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Discussione: Avanti!

  1. #181
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    Predefinito Re: Avanti!

    Matteo Renzi, il nemico n.1
    della riforma costituzionale

    Premesso che questa riforma contiene più di qualche difetto e che assieme al combinato disposto di una pessima legge elettorale è in grado infliggere danni irreparabili alla nostra democrazia, premesso che la strada maestra era quella di un’Assemblea costituente perché non s’è mai visto un governo che riforma la Carta, oggi siamo al paradosso che il suo peggior nemico è anche il suo primo sostenitore, Matteo Renzi.
    Sì, perché l’insistere su una sorta di ‘giorno del giudizio’ a proposito del referendum confermativo contiene un pericolo evidente e chiaro a tutti, ma pure un vizio logico ben più grave e pericoloso.
    C’è un fronte di oppositori alla riforma a cui si uniranno inevitabilmente quanti vedono nella vittoria del No un’occasione unica per ‘mandare a casa’ Matteo Renzi, assestare un colpo formidabile al ‘suo’ Partito Democratico, e colpire l’attuale maggioranza di governo nell’ottica di un ricambio a palazzo Chigi e/o di un ricorso anticipato alle urne.
    Questo fronte è destinato ogni giorno che passa ad ampliarsi e irrobustirsi per una molteplicità di ragioni nella somma di rancori personali, visioni diverse della politica, obbiettivi incoffessabili.
    A questo punto però l’insistere come fa il nostro Presidente del Consiglio nella doppia veste di segretario del Partito Democratico, sull’idea che il voto referendario sarà anche l’occasione per far scattare il redde rationem contro i suoi oppositori interni ed esterni, non solo rafforza la convinzione in questi del No come unica via di salvezza a morte politica certa, ma svuota di valore la stessa riforma costituzionale e contraddice nella sostanza il suo primo sostenitore. Se questa riforma serve davvero al Paese e non piuttosto al segretario del PD, allora essa deve essere approvata a prescindere dalla sorti politiche di Matteo Renzi.
    Questi, insomma, dovrebbe dire esattamente il contrario di quello che va dicendo e fa dire ai suoi sostenitori: il No sarebbe una battuta d’arresto per la maggioranza che l’ha votata che dovrebbe ripensarla, correggerla, ma non rinunciarvi. La maggioranza, con Renzi, non va a casa perché ha vinto il No, ma si rimette a lavoro per fare una riforma migliore, che raccolga maggiori consensi.
    Se invece continua a dire come va dicendo un giorno sì e l’altro pure, che o passa la riforma oppure lui va via con tutta la sua maggioranza e il suo governo, rischia non solo di irridere al ruolo del Quirinale, ma soprattutto di apparire come colui che in realtà sinceramente non crede davvero nell’utilità di questa riforma.
    Se dice, come scrive anche oggi qualche giornalista-portavoce, “dopo il voto non ce ne sarà per nessuno” rivolto ai parlamentari dissidenti del Pd, fa capire che pensa a un voto per plebiscitare la sua linea politica e cancellare – ‘asfaltare’ direbbe il nostro – ogni opposizione interna, col rischio che alla fine gli elettori finiranno loro malgrado per buttare via il ‘bambino con l’acqua sporca’.
    È questa la scommessa su cui davvero ci chiede di puntare?


    Carlo Correr


    Matteo Renzi, il nemico n.1 della riforma costituzionale | Avanti!
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    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #182
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    Predefinito Re: Avanti!

    Il 25 aprile e noi


    Il 25 aprile è una ricorrenza storica da non dimenticare. Abbiamo sconfitto il nazifascismo e conquistato la libertà. E’ la celebrazione dell’alba della nostra democrazia. Rappresenta la fine di una dittatura, di una invasione, di una guerra. Ormai quasi tutti i protagonisti della lotta di liberazione sono scomparsi. E tra poco il 25 aprile sarà come il 4 novembre o il 1861. Tutte date importanti nella storia d’Italia. La mia generazione ha fatto l’errore di continuare la guerra quando era finita da decenni. Di non riconoscere la coerenza e la tragedia di chi ha perso. Di non ammettere gli errori e le tragedie di chi ha vinto. Io sono un vincitore che non ha mai chiuso gli occhi.
    La rivisitazione critica del passato è all’ordine del giorno. E così la sua più rigorosa opposizione a qualsiasi revisionismo. Bisogna a mio giudizio tenere duro su un punto politico di fondo. E cioè che combattevano dalla parte giusta coloro che stavano dalla parte degli alleati e dei partigiani che seppero sbarrare la strada all’orrore nazista e al suo alleato fascista. Se fosse avvenuto il contrario come sarebbero stati il mondo, l’Europa, la civiltà?
    Nello stesso tempo non si possono più accettare né le versioni caricaturali del fascismo, che per vent’anni seppe mantenere il potere in Italia conquistandosi un consenso popolare crescente, né la concezione di una guerra tra buoni e cattivi. Tutte le guerre civili sono state guerre crudeli, hanno insanguinato le famigiie, sono state caratterizate anche da atti di ferocia, sono state attraversate da episodi di camaleontismo e di tetragona coerenza da entrambe le parti. Dopo la guerra qualcuno la continuò in taluni territori seminanado morte e paura. Per questo sono stato e sono dalla parte dei vincitori, ma sempre ad occhi e cervello aperti.

