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Discussione: Avanti!

  1. #191
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    Predefinito Re: Avanti!

    Il confronto Renzi-Zagrebelsky


    Come è noto sono schierato con convinzione a favore del sì alla riforma costituzionale, anche se non la ritengo la migliore possibile. Tuttavia la giudico meglio dell’attuale bicameralismo paritario, dell’attuale Titolo V, della permanenza del Cnel, delle attuali normative che regolano i referendum. Sono altresì convinto oppositore di questa legge elettorale e prendo atto con favore della nuova inclinazione del presidente del Consiglio favorevole alla sua revisione. Ieri sera ho ascoltato il lungo dibattito televisivo tra Renzi e Zagrebelsky che il bravo Mentana ha messo in onda su La7. Due uomini diversi, due ruoli diversi, due linguaggi diversi. Non sono mai stato preso dai sondaggi e non mi sono mai chiesto chi ha vinto e chi ha perso dopo un confronto politico televisivo.


    La mia opinione è che si sia trattato di un confronto impari. Zagrebelsky ha usato la sua esperienza di costituzionalista, la sua pacata profondità, il suo tono misurato a sostegno del no. Renzi ha messo in campo la sua solita grinta, il suo spirito garibaldino, il suo stile da comunicatore. Renzi ha detto una cosa giusta su tutte. Dopo trent’anni di tentativi si mette mano alla modifica del bicameralismo paritario (per la verità prima ancora della commissione Spadolini c’era stato il gruppo di Milano nel 1980), e qualora al referendum prevalesse la posizione del no, tutto rimarrebbe come prima, compreso il titolo V e il Cnel e nessuno per molto tempo si occuperebbe più di riforme istituzionali.


    Zegrebelsky ha detto una cosa giusta su tutte. E cioè che le elezioni non sono fatte per vincere. Avrebbe dovuto aggiungere, se non in un sistema presidenziale. E infatti il ballottaggio nazionale esiste solo nei sistemi in cui si elegge direttamente un presidente, come in Francia che è repubblica presidenziale o nelle elezioni comunali quando si elegge direttamente un sindaco. Non esiste l’istituto del vincitore in nessuna legge europea per l’elezione del Parlamento. Queste ultime si svolgono per eleggere deputati, non il governo e neppure il presidente del Consiglio. In Francia è a volte accaduto che le maggioranze parlamentari siano state opposte a quella che ha eletto il presidente, mentre nell’Inghilterra dell’uninominale secca è accaduto che laburisti o conservatori siano stati obbligati a stringere un’alleanza per governare, in Grecia Tsipras è stato costretto a fare maggioranza con un partito di destra, mentre in Germania socialdemocratici e democristiani stanno anche oggi governando insieme. La politica non è il Giro d’Italia, è anche rispetto per la volontà popolare, prudenza, mediazione. Questo culto della politica intesa come gara continua io non la sopporto.


    Da un lato sono state opportunamente illustrate le ragioni della riforma costituzionale, dall’altro sono state soprattutto contestate le norme della legge elettorale. Le due cose insieme costituiscono il corpo della nostra posizione politica, favorevole alla riforma costituzionale e contraria a questa legge elettorale. Se prima del 4 dicembre Renzi e il Pd ci chiariranno anche i termini della modifica dell’Italicum allora anche il cosiddetto combinato disposto tra le due cose decadrà e il nostro sì alla prima sarà ancora più convinto. E Zagrebelsy dovrà cercare altri motivi (lasci perdere quello della differenza tra presenti e votanti nell’elezione del presidente della Repubblica, io sono stato elettore di due presidenti, assolutamente inconsistente) per contestare la riforma.

    M. Del Bue



    Il confronto Renzi-Zagrebelsky | Avanti!
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  2. #192
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    Predefinito Re: Avanti!

    Senza parole


    Decisione almeno discutibile quella dei vertici del Pd di non aprire un dibattito dopo la relazione di Renzi alla luce della sconfitta referendaria. Solo Walter Tocci ha tentato fi prendere la parola subissato da grida e da improperi. Ora, che ancora non si sia sviluppato un confronto all’interno del maggior partito italiano, sulle cause di un risultato così clamorosamente negativo, non può che preoccupare. Anche perché tutto è legato al silenzio pubblico e alle confessioni private.


