Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 18 di 18

Discussione: Globalizzazione

  1. #11
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    Comunitaristi e Localisti
    di Edoardo Zarelli
    La globalizzazione, ha fortemente ridotto l’importanza dello Stato, delle leggi e dei confini. Eppure. la megamacchina mondialista non arresta la sua invadenza. Quali sono, allora, le alternative possibili?

    IL COMUNITARISMO
    Quali possono essere, in questo scenario nichilistico, i motivi di una inversione di rotta? È possibile un'altra modernità che disarcioni l'estroversa cavalcata prometeica della globalizzazione? Noi pensiamo all’introversione pudica di un ritrovato senso del limite, di un orizzonte limitato ma reale, sostanziale, certi che, oltre ogni astrazione cosmopolita, in ogni luogo, esista - per dirla con Mircea Eliade - un “centro del mondo” possibile. L'unico reincantamento praticabile passa giocoforza attraverso la risacralizzazione della natura e, gli elementi che ci fanno pensare a un futuro non scontato e in controtendenza sono: l'impossibilità di sostituire permanentemente la razionalità all'intelligenza, dal momento che la seconda ha una dimensione più ampia della prima, si esprime sempre e comunque nella vita individuale e, inevitabilmente, si riproduce in ogni atto creativo dell'essere umano; l'impossibilità di estirpare il senso della comunità che, in mille rivoli carsici, si ripropone al di sotto del reticolo delle istituzioni e negli interstizi della società contrattuale nella necessità di partecipare e identificarsi; la sopravvivenza di ambiti di reciprocità nella vita quotidiana. Nonostante tutto, gli uomini e le donne spontaneamente offrono e donano gran parte di ciò che ottengono dallo scambio per la necessità profonda di essere ricambiati in termini di amore e rispetto; l'evidenza dei guasti ecologici e sociali prodotti dalla megamacchina. Per quanto minimalizzati, pongono in grave imbarazzo lo stesso approccio razionale, che in una perfetta rispondenza alla legge dell'entropia è costretto ad accorciare sempre più i tempi di reazione per evitare catastrofi, l'esaurirsi delle forme energetiche e riparare i guasti sociali apportati. L'essenza di una prospettiva olistica sta nella volontà di riconnettersi col proprio luogo, sottraendolo al controllo della megamacchina, per ristabilire il corretto rapporto con il mondo naturale. È possibile ritrovare la connessione intima con l'intera trama della vita e rinunciare a porsi in posizioni di dominio – peraltro apparente e temporaneo – ricreando reciprocità ed armonia tra l'uomo e la natura. È possibile, però, solo se si torna ad essere abitanti del luogo, se cioè si recuperano solide radici tramite le quali acquisire una nuova consapevolezza del Pianeta come essere vivente. Si tratta di sviluppare una sensibilità ecocentrica con cui costruire, nel ventre stesso della società dello scambio, una rete di ambiti di reciprocità in cui possano svilupparsi comunità locali rigenerate - in grado di autogovernarsi e di rielaborare o ritrovare la propria cultura indipendente dalla omogeneizzazione globale - legate strettamente alla compatibilità ambientale. La megamacchina opera per affermare la propria cultura unica, il suo stile di vita universale. Il suo obiettivo è quello di ridurre tutti i popoli ad una unica grande massa omogenea e quindi malleabile a piacimento. Cerca di raggiungere questo obiettivo con la metabolizzazione e sterilizzazione culturale, sociale e politica. La cultura dominante sostiene che le leggi di natura sono pure astrazioni, che, non a caso, sussume nelle leggi economiche. In realtà, vivere secondo le leggi di natura significa porsi il problema di come non ferire la sensibile trama della vita che ci circonda, di come ridurre nel migliore dei modi l'impatto dovuto ai nostri consumi, ai nostri bisogni. Se c'è qualcosa che la natura indica perentoriamente, è il senso del limite, la sobrietà.

