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Discussione: Io, Giovane Padano

  1. #11
    the dark knight's return
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    La nascita del coordinamento federale
    del Movimento giovani padani
    Forlì (Romagna, Padania)
    24 ottobre 1999
    III Dip
    Il coordinamento federale del Movimento giovani padani
    avrebbe mosso i suoi primi passi solo tre anni più tardi. Ma
    quel giorno, che molto in fretta divenne notte, rappresentò la
    posa della prima pietra di un progetto che aveva ispirato
    tutto il lavoro dei Giovani padani.
    Sulla contrapposizione tra coordinatore e coordinamento era
    fondata buona parte della filosofia politica dell’Mgp.
    Banalmente, e troppo superficialmente, si potrebbe citare
    l’abusato “l’unione fa la forza” ma, in quel detto, era
    contenuta una parte di verità. Per raggiungere qualsiasi
    obiettivo i Giovani padani non solo avrebbero dovuto e
    39
    potuto sempre contare sull’aiuto dei fratelli, ma avrebbero
    dovuto, soprattutto, accantonare certi personalismi tipici di
    altre culture. Per questo, quando iniziammo a pensare al
    coordinamento federale dei Giovani padani, fu da subito
    chiaro che non ci sarebbe stato un capo, semmai un
    coordinatore con il suo coordinamento federale.
    Dalla storia della Lega Nord e dall’insegnamento delle
    nostre nazioni avevamo capito che era inutile e dannoso
    accentrare tutte le responsabilità in un’unica figura. Questo
    per fare in modo che nessuno si sentisse indispensabile ma
    che tutti fossero necessari.
    Il coordinamento, già sperimentato in Brianza e presto
    modello irrinunciabile per tutte le province e le nazioni
    padane, non era altro che un gruppo di fratelli affiatati,
    affidabili e motivati in grado di gestire al meglio il proprio
    compito. Un organo omogeneo all’esterno ma eterogeneo al
    suo interno, capace veramente di rappresentare la risposta a
    tutte le eventuali domande dei Giovani padani. A livello
    federale si chiedeva rappresentanza di tutte le nazioni
    padane e competenza in settori cardine per le Politiche
    giovanili: scuola, università, sport, volontariato, rapporti con
    l’estero, comunicazione e cultura.
    In un periodo in cui avevamo piegato tutte le distanze alla
    voglia di realizzare questo piccolo grande sogno,
    decidemmo di riunirci a Forlì, in quella Romagna così
    ostinatamente rossa ma desiderosa di dare un calcio al
    proprio regime politico e ideologico. Alcuni giovani
    partirono dalla Lombardia, fecero tappa in Veneto per
    prendere uno dei nostri fratelli e poi via in Emilia per un
    rapido confronto con il coordinatore emiliano che aveva
    lasciato la delega e, infine, a destinazione: in Romagna.
    Tutti quei chilometri avanti e indietro per la Padania
    40
    potrebbero sembrare superflui e, invece, erano una sorta di
    riconoscimento dell’importanza di ogni singolo fratello.
    Questo passo, questo ennesimo gradino del nostro sogno, fu
    più importante di quanto lasciano pensare queste righe
    appannate. Nei mesi successivi la nostra azione fu come
    legittimata e “investita” da una missione: far crescere
    ovunque il Movimento giovani padani. E passo dopo passo
    ecco la grandiosa macchina dell’Mgp mettersi (o rimettersi)
    in moto in tutte le nazioni della nostra Repubblica federale.
    Se in Lombardia e in Veneto c’erano due realtà ben
    consolidate, nel resto delle nazioni padane si iniziò un
    percorso, i cui frutti si vedono ancora oggi e sono uno dei
    motivi d’orgoglio dell’intero Movimento Lega Nord.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  2. #12
    the dark knight's return
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    MGP Piemont
    Fiano (Canavese)
    Febbraio 2000
    III Dip
    Un ristorantino tipico piemontese in un borgo del Canavese
    che fatica a raggiungere le duemila anime, quattrocento
    metri sul livello del mare, una quarantina di giovani giunti
    da tutto il Piemonte e così tanto scetticismo da far pensare
    addirittura ad un manipolo di ammutinati. Le premesse della
    riunione di Fiano non erano certo delle migliori e, quella
    sera, ci volle davvero uno sforzo di straordinario ottimismo
    per “portare a casa il risultato”. A Torino e Novara i giovani
    si erano già fatti sentire e conoscere ma sempre confinati
    nelle rispettive province. E anche quelle voci sulla
    possibilità di coordinare le iniziative in tutto il Piemonte
    venivano accolte senza molta considerazione. “Il Piemonte è
    una realtà diversa, chiusa, difficile. Qui i giovani, e il resto
    della gente, non sono come nelle altre nazioni padane, qui
    non si può prendere un modello e riproporlo” era lo spietato
    ritornello che veniva recitato come una litania. Senza
    aggiungere i “ma in Piemonte…”, “però i piemontesi…”,
    “voi non capite che…” che interrompevano tutti i racconti
    fatti dai ragazzi che andarono a fondare l’Mgp9. Ce lo ricordiamo tutti il volto di quel giovane, proprio lui, quello
    che demoliva sistematicamente con fucilate di pessimismo
    ogni tentativo di spiegare che anche in Piemonte c’erano le
    premesse per fare, per crescere. Aveva così insistito
    sull’immobilismo della sua realtà che venne spontaneo
    pensare che fosse un infiltrato o qualcuno mandato
    appositamente per far saltare il progetto. Tornammo a casa
    soddisfatti a metà, con quel maledetto dubbio di non aver
    fatto breccia nei cuori dei fratelli piemontesi.