    M. Del Bue

    Il 25 aprile e noi | Avanti!
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  3. #183
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    Predefinito Re: Avanti!

    Anche Prodi contro Renzi

    Si può accusare il destino “cinino e baro”, si può colpevolizzare il popolo per non averlo capito, o sentenziare, come fece la Buonanima, che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”. In effetti il governo Renzi cose ne ha fatte. Meritava di essere condannato dall’elettorato? Pensiamo agli ottanta euro (ormai diventa però una cantilena), al Jobs act, al taglio dell’Irap, alla detassazione delle prime assunzioni, alla Buona scuola, all’eliminazione dell’Imu sulla prima casa (un provvedimento a mio giudizio ingiusto perchè generalizzato). Pensiamo alla riforma del codice degli appalti voluta dal nostro Nencini e poi alla riforma elettorale, che personalmente ho sempre contestato, e alla riforma costituzionale con la fine del bicamerialsimo paritario e della folle riforma del Titolo V approvata dall’Ulivo. Anche se, per la verità, la riforma costituzionale dovrebbe essere compito del Parlamento e non del governo (ma per due volte era già andata cosi, ai tempi dell’Ulivo e della Casa delle libertà, e non può destare scandalo solo oggi).


    Cos’é che non ha funzionato? E lo dico da uomo poltico che non ha mai apprezzato il cambio di maglia dopo le sconfitte e il rigeneratorio taglio della testa del tiranno (scommetto che la velocità del passaggio da Bersani a Renzi produrrà nei prossimi giorni, se non un altrettanto repentino passaggio all’indietro, un altrettanto rapido ingrossamento della pattuglia dei renziani “critici”). Non so come definire Prodi. Si dice che il professore sia ancora seccato della marcia dei 101 a cui Renzi, ma anche D’Alema, avrebbe recato un contributo. E che la sua candidatura a mediatore Onu in Libia sia stata giocata male volutamente. Resta il fatto che nell’intervista pubblicata su Repubblica l’ex presidente del Consiglio non risparmia frecce avvelenate al presidente del Consiglio, condensate in una sorta di scioglilingua: “Cambiare le politiche, non solo i politici. Se non cambiano le politiche, il politico cambiato si logora anche in due anni”.


    Resta ignoto quali politiche Prodi si augura che cambino visto che molti mali italiani dipendono da quell’entrata italiana nell’euro che non può essere attribuita a Renzi. Oggi Renzi si trova più solo e l’unica cosa che immediatamete deve fare è di non trincerarsi coi suoi amichetti a discutere del nulla. Si apra a una riflessione a tutto campo per produrre anche un nuovo governo con personalità di primo piano, come fece Blair, che nel suo esecutivo non si portò dietro i suoi compagni di classe, ma economisti e politici di serie A. Lanci un programma economico e sociale, su questo Prodi ha ragione, per combattere le disuguaglianze (anche una patrimoniale sulle grandi ricchezze abbinata all’aumento delle pensioni minime, molto più urgenti degli ottanta euro per i ceti medi e dell’abolizione dell’Imu). Progetti un grande piano di opere pubbliche per creare nuova occupazione e far crescere il Pil, anche fuoriuscendo transitoriamente dai vincoli europei, che non costituiscono la linea gotica del virtuosismo.


    Nencini, Alfano, Zanetti, non so Verdini, devono stipulare un patto politico. Sono in condizione di poterlo rendere efficace. Da loro dipende la permanenza in carica dell’esecutivo. E pretendano il cambiamento immediato della legge elettorale e non solo il trasferimento del premio dalla lista alla coalizione. Lo pretendano non tanto per un’assicurazione sul loro futuro, ma per evitare di offrire ai Cinque stelle la migliore delle leggi possibili. Sembra che l’Italicum sia stato studiato apposta per Grillo e compagnia. Sono, loro, l’unica forza non coalizzabile (e il premio l’hanno dato alla lista), sono il terzo polo che al ballotaggio può aggregare i consensi dell’elettorato degli altri due (e hanno inventato il doppio turno e il ballottaggio). Ci manca solo che scrivano un articolo dell’Italicum secondo il quale la vittoria è assicurata a un movimento che vanti nel simbolo un numero dispari di corpi celesti dotati di luce propria…


    M. Del Bue

    Anche Prodi contro Renzi | Avanti!
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  4. #184
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    Predefinito Re: Avanti!

