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Discussione: Chi sa cos'è il TTIP?

  1. #11
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Questi nuovi trattati sono un disperato tentativo degli usa di tenersi l'europa sotto i tacchi, perché ormai l'asse russia-india-cina è troppo forte, noi europei e sopratutto italiani faremo una brutta fine.
    Ultima modifica di Metabo; 30-04-14 alle 17:04

  2. #12
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?


    TTIP: Gli americani e la lista della spesa


    A Bruxelles è in corso il primo meeting di associazioni, sindacati e movimenti Usa e Ue per fermare il Trattato Transatlantico su commercio e investimenti (T-Tip). I negoziati ufficiali sono cominciati martedì e gli Stati uniti hanno presentato una lista di settori chiave con relativi prodotti e servizi che dovrebbero esser parte dell’accordo di libero scambio per i mercati europei


    BRUXELLES – Piccole presentazioni di pochi minuti, con i capo negoziatori di Usa e Ue competenti per i diversi gruppi in prima fila, a fare piccole domande ai rappresentanti dei più disparati gruppi di interesse – dai sindacati, alle imprese, dalle corporations agli esportatori agricoli, dagli ambientalisti alle organizzazioni professionali europee e statunitensi – studiate per ottenere piccole risposte, il meno approfondite possibili. Il “democratico” confronto inaugurato mercoledì 12
    marzo a Bruxelles dalla Commissione europea a margine della settimana di trattative ufficiali del Trattato Transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) – fatto di gruppi di lavoro aperti e di interventi programmati dove dire la propria come in uno speaker corner – è il fiore all’occhiello della strategia dell’Unione europea per combattere le critiche contro la segretezza di un negoziato tanto importante per la credibiità politica dell’élite che l’ha lanciata, aprendo spazi di dialogo controllato.



    Gli Stati Uniti, invece, con il solito approccio ruvido e diretto, hanno affidato a un comunicato stampa pubblico di ben nove pagine la “lista della spesa” dei nostri pezzi di mercato in cui vogliono entrare con i loro prodotti e servizi, articolata capitolo per capitolo e senza girarci tanto intorno. Scorrerla è istruttivo, soprattutto perché chiarisce i contorni concreti della questione, visto che si apre con la volontà dichiarata di “eliminare tutti i dazi e le tariffe sui prodotti agricoli, industriali e di consumo, una sostanziale parte dei quali da eliminare con l’entrata in vigore dell’accordo”.


    A fronte degli oltre 730 milioni di dollari di prodotti che gli Stati Uniti esportano in Europa, e della ripresa della produzione manifatturiera negli Usa, l’obiettivo è quello di vendere sempre più pezzi e componenti a quell’Europa che non li produce più, e per farlo c’è un’unica condizione: abbattere anche gli standard di sicurezza, qualità e salute che al momento li mettono fuori legge da noi. Ogm, residui chimici, di pesticidi, di ormoni, sono considerate dagli Usa “restrizioni non basate sulla scienza, ingiustificate barriere tecniche al commercio, che limitano le opportunità degli esportatori Usa di competere”.


    Da parte Usa si professa di voler “mantenere il livello di sicurezza, salute e sicurezza ambientale che la nostra gente si aspetta”, ma anche “di voler cercare una maggiore compatibilità tra livelli di regole e standard tra Usa e Ue” indicando nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, e non come un’istituzione di stato o delle Nazioni Unite, ma nemmeno in un’istituzione scientifica, il modello cui ci si vuole ispirare per liberare il commercio da queste fastidiose variabili come la salute di tutti noi e il futuro del nostro clima.


    La qualità dei prodotti agricoli e del cibo in America – dove sono tuttora sul mercato sostanze e prodotti da noi vietati da anni perché provatamente tossici e cancerogeni – dovrebbero essere perfettamente legali anche da noi, secondo il comunicato del Ministero del commercio Usa, perché “si basano su evidenze scientifiche e non su ostacoli al commercio infondati”. Questo non renderebbe solo più competitive le imprese americane, assicurano, ma stabilirebbe un meccanismo permanente innovativo per risolvere questi problemi.


    L’idea, dunque, è di introdurre un nuovo organismo congiunto di cooperazione sugli standard, che si porrebbe ad un livello superiore rispetto alle legislazioni nazionali e che, stando al numero di righe ad esso dedicate dal comunicato, è uno degli obiettivi più importanti da portare a casa per i negoziatori americani. Connesso a questo percorso, c’è anche quello di semplificare le regole d’origine, di prodotti e servizi per evitare che ad alcune merci vengano garantiti spazi provilegiati di mercato. Con buona pace del Made in Italy come del Borgogna questo è un altro obiettivo degli esportatori a stelle e strisce: impedire ai nostri produttori di opporsi alle loro copie a basso costo dei nostri prodotti tipici, e di abbattere le denominazioni d’origine e di qualità che sono tanto care ai consumatori attenti, ma tanto penalizzano i produttori intensivi delle due sponde dell’Oceano.