    I vari gruppi, dei quali non conoscevamo neppure la completa esistenza, pare si siano riuniti in vari locali e ristoranti romani. Difficile pensare che nessuno avesse voglia di dire la sua. Al Nazareno dentro parlava solo Renzi, fuori i militanti insultavano i dissidenti, mentre altri rilasciavano dichiarazioni in contrasto con la linea del loro (ex?) leader. Oggi il presidente del gruppo del Pd al Senato parla di un governo che può arrivare fino al 2018. Zanda fa parte della corrente di Dario Franceschini che pare in armonia con quella del ministro Orlando e con quella cosiddetta dei giovani turchi (sic) di Matteo Orfini. Costoro paiono piuttosto freddini ad assecondare i propositi di Renzi e più propensi ad allungare i tempi.


    Non ci sono solo leggi elettorali di Camera e Senato, ci sono appuntamenti internazionali rilevanti, e i problemi reali del paese da affrontare. In più c’é un dato politico di non scarso rilievo. E cioè il fatto che una maggioranza esiste ancora sia alla Camera sia al Senato, come il voto di fiducia sulla legge di bilancio ha confermato. Mattarella, non a caso, ha accolto con riserva le dimissioni del presidente del Consiglio. Vuol dire che si tiene la riserva di poterlo rinviare alle Camere come sarebbe istituzionalmente corretto. Le crisi, si è detto più volte, si aprono con un voto del Parlamento. E il Pd dovrebbe sciogliere lì la sua riserva sulla permanenza in carica dell’esecutivo.


    Anche oggi tutto tace. E’ giorno di festa e qualche indiscrezione filtra dai vari palazzi. Si fa più tiepida l’appassionata rincorsa alle urne. Il problema é che il Pd non parla con documenti ufficiali, non si interroga sulle ragioni della sconfitta. Non sappiamo fino a che punto segua la linea che porta quasi subito alle elezioni lanciata dal segretario. Cosi come il Parlamento tace. Anzi, ha parlato il Senato con la fiducia. E Renzi con le dimissioni. Da domani inizieranno le consultazioni, tra i consultati anche i socialisti che diranno tre cose: no a elezioni subito e perplessità su un ricorso anticipato alle urne, sì a un governo di ampie intese e anche a un eventuale reincarico a Renzi. Ma domani è un altri giorno…

    M. Del Bue



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  3. #193
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    Predefinito Re: Avanti!

    Viva la Dc


    Insomma, chi lo avrebbe mai pronosticato? Renzi, di estrazione familiare democristiana, e il cui unico punto di riferimento pare essere La Pira, per anni sindaco democristiano di Firenze, si è dimesso da presidente del Consiglio e le dimissioni sono state accolte con riserva dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, già ministro della Dc dei governi Goria, De Mita e Andreotti. Il più più probabile dei successori è Paolo Gentiloni, imparentato con quel Gentiloni famoso per il patto col quale i cattolici entrarono, dopo il non expedit, nella vita politica italiana nel primo novecento. Anche lui proviene dallo stesso mondo. A chi sarebbe in mano la regia del nuovo Pd post renziano? A Dario Franceschini, fino al 1994 iscritto alla Dc, poi Cristiano sociale e via fino a Margherita e Pd. Anche Graziano Delrio sarebbe in pol position. E anche lui, prima dirigente delle Acli, poi Partito popolare e Margherita. Abbiamo appena svolto un referendum sulla riforma Boschi. Maria Elena Boschi, di famiglia democristiana, ha più volte accennato, da buona aretina, alla sua stima per Amintore Fanfani. Il vice segretario di Renzi, Lorenzo Guerini, fino al 1994 era giovane dirigente della Dc, poi Partito popolare e Margherita. Stesso percorso, insomma. Per rintracciare un ex comunista nel ristretto gruppo dirigente del Pd bisogna risalire ad Andrea Orlando che nel 1989, anno del suo scioglimento, fece appena in tempo a diventare consigliere comunale a La Spezia per il Pci. Aveva solo vent’anni. Si parla di lui come possibile alternativa a Renzi. Vedremo al congresso di marzo, se si terrà. Certo quell’elezione a consigliere comunale con quel simbolo rischia di essergli fatale…


    M. Del Bue




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  4. #194
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    Predefinito Re: Avanti!

