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Discussione: Chi sa cos'è il TTIP?

  1. #21
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Razionalista Visualizza Messaggio
    MA esistono ancora dazi con gli USA?
    Non si parla piuttosto di armonizzazione di standard produttivi e di legislazioni?
    Lo scopo è politico gli usa vogliono trasformare l'europa in un canada o messico.
    Quindi isolare l'europa da cina e russia.

  2. #22
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Ma guarda, questi maiali hanno avviato una "consultazione pubblica", in modo che nessuno potesse dire che lo facevano di nascosto.

    QUALCUNO DI VOI HA MAI SENTITO PARLARE DI QUESTA CONSULTAZIONE CHE QUALORA NON LO SI FOSSE CAPITO RIGUARDA IL POTERE SPECIFICO DEGLI STATI NEI CONFRONTI DELLE CONTROVERSIE CON LE CORPORATIONS?

    Ma io mi domando e dico, questi qui oarlano di questioni FONDAMENTALI per il futuro della potestà e dei poteri dello Stato, dei diritti dei cittadini e quant'altro, e questi miserabili fanno un "sondaggino online" per dire che avevano "informato" la popolazione?

    MA PORCA VACCA E' PROPRIO VERO CHE PIU' UNA COSA E' IMPORTANTE E MENO VIENE PUBBLICIZZATA!!

    IPM - Interactive Policy Making online consultations

    Ecco qui la consultazione online, SUI POTERI REALI DELL'ITALIA.

    QUESTO CAZZO DI MODULO DECIDERA' IL VOSTRO DESTINO, altro che FONZIE e troiate varie.


    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #23
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  4. #24
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    FATEVI UN FAVORE Prendete sto link e distribuitelo dappertutto, da Facebook a Twitter, a DOVUNQUE E INONDATE il Parlamento Europeo di risposte su questa PORCHERIA.

    http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch

    Se lo vedete in inglese basta andare in alto a destra e selezionare come lingua "Italiano"

    Una consultazione online, SUI POTERI REALI DELL'ITALIA.

    RIPETO, QUESTO CAZZO DI MODULO DECIDERA' IL VOSTRO DESTINO, altro che FONZIE e troiate varie.

    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

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  5. #25
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    i dazi per gli USA ? per il vino sì. di questo sono sicuro.

  6. #26
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    i dazi per gli USA ? per il vino sì. di questo sono sicuro.
    I dazi sono già bassi.

  7. #27
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Attenzione, qui non si parla di "dazi" , si parla della possibilità che un investitore degli Stati Uniti venga qui e invochi la "legislazione favorevole" statunitense FOTTENDOSENE della normativa italiana, qualunque essa sia.

    E se lo stato non ritira la normativa , MULTE SALATISSIME.

    MA CHE CAZZO DI PAESE SIAMO DIVENTATI?
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  8. #28
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Attenzione, qui non si parla di "dazi" , si parla della possibilità che un investitore degli Stati Uniti venga qui e invochi la "legislazione favorevole" statunitense FOTTENDOSENE della normativa italiana, qualunque essa sia.

    E se lo stato non ritira la normativa , MULTE SALATISSIME.

    MA CHE CAZZO DI PAESE SIAMO DIVENTATI?
    Lo so, ma sto dicendo che dire che questo accordo aiuterà gli scambi perché non ci saranno dazi è una balla, perché i dazi sono già bassi.

    Accordi Europa-Usa: Ttip, più che transatlantici sembrano 'f-regate' - Il Fatto Quotidiano
    Accordi Europa-Usa: Ttip, più che transatlantici sembrano ‘f-regate’


    di Roberto Marchesi | 3 marzo 2014Commenti (3)

    Più informazioni su: Barack Obama, Commercio, Europa, Libero Mercato, Paul Krugman, Usa.