    Si sta sgretolando non solo una maggioranza di governo tenuta insieme da interlocutori dei quali il maggior partito ritiene, grazie all’Italicum, sia bene fare a meno, ma anche lo stesso sistema di una seconda repubblica mai nata. All’orizzonte si profila una crisi irreversibile del renzismo, la nuova medicina che pareva vincente, la magica soluzione dei rottamatori dalle belle facce con lo sguardo rivolto al futuro, d’impronta decisionista e votati al verbo del fare, accompagnata da un successo progressivo e irrefrenabile dei Cinque stelle, il movimento anti sistema che ha il vantaggio, contrariamente a tutti gli altri partiti, di non aver mai governato.
    Ci si interroga sul che fare. Il nostro piccolo Psi ha avanzato proposte di buon senso: fissare il referendum dopo la legge di stabilità, magari spacchettandolo, di modo che il voto sia di conseguenze meno traumatiche, introdurre misure di equità, come l’aumento delle pensioni minime e altro, rivedere la legge elettorale. Renzi non ha cambiato di una virgola la sua posizione e di un pelo di sopracciglio il suo atteggiamento. Che resta di aggressività e di fiducia nella vittoria. Il rischio è che tra un po’ si trasformi in un Brancaleone che sguainava la sciabola e conclamava un attacco senza aver dietro un esercito.
    Oggi non è tempo di smargiasserie, né di rodomontate. In democrazia comanda il popolo che si esprime attraverso le elezioni e, in epoca massmediologica, anche grazie ai sondaggi. Il Pd di Renzi ha perso le elezioni comunali e in tutti i rilievi si trova oggi superato dai Cinque stelle, che diverrebbero il primo partito e con l’Italicum e la riforma costituzionale, che attribuisce solo alla Camera il voto di fiducia, sarebbero incoronati nuovi padroni d’Italia. Questo non è un buon motivo per cambiare la legge elettorale, che era sbagliata in partenza, come l’Avanti ha sempre denunciato, per un doppio turno nazionale che non esiste in nessun altro paese, se non per l’elezione di un presidente e non di un parlamento. Ma continuare a sostenere che l’Italicum non si tocca fa pensare che al presidente del Consiglio sia estranea quell’arte della mediazione che era virtù in tempi lontani e oggi rimpianti. Che non sia propenso alla riflessione e alla consapevolezza della realtà, che dovrebbero restare anche oggi una dote fondamentale di un leader. E che a lui si addica solo la politica della sfida, della gara, della conta. Insomma, uso un paragone a lui caro, che si mostri un centravanti di sfondamento che non riesce a essere utile in difesa, quando bisogna salvare il risultato.
    Tentando di andare ancora più in profondità e alla radice della crisi italiana, direi che balza agli occhi la inadeguatezza del sistema politico e della sua classe dirigente. Non basta essere giovani e belli per governare l’Italia, e questo soprattutto in epoca di vacche magre. Non serve più un sistema anti identitario, nato dopo gli errori dei partiti storici a seguito dell’ottantanove e dei colpi strabici della rivoluzione giudiziaria. Il Pd a sinistra è un contenitore di segmenti ideali, in un cui oggi gli ex democristiani hanno la prevalenza nella politica e gli ex comunisti hanno la soddisfazione dei riconoscimenti storici e del possesso degli archivi. Ma che partito è? Socialista in Europa ma non in Italia, riformista e moderato, laico ma senza esagerare, contro il terrorismo ma in pace, anche dopo Dacca, ha l’appoggio della Confindustria e non dei sindacati. Strano. Quanto può durare? Anche pet questo con Giovanni Negri oggi lanciamo una sfida. Difficile, forse impossibile, ma affascinante. E soprattutto politicamente giustificata. Torniamo alle identità. Noi ne proponiamo una.

    M. Del Bue


    Giovanni ed io sulle macerie della politica | Avanti!
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  5. #185
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    Predefinito Re: Avanti!