    Due domandine al Pd

    Renzi, nella sua relazione alla direzione del Pd, ha testualmente dichiarato: “L’elettorato di sinistra non ha mai visto il 40%, neanche con il binocolo, neanche quando c’erano grandi personalità del passato, sia da questo che dall’altro lato del tavolo”. Non ho ben capito se si riferisse al risultato del referendum o a quello del suo Pd alle Europee. Resta il fatto che questo non é vero e denuncia o una perdurante impreparazione storica dell’ex presidente del Consiglio o una assurda, soprattutto per lui, identificazione della sinistra italiana col Pci.
    La sinistra italiana nel 1968 poteva contare sul 26,9 del Pci, più il 14,5 del Psu, più il 4,5 del Psiup. Era oltre il 45 per cento. E tale somma rimase più o meno invariata nelle elezioni successive fino al 1987 quando Pci e Psi ottennero rispettivamente il 26,6 e il 14,3. Sempre superando, però, l’insuperabile quota del 40. E aggoungendo il Psdi si arrivava sempre attorno al 45. Anche dopo la nascita del Pds, le tre formazioni socialiste più Rifondazione si attestarono a circa il 40 per cento. Possibile che Renzi non l’abbia mai saputo?
    Un’altra inspiegabile dimenticanza, ma forse è qualcosa di peggio, riguarda l’accordo sulla legge elettorale che ha spinto Cuperlo, ma non i bersaniani, a votare si al referendum. Non se ne parla più. Nemmeno Cuperlo la ricorda. Eppure era impegnativa per tutti. O cosi era stata presentata. Quella legge elettorale che modificava l’Italicum era solo un’intenzione, ma non si comprende perché Renzi, dopo la sconfitta al referendum abbia invitato il fronte del no a fare una proposta, visto che il Pd ne aveva pronta una. Da quel che si conosce, grosso modo la proposta Pd sarebbe una fotocopia di decisioni della Corte che già sarebbero note: via il ballottaggio, via i capilista bloccati. Aggiungiamo il premio alle coalizioni e i collegi uninominali e il quadro è fatto. Basterà a Berlusconi il voto del quale si annuncia decisivo per non votare una legge solo con la maggioranza di governo? Se si la legge si farà a breve. Ma non penso che sarà cosa semplice.

    M. Del Bue



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  5. #195
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    Predefinito Re: Avanti!

    Le balle sul proporzionale

    Tutti, anche Renzi per la verità, dicono che il proporzionale ci farà tornare alla prima Repubblica (dove sia la seconda non si sa), che i governi si faranno in Parlamento (e quando mai sono stati fatti altrove?). E soprattutto che non ci sarà più stabilità. Osservo a quest’ultimo proposito che dal 1994 ad oggi (cioè per 22 anni) c’e stato solo un governo, quello di Berlusconi (2001-2006), che è durato un’intera legislatura. Dal 1994 al 1996 ci sono stati due governi e nell’ultima fase con una maggioranza opposta a quella iniziale e si è votato dopo soli due anni. Dal 1996 al 2001 ci sono stati tre governi, e gli ultimi due con maggioranze diverse rispetto a quella presentata agli elettori, mentre la legislatura emersa dal voto del 2006 è tramontata nel 2008 col governo sfiduciato da una parte della sua stessa maggioranza. Quella aperta col trionfo berlusconiano del 2008 è incorsa nel distacco di Fini del 2010, con relativo cambio di maggioranza e con l’intervento di Napolitano del 2011 che di fatto ha posto le condizioni per la formazione del governo Monti, appoggiato anche dalle forze che erano all’opposizione. Le elezioni del 2013 hanno consentito la formazione di un governo Letta prima con Forza Italia e poi col solo Nuovo centro destra, derivato da una scissione del partito di Berlusconi. Poi si é formato il governo Renzi e adesso il governo Gentiloni, con identiche maggioranze. Dove sta la seconda Repubblica? Dove sta il rispetto dei governi indicati dagli elettori? Dove sta la stabilità garantita dal maggioritario e dal premio di maggioranza?