    IL PROGETTO LOCALE
    Se la dimensione mondiale dei processi in atto non può essere realisticamente rimossa, si avrà sviluppo locale dove la società locale saprà resistere attivamente alla globalizzazione costruendo reti solidali. In tal senso adoperiamo il controverso neologismo glocalismo. Questo non ha valore finalistico ma di semplice stimolo dialettico concettuale. La globalizzazione esclude l'autosostenibilità del locale imponendo la competitività contro la cooperazione, lo sfruttamento delle risorse contro la valorizzazione del patrimonio identitario, la polarizzazione economica del sociale contro la socializzazione dell'economico. Il locale, come comunità delle comunità, in aree geopolitiche omogenee, è l'unica credibile eterogenesi dei fini della globalizzazione, del suo centralismo tecnocratico, della sua mercificazione economica e omogeneizzazione culturale. I punti qualificanti di tale prospettiva possono essere: sistemi produttivi locali autosostenibili fondati sulla valorizzazione del patrimonio, che si relazionano nello scambio come agenti attivi di produzione qualitativa della ricchezza e come agenti di modelli originali di produzione e consumo; relazioni commerciali che sviluppino reti locali di mercato contro la liberalizzazione di quest'ultimo; legami finanziari fondati su principi di sussidiarietà e complementarietà; rafforzare la ri-costruzione del legame sociale (in grado di autoalimentarsi) e la sua capacità di esprimere peculiarità nello stile di sviluppo autosostenibile; ciò richiede lo stimolo di una cultura basata su di un principio di simbioticità con i riferimenti di ciclicità della natura. Una comunità locale, nel suo rapporto con il territorio, rimanda alla sua identità e quindi alla capacità di saper riconoscere le proprie frontiere. La frontiera dell'identità locale è un limite naturale, esattamente come la pelle per il corpo umano o come le membrane che assicurano ad ogni singola cellula la propria autonomia, ma anche la relazione con il resto dell'organismo. La pratica bioregionalista, in tal senso, si pone come vera avanguardia delle tendenze più interessanti espresse dal movimento della “ecologia del profondo”. Le frontiere dell'identità locale, rigidamente indisposte verso l'alto – nei confronti cioè della megamacchina – sono il luogo dell'incontro e dello scambio culturale ed economico. Nessuna identità locale può essere esclusivamente autosufficiente; in una società olistica, la piccola scala dell'organizzazione sociale porterà all'interno a forme di collaborazione, mentre all'esterno i rapporti saranno orientati verso forme di federazione e sussidiarietà, non di egemonia o espansionismo. La soppressione delle differenze, comunque perseguita, oltre ad essere omicida – perché alla biodiversità deve necessariamente corrispondere la diversità culturale – genera mostri con l'esaltazione della diversità fine a se stessa, autoreferenziale, che si percepisce superiore, misantropica, e quindi aggressiva. L'integralismo, il neo-tribalismo e lo sciovinismo vanno di pari passo e, più probabilmente al traino, della schiacciante arroganza egemone dell'occidentalizzazione del mondo. Cosa differenzia quindi un sentimento comunitario aperto, cosmogonico, da una comunità chiusa, tribale? Nella sua estroversione la considerazione per cui le altre comunità non negano la propria ma, anzi, la confermano nella necessità – questa sì universale – di radicamento. Nella sua introversione mostrandosi aperta e “libertaria”, verso chi si sottragga ai valori e ai modelli espressi nella consuetudine, limitandosi ad affermare il bene comune in positivo, quale scelta individuale, di coscienza, non coercitiva. Logica conseguenza di una prospettiva olistica è il quadro complessivo in cui sviluppare i molteplici cerchi concentrici che legano relazionalmente le comunità più piccole alle più grandi, sviluppando gli anticorpi naturali all'inclusione come all'esclusione. Comunità naturali, culturali, religiose e civili muovono sul piano dell'identità. Il respiro continentale deve esercitare quell'equilibrio tra il piccolo e il grande spazio che coniughi universalità e particolarità in una comune tensione etica e politica.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  2. #12
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    Serge Latouche: Economia che ammala
    di Claudio Risé tratto da Claudio Risé