    …ma noi l’avevamo convinto a “fare il tentativo”…
    Poi, come sempre accade a chi ci crede davvero, il miracolo.
    Proprio quel giovane, quello “da scartare”, quello “in
    Lombardia è una cosa, in Piemonte è un’altra” volle tentare
    l’impresa e si fece carico delle sorti del Movimento giovani
    padani Piemont. Con risultati straordinari. In poche
    settimane i piemontesi riuscirono ad organizzarsi e ad essere
    presenti in gran numero alla prima manifestazione federale
    dei Giovani padani, quello straordinario corteo che il 4
    marzo colorò le strade di Piacenza per gridare contro le
    Ingiustizie della giustizia italiana che stava imparando ad
    usare l’arma degli avvisi di garanzia (Corso Monforte su
    tutti) per minare le basi del nostro sogno.
    Oggi il Piemonte splende dei suoi quaranta gruppi effettivi e
    dell’entusiasmo delle centinaia di giovani che riesce a
    mobilitare quando la causa ci chiama in prima linea.
    Risultati che non sono venuti, ovviamente, da soli ma sono
    stati la conseguenza del coraggio, della voglia di mettersi in
    gioco in una realtà dove l’identità sanguina per la scellerata
    politica di sinistra. Sinistra che ha messo in ginocchio la gloriosa Torino, spogliandola della propria cultura e delle
    proprie tradizioni per la vergognosa incapacità di
    impegnarsi in una politica di controllo e integrazione del
    fenomeno dell’immigrazione, italiana prima ed
    extracomunitaria dopo.
    Per questo, alla metà di aprile, decidemmo di organizzare la
    prima festa nazionale proprio ai Murazzi. Quattrocento
    giovani, venuti anche dal Veneto, dalla Lombardia e
    dall’Emilia per dimostrare che, anche nei fortini più sinistri
    della sinistra, dove i centri sociali pensano di dominare e
    dove le persone muoiono misteriosamente annegate nel Po,
    era possibile riappropriarci dei nostri spazi, con i nostri
    simboli, con le nostre fascette, con la nostra voglia di far
    festa, di tollerare ma di non permettere a nessuno di
    sindacare sulle nostre rivendicazioni. In una nazione dove
    persino il diritto all’istruzione è stato scippato agli studenti
    per essere infangato come bandiera dei collettivi
    studenteschi (il più delle volte tante chiacchiere, tanti
    scioperi, tante battaglie “contro” ma nessun risultato
    concreto…), fondamentale fu la nostra presenza in
    Consiglio regionale per sostenere la politica dei buoniscuola,
    un provvedimento che non è certo un traguardo ma
    un punto di partenza (anche perfettibile) per arrivare alla
    libertà di scelta e stimolare le scuole nell’unica vera sfida
    necessaria, quella della qualità della formazione.
    Altrettanto indimenticabile fu quella notte (il termometro
    segnava sette gradi sotto lo zero) trascorsa, in compagnia di
    tanti fratelli sul colle dell’Assietta, il valico delle Alpi Cozie
    tra la valle della Dora Riparia e quella del Chisone, a 2.472
    metri. Lì, proprio tra queste montagne, nel 1747, nell’ultima
    fase della guerra di Successione austriaca, con l’allora
    Regno di Sardegna alleato agli austriaci, i piemontesi
    ottennero una grande vittoria sui franco-spagnoli. Un modo
    44
    per riappropriarci della nostra storia, vigliaccamente
    cancellata dai programmi delle scuole italiane, di vivere le
    nostre montagne e di ricordare che, in qualunque periodico
    storico, ci sarà sempre un nemico, a volte visibile altre volte
    mascherato, pronto a impossessarsi di quanto tramandatoci
    di padre in figlio. E noi saremo sempre al valico ad
    aspettarli!