    M. Del Bue



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  6. #196
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    Predefinito Re: Avanti!

    Matti per il Mattarellum?


    Sarà perché Mattarella è stato eletto presidente della Repubblica e certo non disdegnerebbe. Sarà perché non si vuole cedere alle ragioni del proporzionale. Sarà più probabilmente perché l’Italicum verrà dichiarato illegittimo dalla Corte e meno male perché finirebbe per agevolare la vittoria grillina. Ma il ritorno al Mattarellum lanciato da Renzi appare una soluzione ragionevole, anche se non si comprende che fine abbia fatto la proposta concertata dalla commissione che indusse Cuperlo a cantare vittoria e dire sì al referendum. Le motivazioni che spingono in questa direzione sono però tutte molto discutibili. Cominciamo dalla più rilevante. E cioè dalla ragione di modificare l’Italicum. Personalmente canto vittoria. Dismettere l’Italicum ancor prima della sentenza della Corte è anche una soddisfazione per chi, come il direttore dell’Avanti, lo ha contestato fin dall’inizio, promuovendo anche un documento votato dagli organi della nostra piccola comunità.


    L’Italicum era un non sense. Proponeva un ballotaggio tra liste che è in contraddizione col sistema parlamentare e si adatta solo all’elezione di un presidente. Non a caso si era recitato il mantra della necessità del vincitore la sera stessa delle elezioni, un istituto inesistente in sistemi parlamentari di tutto il mondo e in vigore solo nelle repubbliche presidenziali. L’eliminazione delle coalizioni, oltre all’introduzione del ballottaggio, in un sistema politico divenuto tripolare, finiva per offrire un premio alla sola lista non coalizzabile e preferita da entrambi i poli tradizionali al secondo turno. Era una soluzione masochistico-renziana. Studiata quando l’ebbrezza delle elezioni europee aveva avvinto il Partito democratico.


    Adesso viene accantonata. E con essa, Corte o non Corte, viene cestinato un altro tassello del renzismo. Bocciata la riforma costituzionale, superata la legge elettorale, bocciata dalla Corte la riforma della pubblica amministrazione, in bilico il jobs act a causa dei probabili referendum, cosa resta? Per questo il ritiro dell’Italicum non può passare in silenzio come un fatto di ordinaria amministrazione. Si pensa che il Mattarellum possa unire la maggioranza, ma già il partito di Alfano ne ha preso le distanze e Forza Italia, che invece è più orientata a preferire un sistema proporzionale, lo contesta. In alternativa al Mattarellum c’è solo il Consultellum, dice Renzi. Se naturalmente si vuole votare presto.


    Devo dire che non comprendo questa frenesia del voto, che prende anche il mio amico Delrio. In generale essa avvolge chi è reduce da una vittoria, non chi è all’indomani di una sconfitta. Anche questo é molto italicum, cioè renziano. Gli italiani vogliono votare, e dunque “al voto, al voto”. L’idea che la politica sia solo una gara, un’eterna competizione, primarie a getto continuo, costituisce proprio il limite del renzismo. Penso che proprio questa dimensione sia oggi entrata in crisi. La politica è anche approfondimento, riflessione, studio, ascolto e se serve mediazione. Questo anche sull’anticipo del voto e sulla legge elettorale migliore per l’Italia.