    Appello ai radicali e ai socialisti


    Radicali e socialisti sono stati in Italia i promotori di grandi battaglie di libertà e di giustizia, i protagonisti di iniziative politiche in apparenza antiche, in realtà più che mai attuali.
    Oggi, in un Paese nel quale la politica sembra ancora assente, inchiodata all’eterna agonia della Prima Repubblica, è giunto il tempo di dire che senza vera e buona politica non potrà mai esserci ricostruzione sociale, economica, democratica. Più l’Italia è povera di politica, più appare rassegnata al proprio declino o pronta a consegnarsi all’illusione di scorciatoie prive di credibilità e dal fiato già corto. Manca un soggetto con una chiara identità. Manca un progetto definito e credibile. Mancano interpreti affidabili e coraggiosi.
    La fine del vecchio sistema politico ha visto la nascita di partiti post ideologici che si sono trasformati in contenitori senza identità, spesso uniti solo per motivi elettorali e quasi sempre divisi su temi fondamentali del vivere civile. Nostro proposito è quello di verificare la possibilità di creare le condizioni per rilanciare quelle battaglie civili e quell’identità laica, liberale, libertaria, riformista umanitaria, che furono alla base dell’azione di Marco Pannella e di Loris Fortuna, di migliaia di socialisti e di radicali.
    Il passato è indispensabile per avere credibilità. Forze politiche senza identità e senza passato scommettono da oltre vent’anni sul progresso del nostro Paese, che in questo ventennio ha invece conosciuto un profondo regresso. Occorre una sterzata, una svolta reale, che faccia dell’Italia un partner europeo attivo, critico, incalzante. Al primo posto mettiamo l’Europa, perché o questa Unione Europea cambia, e cambia in fretta, o è destinata ad essere travolta. E’ giusto, è doveroso pretendere – anche in nome del sogno di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi – una Europa diversa, composta da Paesi che responsabilmente condividano tutto: potenzialità, benefici, ma anche rischi e difficoltà. E’ questa la condizione per conquistare istituzioni democratiche e federali, per un’Europa politica e non solo monetaria, affratellata da principi di responsabilità, solidarietà ed eguaglianza, non meramente sottoposta a vincoli spesso astratti, a politiche economiche opache, a procedure burocratiche che pretendono di sostituirsi a una democrazia europea che stenta ancora a nascere. Non è un caso che populismo, nazionalismo, estremismo siano lungo l’ultimo decennio dilagati insieme a sempre più corpose fasce di povertà, a una miseria e a una disoccupazione che ricordano talvolta più l’Europa in bianco e nero del dopoguerra che l’Europa affluente del mercato comune.
    Chiediamo al governo italiano di assumere un’iniziativa politica che chiami i partner europei a una nuova conferenza e a nuovi Trattati di Roma, fondativi di una UE totalmente rinnovata. Chiediamo nel contempo al governo italiano di varare una politica economica per rilanciare lo sviluppo e darsi l’obiettivo di aumentare considerevolmente il Pil abbassando nel contempo la disoccupazione, soprattutto giovanile. Occorre un massiccio piano di opere pubbliche (infrastrutturali, ambientali, civili). Occorre una riforma drastica della giustizia civile e penale, senza la quale la volontà di intraprendere non si affaccerà di nuovo né nel Nord Italia nè nel Mezzogiorno. Occorre un Servizio Civile nazionale aperto a giovani disoccupati e anziani pensionati, da mettere a disposizione di enti locali e pubbliche amministrazioni per la cura e la valorizzazione dei servizi pubblici, del territorio, del suolo e del sottosuolo, per accudire e mettere a frutto le mille bellezze italiane. Occorre tagliare enti inutili, spesa pubblica legata allo spreco, malagestione del sistema pubblico allargato. Occorre rimodulare l’intera politica fiscale nonché i parametri fissati dall’Unione Europea sulla base di questi precisi obiettivi di ricostruzione e sviluppo, non di astratti vincoli all’ombra dei quali dilagano soltanto recessione e degrado sociale.
    Sul terreno istituzionale propendiamo per una scelta, anche referendaria, tra modello presidenziale e parlamentare. Inutile girarci intorno. In Italia da anni si procede in un percoso di parlamentarismo de facto e di presidenzialismo de iure. Si sostiene che esistano oggi presidenti e governi non eletti dal popolo come se quelli precedenti lo fossero stati, si parla della nuova legge elettorale come dello strumento per sancire un vincitore, e non una lista vincente. Si ragiona come se l’Italia fosse una repubblica presidenziale, mentre nessuna riforma, nemmeno quella che sarà sottoposta a ottobre a referendum, lo prevede. Così continua l’ambiguità. Al di là dunque delle riforme previste dal Referendum costituzionale, ci faremo promotori di un referendum propositivo per scegliere il modello presidenziale, con legge elettorale maggioritaria.
    In materia di libertà civili è urgente il rilancio di nuove leggi sul fine vita, sulla maternità e paternità artificiali, sulla stepchild adoption, sul sistema delle adozioni, sulla giustizia, sulle carceri. Sono questioni che hanno prodotto, nell’attuale parlamento dei partiti senza identità, divisioni in tutti gli schieramenti, nessuno unito dalla concezione della vita. In questa materia l’Italia è tutt’ora il fanalino di coda dell’Europa, condizionata storicamente della presenza del Vaticano e oggi da settori del cattolicesimo più integralista che contestano le stesse aperture dell’attuale pontefice. L’Italia è ormai l’unico paese a non avere una legge sul testamento biologico, che la morte di Eluana Englaro pare avere seppellito per sempre, e su questa materia come sull’adozione del figlio del partner (stepchild adoption) decidono ormai i tribunali. Sulle coppie omosessuali abbiamo adottato la legge (quella della democristiana Germania, emendandola del tema dell’adozione del figlio del compagno) più moderata. La legge sulla fecondazione artificiale è stata completamente riscritta dalla Corte costituzionale attraverso molteplici sentenze. Noi rilanciamo sull’insieme di questa materia un’impostazione europea. Anche sulla giustizia guardiamo all’Europa e rilanciamo la proposta di legge presentata alla Camera dalla Rosa nel pugno, fondata sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante e sul doppio Csm, proponiamo una diversa formulazione del carcere preventivo del quale si continua a fare abuso, una legge di amnistia o di indulto per reati minori. Ma soprattutto sappiamo che anche tali provvedimenti avranno una valenza del tutto parziale se non verrà quanto prima affrontata una radicale riforma della Giustizia , basata su nuovi investimenti e alcuni principi tassativi. Nuovi investimenti volti a far lavorare i Tribunali italiani a tempo pieno per smaltire un ingorgo giudiziario altrimenti ingovernabile, principi tassativi connessi alla durata complessiva di qualsivoglia procedimento penale e civile.
    Su questi temi chiamiamo a raccolta il mondo radicale e socialista, ma anche quello ambientalista, laico, liberale, settori della realtà cattolica che separano la sfera religiosa da quella statale, la realtà del volontariato e del terzo settore che può rappresentare un’ottima potenzialità per un paese in crisi anche di coraggio e di inventiva, per procedere ad un confronto di idee e di proposte. Non per creare un’unione di sigle, di partiti, di improbabili eserciti organizzati, ma per contribuire a unire persone, cittadini accomunati da un progetto, da una speranza. Il nostro tentativo non avrà vita facile. Lo contrasteranno le lobbies degli attuali partiti anti identitari, quelli che pensano al potere come legittimazione della loro presenza. Estranei a una destra che pare in balia della pura protesta, a una sinistra dall’identità smarrita, sappiamo che a noi possono guardare i tanti che oggi cercano un luogo della politica e del confronto civile laico, aperto, tollerante. Alternativo a quanti hanno messo radici nella scontentezza e nella crescente povertà, proponendo le scorciatoie irresponsabili di una ricostruzione che non è decrescita felice bensì sviluppo, non è reddito di cittadinanza bensì impresa e lavoro.
    Noi mettiamo radici nella nostra storia, nelle nostre battaglie vinte, nella comune visione del mondo, dell’Europa, dell’Italia. Noi intendiamo progettare attraverso un’identità credibile un futuro migliore.