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  3. #13
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Il Friuli
    Reana del Royale
    24 febbraio 2000
    III Dip
    Il movimento giovanile della Lega in Friuli era sempre
    esistito. A sentire i racconti di quanti avevano partecipato
    all’epopea della metà degli anni Novanta e all’ondata
    entusiastica della fase secessionista, i ragazzi si erano dati
    davvero da fare. Poi qualcuno si era perso per strada, altri
    avevano dovuto dedicarsi anima e corpo al movimento e
    così la struttura si era praticamente sfilacciata. Quando alla
    segreteria nazionale arrivò una chiamata per chiedere una
    mano per rimettere in moto quella macchina (che tutti sanno
    andare a vino ed entusiasmo…), si trattò di dare solo una
    piccola spolverata. Quel giorno di febbraio ci trovammo
    nella mitica sede di Reana del Royale, affascinante borgo di
    cinquemila anime in provincia di Udine, posto a poco più di
    centocinquanta metri sul livello del mare. Per dare l’idea
    della compattezza del Movimento giovani Padani,
    arrivarono due fratelli dalla Lombardia e uno dal Veneto per
    raccontare i grandi passi compiuti dall’Mgp, i segreti per far
    crescere i gruppi giovani ovunque e i valori da trasmettere a
    tutti i fratelli. Nella sede, ad attenderli, una sessantina di
    giovani, il segretario nazionale ed alcuni parlamentari. Fu di
    nuovo magia. I Giovani padani del Friuli ripartirono subito
    con entusiasmo. La Pontida di quell’anno li vide tra i
    protagonisti della nottata trascorsa, come ormai d’abitudine,
    sul sacro prato del giuramento. Un manipolo di una ventina
    46
    di giovani, vestiti con le immancabili magliette blu e gialle,
    fu sufficiente per trascinare la festa dal tramonto all’alba:
    sessanta litri di vino, carne da fare alla griglia per un
    esercito, un ponteggio alto dodici metri su cui venne issata
    la bandiera nazionale e quella dei Giovani padani, un
    accampamento in cui tutti erano i benvenuti e quella
    polenta, rimestata alle due del mattino, che ebbe il potere di
    rafforzare ancora di più il legame tra i giovani delle diverse
    nazioni padane. La magia era data proprio da questo
    linguaggio non verbale, questa sorta di riti che non
    necessitavano spiegazioni ma che veniva spontaneo
    condividere, come se la terra ce li avesse insegnati dalla
    nascita. La politica ebbe naturalmente sempre un ruolo di
    primo piano tra i giovani friulani, dediti certo alla goliardia
    (indimenticabile la sfida a calcio con i fratelli del Veneto
    orientale a Pasian di Prato e il rito del toro allo spiedo) ma
    intelligentemente preparati per l’obiettivo primo della nostra
    lotta: la difesa della nostra identità e l’indipendenza della
    nostra terra. Il 5 maggio del 2002 era palpabile l’orgoglio
    per il “devolution day”, l’iniziativa federale del Movimento
    studentesco padano che riuscì a diffondere in ogni angolo
    della Padania il concetto di devoluzione e i principi secondo
    cui avremmo voluto applicarla alle nostre nazioni. Anche in
    Friuli, cosa che nessun altro movimento giovanile aveva mai
    fatto, vennero coinvolte contemporaneamente, nella stessa
    giornata, una ventina di scuole. Furono centinaia i giovani
    che si avvicinarono alla nostra realtà, fosse solo per capire
    che diavolo fosse quella devolution. E per noi fu un vanto di
    cui conserviamo ancora oggi il ricordo. Anche di recente
    siamo tornati fuori dalle scuole friulane per un sondaggio
    sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro, per offrire uno
    scenario chiaro alla nostra candidata Alessandra Guerra e
    chiederle di lottare per il bene dei nostri ragazzi. L’ennesima
    47
    dimostrazione di un legame tra i giovani e la nostra terra
    che, dopo questo cammino, non verrà mai meno.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  4. #14
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    La classe dirigente del futuro,
    sintesi di cuore e testa:
    gli Universitari Padani
    Rho, giugno 2000
    III Dip
    La Cattolica di Milano e la Statale di Brescia. Erano queste
    le medaglie strappate da “Federalismo, libertà e
    cooperazione”, la primitiva organizzazione universitaria
    della Lega Nord. Poi, poco alla volta, le sedi universitarie
    erano state trascurate. Poste e rafforzate le basi del
    Movimento giovani padani, ora era arrivato il momento di
    tornare con prepotenza nei luoghi detentori della Cultura, sia
    per far conoscere le idee della Lega sia per sfatare i falsi
    miti con cui, sistematicamente, i media di regime cercavano
    di demolire la nostra immagine.