    Intendiamoci, a Senato vigente e con le modalità espresse in Costituzione sulla elezione dei senatori “su base regionale”, anche il Mattarellum non darebbe e nessuno certezze di vittoria. Come del resto é già accaduto nel 1994. Mantenere lo sbarramento al 4 per cento sul proporzionale metterebbe poi a rischio la sopravvivenza di molte liste (oltre all’eventuale nostra, anche quella di Alfano e di Sinistra italiana). Non penso che sia utile il ritorno alla boselliana era degli eletti, o nominati, solo sul maggioritario. Non siamo più quelli di allora. Dunque la mia opinione è che o il Mattarellum cambia allargando la sua base proporzionale e abbassando la soglia di sbarramento o sarebbe meglio ritoccare l’Italicum introducendo il premio alle coalizioni ed eliminando il ballottaggio. Si tornerebbe al proporzionale? E che dire? Ce ne faremmo una ragione…

    M. Del Bue


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  7. #197
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    Predefinito Re: Avanti!

    Cosa resta di Renzi e cosa no



    Quando un leader politico perde la discesa é rapidissima e più complicata la risalita. Non era così ai tempi della cosiddetta prima repubblica. Nenni rimase in minoranza solo un anno dopo il disastro del Fronte popolare del 18 aprile del 1948 e nel 1949 si riprese la segreteria al congresso di Firenze. Andreotti fu, nel giro di meno di vent’anni, protagonista di tutte le svolte di governo: quella di centrodestra del 1972, quella dell’unità popolare col Pci del 1976, quella del pentapartito e dell’asse col Psi del 1989. Ed ogni volta che calava il sipario si annunciava la sua eclissi. Cossiga, che nel 1978 si dimise da ministro degli Interni dopo l’assassinio di Moro, nel 1980 fu presidente del Consiglio e nel 1985 della Repubblica.
    All’estero non é quasi mai stato così. Fa eccezione la Francia dove Mitterand fu eletto presidente nel 1981 dopo essere stato sconfitto nelle precedenti presidenziali da Giscard. Per il resto Blair é tramontato anche a causa della guerra in Irak, Schroeder dopo la vittoria della Cdu in Germania, Zapatero dopo il successo di Rajoy in Spagna, mentre Sarkozy non é riuscito a rinascere dopo la sconfitta subita da Hollande. Generalmente i premier sconfitti si ritirano anche dalla guida dei loro partiti. Perché, in quanto tali, diventano automaticamente candidati alle elezioni successive, anche se solo in Francia l’elezione del presidente è diretta.
    In Italia non è cosi. Berlusconi ha vinto e perso due volte ed é ancora leader indiscusso del suo partito. Prodi ha vinto due volte, e ha avuto il tempo di ritornare dopo la sconfitta di Rutelli. Amato é l’unico caso di un presidente del Consiglio che abbia ricoperto il ruolo prima e dopo il 1994. Renzi, contrariamente agli altri tre, é anche più giovane e ha dunque più tempo per poter ritornare protagonista. Secondo il mio parere farebbe un errore a concepire il suo ritorno già in occasione delle prossime elezioni, soprattutto se saranno anticipate. Occorre un po’ di mesi, forse qualche anno, per sedimentare la sconfitta, per approfondirne i motivi, per correggere gli errori, per presentarsi con rinnovata credibilità.
    Oggi più che mai è necessario capire infatti cosa modificare. Altrimenti la recente sconfitta non sarà l’ultima. Salverei di Renzi il suo carattere anti dogmatico, quel suo dissacrare alcuni tabù della sinistra che lo hanno fatto non dissimile da quel che abbiamo fatto noi negli anni ottanta, quel suo procedere per riforme anche costituzionali, tutt’altro che perfette e convincenti, soprattutto perché non sufficientemente sostenute, quel suo decisionismo che ben conosciamo non come un difetto, quel netto superamento del carattere post comunista (ma non post democristiano) del suo partito, quel suo cavalcare alcune innovazioni, come il Jobs act e la buona scuola, che pur con contraddizioni e revisioni necessarie, sono a mio giudizio buone leggi.
    Non convince più, invece, quel suo carattere positivo e ottimista ai limiti dell’irreale, del fantasmagorico, del burlesco, il suo linguaggio da sms e da curva sud, il suo mito della rottamazione e del giovanilismo che poi si annulla nella dimensione della fedeltà, il suo circondarsi di vecchi compagni di scuola (il Giglio magico) o di suoi vecchi amici di corrente ai quali la pillola della rottamazione non viene prescritta. Non convince affatto un approccio costituito da mance e spese a pioggia, dagli ottanta euro all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, che hanno impedito il concentrarsi di una somma alta di risorse sugli investimenti per far crescere il Pil e abbassare il suo rapporto col debito, quel suo cincischiare su spending review e tasse abbassate, assieme ad aliquote aumentate.
    Quel che dovrebbe risorgere, se mai risorgerà, è un Renzi due, capace di comporre una squadra di governo con politici e tecnici di grande qualità ed esperienza, con una strategia fondata sulla ripresa economica (anche quest’anno lo chiudiamo sotto l’1 per cento di crescita, un dato inferiore a tutti gli altri paesi europei, con un limitato aumento dell’occupazione, ma dicono dovuto in larga parte all’uso e all’abuso dei vaucher). Lasci perdere per il domani la politica pirotecnica degli annunci, dei provvedimenti parziali, a volte anche elettorali, si presenti come uomo nuovo al servizio dello sviluppo, mite, serio, sofferente se é il caso, e non perda di vista le riforme costituzionali, magari facendo propria la proposta dell’elezione di un’assemblea costituente. Sarà capace Renzi di questa trasformazione? Sarà molto difficile. Di un uomo puoi cambiare tutto tranne il carattere. Non chieda aiuto a un costosissimo guru americano. Lo lasci ai democratici Usa per le loro sconfitte. Accetti buoni consigli da chi la politica la conosce. E un po’ anche l’Italia. Chissà…


