C'è ovviamente dietro un progetto preciso. Chiaro e inconfessabile.
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l'italia va bene con 40-45 milioni di persone al massimo bisogna sconfessare questa mentalità comunistofascista che vede nel numero la forza,non è rimasto neanche un quadratino di terra
Il problema oltre che economico e sociale, mi sa, è anche di natura ideologica. Nel nostro occidente si sono andate sviluppando discipline e conoscenze che mal si conciliano con una visione larga della famiglia. Un tempo si allevavano 10 figli senza grossi problemi, l'unica incombenza per i genitori - all'epoca essenziale - era il nutrimento e la crescita. Crescita che terminava col matrimonio e con un qualsiasi tipo di lavoro.
Attualmente, senza scendere nei dettagli, è evidente che le cose siano cambiate. Si è sviluppata una cultura che mira a concepire l'educazione e la formazione del fanciullo in modo centrale e assolutamente prioritario. Un solo bambino, a volte, basta e avanza in un contesto tanto raffinato e complesso.
In parte, però, conseguenza del benessere sono anche le grandi ondate migratorie. Inutile dire che questo pone problemi evidentissimi e, verosimilmente, di difficile soluzione. Ma è anche vero che in un'ottica globale e allo stato della coscienza civile, almeno di una certa e rilevante parte dell'umanità, gli stati devono sviluppare politiche serie per "smaltire" la questione. Non credo possano esistere a priori delle risposte inclusive (del tipo, le poco auspicabili estensioni indiscriminate di cittadinanza) o esclusive (per intenderci, il "tutti a casa").
Ripeto, non c'è soluzione all'interno del paradigma capitalista.
Perché?
Perché la pensione presuppone la tassa sul lavoro, quindi il lavoro.
Ora il lavoro non c'è più e non ci sarà più.
Ma non perché è stato "ucciso" dalle tasse. Questa stronzata che si ripete in giro è tra le più ridicole che si possono immaginare.
Il lavoro non c'è più perché tra teconologia, razionalizzazione e delocalizzazione non si arriva più a realizzare sul mercato il valore della merce. In parole povere, non c'è più possibilità per il capitale di aumentarsi, e quindi di creare posti di lavoro per aumentarsi.
La crisi è dunque strutturale, prima di essere monetaria e finanziara, e questo mette in dubbio l'esistenza stessa del sistema pensionistico.
Gli immigrati? sono l'una delle disperate tentative del capitale per uscire dalla crisi, in quanto immigrato=abbassamento del costo del lavoro.
Ma ormai siamo tutti sradicati dal modo di produzione, siamo tutti immigrati, tutti sfruttati, e insieme domani saremo tutti uniti nella rivolta contro il capitale.
Il discorso sarebbe pure suggestivo, ma secondo me parte da premesse sbagliate.
Il lavoro non è "finito" e certamente non potrebbe esserlo in una qualsiasi civiltà. C'è la tecnologia e la razionalizzazione, ma entrambe necessitano di scelte, sviluppi e studi. Quindi di persone e dunque di lavoro. La macchina che svolge una particolare funzione è dapprima progettata, poi sviluppata e realizzata. Si avvale di altri macchinari, di prodotti estratti e/o lavorati per la sua realizzazione. Tecnici, manuali e non, che l'assemblano. E poi la vendono, la pubblicizzano e capillarmente la portano all'utilizzatore finale. La macchina viene poi collocata, mantenuta, aggiustata quando guasta e pulita quando sporca. Si aziona e dunque viene gestita.
Così come le dinamiche di razionalizzazione.
Tutto ciò implica lavoro. Il fatto è che, come tutto a questo mondo, anche il lavoro ha subito un processo evolutivo, per cui i vecchi schemi - pure legali - entro cui ci siamo costretti sono claudicanti e necessitano di un rinnovamento strutturale.
Ragioni in maniera troppo complessa. Qua si usano slogan ed iperbole. Il dubbio e le sfumature di grigio hanno poco fortuna. Apprezzo il tuo tentativo, meglio prevalere con un ragionamento sostanzialmente corretto, piuttosto che inveire sugli altri.
Nessuno ha la verità in tasca! Per quante informazioni possiamo immagazzinare ed elaborare nella nostra mente, sarà sempre una rappresentazione parziale del mondo. Ma tutti abbiamo bisogno di credenze e punti fermi. Sicuramente c'è chi elabora discorsi più complessi ed aderenti alla realtà con i mezzi disponibili, ma nessuno arriverà mai alla summa totale.
Il problema dell'immigrazione si presta bene a questo disamina.
Possiamo avere un approccio compassionevole del povero fratello nero che arriva con i barconi, oppure pragmatico dell'imprenditore che ha manodopera a basso costo. Del pensionato che ha più lavoratori per pagargli la pensione, del disoccupato che ha un concorrente in più per trovare lavoro. Gli approcci sono molteplici e nessuno prevale realmente sull'altro, dipenderà dalle nostre credenze, dai nostri bias, dai nostri interessi scegliere se preferire un approccio diverso dall'altro.
ce ne è una terza che vale le altre due;
entrano gli immigrati di cui abbiamo bisogno,
considerando i numeri dei nostri disoccupati,
le prospettive economiche nel breve e medio
periodo, la possibilità di integrazione di
determinate etnie e culture.
dunque, tempi, modi, e numeri compatibili
con la situazione reale del paese.
i problemi non si risolvono allargando le
braccia in segno di resa, ma con tenacia
e volontà di realizzare un progetto con il
dovuto criterio.
che idiozia, servono soldi ai nostri affinchè figlino
i parassiti allogeni a CASA!!!