    Durante una notte segnata da un’incredibile tempesta, in
    un’estate piacentina, venne scelto il giovane che avrebbe
    dovuto far nascere e crescere il Mup in tutte le nazioni della
    Padania. Era stato nominato un universitario di Rho, molto
    attivo nell’Mgp ma che, senza mai farsi notare, aveva
    comunque lasciato in tutti un’ottima impressione. I risultati
    arrivarono subito e con un’intensità tale da lasciare tutti
    senza parole. Le battaglie del Mup, del resto, erano piuttosto
    chiare: abolizione della tesi di laurea, i soldi delle Regioni
    investiti per il diritto di studio dei residenti, potenziamento
    delle agevolazioni e delle borse di studio, impronta
    meritocratica negli atenei.
    49
    Nel dicembre del 2000 gli universitari di Brescia
    conquistarono un risultato straordinario, superando il 60 per
    cento dei consensi. L’eco di questa vittoria portò entusiasmo
    tra i giovani che riuscirono a presentare liste anche
    nell’Università dell’Insubria, dove il consenso alle idee del
    Mup toccò il 40 per cento dell’elettorato. Nel 2001 fu il
    battesimo della Statale di Bergamo dove il simbolo del Mup
    non era mai comparso: il 20 per centro ottenuto dagli
    universitari padani ci permise di entrare ufficialmente in un
    ateneo storicamente rosso. Nel marzo del 2001 un altro
    risultato che si guadagnò le attenzioni di tutta la stampa
    nazionale: nella Facoltà di Scienze Bancarie dell’Università
    Cattolica di Milano, inespugnabile feudo dei ciellini, i
    ragazzi del Mup, attaccati da destra a sinistra, ottennero il 41
    per cento delle preferenze e, grazie a questa lista, il simbolo
    del Mup riuscì ad arrivare anche a Roma (6 per cento), Rieti
    (37 per cento) e, addirittura, Campobasso (3 per cento). Era
    il momento di farsi conoscere fuori dalla Lombardia e, nel
    2002 (anno del Cda a Brescia e della vittoria al Politecnico
    di Milano), venne organizzato il “matricola-day”. Il simbolo
    del Mup arrivò finalmente in tutti gli atenei della Padania,
    dalla Toscana al Trentino: Parma, Modena, Bologna,
    Alessandria, Siena, Genova, Torino, Treviso, Verona,
    Trieste, Trento, ovunque gli universitari, in quei giorni,
    seppero dell’esistenza del Mup, delle sue idee e della voglia
    di dare una scossa ad anni di assoluto immobilismo.
    La nostra presenza in università è doppiamente importante:
    da una parte si cerca di formare la futura classe dirigente del
    Movimento, formazione concreta e spirituale di persone
    preparate ma che sappiano, soprattutto, da dove vengono e
    dove vogliono arrivare.
    Anche il segretario federale Umberto Bossi, un giorno, di
    proprio pugno, fece recapitare ai responsabili federali del
    50
    Mup e dell’Mgp un biglietto per complimentarsi dei risultati
    ottenuti: poche parole ma, dopo tanta fatica e tante notti
    insonni, un gesto di apprezzamento dall’alto che riuscì a
    trasmetterci molto di più di quanto contenuto nel messaggio
    stesso. Come, del resto, ci lasciò senza parole la “nonnina
    interista” (così ci chiese di ricordarla) che, in occasione di
    un gazebo, venne a trovarci per consegnarci una busta con
    un cospicuo contributo in denaro: “Non dovete ringraziarmi,
    voi siete la nostra speranza, sono io che devo ringraziare
    voi”, è quanto si limitò a dirci prima di incamminarsi
    lentamente verso casa. Il Mup aveva acquistato peso giorno
    dopo giorno e quando, all’inizio del 2003, una docente
    universitaria si servì della propria cattedra e del proprio
    ruolo per attaccare senza pudore la legge sull’immigrazione,
    la reazione del Mup fu così forte da meritarsi anche
    un’intervista a “Porta a Porta” seguitissimo talk-show di Rai
    Uno. Un’altra data destinata ad entrare nella storia è
    senz’altro il 14 aprile 2003, giornata memorabile per la
    prima partecipazione del Mup nelle elezioni universitarie di
    Modena e Reggio Emilia, feudi rossi dove nessuno avrebbe
    scommesso un centesimo sulla nostra possibilità di
    attecchire. Sul fatto che nulla sia impossibile per l’Mgp
    crediamo di essere tornati più volte…
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  5. #15
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    La Gioventù Trentino Tirolese
    Novembre 2000
    Trento
    IV Dip
    Il sogno di coordinare i patrioti padani anche in questa
    nazione era coltivato da svariati mesi. L’eco della crescita
    esponenziale di quel manipolo di pazzi10 stava arrivando
    davvero ovunque e, giocoforza, trovammo le porte sempre
    aperte. Di questo, naturalmente, dobbiamo sempre essere
    grati (un discorso che vale per tutte le nazioni) anche a tutti
    “gli eterni giovani”, inchiodati solo dall’anagrafe, che hanno
    creduto insieme a noi a questo progetto, vedendo in noi una
    risorsa e non un “rivale”, una parte integrante della Lega
    Nord Padania e non una corrente o, peggio ancora, un’entità
    estranea o parallela al Movimento. Anche in Trentino la
    collaborazione da parte della segreteria nazionale fu
    completa e fraterna. Le basi per far partire l’Mgp, del resto,
    non erano inconsistenti. Mancava solo la spinta decisiva,
    che arrivò sull’onda dell’entusiasmo delle basi del
    coordinamento federale. La riunione di fondazione si tenne
    nella sede nazionale, alla fine del 2000, nel freddo mese di
    novembre. La fondazione, come sempre, si basava su un
    principio semplice ma esplosivo: l’esempio. Nella società padana non c’erano né cattedratici con la bacchetta magica
    sfilata dai manuali né capi investiti dall’alto o, addirittura,
    autoinvestitisi del potere. C’erano solo tanti fratelli capaci di
    trasmettere entusiasmo mettendosi in gioco in prima
    persona, essendo i primi a sporcarsi le mani di colla e
    vernice, essendo i primi a sfidare le platee delle scuole,
    essendo i primi a sventolare le bandiere anche in piazze
    nemiche, essendo gli ultimi ad andare a letto e i primi a
    litigare con la sveglia all’alba. Questo ci legittimava e ci
    legittima a compiere quell’atto superbo di insegnare ai
    fratelli “come fare”. Noi presentavamo un esempio da
    imitare, un modello da seguire nel rispetto delle diversità. E
    per fortuna, in tutte queste spedizioni, c’era tanto da dare e
    tanto da ricevere: la ricchezza di un’identità che ogni
    nazione rivendicava e metteva a disposizione della somma
    ricchezza dei popoli padano-alpini.
    In questo atto di rivendicazione della propria identità, i
    ragazzi scelsero il nome di Gioventù Trentino Tirolese,
    assumendo come simbolo un’aquila in campo bianco e
    rosso. Una bozza di statuto e, poco dopo, anche qui l’Mgp
    iniziò a colorare di idee, proposte ed entusiasmo le strade
    cittadine. Singolare una delle prime uscite pubbliche, l’8
    marzo del 2001, in occasione della festa della donna. In
    diverse città della nazione trentina la Gioventù Trentino
    Tirolese fece sentire la propria solidarietà nei confronti delle
    battaglie per i diritti della donna, informando anche
    storicamente sull’origine della festa, purtroppo ancora
    annegata in falsi miti e rivendicazioni di parte. Un pugno
    negli occhi a buona parte del mondo della sinistra che, da
    sempre, aveva strumentalizzato la festa a soli fini elettorali,
    salvo poi dimenticarsi della dignità delle donne e
    dell’importanza del loro ruolo all’interno della famiglia
    tradizionale nelle battaglie parlamentari e regionali.
    Due le linee adottate dalla “Gtt” per far conoscere le idee
    della Lega Nord ai giovani. I dibattiti culturali (soprattutto a
    difesa delle tradizioni locali e dei valori della nostra gente,
    una battaglia che spesso, negli ultimi anni, si traduceva
    nell’opposizione all’avanzata islamica incontrollata) e le
    “bicchierate”, ovvero delle sane e genuine chiacchierate con
    i ragazzi nei vari locali della zona davanti a corposi calici di
    vino, orgoglio, anche questo, della nostra terra.
    Se in quel freddo mese di novembre nessuno, sinceramente,
    si sarebbe aspettato grandi risultati, la folta rappresentanza
    intervenuta alla prima assemblea federale di Brescia
    confermò quella splendida intuizione: in ogni paese, persino
    nel più piccolo raggruppamento di case sperduto tra le
    montagne o alla fine di qualche sentiero impercorribile, c’è
    sempre un giovane che ha voglia di gridare che “possono
    toglierci anche la vita, ma non ci toglieranno mai la
    libertà!”.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  6. #16
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    I momenti difficili
    Castel San Giovanni (Piacenza)
    21 maggio 2001
    IV Dip
    Ce la ricordammo a lungo quella sera. Era stato un periodo
    di lotta, logoramento, speranza, confusione, chiarimenti. Era
    trascorso del tempo dal nostro primo giuramento in uno
    sconosciuto terreno dimenticato dalla storia. Eppure
    sembrava che un soffio di vento potesse cancellare la Storia
    che, a nostro modo, avevamo contribuito a scrivere. Pochi
    giorni prima avevamo tentato invano di rimetterci in moto.
    Quella sera, il 21 maggio del Quarto anno dalla
    Dichiarazione d’Indipendenza, avrebbe deciso il nostro
    futuro: divisi e perduti o uniti fino all’indipendenza. Gli
    sbagli erano di tutto il Movimento giovanile: avevamo
    dimenticato il fine, talvolta abbassato la guardia, c’eravamo
    persi nei salotti e nei labirinti di una politica che non era la
    Nostra, avevamo disimparato a fidarci di noi stessi,
    avevamo scordato che eravamo lì per dare Onore al destino
    della nostra Patria e non prestigio alla nostra persona,
    c’eravamo eretti a capi di un esercito di cui avevamo più
    volte giurato saremmo stati umili soldati. A turno, tutti,
    eravamo caduti in queste trappole, eravamo pian piano
    risaliti, poi ricaduti. Eppure in fondo all’anima, c’era lo
    spirito di chi non avrebbe mai abbandonato la causa. Uno
    spirito duramente messo alla prova da fratelli che avevano
    tradito, da un popolo ostinatamente incapace di capire, dalla
    fatica e dagli stenti di tante battaglie, da umani cedimenti
    55
    verso altri fini. Chi fugge resta vivo, chi resta può morire. E,
    se in quel momento fossimo fuggiti, il Nostro popolo
    avrebbe ugualmente dovuto ringraziarci per quello che
    avevamo fatto. Ma, se avessimo lasciato il campo, il nostro
    sacrificio e di quelli che avevano combattuto al nostro
    fianco sarebbe risultato vano. Un altro sogno spezzato,
    un’altra Storia cancellata. E, invece, restammo inchiodati a
    quella maledetta terra che avevamo giurato di liberare dalla
    schiavitù, dai ladrocini, dai falsi idealismi, dalla corruzione,
    dalla disonestà, da quella prima repubblica così lontana e
    così vicina, da quelle catene che rendevano ancora troppo
    Italia la nostra Padania.
    Restammo, lottammo e la Storia ci diede ragione.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  7. #17
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Le delusioni elettorali,
    una spinta per riflettere
    e ripartire più forti
    Padania, 11 giugno 2002
    V Dip
    Poche ore erano appena trascorse da un ballottaggio per
    nulla confortante. “Grazie” al primo anno di governo ma,
    soprattutto, grazie all’indole da pecora del popolo italiano,
    sempre pronto a piegare il capo e a seguire falsi profeti,
    avevamo perso in un solo colpo Monza, Verona e Piacenza.
    Non che fosse una ferita nello spirito del Movimento
    giovani padani, con il cuore e con la mente fedele all’Idea.
    Però, a guardare certe facce, si capiva che la sconfitta aveva
    lasciato il segno. E, in parte, era giusto fosse così. La
    cantina in cui ci ritrovammo era un teatro perfetto per il
    nostro ordine del giorno: mattoni a vista, candele, musica
    celtica e una videocassetta di ricordi per tenere sempre nel
    cuore le fatiche che ci avevano portato fino a lì e riflettere
    sul perché della perdita di consenso. Due battute per
    raccontare un po’ di noi stessi, uno scambio di opinioni
    informali e poi la seduta nel vivo. A turno, con la nostra
    sincerità e la nostra profondità, ci confrontammo per capire
    cosa fosse andato storto. Se avessimo voluto semplificare
    l’analisi, sarebbe stato presto detto e la cena si sarebbe
    consumata in brindisi. Se solo tutti avessero fatto un
    ulteriore sforzo in più, se ognuno di noi avesse portato solo
    un voto in più e una carica maggiore di entusiasmo, le cose
    sarebbero andate diversamente. Eppure fu utile confrontarsi.
    Per ribadire che noi non avremmo mai dovuto mollare. Per
    57
    comprendere che la strada verso la Padania non passava per
    forza dall’alleanza a destra, ma dalla collaborazione con chi
    era disposto a lottare per la nostra causa. Per porci obiettivi
    a breve termine, perché la gente ha bisogno di valori ed
    ideali, ma anche di un disperato e continuo riscontro nella
    realtà dei fatti. Per constatare, con cristallina semplicità, che
    la Padania, la nostra terra, la nostra gente, la nostra storia e
    soprattutto il nostro futuro hanno bisogno di noi. Chi non
    c’era non potrà mai capire e respirare il profumo di quella
    sera e di quel foglio di carta stretto tra le mani. Quel foglio
    passato tra le mani di fratelli padani. I Giovani erano
    cresciuti ancora. La nostra battaglia continua.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  8. #18
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Non molleremo mai!
    Milan, 9 settembre 2002
    V Dip
    Le prime pagine dei giornali e il largo consenso alle
    iniziative non ci bastavano. Del resto non ci erano mai
    bastati e, in tempi nemmeno troppo remoti, gli articoli della
    stampa non venivano nemmeno presi in considerazione. Le
    cose importanti per noi erano altre, come il fatto di
    confrontarci, sempre e comunque, sulle scelte da
    intraprendere.
    Da qualche tempo ognuno, oberato di impegni e di idee,
    aveva preso una strada un po’ troppo solitaria. Una
    sensazione percepita da molti, dibattuta mai. Quella sera la
    buttammo sul tavolo e, come sempre, prima di aprire il
    confronto ci fu il consueto scontro di caratteri. Chi troppo
    critico, chi troppo testardo, chi troppo permaloso.
    Si parlava della scuola politica appena conclusa e
    amplificata della stampa: dalle prime pagine dell’Unità e di
    Libero al corsivo di Cavalera sul Corriere della sera. Ma era
    solo la parte di un tutto. In generale il ritrovo era finalizzato
    a riportare la voglia di confrontarci, consultarci e
    collaborare.
    Davanti a noi la grande manifestazione di Venezia in
    calendario per il 15 settembre e il classico corteo dei
    giovani, per la libertà di espressione ma contro il terrorismo.
    Tutti d’accordo, naturalmente. Spesso ci lamentavamo del
    fatto che gli incontri tra Giovani Padani lasciavano poche
    tracce nel fiume di parole: questa volta era rimasta la voglia
    59
    di confrontarsi, di rispolverare quello che qualcuno aveva
    nostalgicamente chiamato lo spirito del “vecchio Mgp”. Un
    risultato a dir poco essenziale.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  9. #19
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    Il giuramento
    Urgnano, 5 aprile VI Dip
    Lombardo
    In questa parola, in questo destino
    è racchiusa la nostra essenza
    Noi,
    già legati dalla fraternità della nostra Nazione,
    oggi giuriamo per ricordare:
    Che questa storia ci appartiene
    e che è nostro compito preservarla
    Che le nostre radici sono un vanto per noi
    e un dovere verso la nostra terra
    Che la politica dei giovani lombardi è arte del dare
    anche senza ricevere
    Che siamo qui per il bene della nostra terra
    e non per interesse di parte
    Che gli indirizzi a cui essere fedeli
    sono quelli della Lega Nord Padania
    Per questo, oggi, rinnoviamo
    un patto mai scritto ma eterno
    giuriamo di essere lombardi
    orgogliosi di essere lombardi
    fedeli a quanto tramandatoci dai nostri avi
    fedeli alla nostra terra
    fedeli alla nostra storia
    61
    Pochi giorni fa, prima di chiudere questa prima e per forza
    incompleta storia del Movimento giovani padani, all’interno
    di uno splendido castello, si è sentita l’esigenza di rinnovare
    la nostra fratellanza. Il Movimento è ormai maturo. Si è
    parlato di politica, e tanto. Sono state approvate mozioni di
    stampo culturale, sociale, amministrativo in una stanza che a
    stento è riuscita a contenere i soli coordinatori dei gruppi
    locali e alcuni coordinatori nazionali e federali. Il
    Movimento ha fatto il bilancio dell’attività nelle scuole con
    il Movimento studentesco padano e constatato con orgoglio
    che il settore Esteri, Gap (Giovani amministratori padani),
    Lingue, Sport e tutto ciò che concerne la nostra piattaforma
    virtuale in internet sono delle splendide realtà.
    Ma soprattutto ci si è guardati negli occhi ed è quello che
    abbiamo chiesto di fare anche ai nostri ospiti (tra cui il
    segretario nazionale della Lega Lombarda): guardarci negli
    occhi. Un gesto che vale più di mille parole e sicuramente di
    quelle usate per ribadire che il nostro sogno è ancora davanti
    a noi, che per niente al mondo siamo disposti a tradire e che,
    per costruire con la Lega Nord Padania una terra libera,
    onesta, fiera del proprio passato ma capace di guardare al
    futuro, i Giovani padani saranno sempre in prima linea.
    Con questa premessa hanno ancora più valore le parole
    dette, in questa occasione, dal coordinatore federale del
    Movimento giovani padani.
    “Oggi è il giorno dei valori, degli ideali, della comunità, del
    romanticismo; è il giorno dello spirito in una società della
    materia, dell'interesse, dell'individualismo. Oggi è il giorno
    della consapevolezza che siamo e ci sentiamo giovani
    patrioti padani, che la nostra terra e il nostro popolo si
    chiamano Lombardia e Padania e che nessuna ideologia
    62
    viene prima della nostra terra e del nostro popolo. In questi
    anni ciò che abbiamo fatto ha quasi dell'incredibile.
    Da un piccolo gruppo di giovani partiti a fare politica quasi
    per gioco abbiamo creato una classe dirigente sintesi di
    cuore e testa, classe dirigente che si sta distinguendo
    scrivendo la storia di libertà del proprio popolo.
    Sapevamo che ogni istante perso che avremmo potuto
    dedicare alla causa sarebbe stata un'occasione persa.
    Abbiamo saputo essere costanti, determinati e gagliardi
    convinti che non avremmo potuto mai rassicurare,
    convincere e infondere la volontà negli altri se prima non ci
    avessimo creduto noi stessi. Abbiamo saputo essere anche
    diplomatici, decisi, motivati ma soprattutto avevamo un
    obiettivo ben chiaro nel cuore e nella mente: un movimento
    giovani padani invincibile, gagliardo, nobile, fermo ma
    coraggioso.
    E' stata veramente dura, ricordo ancora i pomeriggi passati a
    riflettere sulla situazione dei singoli gruppi giovani se non
    sui singoli componenti degli stessi.
    Ricordo ogni singolo giovane arruolato nelle nostre fila,
    ricordo ogni iniziativa, anche le più semplici.
    E' stata un'avventura fantastica... ma non è ancora finita!
    Solo questa settimana ho avuto per l'ennesima volta l'onere e
    l'onore di convincere cinque giovani nuovi nella Martesana,
    giovani che sono il futuro dell’Mgp, della Lega ma
    soprattutto del nostro popolo e della nostra terra: la Padania.
    Tutto ciò ci ha però permesso di crescere, di prendere
    coscienza di quello che stavamo diventando.
    Il cuore si è unito alla testa. Oggi ho d'avanti a me la classe
    dirigente dei Giovani Padani e della sola Lombardia,
    immaginate quello che siamo oggi in tutta la Padania.
    63
    Tutte le idee ispirate dal coraggio, sono come le pedine nel
    gioco degli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare
    avvio a un gioco vincente:
    questo sono oggi i Giovani padani
    Ma oggi si scrive un passaggio storico nell’Mgp.
    Oggi una volta per tutte dev'essere chiaro che l’Mgp non è
    un qualcosa che lega i giovani leghisti da fattori anagrafici
    ma che lo spirito, gli ideali, la volontà e la gagliardia che ci
    contraddistinguono, dovranno contraddistinguerci per
    sempre.
    Il nostro entusiasmo e il nostro "modus operandi" siano
    sempre in noi per tenerci uniti nella sacra battaglia di libertà
    della nostra terra. Francamente non riesco umanamente a
    immaginare un sentimento più nobile del sacrificio
    personale in nome della libertà del proprio popolo. Non una
    libertà economica, o individualista, o di classe, o ideologica
    o fine a se stessa…ma la libertà nel senso più ampio e nobile
    del termine: la libertà di una patria, la nostra, di tutti i suoi
    popoli padani. Infinita è la forza che c'è dentro ogni patriota
    ma non è costante la capacità di usarla: sforzatevi di trovare
    sempre le energie in voi che vi faranno andare avanti e che
    faranno andare avanti gli altri.
    La libertà non è una cosa che si possa regalare;
    la libertà uno se la conquista,
    e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.
    Sono passati 11 anni e 5 mesi da quando sono entrato nella
    Lega in nome della Libertà del nostro popolo: ho cercato
    come voi di dare il massimo alla Lega convinto che essa sia
    64
    il mezzo indispensabile, l'elsa della spada o la punta delle
    nostre frecce per ottenere il fine: le chiavi di casa nostra.
    Nonostante ciò mi sento in debito con il nostro Movimento e
    con il Segretario Federale, a loro dovremo per sempre, tra le
    tante cose, il coraggio di averci fatto alzare la testa.
    La ruota è girata, il tempo è passato
    e i ragazzi sono diventati uomini
    Lombardi, puntate la spada:
    fate vostra la vostra contrada,
    questa bella che il ciel vi sortì.
    Vaghe figlie del fervido amore,
    chi nell'ora dei rischi è codardo
    Più da voi non isperi uno sguardo,
    senza nozze consumi i suoi dì.
    L'han giurato. Gli ho visti in Urgnano
    Convenuti dal monte, dal piano.
    L'han giurato; e si strinser la mano
    Giovani cittadini di sedici province.
    Oh spettacol di gioia! I Lombardi
    son concordi, serrati a una Lega.
    Lo straniero al pennon ch'ella spiega
    Col suo sangue la tinta darà.
    Perché sappiano che possono toglierci anche la vita ma non
    ci toglieranno mai LA LIBERTA'!
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  10. #20
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    Predefinito Rif: Io, Giovane Padano

    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
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