    Mauro Del Bue e Giovanni Negri


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  6. #186
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    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    Appello ai radicali e ai socialisti


    Radicali e socialisti sono stati in Italia i promotori di grandi battaglie di libertà e di giustizia, i protagonisti di iniziative politiche in apparenza antiche, in realtà più che mai attuali.
    Oggi, in un Paese nel quale la politica sembra ancora assente, inchiodata all’eterna agonia della Prima Repubblica, è giunto il tempo di dire che senza vera e buona politica non potrà mai esserci ricostruzione sociale, economica, democratica. Più l’Italia è povera di politica, più appare rassegnata al proprio declino o pronta a consegnarsi all’illusione di scorciatoie prive di credibilità e dal fiato già corto. Manca un soggetto con una chiara identità. Manca un progetto definito e credibile. Mancano interpreti affidabili e coraggiosi.
    La fine del vecchio sistema politico ha visto la nascita di partiti post ideologici che si sono trasformati in contenitori senza identità, spesso uniti solo per motivi elettorali e quasi sempre divisi su temi fondamentali del vivere civile. Nostro proposito è quello di verificare la possibilità di creare le condizioni per rilanciare quelle battaglie civili e quell’identità laica, liberale, libertaria, riformista umanitaria, che furono alla base dell’azione di Marco Pannella e di Loris Fortuna, di migliaia di socialisti e di radicali.
    Il passato è indispensabile per avere credibilità. Forze politiche senza identità e senza passato scommettono da oltre vent’anni sul progresso del nostro Paese, che in questo ventennio ha invece conosciuto un profondo regresso. Occorre una sterzata, una svolta reale, che faccia dell’Italia un partner europeo attivo, critico, incalzante. Al primo posto mettiamo l’Europa, perché o questa Unione Europea cambia, e cambia in fretta, o è destinata ad essere travolta. E’ giusto, è doveroso pretendere – anche in nome del sogno di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi – una Europa diversa, composta da Paesi che responsabilmente condividano tutto: potenzialità, benefici, ma anche rischi e difficoltà. E’ questa la condizione per conquistare istituzioni democratiche e federali, per un’Europa politica e non solo monetaria, affratellata da principi di responsabilità, solidarietà ed eguaglianza, non meramente sottoposta a vincoli spesso astratti, a politiche economiche opache, a procedure burocratiche che pretendono di sostituirsi a una democrazia europea che stenta ancora a nascere. Non è un caso che populismo, nazionalismo, estremismo siano lungo l’ultimo decennio dilagati insieme a sempre più corpose fasce di povertà, a una miseria e a una disoccupazione che ricordano talvolta più l’Europa in bianco e nero del dopoguerra che l’Europa affluente del mercato comune.
    Chiediamo al governo italiano di assumere un’iniziativa politica che chiami i partner europei a una nuova conferenza e a nuovi Trattati di Roma, fondativi di una UE totalmente rinnovata. Chiediamo nel contempo al governo italiano di varare una politica economica per rilanciare lo sviluppo e darsi l’obiettivo di aumentare considerevolmente il Pil abbassando nel contempo la disoccupazione, soprattutto giovanile. Occorre un massiccio piano di opere pubbliche (infrastrutturali, ambientali, civili). Occorre una riforma drastica della giustizia civile e penale, senza la quale la volontà di intraprendere non si affaccerà di nuovo né nel Nord Italia nè nel Mezzogiorno. Occorre un Servizio Civile nazionale aperto a giovani disoccupati e anziani pensionati, da mettere a disposizione di enti locali e pubbliche amministrazioni per la cura e la valorizzazione dei servizi pubblici, del territorio, del suolo e del sottosuolo, per accudire e mettere a frutto le mille bellezze italiane. Occorre tagliare enti inutili, spesa pubblica legata allo spreco, malagestione del sistema pubblico allargato. Occorre rimodulare l’intera politica fiscale nonché i parametri fissati dall’Unione Europea sulla base di questi precisi obiettivi di ricostruzione e sviluppo, non di astratti vincoli all’ombra dei quali dilagano soltanto recessione e degrado sociale.