    C’è una relazione tra il nostro pensiero economico e il malessere psichico? Qualsiasi coscienzioso operatore della psiche si pone un giorno o l’altro questa domanda, perché coscienza e inconscio denunciano in continuazione la sproporzione tra le preoccupazioni legate ai meccanismi economici, e quelle affettive e istintuali nella vita dell’individuo, e le nevrosi che da questo squilibrio insorgono. E’ sempre più raro infatti il caso di malesseri prodotti da divieti simbolici (come il complesso di Edipo, su cui si regge gran parte della psicoanalisi classica). Mentre invece sono sempre più frequenti le nevrosi prodotte da dispositivi o orientamenti economici ( ad esempio: consuma quanto è socialmente richiesto, e guadagna di conseguenza), a detrimento dei bisogni e desideri affettivi, e/o istintuali. Curiosamente però, l’approfondimento di questo squilibrio, e delle sue ragioni, è pressoché assente dalla riflessione psicologica, apparentemente impegnata nella costruzione di una babelica nosografia e tipologia del malessere, quasi che il nominarne accuratemente le manifestazioni equivalga a curarlo, o farlo sparire. Molto più ricco e utile di indicazioni in proposito appare invece il pensiero di altre Scienze umane, in modo particolare quello dell’antropologia e sociologia culturale, di parte delle Scienze politiche, e dello stesso pensiero economico. All’incrocio di queste diverse discipline, e di altre, come la filosofia e l’epistemologia, si colloca l’opera di Serge Latouche, di cui è stato ora pubblicato da Arianna L’invenzione dell’economia, mentre Bollati Boringhieri, suo editore abituale, aveva pubblicato alla fine dello scorso anno : La sfida di Minerva. Razionalità occidentale e ragione mediterranea. I saggi di Latouche pubblicati in L’ invenzione dell’economia andrebbero accuiratamente studiati, tragli altri, dagli psicoterapeuti, per comprendere come fare a liberare il contemporaneo nevrotico “oeconomicus” dalle sue ossessioni dominanti. Sapere infatti che l’economia viene “inventata” solo da un certo punto in poi, e che come scienza è inotre assai dubbia, dato che non ha un oggetto di osservazione preciso, al di fuori di quelli prodotti dallo stesso discorso economico (come osservava già Fourquet), può aiutare chi soffre delle molteplice coazioni indotte dal “discorso economico” a guardarle con occhio più critico. Latouche ricorda infatti di economia non si parla prima di Platone e Aristotele. E si chiede "Significa forse che prima non esietavano pratiche materiali? Naturalmente no, è la risposta, ma queste, principalmente la sopravvivenza della specie e la riproduzione dei gruppi sociali, non vengono, fino a un certo punto, “ pensate come una sfera a parte, autonoma”. Dunque: “ non esiste qualcosa come la vita economica, bensì la vita tout court”. Tutta la riflessione di Latouche pone l’economia attuale, i suoi meccanismi e i suoi discorsi, sotto un riflettore più ampio, che tiene conto non solo delle scienze occidentali negli ultimi due secoli e mezzo, ma di tutto il sapere sull’uomo e le sue pratiche materiali, a nostra disposizione , anche quello riferito alle aree del mondo esterne all’ “Occidente”, e a periodi storici precedenti. La progressiva autonomia dell’economia dalla vita nel suo complesso è dovuto secondo Latouche allo sviluppo unilaterale manifestatosi da un certo punto in poi nella ragione occidentale. Egli ricorda che la ragione aveva presso i greci due aspetti: il logos, e la phronesis, la saggezza. Latouche pensa che nel pensiero dell’Occidente moderno, il logos sostituisce del tutto la phronesis e diventa “razionalità calcolante”: quella del calcolo economico. Che tuttavia, avendo perso di vista la saggezza, e la vita nel suo complesso, è sempre meno in grado di spiegarla e rappresentarla. Se non cercando disperatamente di ridurre la vita a calcolo: e quanto innaturale e produttiva di malessere sia quest’operazione è appunto ciò che l’operatore della psiche arttento deve constatare ogni giorno. A questa razionalità calcolante, strumentale, Latouche oppone (ed è quanto fa, in particolare, nella Sfida di Minerva), la dimensione del ragionevole. Quando ci si occupa di esseri umani, osserva Latouche, la razionalità strumentale e calcolante (che può funzionare per acquistare in borsa), non basta più, perché si ha a che fare con dei valori: la libertà, la giustizia e altri ancora. ( E potremmo aggiungere con stati d’animo: la felicità, la sofferenza…) Solo se si fosse eliminato ogni valore, o collocandosi all’interno di un solo valore (ciò che è stato chiamato: il pensiero unico occidentale”), ci si potrebbe affidare alla sola razionalità calcolante. Di questo allargamento di prospettive, e di conoscenze, rispetto al pensiero economico più citato, fa parte la partecipazione di Latouche al MAUSS, il movimento economico non utilitarista, che prende il suo nome dal sociologo che rilevò come la compravendita, o il baratto non siano affatto state le uniche forme di scambio nella storia umana, ma come il dono abbia svolto una funzione altrattanto, e in alcuni casi più importante. Anche qui Latouche però non cade mai nell’unilateralità mostrata da alcuni suoi compagni del MAUSS, che teorizzano un modello donativo, in sostituzione del modello utilitario, e si preoccupa invece di salvaguardare ogni forma adottata dall’uomo nelle sue pratiche materiali. Attenzione che appare sacrosanta anche allo sguardo psicologico, consapevole che quanto viene rimosso fatalmente tornerà, ma in forme malate e produttrici di sofferenza.

