicurezza nazionale e sull'immigrazione", ha dichiarato la Gillard, aggiungendo però che Canberra rimane comunque disponibile ad affrontare l'argomento in futuro. In totale sono circa 255 i detenuti di Guantanamo. Tra questi una sessantina sono persone che il governo statunitense non considera più una minaccia e che quindi intende rilasciare. Washington ha più volte espresso il desiderio di non rimandare i detenuti nei loro paesi d'origine, per il timore che possano essere sottoposti a torture o persecuzioni. Il neo-presidente Usa Barack Obama si è impegnato a chiudere la prigione di Guantanamo nel corso del suo mandato. A questo scopo, il Dipartimento di Stato statunitense ha chiesto a circa cento paesi di accogliere parte dei detenuti e, in Europa, la Spagna e il Portogallo si stanno dimostrando particolarmente attivi nel tentare di convincere gli altri Stati europei ad accogliere le richieste di Washington.

  8. #8
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    Onu in cerca di paesi che ospitino detenuti di Guantanamo
    lunedì, 5 gennaio 2009 5.06
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    VIENNA (Reuters) - Altri paesi devono offrirsi di ospitare i prigionieri di Guantanamo per aiutare il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama a chiudere il campo di detenzione per presunti terroristi: lo ha detto oggi il relatore speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
    Sono circa 255 gli uomini ancora detenuti nella base navale americana sull'isola di Cuba, un simbolo dei metodi di interrogatorio aggressivo che ha esposto gli Stati Uniti all'accusa di praticare la tortura.
    Washington ha riconosciuto l'innocenza di 50 prigionieri, che però non possono tornare nei rispettivi paesi di origine per il rischio di essere torturati o perseguitati. Dal 2002, circa altri 500 sono stati liberati o trasferiti sotto il controllo di altri governi.
    Manfred Nowak, relatore speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha detto che i paesi che hanno criticato il trattamento riservato dagli Usa ai prigionieri di Guantanamo dovrebbero accettare di prenderne in consegna qualcuno, in modo che il governo di Obama possa rispettare l'impegno preso in campagna elettorale per la chiusura del campo.
    Nowak ha detto ai microfoni della radio di Stato austriaca che la maggior parte dei detenuti di Guantanamo sono stati catturati solo perché erano "nel posto sbagliato al momento sbagliato" e che non hanno nulla a che fare con gli attacchi dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti.
    L'austriaco Nowak ha detto di comprendere la scarsa propensione dei paesi europei ad accogliere i detenuti di Guantanamo dopo che per anni gli Usa li hanno presentati come "i peggiori criminali di sempre". Ma al tempo stesso ha spiegato che uno sguardo più da vicino ai prigionieri mostrerebbe che molti di loro sono innocenti e non pericolosi. La maggior parte potrebbero anche presentare richiesta di risarcimento, ha detto l'alto funzionario dell'Onu.
    La scorsa settimana il governo britannico ha reso noto che gli Usa avranno bisogno del contributo degli alleati per chiudere la prigione di Guantanamo Bay, ma per il momento si è rifiutato di dire se accetterà di accogliere detenuti senza relazioni con la Gran Bretagna.
    A dicembre il Portogallo ha scritto agli altri paesi dell'Unione europea invitandoli ad accogliere i detenuti di Guantanamo.

  9. #9
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    IL PERSONAGGIOLe mani dei Clinton
    sul timone della CiaObama nomina l'italoamericano Panetta, fedelissimo di Bill e HillaryCORRISPONDENTE DA NEW YORK
    Figlio di immigrati calabresi, cresciuto dentro un ristorante italiano in California, moderato in politica e manager stakanovista che Bill Clinton volle come capo di gabinetto alla Casa Bianca: questo è il profilo di Leon Panetta, l’uomo scelto da Barack Obama per essere il nuovo capo della Cia, a cui spetterà dare la caccia a Osama bin Laden.