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    Naturalmente non ci riferiamo alle gloriose imbarcazioni che solcavano gli oceani cariche di merci e di… migranti, ma agli accordi Transatlantic Trade Investment Partnership tra Europa e Stati Uniti per agevolare gli scambi commerciali tra i due continenti. Accordi che sono cominciati nel luglio del 2013 e che sono ora arrivati al quarto “round” (si terrà dal 10 al 14 marzo a Bruxelles) senza aver fatto grandi progressi.
    Però il Commissario Europeo Karel De Gutch, reduce dall’incontro col contendente americano, ambasciatore Michael Froman, dispensa (come di regola) ottimismo, facendo risaltare i pochi progressi registrati.
    Questi accordi tra i due maggiori colossi mondiali del commercio dovrebbero consentire di raggiungere sostanziali riduzioni tariffarie nelle reciproche importazioni di prodotti agricoli e industriali. Risparmi che, secondo stime indipendenti, dovrebbero raggiungere per l’Europa la quota di circa 120 miliardi di euro l’anno, mentre per gli Usa sarebbero di 90 miliardi di euro. Ma ne trarrebbero beneficio anche le economie terze, per un importo di circa 100 miliardi di euro l’anno.
    I promotori del Ttip ci tengono però a mettere in rilievo anche altri benefici, non solo tariffari, che ne deriverebbero dall’entrata in funzione dell’accordo, e cioè una maggiore uniformità nelle regole, una maggiore trasparenza delle transazioni commerciali e la possibilità, per gli operatori europei, di agire direttamente negli Usa senza dover transitare da agenzie americane.
    Tra gli obbiettivi enunciati ci sarebbe anche il reciproco rispetto dei diritti sociali e dell’ambiente, la tutela dei marchi d’origine, ecc.
    Parallelamente agli accordi per il Ttip procedono anche gli analoghi accordi tra gli Usa e i Paesi del Pacifico, che infatti si chiamano Tpp (Trans Pacific Partnership). Gli obbiettivi sono più o meno gli stessi del Ttip, e i soggetti sono (oltre agli Usa) il Canada, il Messico, il Cile, il Perù, l’Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Malesia, il Vietnam, il Sud Corea, Singapore e il Brunei.
    C’e quindi in atto, da parte dell’amministrazione Obama, una azione a larghissimo raggio per proseguire ulteriormente nell’opera di globalizzazione (e “normalizzazione” sugli standard americani) delle economie. Che però non tutti, nemmeno negli Usa vedono con favore. Anzi, qualcuno (come ad esempio il Nobel Krugman) è persino esplicitamente scettico sui reali benefici di questi accordi e e dice senza indugio che preferirebbe vederli affondare del tutto.
    È vero, dice Krugman, che in passato accordi di questo tipo hanno consentito all’economia americana di crescere fino a diventare l’economia numero uno al mondo, ma erano tempi in cui vigevano dappertutto forti barriere commerciali, per non parlare del blocco sovietico. Oggi le economie sviluppate sono già tutte molto aperte, con pochissime barriere commerciali, quindi questi accordi inciderebbero poco sul piano economico ma molto sui “brevetti”, sui marchi e altri diritti similari, rendendoli però più invalicabili, non più flessibili. Quindi a guadagnarci sarebbero ancora una volta le grandi imprese, che con questi accordi raggiungerebbero una situazione protetta di quasi monopolio a livello globale.
    Non deve sorprendere perciò se persino negli Usa i Ttip e Tpp sono impantanati ad ogni livello politico e istituzionale. I democratici in particolare non vogliono commettere lo stesso errore fatto negli anni ’90 (con Clinton) quando, per dimostrare che si erano evoluti al primato assoluto del libero mercato, hanno dato via libera a tutte le liberalizzazioni e deregolamentazioni legislative, spalancando la porta alla globalizzazione e a tutti gli eccessi della finanza “creativa” di cui oggi quasi tutti i popoli occidentali stanno sopportando le dolorosissime conseguenze.
    Ultima modifica di Metabo; 30-04-14 alle 19:11

  9. #29
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?