    M. Del Bue


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  8. #198
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    Predefinito Re: Avanti!

    Se 19mila vi sembran pochi…



    Si é chiuso il tesseramento lampo al nostro partito, con scadenza tassativa al 31 dicembre. E’ stato svolto in un lasso di tempo volutamente limitato per consentire lo svolgimento del congresso resosi necessario alla luce della sospensione degli atti deliberati a Salerno. La sospensione non è annullamento giacché il giudizio di merito è affidato a un percorso tutt’altro che breve che sfocerà in una sentenza definitiva più avanti. Tutto questo verrà annullato dalla celebrazione di un congresso che la segreteria nazionale, che si terrà nei prossimi giorni, e il Consiglio nazionale successivo dovrebbero convocare per il mese di marzo.
    Il tesseramento ha dato un esito più che confortante. Sono 19mila gli iscritti che hanno regolarmente pagato l’iscrizione ai responsabili delle singole federazioni o con versamento via internet. A Montecatini dopo la debacle del 2008 gli iscritti erano solo 10mila. Sono rimasti negli anni successivi attorno ai 19-22mila. Tutto è documentato nel dettaglio attraverso regolari ricevute ed é verificabile da parte di chiunque avesse il più piccolo dubbio. Desidero innanzitutto ringraziare le centinaia di compagni che dal Piemonte alla Sicilia si sono attivati in questi mesi per compiere uno sforzo tutt’altro che semplice in un lasso di tempo che in questa circostanza non ha ammesso deroghe di nessun tipo, neppure temporali. Sarebbe bene che tutti ne prendessero atto e dopo l’irresponsabile ricorso ai tribunali sarebbe ora che gli stessi contestatori, non avendo proprio nulla a cui appigliarsi, rientrassero e contribuissero alla riuscita della massima assise del loro partito.
    Il partito consentirà, seguendo le norme approvate a Venezia, la presentazione di mozioni diverse e di diversi candidati alla segreteria. Si formerà, alla luce di questa possibilità, una commissione di garanzia rappresentativa delle diverse posizioni, che sovraintederà allo svolgimento del congresso cui saranno invitati a partecipare, con un regolamento approvato dal Consiglio nazionale, tutti gli iscritti. Naturalmente tutto possiamo permetterci tranne lo svolgimento di un congresso burocratico, solo utile per sanare la ferita che ci è stata inferta. Il congresso dovrà servire a lanciare il partito verso le prossime elezioni politiche, mi auguro in un progetto di costruzione di un’intesa preliminare tra le forze e le personalità del mondo socialista, radicale ed ecologista. Non é ancora chiaro quando si voterà e con quale legge elettorale. Deve tuttavia essere chiaro che al momento del voto e con qualsiasi legge elettorale i socialisti saranno pronti in una battaglia che dovrà segnare il loro futuro con un programma, una proposta di lista e di alleanza politica.



