





non sono di avviso molto diverso dal tuo, senonchè, lascerei a chi conosce bene il processo di sviluppo e crescita del feto, decidere un termine entro cui potere praticare l'IVG minimizzando al massimo problemi e danni.
Sarebbe comunque un termine convenzionale.
Il punto è che la legge, non solo la 194, ma tutte le leggi di uno stato civile, devono mirare a dare a TUTTI i suoi cittadini, uomini, donne, omosessuali, transessuali e tutti i generi che possono esistere, la possibilità di esprimere liberamente la loro sessualità, insegnando loro a prendersi responsabilità in materia di procreazione e cura dei minori.
Solo se tutti possono scegliere, si può poi parlare di responsabilità delle scelte, altrimenti bisogna ammettere che chi non ha avuto scelta, abbia anche la facoltà di recedere dagli obblighi in cui è stato/a costretto/a.


L'aborto come questione sociale e' molto semplicemente specchio di quanto in vacca siano andati i valori comuni negli ultimi cento anni o giu' di li'.
La nascita di un figlio e' dal punto di vista naturale uno, se non il, momento piu' importante di una vita (scopo della vita e', dopo tutto, riprodursi e diffondersi il piu' possibile).
Il fatto che questo momento venga subordinato a considerazioni che tutto sommato sono piuttosto triviali al confronto (carriera, soldi, cosi' via) dimostra quanto ci siamo allontanati dalle nostre origini naturali. Alcuni possono considerare cio' come evoluzione, io faccio un po' fatica.
Lasciando perdere i discorsi esistenziali, io sono in genere contrario. Prevedo anche io eccezioni come gravi malformazioni, violenze sessuali e cosi' via. Una cosa che mi ha sempre incuriosito invece e' vedere come le persone favorevoli all'aborto siano in genere contrarie alla pena di morte. Mi sembra una contraddizione piuttosto evidente.


Beh il nostro discorrere si basa sul presupposto che le persone siano ragionevolmente informate e sostanzialmente libere di determinare il proprio comportamento. E' vero che l'informazione non è sufficiente, ed è difficile determinare in che misura le scelte non siano condizionate. Libertà di scelta che assume significati diversi anche a seconda del modello culturale di società in cui si vive. Ma sulla necessità di queste due condizioni siamo d'accordo mi sembra (anche se in pratica può significare qualcosa di un po' diverso tra me e te).
Invece non sono sicuro che esistano diversi generi oltre a quello maschiele e femminile, e l'omosessualità eccetera non ne siano che una delle possibili manifestazioni, piuttosto che un genere a se stante, cmq è certo che la legge deve riguardare tutti i cittadini, e gli stranieri che vivono nello Stato. D'altra parte è vero che una disciplina dell'aborto deve esistere, in quanto l'entità del fenomeno - reale e potenziale - è innegabile, e quindi limitarsi a vietarlo tout court non avrebbe senso. Come ho scritto sono favorevole ad una revisione della vigente normativa in senso restrittivo. Riguardo al termine del passaggio da embrione a feto concordo con te, con l'avvertenza che la scelta politica deve prendere in seria considerazione il dato scientifico-tecnico, ma non esserne subordinata. Naturalmente la posizione di chi rifiuta l'IGV anche per gli embrioni va considerata. Ovvio che in una società complessa le leggi talvolta debbono discostarsi dall'ideale di ciascuno di noi.
Anche per questo sono favorevole ad una maggiore uniformità culturale, che non significa conformismo, in quanto permetterebbe una vita più serena in ogni Nazione.




Non è quello che significa per me o per te, ma il fatto che ci sia una sufficiente diffusione di informazione e di strumenti pratici, il che NON C'E', quindi non si può ragionare dando per scontato ciò che scontato non è.
Se tutte le donne fossero informate, cosapevoli e libere di scegliere, dubito che ci sarebbe bisogno di porre il problema dell'aborto......
la difficoltà di vedere ogni persona come portatrice di un patrimonio di desideri sessuali, caratteristiche corporee e identità UNICA e non assimilabile a una categoria riducibile a soli 2 o 3 termini, è dovuta all'abitudine culturale estremamente sedimentata e radicata di vedere solo due sessi come "naturali".
Invece non sono sicuro che esistano diversi generi oltre a quello maschiele e femminile, e l'omosessualità eccetera non ne siano che una delle possibili manifestazioni, piuttosto che un genere a se stante, cmq è certo che la legge deve riguardare tutti i cittadini, e gli stranieri che vivono nello Stato.
Tuttavia dagli studi antropologici e sociologici degli ultimi 10 anni, pare sia estremamente riduttivo della realtà del mondo pensare in modo binario.
io invece penso che vadano solo migliorati i controlli affinchè la legge sia applicata meglio.D'altra parte è vero che una disciplina dell'aborto deve esistere, in quanto l'entità del fenomeno - reale e potenziale - è innegabile, e quindi limitarsi a vietarlo tout court non avrebbe senso. Come ho scritto sono favorevole ad una revisione della vigente normativa in senso restrittivo.
L'uniformità culturale, oltre a non essere desiderabile, è quanto mai improbabile nel mondo moderno.Riguardo al termine del passaggio da embrione a feto concordo con te, con l'avvertenza che la scelta politica deve prendere in seria considerazione il dato scientifico-tecnico, ma non esserne subordinata. Naturalmente la posizione di chi rifiuta l'IGV anche per gli embrioni va considerata. Ovvio che in una società complessa le leggi talvolta debbono discostarsi dall'ideale di ciascuno di noi.
Anche per questo sono favorevole ad una maggiore uniformità culturale, che non significa conformismo, in quanto permetterebbe una vita più serena in ogni Nazione.
va bene per le società tradizionali molto statiche, gerarchiche e chiuse.
Quindi rinunciaci subito: è irrealizzabile, al di là del fatto che, personalmente, non credo porti maggiore felicità.
Lo stress deriva dalla possibilità di scelta: ma eliminare la scelta per eliminare lo stress è un discorso totalitarista.


non esiste una condizione "naturale" dell'uomo.
L'uomo è sempre sociale, costruisce sempre regole, stabilisce norme e convenzioni.
io credo che se vai a vedere il film The Millionaire ti renderai conto di quanto culo abbiamo ad essere nati in Europa, con tutti i difetti della cultura europea.


Si, indubbiamente l'uomo, da quando esiste la storia, e' un essere sociale, non lo nego. Eppure la condizione naturale sotto sotto c'e' ancora, l'abbiamo solo soppressa molto bene.
Per quanto riguarda il culo di essere nati in Europa, ci si becca tutti i pregi ma anche tutti i difetti di vivere in una societa' altamente industrializzata. I pregi materiali sono innumerevoli, sono meno certo che siano cosi' infiniti dal punto di vista psicologico.


Per un fatto di educazione sanitaria, ovvero abituiamo le persone ad usare i profilattici (oggi una confezione costa mediamente 6 euro).
Inoltre è un discorso puramente economico, quanto costa curare le malattie sessualmente trasmissibili? Quanto costa una interruzione di gravidanza?
Fatti due conti distribuire preservativi conviene ....