    Sul terreno istituzionale propendiamo per una scelta, anche referendaria, tra modello presidenziale e parlamentare. Inutile girarci intorno. In Italia da anni si procede in un percoso di parlamentarismo de facto e di presidenzialismo de iure. Si sostiene che esistano oggi presidenti e governi non eletti dal popolo come se quelli precedenti lo fossero stati, si parla della nuova legge elettorale come dello strumento per sancire un vincitore, e non una lista vincente. Si ragiona come se l’Italia fosse una repubblica presidenziale, mentre nessuna riforma, nemmeno quella che sarà sottoposta a ottobre a referendum, lo prevede. Così continua l’ambiguità. Al di là dunque delle riforme previste dal Referendum costituzionale, ci faremo promotori di un referendum propositivo per scegliere il modello presidenziale, con legge elettorale maggioritaria.
    In materia di libertà civili è urgente il rilancio di nuove leggi sul fine vita, sulla maternità e paternità artificiali, sulla stepchild adoption, sul sistema delle adozioni, sulla giustizia, sulle carceri. Sono questioni che hanno prodotto, nell’attuale parlamento dei partiti senza identità, divisioni in tutti gli schieramenti, nessuno unito dalla concezione della vita. In questa materia l’Italia è tutt’ora il fanalino di coda dell’Europa, condizionata storicamente della presenza del Vaticano e oggi da settori del cattolicesimo più integralista che contestano le stesse aperture dell’attuale pontefice. L’Italia è ormai l’unico paese a non avere una legge sul testamento biologico, che la morte di Eluana Englaro pare avere seppellito per sempre, e su questa materia come sull’adozione del figlio del partner (stepchild adoption) decidono ormai i tribunali. Sulle coppie omosessuali abbiamo adottato la legge (quella della democristiana Germania, emendandola del tema dell’adozione del figlio del compagno) più moderata. La legge sulla fecondazione artificiale è stata completamente riscritta dalla Corte costituzionale attraverso molteplici sentenze. Noi rilanciamo sull’insieme di questa materia un’impostazione europea. Anche sulla giustizia guardiamo all’Europa e rilanciamo la proposta di legge presentata alla Camera dalla Rosa nel pugno, fondata sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante e sul doppio Csm, proponiamo una diversa formulazione del carcere preventivo del quale si continua a fare abuso, una legge di amnistia o di indulto per reati minori. Ma soprattutto sappiamo che anche tali provvedimenti avranno una valenza del tutto parziale se non verrà quanto prima affrontata una radicale riforma della Giustizia , basata su nuovi investimenti e alcuni principi tassativi. Nuovi investimenti volti a far lavorare i Tribunali italiani a tempo pieno per smaltire un ingorgo giudiziario altrimenti ingovernabile, principi tassativi connessi alla durata complessiva di qualsivoglia procedimento penale e civile.
    Su questi temi chiamiamo a raccolta il mondo radicale e socialista, ma anche quello ambientalista, laico, liberale, settori della realtà cattolica che separano la sfera religiosa da quella statale, la realtà del volontariato e del terzo settore che può rappresentare un’ottima potenzialità per un paese in crisi anche di coraggio e di inventiva, per procedere ad un confronto di idee e di proposte. Non per creare un’unione di sigle, di partiti, di improbabili eserciti organizzati, ma per contribuire a unire persone, cittadini accomunati da un progetto, da una speranza. Il nostro tentativo non avrà vita facile. Lo contrasteranno le lobbies degli attuali partiti anti identitari, quelli che pensano al potere come legittimazione della loro presenza. Estranei a una destra che pare in balia della pura protesta, a una sinistra dall’identità smarrita, sappiamo che a noi possono guardare i tanti che oggi cercano un luogo della politica e del confronto civile laico, aperto, tollerante. Alternativo a quanti hanno messo radici nella scontentezza e nella crescente povertà, proponendo le scorciatoie irresponsabili di una ricostruzione che non è decrescita felice bensì sviluppo, non è reddito di cittadinanza bensì impresa e lavoro.
    Noi mettiamo radici nella nostra storia, nelle nostre battaglie vinte, nella comune visione del mondo, dell’Europa, dell’Italia. Noi intendiamo progettare attraverso un’identità credibile un futuro migliore.

    Mauro Del Bue e Giovanni Negri


    Appello ai radicali e ai socialisti | Avanti!

    meritava un 3d a parte per dargli visibilità

  7. #187
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    Predefinito Re: Avanti!