    M. Del Bue


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    Predefinito Re: Avanti!

    Coraggio, venite…



    Passiamo dalle carte bollate alla politica. E approfittiamo di un congresso resosi necessario dopo la sospensiva degli organi di Salerno per lanciare messaggi chiari. Venite tutti, nessuno escluso. Chi vuol stare fuori pensi alla sua solitudine e al significato del distacco dalla nostra comunità. Coloro che ci hanno abbandonato si sono persi verso approdi illusori e fallimentari. Tenetelo presente. Ci sono tante cose da migliorare e anche da cambiare nel nostro piccolo partito. Non ci sono tabù inviolabili. L’unica condizione che non possiamo accettare è di violare le regole e di svolgere un congresso che non tenga conto degli iscritti, come pare chiedano alcuni compagni che sulla supposta violazione delle regole hanno costruito la loro identità.
    Ancora non è stata fissata la data del congresso, ma alcune risposte chiare mi sento di darle. Noi siamo stati oggetto di un duro attacco, non politico, ma addirittura giudiziario, da parte di qualche esponente, non di Bobo Craxi, col chiaro intento di danneggiare, se non demolire quel che stiamo faticosamente custodendo. Questo è avvenuto di concerto con chi ci ha lasciato, assieme alla poltrona acquisita grazie a noi, è approdato altrove e ci ha pubblicamente manifestato ostilità e derisione. Non si potrà pensare che a fronte di un tale tentativo si offra sul piatto d’argento qualche qualificata e agognata testa. In una situazione di belligeranza i paesi non cambiano i presidenti. In pace tutto può avvenire. Che ci siano compagni che lanciano addirittura l’idea delle primarie mi pare un po’ grottesco. Ma come? Perfino il Pd che le ha praticate con confusa superficialità adesso pare intenzionato a far macchina indietro e noi dovremmo invece inaugurarle, in barba al nostro statuto e alla nostra storia?
    Ma è giusto, come accade per le primarie, dare gli stessi diritti agli iscritti e ai non iscritti? E chi tra i non iscritti dovrebbe avere diritto di voto? I socialisti, si dice, tutti i socialisti. E qui si entra nel mare magnum della vexata quaestio sul significato che si attribuisce alla parola. Socialisti quali? Il Pd è un partito del socialismo europeo. Invitiamo anche loro? No, si precisa, anzi il Pd è il partito dal quale bisogna prendere le distanze. E allora per socialisti si intendono coloro che hanno fatto parte del vecchio Psi ventidue anni fa? Cioè un lasso di tempo più lungo di quello coperto dal passato regime. Non è credibile un’idea del genere, no? Anche perché dovremmo costruire un partito di ultra sessantenni, e magari cooptare qualche loro affettuoso figliolo.
    Si pensa che attorno a noi, anzi fuori da noi, questa sarebbe l’ultima scoperta dei nostri, si agitano masse di socialisti che vorrebbero far parte del Psi, ma che ne sono stati respinti non si capisce da chi e perché. E di più. Pare che l’ostacolo maggiore al rilancio del Psi sia il suo gruppo dirigente, del quale, fino a un paio di anni fa facevano parte anche gli attuali contestatori, con risultati del partito che non erano certo superiori a quelli conseguiti dopo il loro Aventino. Ma prendiamo anche per buona l’idea che fuori dal Psi ci sia una realtà che bussa alle nostre porte senza trovare ascolto. Perché allora questa realtà non ha, se non in minima parte, risposto alla disponibilità sancita già a Salerno di aprire i nostri organismi provinciali, regionali, nazionali, a rappresentanti di club, associazioni, movimenti di ispirazione socialista?
    Questa proposta manterremo ferma anche al prossimo congresso e verificheremo se davvero dinnanzi alla porta si è assiepato un più numeroso nugolo di socialisti. Sappiamo bene che il Psi non è il vecchio Psi, che è una comunità piccola con una grande storia e l’ambizione di rilanciarsi attraverso un’aggregazione non più identitaria come inducono a far pensare i nostri dissidenti che lanciano l’idea di liste socialiste, solo socialiste, alle prossime elezioni. E questo pare francamente curioso e contraddittorio. Curioso perché l’idea di superare da soli l’attuale sbarramento al 3 per cento (addirittura al 4 nel Mattarelum) è piuttosto balzana. Contraddittorio perché quando lo sbarramento era praticamente inesistente gli stessi si sono opposti, tranne una sola eccezione, alla presentazione del simbolo del nostro partito.
    Restiamo fermi alla proposta di un’intesa socialista, radicale ed ecologista, che già avevamo lanciato in chiave di moderno liberalsocialismo al congresso di Salerno. Su questa ci confronteremo all’interno del partito e all’esterno. So già che qualcuno pensa che questa altro non sia che una boutade che si dimostrerà irreale e che poi si faranno altri accordi per garantire qualche nostra presenza in Parlamento. Su questo voglio essere altrettanto chiaro. Il Psi non farà come nel 2013 (io su questo confermerei come allora la mia contrarietà). Abbiamo in mente, anche il segretario la pensa così e sta operando in questa direzione, di partecipare alle prossime elezioni, qualsiasi sia il contesto proporzionale che scaturirà dalla nuova legge. Dateci una mano, dunque. Coraggio, venite…


