
Originariamente Scritto da
Πλάτων
Sono sicuro che tu sapresti difendere la mia posizione meglio di me, cmq vediamo se riesco a fare qualche obiezione convincente.
Per eq.. : tu hai scritto che non è un dogma per la chiesa accumulare, come se io avessi sostenuto il contrario (non sostengo che tu abbia detto il contrario): ho scritto che accumulare (far profitto) è prioritario per il capitalismo, e ho scritto che per la chiesa il profitto deve essere subordinato alla capacità di assicurare solidarietà sociale, che è esattamente ciò che sancisce il centesimus annus n.43 da te riportato.
(Anche ammazzare qualcuno può aumentare il profitto solo che questo significa estremizzare il concetto di capitalismo, quindi anche il capitalismo può avere un etica, dei limiti, si tratta solo di estenderli, non necessariamente attraverso leggi e quindi non necessariamente attraverso lo stato.)
In secondo luogo: il capitalismo si basa sul profitto (alias accumulazione), e quella che tu hai ritenuto non essere una definizione di capitalismo infatti non lo era, ma questo non significa affatto che l'espressione sia errata, anzi: proprio perchè senza profitto il capitalismo non esiste allora la solidarietà è funzionale ad esso e non viceversa (come appunto ho scritto): la definizione o la non definizione del capitalismo non centrava proprio nulla in quel contesto.
(Quindi un capitalista in perdita non è un capitalista? (E' una battuta non scrivere un simposio per smentirla.) Forse sarebbe ora che tu dia una definizione di capitalismo cosa che non è affatto facile, ma sono sicuro che tu sei in grado di darla.)
Che il capitalismo generi benessere più di quanto non facesse il comunismo sovietico e che il capitalismo liberale sia affine al cristianesimo più del marxismo è un conto, ma che una volta caduto il nemico comune le due forze non debbano fare i conti è un'altra cosa e ben distinta.
Lo scopo del capitalismo non è lo scopo della chiesa, due forze che mirano ad estendere la propria influenza non possono che essere conflittuali dal momento che gli scopi divergono, che poi accidentalmente il capitalismo provochi benessere sociale (cosa che non si propone esplicitamente) è appunto un accidente, non uno scopo: è lo stesso rapporto che sussiste tra profitto e solidarietà: la solidarietà serve al profitto, non viceversa, non è cioè l'imprescindibile, e questo significa che può venir meno, ciò che non può venir meno è il profitto. Per la chiesa invece la solidarietà è l'imprescindibile, prescindibile è il profitto: sto dicendo che molto spesso è la chiesa stessa a credere a questa compatibilità quando non c'è affatto perchè non riflettendo abbastanza su tale binomio e su ciò che esso può implicare si limita ad osservare la realtà immediata.
La conflittualità cioè può anche non venire a galla esplicitamente e con irruenza ma rimanere sopita, altro però è affermare la sua non esistenza e altro è non vederla.
Tra l'altro, che il benessere sia abbastanza equamente distribuito è ben lungi dal poter essere affermato, e ormai la chiesa di certo non lo afferma! Il nord del pianeta ha abbastanza risorse da permettere di soddisfare i bisogni di tutto il mondo, e tuttavia non solo le tiene per sè ma addiritture succede che minime percentuali di popolazione detengano oltre il 70-80% della ricchezza prodotta. E non mi risulta proprio che la chiesa non denuncii tutto ciò, e qui si ritorna appunto alle prediche sulle diseguaglianze sociali generate e sulla globalizzazione.