    Costruire il nuovo soggetto liberalsocialista


    Tra ieri e oggi, mentre l’orecchio era teso a raccogliere notizie sulla nuova strage di Monaco, abbiamo avviato, Giovanni Negri ed io, un confronto ideale e politico, tra Bologna e Reggio Emilia, alla luce dell’appello sottoscritto da entrambi e rivolto al mondo radicale e socialista. Il primo pensiero, a mio giudizio, va rivolto alla possibilità, anzi all’ineludibilità di un inizio o, se la frase non fosse già stata usata e in parte abusata, di un nuovo inizio. Questo riguarda innanzitutto i radicali, oggi alle prese con la complicata fase del dopo Pannella, che potrebbe o preludere a una fine imminente dopo una vischioso, litigioso, autolesionistico percorso di sofferenza, oppure aprire un nuovo tempo di contaminazione e di rilancio. Ma questo riguarda anche il mondo socialista che dopo la morte (prima politica e poi fisica) di Craxi non ha saputo individuare un approdo accettabile.
    L’unico momento felice del travagliato percorso socialista, in questo tenebroso ventennio, è stato quello contrassegnato dall’esperienza della Rosa nel pugno, cioè proprio dall’incontro col mondo radicale. A quest’ultimo fine, non alla trasposizione meccanica della Rosa nel pugno, ma alla ripresa dei suoi caratteri distintivi, tende l’iniziativa di Giovanni Negri con la sua Mariannna, nemmeno lontana parente della renziana Leopolda, che mette radici nel mondo radicale, ma si apre a nuovi compagni di strada e innanzitutto al mondo socialista. Ben strano il sistema politico italiano, dove le due culture perdenti, quella comunista e quella democristiana, sopravvivono nei partiti, nei personaggi, nei simboli della cosiddetta seconda repubblica mai nata. Questo nel Pd, dove si alternano i riferimenti a Berlinguer e a Moro, e mentre Renzi oggi stabilisce intese con la Coldiretti, la Confindustria, la Confcommercio e la Cisl, rinverdendo il tradizionale blocco sociale della balena bianca, al suo opposto si agitano i vecchi esponenti della liturgia post comunista. Che dire del versante opposto? Parisi vorrebbe rilanciare Forza Italia come soggetto insieme liberale e popolare. Non si accorge, se l’aggettivo popolare è riferito al popolarismo europeo, della difficile, se non impossibile, conciliazione delle due prospettive?
    La mia opinione è che la guerra dell’oscurantismo islamista richieda la difesa e il rilancio della cultura liberale, e che la crisi economica richieda la difesa e il rilancio di quella socialista riformista. Il sistema politico italiano non è all’altezza di questa duplice sfida, il salvinismo è il risultato a cui tendono le iniziative del terrorismo islamico. Considerare tutto il mondo musulmano nemico è esattamente quel che vuole l’Isis. E cioè unificarlo e proiettarlo contro il nostro mondo. Il grillismo è il variegato e comodo rifugio dell’opposizione che poi è destinata a inciampare nel governo delle difficoltà e dei drammi incipienti. Che non è all’altezza della nuova drammatica sfida. Che demonizza la politica bassa, ma non contribuisce ad innalzarla.
    Occorre invece alzare il livello della politica. E’ diventato troppo basso. Non può reggere di fronte alla guerra e alla disoccupazione. Il debito italiano continua a lievitare e oggi è dato al 135 per cento sul Pil. Il fallimento è quello di partiti senza identità, senza storia, senza anima, senza cuore, senza passione. Se, come credo, siamo avviati a un azzeramento, allora bisogna pensare alla ricostruzione. E anche in tempi brevi. Al di fuori di patriottismi e revanscismi, di impossibili ritorni al passato. L’idea di fondo è rilanciare la politica come identità (che non significa ideologia). E dare voce a quella liberalsocialista perché questa oggi è necessaria non solo a coloro che ad essa si richiamano, ma perché essa è indispensabile all’Italia, all’Europa. Si tratta di un tentativo difficile, qualcuno lo giudica improbo, ma è il solo che possa contribuire ancora a motivare il nostro impegno.

    M. Del Bue

    Costruire il nuovo soggetto liberalsocialista | Avanti!
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    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  8. #188
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    Predefinito Re: Avanti!

    Molto interessante questa Convenzione della Marianna lamarianna.eu | lamarianna.eu il simbolo mi ha sempre affascinato, il progetto è ambizioso e spregiudicato...e chi lo sa, magari all'altezza della fu RnP
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  9. #189
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    Predefinito Re: Avanti!

    Silone e le accuse di Rai storia


    Adesso su Rai storia ha fatto capolino l’accusa a Ignazio Silone di aver collaborato con l’Ovra durante il regime fascista. Non la smetteranno mai gli storici comunisti di scomunicare gli ex comunisti, come Silone, come Tasca, per anni al centro di polemiche per le sue ipotizzate simpatie per Vichy. Quel che amareggia è che si debba pagare un canone per sentirsi dire che la collaborazione di Silone sarebbe addirittura stata “accertata”. Da chi? Non certo dallo storico Giuseppe Tamburrano che ha avuto modo di confutarla. Basterebbe leggere l’approfondito articolo di Aldo Forbice pubblicato sull’Avanti per rendersi conto dell’accertata e dimostrata estraneita alle accuse formulate da due storici, Mauro Canali e Dario Biocca, e riprendere gli esiti delle ricerche di Alberto Vacca pubblicate in un libro dedicato a confutare tutte le accuse sull’argomento. E’ doloroso registrare ancora una volta la completa manomissione della storia socialista italiana. O ci se ne dimentica, e questo avviene assai spesso, anche nel recente articolo di Bruno Vespa sul Quotidiano nazionale quando cita a proposito della vecchia e nobile politica le figure di De Gasperi e di Togliatti, oppure i suoi grandi protagonisti, come appunto Ignazio Silone, socialista democratico e autonomista, vengono colpiti da accuse scellerate e senza nemmeno lo scrupolo di verificarle. Non diamogliela vinta e resistiamo anche per rispondere colpo su colpo a queste ferite della storia.