    Serge Latouche L’invenzione dell’economia, Arianna Editrice, Casalecchio (BO), 2001, 186 pagine, Lire 22000 e:

    La sfida di Minerva. Razionalità occidentale e ragione mediterranea, Bollati Boringhieri, Torino, 2000, 169 pagine, Lire 26000.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  3. #13
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    LE ILLUSIONI DEI MODERNISTI di Massimo Fini
    da Il Gazzettino Venerdì, del 16 Maggio 2003
    Quando nel 1985 pubblicai "La Ragione aveva Torto?" e di globalizzazione non si parlava ancora, scrissi, fra l'ironia e il sarcasmo di molti, che nel Terzo Millennio lo scontro non sarebbe più stato fra Destra e Sinistra, ma fra modernisti e antimodernisti, fra i fautori dell'attuale modello di sviluppo e i loro avversari.
    Non credo di aver sbagliato di molto. Noi siamo su un treno che va a mille all'ora e aumenta sempre più la velocità, i suoi ideatori sono morti da un pezzo e i loro epigoni anche se si illudono di guidarlo ne hanno perso da tempo il controllo, perché il meccanismo, che si autoraffina da solo, va ormai per conto suo ed è diventato scopo a se stesso. A condurre il treno in realtà non c'è nessuno, la locomotiva è vuota.
    Nelle carrozze, è vero, c'è chi siede su comode poltrone di prima classe, anche se pure lui è sballottato e frastornato dalla velocità, chi in seconda e in terza, chi sugli strapuntini, chi sta nei cessi, chi mezzo fuori dai finestrini, mentre molti, forse i più, rotolano giù per la scarpata. Per cui ha ancora un certo interesse trovare una sistemazione più equa per i viaggiatori. Ma la domanda fondamentale è un'altra: dove sta andando il treno? Ed è vero che a questa velocità, dovendo anzi continuamente aumentarla, prima o poi si disintegrerà o sbatterà contro una montagna o finirà la rotaia?
    Queste domande che avanzavo vent'anni fa se le pone oggi, sia pure in modo confuso e a volte contraddittorio, il movimento No Global e riguardano tanto il Nord che il Sud del mondo, tanto i ricchi che i poveri, anzi, in un certo senso, più i primi che i secondi perché questi rotolando in gran numero giù dal treno possono forse sperare, se non rimangono uccisi sul colpo, di farla franca qualora il viaggio dovesse davvero concludersi in un disastro.
    Ecco perché è grottesco che le questioni mosse dal movimento No Global vengano presentate, e in Italia anche si autopresentino, come uno scontro fra Destra e Sinistra, dove la prima sarebbe Global e la seconda anti, Destra e Sinistra sono tutte e due Global, perché si dividono solo sulla sistemazione dei viaggiatori, ma sono entrambe convinte che il treno sia "la migliore delle macchine possibili", concordano sulla sua direzione, sulla sua strepitosa velocità, pensano anzi che aumentandola ulteriormente verranno risolti i problemi di chi sta sul treno.
    Il movimento No Global, almeno nelle sue correnti più profonde e coerenti, ritiene all'opposto che il treno, per quanto luccicante, sia diventato una macchina infernale e che non solo vada rallentato ma fermato o addirittura debba fare una sia pur cauta e graduale retromarcia per essere riportato a qualcuna delle stazioni precedenti, o che debba prendere almeno una linea secondaria, meno veloce, meno ambiziosa, più umana.
    E che si debba farlo al più presto perché, come mi ha detto una volta a Ginevra il Nobel Carlo Rubbia, che non è un oscurantista, che non è un millenarista e un apocalittico, ma uno scienziato abituato a usare gli strumenti della ragione, "potremmo anche aver superato il punto di non ritorno".
    Destra e sinistra, che discendono entrambi dagli ideatori o quantomeno dai razionalizzatori del treno, dalla Rivoluzione industriale e dall'Illuminismo, sono industrialiste, economiciste, positiviste, progressiviste e moderniste e non possono accettare e nemmno concepire questa retromarcia. Perché negherebbero le proprie fondamenta.
    Quindi quando in Italia la Sinistra, sia nella sua variante tardo-marxista dei giovanotti inconsapevoli dei Centri sociali, sia in quella adulta, riformista, cerca di mettere le mani sul No Global, o quantomeno di utilizzarlo in funzione interna, elettoralistica, realizza una contraddizione in termini e compie un'appropriazione indebita.
    Per chi, come me, si considera antimodernista (o postmodernista se il termine turba meno le orecchie) Destra e Sinistra pari sono. Ed è ciò che non capiscono quei lettori che mi accusano di essere "un comunista".
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  4. #14
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    Intervista a Paolo Grimoldi, Coord. Fed MGP sulla Globalizzazione
    Intervista di Vittorio De Battisti, MGP Valpolicella