    A svelare la designazione di Panetta, classe 1938, è stato il «New York Times» citando fonti del team di transizione di Obama a Washington, secondo le quali sono due le qualità del clintoniano che hanno convinto Barack: la capacità dimostrata alla Casa Bianca, dal 1994 al 1997, di gestire situazioni di crisi e l’aver fatto parte dell’«Iraq Study Group», co-presieduto da James Baker e Lee Hamilton, che nel 2005 suggerì a George W. Bush di «cambiare corso» in Iraq, scegliendo un «approccio regionale al Medio Oriente» capace di includere anche contatti con Siria e Iran. Come nel caso dei predecessori Stansfield Turner, John Deutch, John McCone e George H. W. Bush, Leon Panetta non proviene dal mondo dell’intelligence ma ciò non toglie che, secondo Lee Hamilton, «è un’ottima scelta perché conosce molto a fondo il governo federale» ed è dunque destinato a comporre «un brillante tandem» con Dennis Blair, l’ex ammiraglio dell’Us Navy designato da Obama alla carica di Direttore nazionale dell’intelligence.

    Barack è arrivato al nome di Panetta al termine di una selezione di candidati rivelatasi più difficile del previsto. La sua prima scelta era John Brennan, un veterano dell’intelligence, che però è caduta sotto i colpi delle rivelazioni su coinvolgimenti personali negli interrogatori a Guantanamo da parte di alcuni blog della sinistra liberal. La seconda preferenza era stata per Jane Harman, deputata della California già nome di spicco nella commissione Intelligence della Camera ma anche questo nome è stato scartato a seguito delle obiezioni provenienti dalla sinistra del partito sul fatto che aveva sostenuto le politiche del presidente Bush sull’intercettazione delle telefonate fra cittadini americani sul territorio nazionale.

    Rimasto a corto di candidati di propria scelta, Obama ha puntato su un clintoniano doc, il cui legame con Bill e Hillary si deve non tanto al ruolo cruciale di coordinamento politico svolto alla Casa Bianca durante le guerre dei Balcani ma anche all’amicizia personale che risale al periodo precedente quando, deputato veterano della Califonia, aiutò Bill a rafforzarsi dentro il partito in coincidenza con la prima campagna presidenziale nel 1992. Da qui l’ulteriore rafforzamento della squadra dei clintoniani nell’amministrazione Obama che potendo contare sul Dipartimento di Stato (Hillary), la guida dei consiglieri economici (Larry Summers) ed ora anche la guida della Cia si profilano come il vero pilastro del nuovo governo. A completare il profilo di Panetta come democratico moderato di Washington c’è il fatto che debuttò in politica con i repubblicani: nel 1966 al Congresso come assistente del senatore Thomas Kuchel e poi nell’amministrazione Nixon, quando nel 1969 diventò il braccio destro del ministro della Sanità Robert Finch.

    Panetta è anche il primo italoamericano a diventare capo della Cia. Nato a Monterey, in California, dall’unione di due immigrati giunti dalla Calabria, è cresciuto assieme al fratello all’interno del loro ristorante italiano grazie al quale la famiglia poteva mantenersi e riuscì anche a pagargli gli studi. Cattolico ed educato alla «Carmen Mission School», al pari di Rudolph Giuliani, Mario Cuomo, Nancy Pelosi e Geraldine Ferraro, Panetta parla spesso e con orgoglio delle proprie origini. «Crescere in una famiglia italiana significa avere certi valori come l’importanza della famiglia, della fede, del lavoro duro e dell’integrità personale» ha detto ad un recente evento della Niaf, la maggiore organizzazione degli italiani d’America, riconoscendo ai genitori «il merito di avermi insegnato ad essere debitore nei confronti di una nazione che ci ha dato tutto ciò che non avevamo». «Quando eravamo seduti in cucina con i miei genitori - ha ricordato Panetta - loro dicevamo a me e mio fratello che un giorno avremmo dovuto restituire all’America quanto era stata capace di darci». Quel giorno arriverà con l’insediamento nella sede di Langley, nei boschi della Virginia.