    M. Del Bue

    Coraggio, venite? | Avanti!
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

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    Predefinito Re: Avanti!

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    Restiamo fermi alla proposta di un’intesa socialista, radicale ed ecologista, che già avevamo lanciato in chiave di moderno liberalsocialismo al congresso di Salerno. Su questa ci confronteremo all’interno del partito e all’esterno. So già che qualcuno pensa che questa altro non sia che una boutade che si dimostrerà irreale e che poi si faranno altri accordi per garantire qualche nostra presenza in Parlamento. Su questo voglio essere altrettanto chiaro. Il Psi non farà come nel 2013 (io su questo confermerei come allora la mia contrarietà). Abbiamo in mente, anche il segretario la pensa così e sta operando in questa direzione, di partecipare alle prossime elezioni, qualsiasi sia il contesto proporzionale che scaturirà dalla nuova legge. Dateci una mano, dunque. Coraggio, venite…


    M. Del Bue

    Coraggio, venite? | Avanti!

    una nuova rosa nel pugno sarebbe desiderabile a mio parere. specie che ora i radicali non hanno più pannella.
    vedo qualche difficoltà con i verdi: sono un partito che è sempre contrario ad ogni attività sul territorio. le amministrazioni come farebbero a lanciare progetti ? certo ci sono i progetti di riconversione ma spesso ci sono anche i progetti di nuove attività economiche che richiedono spesso un consumo di suolo.
    vedrei bene anche i repubblicani in questa nuova rosa nel pugno. non so però in che condizioni stanno. se esistono ancora come partito o almeno come circoli culturali.
    vero che poi non ci sono elezioni europee in vista e che quindi non si dovrà decidere una collocazione nelle grandi famiglie europee ma è solo un problema re-inviato alle successive elezioni. non so quanto i radicali siano disposti a lasciare i gruppi liberali di cui fanno parte per virare verso quelli socialisti. seppure oggi il socialismo è molto molto diverso da quello di anche solo 30 anni fa.
    il terzo punto è quelle delle amministrative. senza girarci intorno, sappiamo tutti che i socialisti sono un popolo di assessori. il psi è un'agenzia di collocamento per politici e loro clientele. sicuri che i radicali, anche senza pannella, riusciranno ad accettare questo andazzo? e siamo sicuri che i socialisti riescano ad uscire dal partito democratico quando al dato pratico il pd assicura qualche poltrona mentre con la presentazione di lista autonoma rischiano di saltare molto poltrone?
    staremo a vedere. il 2017 dovrebbe essere un anno sostanzialmente tranquillo per le elezioni. non credo che si voterà prima che scattino i vitalizi. sarei felice in caso contrario ovviamente. staremo a vedere

 

 
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