    D Pensa che la globalizzazione arricchisca pochi o produca comunque benefici a tutta la societa?

    La globalizzazione, fenomeno di per sè governabile e che potrebbe addirittura permettere alle identità locali di emergere e confrontarsi le une con le altre, attualmente viene amplificata e "telecomandata" da poche potentissime lobbies e grandi famiglie di plutocrati e tecnocrati che perseguono i propri esclusivi interessi finanziari e borsistici. E quello che è ancora più grave, si tente di trasformare la globalizzazione da fenomeno prettamente economico-commerciale in ideologia distruttrice di qualsiasi identità tradizionale e popoplare: il mondialismo. L'ideologia del Nuovo Ordine Mondiale è la grande nemica di tutti i popoli ancora fieri delle proprie radici e per questo va contrastata.

    D Quali sono per lei gli eventuali aspetti negativi?

    Come dicevo sopra, l'ideologia mondialista, nata dalle tesi illuministiche e massoniche che hanno prodotto il sovvertimento dei valori tradizionali in Europa dalla Rivoluzione Francese in avanti, e poi nel resto del mondo cosiddetto "occidentale".

    D Ci sara' gente colpita in senso negativo dalla globalizzazione?

    Qualche interessante reazione popolare fortunatamente si vede e i movimenti autonomisti, indipendentisti, identitari, come la Lega, che sono emersi negli ultimi anni, lo dimostrano. La massa, invece (a parte i cosiddetti no global, che invece dovrebbero chiamarsi "new global", essendo l'altra faccia della stessa medaglia globalizzante e mondialista), non riesce ancora a rendersi conto della pericolosità di una situazione sempre più inquietante.

    D La globalizzazione tende ad annientare le nazioni, identita',culture ecc.. possono i popoli, a suo parere, dare una risposta?