  10. #10
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    Guantanamo: Obama chiede collaborazione ai paesi europei

    Gli Stati Uniti vorrebbero chiudere il carcere di Guantanamo a Cuba, ma ci sono ancora 250 prigionieri da dover trasferire in altri paesi, dunque l'ONU e gli USA chiedono collaborazione agli stati europei; e non solo a loro.



    Foto: Keystone
    Un prigioniero scortato da militari USA nel campo di prigionia di Guantanamo

    Richiesta

    Più paesi dovrebbero offrire aiuto al presidente Barack Obama e prendersi alcuni prigionieri attualmente detenuti a Guantanamo, cosicché il campo di prigionia possa essere chiuso.

    Sono 255 gli uomini ancora incarcerati nella base navale di Guantanamo (Cuba) e 55 di loro sono già stati giudicati innocenti, ma, come ha chiarito Washington, non possono essere rimpatriati nei loro paesi d'origine per l'alto rischio di venir lì perseguitati e torturati. Le nazionalità di questi 55 innocenti sono: uiguri cinesi, yemeniti, tunisini, algerini, uzbechi, iracheni, sauditi, egiziani, libici e palestinesi.

    Manfred Novak, austriaco, consulente speciale del consiglio per i diritti umani dell'ONU, ha detto che molti paesi in passato hanno aspramente criticato gli Stati Uniti per il trattamento riservato ai prigionieri del carcere di Guantanamo. Dunque ora questi paesi dovrebbero accettare tali detenuti e consentire così al presidente Obama di proseguire la campagna per la chiusura del campo di prigionia aperto dopo gli attentati agli Stati Uniti nel 2001.
    Novak ha proseguito dicendo che molti prigionieri non hanno niente a che fare con l'attacco del 11 settembre 2001, purtroppo «erano al posto sbagliato nel momento sbagliato».
    Novak aggiunge di avere piena comprensione per la riluttanza dei paesi europei nel voler ospitare tali persone, dopo che per anni gli Stati Uniti li hanno dipinti come i più pericolosi criminali di sempre. Un'analisi più approfondita rivelerebbe, come già nel caso di 50 detenuti dichiarati innocenti, che molti di loro non sono affatto pericolosi.

    Risposte

    La Svizzera già a novembre dello scorso anno aveva rifiutato di accettare tre detenuti provenienti da Guantanamo. Contro la decisione del Consiglio Federale hanno inoltrato ricorso gli avvocati di tre prigionieri supportati dall'associazione Amnesty International.

    Il Regno Unito ha fatto sapere di essere disposto ad aiutare gli Stati Uniti nella chiusura del campo di prigionia di Guantanamo, ma i portavoce del governo di Londra si sono rifiutati di dire se sarebbero disposti ad accettare il trasferimento di detenuti entro i confini del paese di Sua Maestà.

    L'Italia dice di non aver ricevuto nessuna richiesta ufficiale.

    Il Portogallo dal canto suo ha espresso piena collaborazione verso il governo di Obama ed ha scritto una lettera a tutti i partner dell'Unione Europea chiedendo di procedere nella stessa maniera.

    L'Olanda ha risposto con un secco no.

    La Germania, invece, accoglierà 20 detenuti uiguri di origine cinese, che anche se ritenuti innocenti non potrebbero tornare in patria per il forte rischio di persecuzione da parte del governo di Pechino.
    Sollecitato in proposito, Karsten Voigt, coordinatore della collaborazione tedesco-statunitense al Ministero degli esteri tedesco, ha spiegato che l'amministrazione Bush «ha creato il problema», mentre con quella di Obama si è cambiato rotta.

    La Cina stessa aveva fatto richiesta a più riprese di far ritornare in patria i 20 uiguri, ma Washington si è sempre opposta.

    L'Australia ha rifiutato la richiesta adducendo al fatto che tale operazione andrebbe valutata in base alle leggi sulla protezione nazionale e a quelle sull'immigrazione.

    Sembra di leggere la storia di una nave di disperati colpiti dal colera, che non trova dove sbarcare perché ogni porto le rifiuta di entrare... e intanto lei vaga nell'oceano dell'oblio.
    (Igor Sertori)

 

 
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