    Chi può essere contro questo?


    “A Sevran, un comune nella periferia nord-est di Parigi, la resistenza è già iniziata. Dall’11 Aprile la città è stata auto-dichiarata una zona libera dal TTIP, il Partenariato transatlantico per lo scambio e gli investimenti, la replica atlantica del NAFTA .
    Una risoluzione presentata dal gruppo di sinistra Sevran Solidaire et Citoyen è stata adottata a larga maggioranza del Consiglio comunale di Sevran. La città chiede al governo francese di interrompere la trattativa concernente la creazione di una zona di libero scambio tra l’America e l’Europa, che è in corso da circa 10 mesi.
    A Sevran credono che il trattato “non riguarda tanto la libera concorrenza e la mancanza di barriere, è [piuttosto - ndr] una minaccia contro il nostro modello sociale e il modo di vita francese: lo smantellamento di tutte le protezioni sociali e ambientali, dumping di salari e prezzi, privatizzazioni, lo Stato attaccato dalle multinazionali nei tribunali arbitrali privati​.”
    La paura causata da questo quadro cupo si sta lentamente diffondendo in Europa, nonostante il fatto che i media europei solitamente chiudono gli occhi di fronte ad essa. Inoltre, le elezioni europee alla fine di Maggio si avvicinano e gli euro-politici, già assediati da orde di partiti nazionali euroscettici, non vogliono parlare di una questione così divisiva. Il modo in cui Bruxelles ha cercato di presentare il trattato è tipico di questa Europa cui manca un cuore politico, un Club di Banche secondo la quale la democrazia consiste nel regolamentare ogni aspetto della vita, anche la lunghezza di una zucchina.
    Si tratta niente di meno che dell’antropologia iper-astratta del neoliberismo, un mondo di individui monadi senza legami sociali e di solidarietà, la cui libertà è quella di scegliere tra diversi beni di consumo e il “potere” quello di dire tutto ciò che ci passa attraverso la testa a una folla anonima che non presta ascolto. Un mondo apparentemente regolato dalla magica mano del mercato, ma in realtà un’arena in cui solo i più forti contano e comandano, la legge della giungla davvero.
    Questo è più evidente negli Stati Uniti dove, come molti film di Scorsese hanno dimostrato, la violenza magmatica della società è appena coperta da un sottile strato di democrazia formale. La vecchia Europa, con secoli di guerre sanguinose sulle sue spalle, ha bisogno di una buccia più spessa “per pretendere di essere qualcun altro”, come la canzone di Randy Newman ‘Guilty’ afferma. Così, nell’illustrazione del sedicente trattato che viene normalmente fatta in Europa tutto viene visualizzato nella sua suprema astrazione, ogni evento umano è declassato e preso sotto la possibilità burocratica di essere governato, cioè la sua umanità è dialetticamente distrutta.
    Alla fine tutto è falsato perché la verità astratta può non coincidere con la verità sociale. Se il problema è solo la semplificazione e la riduzione dei costi del commercio tra le due sponde dell’Atlantico, chi può essere contro questo?”.
    Da Europe spooked by Transatlantic Partnership?, di Claudio Gallo (traduzione nostra).
    [Si veda anche: Mercato transatlantico, un rimedio peggiore del male]
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  10. #30
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Un altra cosa, il questionario su questa porcheria rivolto all'opinione pubblica presente QUI

    IPM - Interactive Policy Making online consultations

    E' CHIARAMENTE diretto a "intimidire" chi lo consulta, chiedendo "pareri articolati" sui "problemi complessi" (o presunti tali) e inducendo il lettore a non esprimersi.

    Vi do' un consiglio, invece di perdere tempo a cercare di dire qualcosa di "giuridico"("oddio viene pubblicato che figura ci faccio"), su OGNI FORM SCRIVETE SEMPLICEMENTE

    PARERE NEGATIVO.

    A forza di "pareri negativi" magari qualcuno non potrà fare finta di niente
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