    Sicuramente i popoli, volendolo, possono impedire la degenerazione della globalizzazione e riportarla a livelli sopportabili. Perché le radici profonde non gelano nemmeno di fronte alla globalizzazione.

    D Il movimento ‘no-global’ sa dare, secondo lei, risposte sufficienti e serie o e' troppo diviso?

    Il movimento anti-global rappresenta una grandissimo bluff. I no global non sono contro la globalizzazione, ma contro alcune interpretazioni della globalizzazione. I no global vogliono l'apertura di tutte le frontiere, sono per la società multirazziale, esattamente come vogliono i magnati della grande finanza e gli gnomi di Wall Street. Alcuni di loro, correttamente, al raduno di Firenze, hanno dichiarato di sentirsi "new global". Certe manifestazioni violente dei cosiddetti no global inoltre richiano di far sipmatizzare la gente comune proprio per la globalizzazione, perchè se combattere la globalizzazione significa devastare banche, scatenare guerriglia urbana, assaltare i McDonald's, allora, molti penseranno, è meglio la globalizzazione.


    WWW.GIOVANIPADANI.COM
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  5. #15
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    Mass Media e la dittatura globalizzata del microfono
    Sergio Terzaghi, da la Padania 29/8/05
    In un editoriale, pubblicato su "La Padania", il 04 agosto ultimo scorso, Luigi de Marchi ha sostenuto la necessità d'una "guerra mediatica contro i fanatici". Alla luce di quanto affermato dell'autore, già consulente di Confidustria nonché fondatore della "scuola di psicologia umanistica esistenziale", è opportuno esprimere alcune considerazioni. Oggigiorno, le tecniche di comunicazione hanno conosciuto uno sviluppo straordinario e, grazie a ciò, viviamo l'era della comunicazione globale istantanea. Infatti, ciascuno, in qualunque parte del globo si trovi, può diffondere o trasmettere notizie, ma anche agire a qualsiasi livello, operando persino, con un semplice tocco di mouse, nel settore finanziario e borsistico. L'odierno sistema multimediale, in grado di diffondere lo stesso messaggio, in modo continuo e in diretta a tutto il pianeta, appartiene a pieno titolo al fenomeno della cosiddetta globalizzazione. L'esempio più lampante è fornito dalla mondovisione di eventi sportivi, quali le olimpiadi, i mondiali di calcio o eventi musicali, quale ad esempio il LiveAid. L'impatto che detti eventi hanno sulle masse, e l'audience riservato loro, permettono di misurare lo straordinario potere dei media. I mezzi di informazione scelgono le notizie da mettere in risalto e quelle su cui non val la pena soffermarsi. I media possono screditare o elevare alle stelle in un istante su scala planetaria. Saddam Hussein può passare da baluardo della laicità medio orientale a foraggiatore di terroristi, mentre Bill Clinton può uscire, in poco tempo, dal pantano dello scandalo Lewinsky e cogliere le massime onorificenze mediatiche per aver "liberato" il Kosovo. Pertanto, oggigiorno, i mass-media hanno acquisito un potere talmente elevato che li legittima ad indirizzare interi popoli verso idee degne d'essere accettate ma anche a bandirne altre non conformi al pensiero unico. I mass-media consigliano persino quali prodotti bisogna acquistare e quali spettacoli bisogna andare a vedere. Non è quindi esagerato dire che un simile potere va al di là delle capacità di propaganda di cui disponevano in passato i regimi totalitari. Ne è d'esempio la recente campagna pubblicitaria d'una compagnia telefonica. Lo spot mostra la figura di Ghandi che, entrato in una capanna, pronuncia il suo discorso davanti ad una webcam, la quale consente di trasmettere la sua immagine contemporaneamente in tutto il mondo. Il volto di Ghandi appare dapprima su un maxischermo installato in un'affollatissima piazza degli Stati Uniti, in seguito appare sul videofonino tenuto in mano da una coppia che si trova a Roma, ma anche su un PC portatile di un gruppo di uomini d'affari, riuniti in un ufficio di Londra. Le parole di Ghandi giungono simultaneamente, grazie ad un telefonino con auricolare, anche all'orecchio di un asiatico