    Chiudiamo con un sorriso: dallo stesso comunicato stampa apprendiamo che gli Stati Uniti, che non hanno mai sottoscritto il Protocollo di Kyoto per l’abbattimento delle emissioni climanteranti, almeno quanto una montagna di altre convenzioni internazionali per la protezione dell’ambiente si ritengono “leader nella ricerca di misure di protezione ambientale d’alto livello e di un’efficace implementazione delle leggi a difesa dell’ambiente all’interno delle regole commerciali”. Per continuare ad essere tali, affermano, vogliono “abbattere tutte le barriere commerciali in atto rispetto ai prodotti, alle tecnologie e ai servizi ambientali come l’energia pulita”, tra cui essi, però, inseriscono il gas derivato da fracking e il nucleare. C’è da pensare che prima di venerdì, quando i negoziatori saliranno sui loro aerei per tornare tutti a casa, di risate come queste ce ne saremo fatte tante tante altre. E che la preoccupazione sul futuro che ci aspetta sarà cresciuta almeno altrettanto.


    Monica Di Sisto
    Fonte: http://comune-info.net
    15.03.2014

  3. #13
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Per fortuna i sondaggi danno i partiti anti eu in testa, la Le Pen, Grillo o Farage non credo che siano tanto d'accordo

  4. #14
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Barack Obama e il trattato TTIP di cui l'Europa non parla - Giornalettismo
    Barack Obama e il trattato TTIP di cui l’Europa non parla


    di Alessandro Guerani - 28/03/2014 - Nelle mire del Presidente degli Stati Uniti ci potrebbe essere il Transatlantic Trade and Investment Partnership con l'Unione Europea. Di che si tratta?









    Il tour di Obama nei vari paesi europei, oggi era a Roma, viene visto come la risposta USA alla rinascita della tensione con la Russia per la questione Ucraina. Un normale “rinsaldare” le “amicizie” per poi affrontare Putin, sapendo di poter contare sugli alleati europei per il piano di sanzioni. Ma c’è anche un’altra idea dietro: fare pressioni per approvare il TTIP.

    TTIP: DI CHE SI TRATTA – Cosa è il TTIP? Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (abbreviato appunto in TTIP) è un trattato di libero scambio di beni, capitali e servizi fra gli USA e l’Unione Europea di cui si parla oramai da 20 anni ma che negli ultimi due ha avuto una notevole accelerazione.
    Esso prevede come punti principali l’abbattimento delle barriere doganali, particolarmente pesanti specie sui prodotto agricoli ed alimentari, la riduzione progressiva fino all’eliminazione delle altre barriere commerciali, in particolare regolamenti e norme che differiscono fra i due sistemi economici e, per finire, la creazione di una struttura giuridica basata sull’arbitrato privato al quale possono rivolgersi le imprese quando ritengono che una particolare norma di uno Stato possa essere un impedimento alla libera circolazione di beni, capitali o servizi. Come potete ben capire si tratterebbe di un cambiamento epocale e, come tutti i cambiamenti, anche molto controverso in alcune delle sue parti.
    PUNTI CRITICI DEL TTIP – Per il primo punto, quello relativo alle barriere doganali, non vi sono in realtà grandissimi problemi. La maggior parte dei dazi sono stati già ridotti da anni dai vari accordi fatti attraverso i negoziati presso il WTO, ma sulle norme permangono ancora notevoli differenze fra il sistema USA e quelle UE, per non parlare poi di alcune particolarità di cui i singoli Stati sono notevolmente gelosi (e spesso a ragione e vedremo perché). Per l’agricoltura, ad esempio, la UE è estremamente rigorosa, a ragione o a torto, sulla normativa riguardante gli OGM, mentre invece, vi sembrerà strano lo so per voi cresciuti col mito di Gordon Gekko, il sistema finanziario USA è molto più regolato di quello UE (coi bei risultati che vediamo infatti). E qui nascono i primi problemi, Obama stesso ha affermato che non sarebbe favorevole ad una deregolamentazione delle banche USA al livello di quello europee, d’altra parte anche l’Europa ha parecchie remore sull’abbandonare alcune politiche, non solo di protezione, ma anche legate alla valorizzazione dei suoi prodotti. Per esempio tutta la normativa sui marchi DOP, DOC, eccetera di cui noi italiani siamo (e anche giustamente) estremamente gelosi potrebbe essere messa in discussione, giusto appena dopo essere a grande fatica riusciti a difenderla un minimo in sede europea. Avere al supermercato un parmigiano californiano, semplicemente perché è un formaggio duro, credo che non farebbe piacere né a tanti nostri produttori e neppure probabilmente ai nostri consumatori. Sintetizzando, le materie sono parecchio delicate e basterebbe una fatale noncuranza o una pericolosa sottovalutazione per creare effetti altamente indesiderabili e dannosi per la nostra economia.
    LEGGI ANCHE: Obama e l’offerta sul gas che non si può rifiutare
    TTIP E UNIONE - A questi timori si aggiungono quelli relativi al meccanismo di risoluzione delle dispute: un arbitrato privato che scavalcasse la normativa nazionale e pure quella europea sarebbe una cessione di sovranità talmente esorbitante da mettere in discussione l’utilità stessa a quel punto del concetto di nazione. Preoccupante al riguardo che a deliberare sul trattato per la UE sembri essere delegato il Parlamento Europeo e non quelli nazionali e sulla questione è facile immaginare le polemiche che potrebbero nascere da una simile decisione, con i relativi ricorsi alle Corti Costituzionali dei vari Stati. Inoltre un meccanismo sì fatto amplificherebbe a dismisura le disparità che già oggi esistono per le piccole imprese, che difficilmente potrebbero sostenere il costo di una simile disputa, rispetto alle multinazionali dei vari settori, che avrebbero i mezzi per permettersi i migliori studi legali del globo terracqueo. Del resto la legislazione, secondo i principi liberali con cui sono state elaborate le costituzioni occidentali, serve per assicurare un “level playing field”, cioè la parità di regole e di condizioni, per tutti i partecipanti. Se questo principio è già messo pesantemente in discussione tramite l’attività di lobbying, pensate solo a quella in sede UE, figuriamoci con un sistema basato sull’arbitrato privato.
    I vantaggi economici prospettati sono notevoli, milioni di nuovi posti di lavoro, incrementi di PIL fra i 68 ed i 199 miliardi di euro per la UE e fra i 50 ed i 95 per gli USA al 2027, ma anche qui le voci critiche non mancano, soprattutto quelle che fanno notare che, essendo comunque già piuttosto basse le barriere commerciali, i vantaggi economici sarebbero minimi mentre in realtà il vero obiettivo sarebbe quello di abbassare le regolamentazioni in una ottica eccessivamente liberista. C’è anche qualche voce, magari un po’ complottista ma non ingenua, che dice che il TTIP, assieme al gemello TTP proposto ai paesi asiatici, farebbe parte di una strategia degli USA per isolare commercialmente la Cina, obbligandola a sottostare ad un insieme di regole e norme stringenti.
    Come che sia, le recenti cause di una multinazionale energetica contro il Quebec per le sue regole sul fracking, o quella della Philip Morris contro l’Australia per la norma sulle sigarette senza marca, hanno fatto salire lo scetticismo sia da parte francese che tedesca, con il commissario UE al commercio, il belga Karel De Gucht, invece estremamente convinto che si debba proseguire su questa strada.
    Quello che manca, come al solito, è una voce italiana, sia della politica che dell’informazione, ma del resto noi siamo solo la terza economia europea. Che ce ne può importare?

  5. #15
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  6. #16
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Per fortuna i sondaggi danno i partiti anti eu in testa, la Le Pen, Grillo o Farage non credo che siano tanto d'accordo
    immagino che se diventasse di dominio pubblico....le persone non d'accordo aumenterebbero drasticamente.
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  7. #17
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    A naso dovrebbero essere la regole che legano alcuni gruppi di paesi(le loro aristocrazia economiche) al fine di cooperare alla condivisione forzata delle risorse mondiali,con modi e tempi di ripartizione secondo gerarchie più e meno criptate.Questo, per una gestione che porti civiltà e progresso anche laddove vi sono risorse ignorate dai residenti,per un consumo compulsivo democratico sempre prontamente esportabile e /o disponibile.

  8. #18
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    MA esistono ancora dazi con gli USA?
    Non si parla piuttosto di armonizzazione di standard produttivi e di legislazioni?
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
    https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg

  9. #19
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Azael Visualizza Messaggio
    immagino che se diventasse di dominio pubblico....le persone non d'accordo aumenterebbero drasticamente.

    dici che vendono tutti i loro iphone?
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
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  10. #20
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Si.....solo se esce il modello nuovo....
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