



Sicuramente per colpa mianon mi hai capito.
prima di tutto non mi interessa attaccare nessuno.. ma evidentemente qualcuno ha una coda di paglia per sentirsi attaccato... no vedo che senso avrebbe per me, attaccare qualcuno che non conosco..boh !
La questione della paternità richiederebbe un discorso molto più lungo e articolato (le semplificazioni non servono), legato alla trasformazione della società e del rapporto tra i sessi.
Fino a pochi anni fa gli uomini si identificavano ben poco nei loro ruoli familiari, i quali restavano intoccabili, proprio per legge.
mentre le donne hanno dovuto mettersi parecchio in discussione fin dai primi dell'800, intraprendendo un lungo cammino di conquista di diritti (civili prima e di genere poi) e di spazi nella società, partendo proprio dal campo affettivo e familiare, gli uomini si sono trovati improvvisamente a dover fare il cammino opposto, dopo aver scoperto l'importanza della dimensione affettiva.
i SuperDad sono la dimostrazione che l'uomo finalmente non si vede più solo come "animale sociale", ma ha cominciato a vedere anche il suo lato.... lo vogliamo chiamare "femminile" ? solo per capirci più velocemente.
ripeto......... qui è troppo lungo parlare di questo.
sono felice che l'uomo cominci a chiedersi cosa significa essere padre... ERA ORA.
questo non significa che le donne debbano tornare indietro sui diritti che hanno faticosamente conquistato in anni di lotte contro muri di gomma invulnerabili !


Il conflitto tra i due diritti è una costruzione culturale.
nella cultura si costruisce cosa è una "donna" cosa è una "madre", cosa è un "feto" ecc.
Il problema dei conflitti subentra quando non si vede che queste sono tutte costruzioni arbitrarie e non dati di fatto naturali e immutabili (come ho accennato in un post precedente).
Sulla limitazione dell'essere umano da parte della legge sono state scritte intere biblioteche...... non credo la possiamo risolvere noi qui...
Ti dico solo che la modernità ha in effetti una doppia faccia:
libertà e controllo.
abbiamo la democrazia, ma abbiamo la legge.
meglio il Grande Fratello o il Re Sole ?
magari proviamo a trovare una terza via, dico io![]()


Non ci dovrebbe essere nessuna lotta per far capire queste cose e attuarne i conseguenti diritti. Si è lottato per avere qualche diritto in piu' per le donne e qualche in meno per gli uomini, adesso che si vuol fare, il contrario?
Ma hai ragione tu nel dire che il discorso è molto ampio; spero solo che qualcuno pensando all'aborto riesca a visualizzare il problema in un'ottica diversa che va oltre i 9 mesi di gestazione.


bambino = utero + embrione , lascia cuocere per 9 mesi
se manca l'utero non c'è il bambino se manca l'embrione idem
ma l'utero è della madre , l'embrione invece è qualcosa che si differenzia dalla madre ma non può essere ancora definito un essere umano in quanto non è in grado di compiere a nessuna delle funzioni basilari proprie di un essere umano.
sbaglia chi ritiene l'embrione una persona perché così non è..... se avesse la capacità di svilupparsi autonomamente senza un utero allora, sì interrompere il processo di maturazione sarebbe sicuramente un crimine.
non è difficile da capire .
![]()






Come ho già scritto spesso, so che la vita inizia al momento del concepimento, e che ogni nuova generazione avviene dall'incontro genetico di una componente paterna e da una materna, corresponsabili e diverse entrambe dalla nuova generazione.
La legge deve stabilire dove inizia il diritto e il dovere di vivere della nuova generazione, in relazione col diritto e il dovere delle generazioni precedenti.
Credo che fino a quando le possibilità di vita del feto dipendono dal cordone ombelicale che ne vincola l'esistenza alla madre, la volontà della donna sia determinante.
Così, sono favorevole a qualunque farmaco garantisca una libera scelta riguardo all'accettazione o al rifiuto del concepimento e della gravidanza.
Dal momento della nascita in poi la nuova generazione umana viene tutelata dalla società: con l'imposizione del nome la sua incolumità psicofisica diventa inviolabile, secondo la legislazione vigente, quindi entro i confini che la riconoscono.
di necessità virtù


Vorrei sapere da chi è favorevole all'aborto entro quale termine dall'inizio della gravidanza, secondo loro, questo può effettuarsi. Se non sbaglio la legislazione italiana vigente pone come limite il 90° giorno. Va bene anche a voi, e se sì, oppure no, perchè?
Capisco le ragioni di chi non considera l'embrione un essere umano - anche se non si può negare che sia tale in potenza - e che quindi non si ponga il problema se sopprimerlo o meno, mi sembra però che quando parliamo di feto parliamo già di un essere umano (il feto è considerato tale al 60° giorno dall'inizio della gravidanza), e vorrei sapere perchè il presunto benessere psichico e/o economico della madre debba essere maggiormente tutelato della vita del nasciuturo.
E' vero che l'aborto non è certo una scelta piacevole per una donna (una mia carissima amica si è trovata in difficoltà in passato, e ci ha pensato, ma poi non ha abortito, quindi conosco quasi direttamente il problema), ed è anche vero che proibendolo (tranne che in casi particolari) non si potrà contrastarne completamente il fenomeno clandestino, se non altro perchè lo Stato non è perfetto. Nego tuttavia che esista una presunta libertà di fare ciò che si vuole della propria vita, senza assumersi le responsabilità dei propri comportamenti. Le gravidanze indesiderate derivano da un comportamento della persona, non dalla grazia della divinità, e si deve fare tutto il possibile per evitarle, senza limitare il diritto a manifestare la propria sessualità, ma se si resta incinte per propria responsabilità, è doveroso accettarne le conseguenze.