che si trova nella confusione del mercato di una città orientale, mentre due Masai, in Kenya, riescono ad osservare Ghandi con il supporto di un PC portatile. Al contempo, il messaggio del Mahatma rimbalza sul maxischermo posizionato in Piazza Rossa, nel cuore di Mosca. Il "carosello" si conclude con la frase: "se avesse potuto comunicare che mondo sarebbe?". Il problema sta proprio qui. Immaginiamo nello spot, al posto di Gandhi, Hitler o Stalin: che mondo sarebbe se anche costoro avessero potuto comunicare allo stesso modo? Invero, l'odierno sistema mediatico apre delle possibilità di propaganda o di condizionamento che i tiranni d'un tempo non avrebbero neanche immaginato. Inoltre, l'odierno sistema mediatico veicola messaggi che non rispondono alla causa dei popoli, ma soggiacciono alla logica del profitto propria del mercato globale. Il mercato ha autorità su tutto ed è, secondo le regole del pensiero unico, il Leviatano, ossia il tiranno che regola i conflitti tra gli individui. Non a caso, l'odierna tecnologia genera enormi interessi economici e finanziari. In questa quadro si inserisce, inevitabilmente, il mezzo di comunicazione oggi dominante: la televisione. E' presente in tutte le case: una sua assenza sconcerta psicologi e assistenti sociali. Chi non ne possiede una, o non ne gradisce i contenuti, viene considerato un caso clinico. Recentemente, in Brianza, due increduli genitori hanno ricevuto la visita d'un assistente sociale poiché loro figlio, alle elementari, aveva confidato alla maestra che tra le mura domestiche non vede la televisione. Del centralismo dell'apparecchio televisivo ne ha risentito anche l'architettura. La TV rappresenta il trono del salotto, la cui disposizione si fa in funzione dell'apparecchio e non, come vorrebbe la nostra tradizione, per formare una cerchia conviviale onde facilitare la comunicazione interpersonale. Guardare la televisione costituisce oggi, per gli occidentali, la terza attività principale, dopo il lavoro e il sonno. Francesi e padani la guardano tre ore al giorno, gli statunitensi quattro: le viene dedicato molto più tempo rispetto al nutrirsi o al fare l'amore. L'adattamento alla televisione avviene sin dall'infanzia. Prima ancora di saper leggere, un bambino ha passato migliaia di ore davanti alla televisione. La televisione influenza la gente ad un punto tale che è diventata l'elemento centrale della vita politica. Il futuro di politico non dipende più dalle idee di cui è portatore, ma dall'indice di gradimento che ottiene in televisione: lì si gioca la vera campagna elettorale. L'influenza dei media è quindi altissima anche sulla vita politica: possono delegittimare l'avversario del momento, essere strumento di propaganda o di disinformazione. Inoltre, esiste una perfetta simbiosi fra il sistema dei media e l'ideologia dominante: essi si appoggiano l'uno all'altro, difendendo i rispettivi primati reciprocamente. Non a caso, il grande Solzenycin, dopo aver passato alcuni anni in America, ha affermato: "un tempo ho vissuto in un sistema dove non si poteva dire niente, sono arrivato in un sistema dove si può dire tutto e ciò non serve a niente. (…) Oggigiorno, per essere isolati o esclusi non servono gulag o camere a gas, basta togliere il microfono". Ma v'è di più. Per mantenere l'egemonia, al sistema mediatico-ideologico basta diffondere un messaggio attraverso il tubo catodico: arriverà istantaneamente in miliardi di abitazioni. A riguardo, il filosofo francese Jean Baudrillard ha scritto che "la televisione è, con la sua presenza, il controllo sociale a casa propria". Inevitabilmente, la presenza della televisione tende a far scomparire le relazioni interpersonali poiché pone i telespettatori nella posizione dei consumatori passivi, isolati gli uni dagli altri, senza una forte vita di relazione. Pertanto, è evidente come la televisione abbia ampiamente contribuito al processo di distruzione del legame di comunicazione e solidarietà che era proprio delle nostre comunità. Invece di uscire, di andare al cinema o a teatro, di incontrare il vicino di casa, di socializzare, si guarda la televisione. Con la TV abbiamo un rapporto privato: lei ci guarda mentre la guardiamo. Così facendo, ci regala ciò che la vita reale non ci concede: sesso, lusso, avventura, viaggi ecc. Tutto ciò, inevitabilmente, ci invita a dimenticare le nostre convinzioni, fa sognare di vivere vite altrui, ci spinge ad abbandonare ogni sistema di riferimento.