    M. Del Bue


    http://www.avantionline.it/2016/08/122303/#.V8Njy_mLTIU
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  10. #190
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    Predefinito Re: Avanti!

    I pugni di Renzi


    Una volta Berlinguer concludeva la festa dell’Unità dinnanzi a un milione di persone calibrando le parole scritte a macchina e passate al vaglio della segreteria. Adesso Renzi conclude la festa del Pd sfoderando battute a braccio e improvvisando proposte. Il mondo cambia e anche il modo di fare politica. Quel che mi ha impressionato del discorso di Renzi è l’asprezza dei suoi attacchi contro la sua minoranza interna, in particolare contro Massimo D’Alema, tratteggiato alla stregua di uno iettatore. Noblesse obblige, anche se D’Alema, per la verità, non era stato da meno. Qua e là non sono mancate osservazioni contro i piccoli partiti, compresi quelli suoi alleati, che in perfetta continuità con i giudizi di Berlusconi, vengono considerati quasi come intralci.


    Già a Reggio Emilia aveva definito i piccoli partiti come oppositori di comodo al premio di lista previsto dall’Italicum. A Catania è andato oltre. E ha ribadito la sua disponibilità a cambiare la legge elettorale tranne che sul premio (qui non si è capito se parlasse del premio di lista) e sul ballottaggio. Cioè proprio sui due punti che devono, anche a giudizio di autorevoli esponenti della sua maggioranza interna (Franceschini, Orlando, Orfini) essere cambiati. Riassumo sinteticamente perchè anche a mio giudizio si tratta di cambiamenti necessari.


    Il premio di lista costringe gli alleati a diventare avversari o ad inserirsi a mani alzate nella lista del più forte. Qualora Renzi non fosse disponibile a tramutarlo in premio di coalizione bisognerebbe prenderne atto. Nel centro-sinistra questo vale per il partito di Alfano, per l’Udc, per i socialisti, per Scelta civica, per i radicali se volessero partecipare. O entrano, col permesso del padrone di casa, nella lista del Pd o si presentano con un loro candidato (non formale) alternativo. Siccome nessuna lista, a meno di sconvolgimenti impensabili, è destinata a superare il 40 per cento al primo turno, al ballottaggio le liste prime classificate avranno bisogno dei voti di coloro che hanno votato altre liste e siccome, contrariamente alla legge sui sindaci, non è previsto alcun apparentamento nemmeno tra primo e secondo turno, le liste distinte e avversarie al primo turno diventano paradossalmente indispensabili al secondo senza poterne ricavare però alcun vantaggio. Non divideranno il premio di maggioranza con la lista vincente e se non hanno raggiunto il tre per cento al primo turno non saranno neppure rappresentate alla Camera.


    Il ballottaggio è invece istituto che traballa a seconda dei sondaggi. Era ipotizzato quando la vittoria del Pd dopo le Europee pareva scontata. Venne poi messo in discussione quando tutti i sondaggi davano per certa la vittoria dei Cinque stelle. La sua difesa ricompare ora dopo la crisi del comune di Roma e il calo del partito di Grillo. L’esigenza del ballottaggio si avvale di un presupoosto sbagliato. E cioè che dalle urne debba uscire un vincitore, come se si dovesse eleggere direttamente un presidente o un sindaco, e non un Parlamento. Perchè non accettare il Bersanellum? Perchè se nessuna coalizione supera il 40 per cento, allora il vincitore non c’è e bisogna comporre un governo di coalizione. E allora? Siamo sicuri che se l’elettorato decide che non abbia vinto nessuno occorra comunque inventarsi un vincitore? E poi è cosi nefasta la coalizione? In Germania è stata cosi negativa la grosse coalition? E in Italia i problemi al governo li hanno creati Alfano, Casini, Zanetti e Nencini o la minoranza del Pd?


    In quale legge elettorale del mondo è previsto l’istituto del vincitore? Solo quando si fronteggiano persone, cioè nei sistemi presidenziali. Non certo nelle elezioni politiche del Regno unito dove a volte capita che laburisti e conservatori siano stati costretti a governare coi liberali, non certo in Germania che pure non è diventata la cenerentola d’Europa a causa delle diverse mancanze di vincitori, non in Grecia dove Tsipras governa in coalizione con un piccolo partito di destra, e nemmeno in Francia dove spesso le maggioranze parlamentari non combaciavano con l’identità del presidente. Noi siamo originali e non a caso l’abbiamo definito Italicum. Pretendiamo di agire in un sistema parlamentare come se fossimo in un sistema presidenziale, ci inventiamo candidati presidenti che non vengno eletti, governi decisi dal popolo che invece elegge solo parlamentari. E aspettismo la Corte che in materia di diritti e di leggi elettorali è ormai diventata il primo organo legiferante. Anche questo caso è solo italicum…


    M. Del Bue


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