    Attraverso i mass-media vengono in continuazione lanciati messaggi di "uguaglianza globale" che spingono le persone a rinunciare dalle rispettive appartenenze: nazioni, regioni, popoli, culture tendono ad essere negate o squalificate. Ciò appartiene alla logica del pensiero unico il quale, per sua definizione, non può riconoscere una pluralità di prospettive tra cui le differenza socio-culturali esistenti tra i popoli che, invero, rappresentano la bellezza e la ricchezza del mondo. Non v'è quindi da stupirsi se persino molti sociologi vedano nella televisione una delle cause dei fenomeni d'immigrazione verso le nostre terre. I miti veicolati dalle "soap opera" e la facilità con cui certi show "nazional-popolari" regalano cospicui premi, arrivando via etere o parabola sino alle abitazioni di Tripoli e Tirana, attirano innumerevoli immigrati, i quali, una volta giunti, si rendono conto che questo non è il paese dei balocchi.
    Pertanto, scatenare nei paesi islamici, come scrive De Marchi, una "guerra mediatica", portando loro la nostra televisione, pregna di falsi miti, significa omologarli a noi. Prima di fare ad altri quello che ci è stato fatto, progettiamo di ricostruire le nostre comunità, educhiamo i nostri ragazzi ad essere più rispettosi dell'altro. Insegniamo loro ciò che è importante per trascorrere un'esistenza serena. Mostriamo loro quanto sia sterile imitare Costantino Vitagliano o la velina di turno, ma anche quanto sia ridicolo idolatrare Maria de Filippi. Spieghiamo loro che esiste, nel profondo di ognuno, un'identità che ci contraddistingue e ci accomuna al tempo stesso. Solo riscoprendola, ritroveremo il coraggio d'essere popolo. Ciò però comporta, tra le tante responsabilità, il dovere d'essere solidali e quello di abbandonare i falsi miti della società, in primis quelli televisivi. Solo così potremo far fronte alle ansie ed ai timori che quest'epoca ci sta riservando.
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  6. #16
    Fiamma dell'Occidente
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Nei cuori degli uomini liberi. ---------------------- Su POL dal 2005. Moderatore forum Liberalismo.
    Messaggi
    38,171
     Likes dati
    984
     Like avuti
    1,389
    Mentioned
    140 Post(s)
    Tagged
    48 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    link o cancello
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
    * * *

    Presidente di Progetto Liberale

  7. #17
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  8. #18
    Fiamma dell'Occidente
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Nei cuori degli uomini liberi. ---------------------- Su POL dal 2005. Moderatore forum Liberalismo.
    Messaggi
    38,171
     Likes dati
    984
     Like avuti
    1,389
    Mentioned
    140 Post(s)
    Tagged
    48 Thread(s)

    Predefinito Rif: Globalizzazione

    deve essere un link diretto a ogni articolo...
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
    * * *

    Presidente di Progetto Liberale

 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Discussioni Simili

  1. Globalizzazione
    Di bzzt! nel forum Destra Radicale
    Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 03-06-08, 19:32
  2. Che cos'è la globalizzazione?
    Di Squalo nel forum Politica Estera
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 03-08-06, 16:43
  3. Globalizzazione
    Di Il Condor nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 51
    Ultimo Messaggio: 18-02-04, 23:07
  4. Globalizzazione
    Di Il Condor nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 16-02-04, 23:28
  5. Cos'è la globalizzazione!
    Di Banditore (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 15-11-02, 10:32

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito