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Discussione: Avanti!

  1. #41
    Partito d'Azione
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    Predefinito Re: Avanti!

    Vi dispiace se parlo un po’ di noi?



    Possiamo fare un bilancio dell’elezione di Sergio Mattarella? Possiamo introdurre valutazioni sulla duplice tenuta del quadro di governo e del patto per le riforme? In parte ho già scritto il mio pensiero che voglio solo sintetizzare così: ha vinto Renzi, che è riuscito a compattare il suo partito ed estendere i consensi addirittura oltre i confini delle forze che dovevano appoggiare la candidatura di Mattarella. Per la prima volta si parla infatti di franchi sostenitori. Che a mio avviso sono anche più di quel che sembra se un numero cronico di franchi tiratori è comunque venuto alla luce. Hanno anche tentato di contare i voti, come si fece col metodo Mastella a proposito dell’elezione di Marini a presidente del Senato nel 2008. Diversificando l’espressione del nome e del cognome. Con sigle, punti, virgole. Il voto segreto e divenuto controllato. Corretto? Ne dubito.
    Ha vinto ancora una volta la vecchia Dc. Con Renzi segretario del Pd e presidente del Consiglio e Mattarella alla presidenza della Repubblica hanno ragione quanti, pressoché tutti, hanno richiamato la vocazione ex democristiana prevalente del Pd e il tramonto della sua classe dirigente ex comunista. Potremmo dire: ben gli sta. Hanno evitato l’unità socialista dopo l’89 per non finire in braccio a Craxi e sono finiti in braccio alla balena bianca. Contenti loro… Già ho richiamato il fatto che proprio a fronte dell’elezione del presidente della Repubblica sono riapparse le vecchie identità. Mattarella è stato un dirigente e ministro della Dc con Goria, De Mita e Andreotti dal 1987 al 1990, parlamentare per 25 anni, dal 1983 al 2008.
    Si è dimesso dal governo su ordine di De Mita assieme agli altri ministri della sinistra democristiana nel 1990 ed è riemerso ancora come ministro con D’Alema e Amato tra il 1998 e il 2001. Dal 2011 è giudice costituzionale. Se ci pensiamo ha un pedigree simile a quello di Giuliano Amato. Anzi un po’ meno autorevole perché Amato è stato per due volte anche presidente del Consiglio. Mattarella è degno di salire al colle, Amato invece no. È vero che a Renzi importa poco il passato, non è particolarmente appassionato di storia, almeno a sentire di come parla di Berlinguer e di Craxi. Ed è giusto quel che Nencini mi ha risposto. La scelta di Mattarella era quella che più della candidatura di Amato univa il Pd. Viene però spontanea la domanda: perchè?
    È vero che la nuova classe dirigente del Pd, più ancora dei vecchi ex comunisti oggi in disuso, non ama i socialisti, forse neppure quelli europei. Sono più figli di Veltroni, che è nato kannediano, che non nipoti di Napolitano. Sono anti identitari ma se proprio devono salvare qualcosa salvano Dossetti, La Pira, qualche pagina di Fanfani. Bé, che altro è Mattarella? Il Pd in questo momento non è la somma di ex democristiani ed ex comunisti, ma la prosecuzione, l’attualizzazione e la sintesi del cattolicesimo progressista e in parte della stessa sinistra Dc. La quale si spinge per amore del vecchio partito anche ad esaltare De Gasperi, che di Dossetti fu avversario e la causa del ritiro dalla politica di quest’ultimo. Una sinistra Dc generosa anche con la destra. Costoro non possono sputare nel piatto di chi li ha appoggiati e legittimati. Dunque se hanno eliminato gli ex comunisti, non hanno eliminato la loro storia. Anzi, certo strumentalmente, finiscono per esaltare Gramsci e l’Unità, Berlinguer, e perfino Togliatti al quale la Camera ha riservato una mostra nel cinquantesimo della morte.
    Noi, invece, siamo praticamente scomparsi sia come partito sia come storia. Per colpa di chi, direbbe quel tale? Penso che la colpa sia anche un po’ nostra. È vero. I democristiani e i comunisti, soprattutto i primi, hanno saputo mantenere una qualche forma di solidarietà tra loro. Anche nella divisione politica più netta, hanno creato fondazioni unitarie, sul piano storico esaltano la loro tradizione, e quando si parla di eleggere uno di loro si uniscono tutti. I socialisti invece hanno cominciato a litigare dopo la fine del Psi e continuano, quelli residui e viventi, a litigare ancora accapigliandosi su chi ha tradito e chi no, su chi è a destra e su chi è a sinistra. Perfino sulla candidatura di Amato non ho sentito unanimità. Stefania Craxi ha usato termini molto duri su Amato, e così altri compagni e amici su Facebook. Altri hanno taciuto. Peccato.
    Stanno cancellando la nostra storia e la nostra identità di socialisti italiani, riformisti e liberali e noi non sappiamo nemmeno unire le energie residue in un unico grande sforzo contro la nostra estinzione. Da Caldoro a Cicchitto, da Martelli a Formica a De Michelis, da noi che siamo nel PSI ad Epifani e La Ganga che sono nel Pd, da tutti quelli che pensano che le nostre conferenze programmatiche, i nostri congressi, i nostri Mondoperaio, Critica sociale, Avanti, le nostre elaborazioni culturali, le nostre riforme sociali e civili, tutto questo ed altro, debbano vivere, quanto meno nella memoria, ma io penso anche nella politica, serve un segnale. Assieme ai radicali e quell’area laica che ha sempre rappresentato il 20 per cento degli italiani e che oggi non è praticamente più rappresentata in Parlamento serve un segnale di vita, serve una luce di speranza.

    M. Del Bue

    Vi dispiace se parlo un po? di noi? | Avanti!
    Ultima modifica di Frescobaldi; 02-02-15 alle 16:25
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #42
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    Predefinito Re: Avanti!

    Scelta ideale e Scelta civica…


    C’è una consuetudine tutta italiana. Si va col vincitore. E non c’è dubbio che dopo l’elezione di Mattarella, con le conseguenze politiche che ha determinato, il vincitore abbia un nome e cognome: Matteo Renzi. Il giovin signore fiorentino ha unito il suo partito, operazione più difficile che scalare l’Everest d’inverno, ha allargato i confini della sua maggioranza, mettendo paura ad Alfano e riuscendo ad ottenere voti ex grillini e soprattutto di parte di Forza Italia, si trova ora coi due partiti più forti, o meno deboli, dell’opposizione, Cinque stelle e Forza Italia, lacerati e impotenti. Per di più dopo l’adesione di parte di Sel, capitanata dal Migliore, Gennaro, non Togliatti, adesso quasi tutta Scelta civica annuncia la sua l’adesione al Pd, lasciando il povero Monti, unico esponente politico, o prepolitico, a uscire dal partito da lui fondato, praticamente nelle più cupa delle solitudini.
    Monti mi ricorda Segni. Anche Segni poteva diventare il numero uno della politica Italia dopo i referendum, Tangentopoli e la nuova legge elettorale. Si sprecò in assurde giravolte, in errori di valutazione, in ingenui affidamenti. Finì per sparire e di lui non si hanno più tracce, se non, di quando in quando, in qualche firma referendaria che ricorda il suo glorioso, ma improduttivo passato. Monti poteva essere il presidente della Repubblica votato da tutti. E invece si è messo in testa di fare il leader politico. Funzione che gli si addice come a me l’insegnamento della trigonometria. Un fallimento completo. Ha rovinato se stesso e il povero Casini. Ha fondato un partito che non esiste più e adesso nessuno lo cerca, nemmeno per telefono. Mi ha fatto una certa impressione vederlo solo e spaesato in mezzo all’Aula durante le elezioni del presidente della Repubblica. Nessuno che gli si avvicinasse, nessuno che gli sorridesse e lui sempre più cupo, aveva forse voglia di piangere come la sua Fornero.
    Tutti in soccorso del vincitore, dunque. Gli italiani hanno finito per vincere due guerre cominciate con coloro che le hanno perse. Non è una novità. Ma il soccorso di Scelta civica appare invero paradossale. Non sono voti in più al Senato, dunque a Renzi non servono, non portano nuovi elettori perché la Lanzillotta e Ichino nel Pd già c’erano. E altri non li conosce nessuno. Non hanno neppure, come noi, una storia da portare in dono. Sono nati due anni fa. Non capisco la ragione, non già di questa adesione, perché mi è chiarissima, ma di questa accoglienza. Misericordiosa. Perfino quella degli ex Sel poteva procurare qualche vantaggio, e cioè lo spostamento in maggioranza di una parte dell’opposizione. E così pure quello dei grillini dissenzienti. Più che una Scelta civica, mi pare una scelta di opportunità.
    Se mi è consentito parlare anche di me, posso confidare ai miei lettori di essere stato uno dei pochi che è andato controcorrente. A me piacciono sempre più i vinti dei vincitori. Nella mia provincia ho cercato perfino di scoprire i crimini dei vincitori nell’immediato dopoguerra e per questo sono stato messo al bando da una sinistra colpevolmente cieca. Nel Psi mi sono subito collocato in minoranza da ragazzo e quando tutti erano di sinistra io ero tra i pochi autonomisti. Riformista in una generazione di rivoluzionari. Nel 2007, quando tutti davano per certa la vittoria di Berlusconi, ho aderito, da deputato, prima alla Rosa nel pugno e poi alla Costituente socialista, lasciando ad altri la contraddizione tra poltrone e ideali. Oggi il mondo va diversamente e se uno ragiona sulla coerenza viene anche giudicato un sorpassato, noioso e démodé. Da rottamare come la storia che la nuova classe dirigente italiana ha messo in soffitta. Sono orgoglioso di aver appartenuto alla Prima Repubblica, di essermi formato nelle sezioni di partito, di avere aderito a un’identità leggendo e studiando autori e protagonisti del socialismo riformista. Di essermi innamorato di Filippo Turati, di avere seguito il Nenni degli anni settanta, di avere appoggiato il Craxi dell’autonomia e della grande riforma, di avere collaborato con Claudio Martelli dei meriti e dei bisogni. Scelta ideale, non Scelta civica…



    M Del Bue

    Scelta ideale e Scelta civica? | Avanti!
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  3. #43
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    Predefinito Re: Avanti!

    Le due vie che ci stanno davanti


    Ieri abbiamo sottolineato come la strada che probabilmente verrà intrapresa per creare un polo o un partito alla sinistra del Pd non possa essere la nostra. E qualcuno ha giustamente sottolineato che non basta dire, è anche più semplice, cosa non dobbiamo fare. Occorre e presto capire cosa vogliamo o possiamo fare. Se naturalmente abbiamo ancora voglia di fare e di non lasciarci andare dopo vent’anni di tentativi, di più o meno coraggiose, ma deludenti alleanze e di prove elettorali anche solitarie, ma fallimentari. Se riusciamo ancora a trovare in noi la forza di reagire. Vorrei adesso passare dunque alla fase propositiva. Tenendo sempre presente che il volere mai come ora è condizionato al potere. Nel senso che dovremmo sempre evitare di scambiare i desideri con la realtà. E fissare obiettivi credibili e praticabili. Partiamo dunque dalla realtà e non dai desideri.
    Di fronte a noi abbiamo un Pd onnivoro che copre un’area che va da Civati a Berlusconi. Cioè dalla sinistra, oggi fortemente minoritaria nel partito ma che, almeno in larga misura, continuerà a restare nella cosiddetta ditta, fino alla destra. Tanto è vero che Renzi e il suo Pd hanno messo in crisi Berlusconi perché gli hanno coperto parte del suo spazio politico tradizionale. Altro che comunisti, leitmotiv berlusconiano, Renzi gli ex comunisti li ha fatti a fette lui più di Berlusconi, compresi quelli del sindacato più forte d’Italia, di fronte al quale anche Berlusconi si era arreso. Pensare di costruire un partito o un’alleanza più a destra di Renzi è oggi complicato anche per Berlusconi, non parliamo di Alfano che si arrampica sugli specchi dichiarando candidamente di essere di centrodestra, ma alleato col centro-sinistra. Ubiquo, obliquo, alterno. Non possiamo, dunque, per identità e programmi, collocarci nel cantiere più a sinistra del Pd, non possiamo, neppure volendolo, collocarci in un’alleanza più a destra, anche per questione di spazio.
    È evidente che con un Pd del genere, carta assorbente della politica italiana, la possibilità più concreta sarebbe quella di collocarci al suo interno portandoci la storia, l’identità, i valori di un partito socialista italiano. Ma oggi questa via, anche se la volessimo praticare, è realistica? In diversi l’hanno già tentata, faccio i nomi di La Ganga, dello stesso Amato, almeno fino ai tempi dei Diesse, di Signorile, Del Turco, Andò, questi ultimi tre credo anche pentendosene. È nata una corrente socialista nel Pd? E potrebbe nascere portandoci il nostro Psi più o meno compatto? Non credo. È Renzi oggi interessato a un’operazione storico-identitaria? Io penso di no. Anche il nostro patto federativo è rimasto un documento. Non lo si è calato sul territorio come un processo federativo necessariamente implica. È rimasto sospeso a mezz’aria. Esiste solo come pronunciamento, non come strumento politico. Possiamo aderire al Pd, uti singoli, senza che il Pd cambi di un millimetro.
    E poi occorre tenere presente le nuove norme elettorali. Con una lista a capilista bloccati, dovrebbero essere circa cento, quanti sarebbero riservati ai socialisti e quanti socialisti potrebbero essere eletti con le preferenze? Ad ogni modo questa è una via. L’altra è quella di lavorare subito e la decisione del Psi di convocare gli stati generali, va in questa direzione, per presentare un progetto e una lista elettorale capace di concorrere al superamento dello sbarramento al tre per cento. Con chi? È evidente che anche questa seconda ipotesi contiene ostacoli e rischi evidenti. Quali e dove sarebbero questi soggetti per un’alleanza diciamo così laico-socialista per usare una definizione? Un’alleanza che non sia né più a sinistra, né più a destra del Pd, ma che sia ben visibilmente altro? I radicali, certo, i verdi possibilmente, poi? Alle elezioni regionali si sperimenterà un po’ ovunque questa nuova alleanza aperta che in Emilia-Romagna ha coinvolto anche quel che resta di Scelta civica e una lista locale. La via è giusta, lavorarci è opportuno. Sapendo che non sarà dura, sarà durissima. Ci vuole un’idea suggestiva, di fondo, originale, pungente, coinvolgente. Ci vuole una leadership comunemente riconosciuta e appetibile. Ci vuole soprattutto tanto coraggio. L’abbiamo?

    M. Del Bue

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  4. #44
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    Predefinito Re: Avanti!

    La nuova corrente del Pd



    Leggo che si prepara un convegno di Spazio democratico, la nuova corrente renziana del Pd, anche se il segretario-presidente ha subito invitato il partito a non dividersi in correnti. Invito piuttosto originale visto che nel Pd esistono almeno otto gruppi organizzati: i bersaniani, i dalemiani, i civatiani, i giovani turchi, la cosiddetta Area dem, i veltroniani, i popolari, i renziani divisi in ortodossi, tiepidi, della prima e della seconda ora. Mancava proprio quello più organico a Renzi per provenienza e tradizione. Eccolo servito. A capeggiare Spazio democratico il sottosegretario Delrio e il vice Guerini (non viene citata la Serracchiani), poi Maria Elena Boschi, il sottosegretario Luca Lotti, Matteo Richetti, e soprattutto i Popolari di Fioroni al gran completo. O tutti costoro sono in rotta con Renzi o Spazio democratico ha la sua copertura. Vediamo perché si tratterebbe, se venissero confermati i promotori e gli aderenti, di una svolta interessante.
    Spazio democratico sorgerebbe, e sarebbe il primo nel Pd, si base appunto di provenienza e di tradizione. C’erano i Popolari di Fioroni, di vecchia estrazione Dc. Ma finora sono stati piuttosto isolati. Adesso costituirebbero il nerbo della maggioranza. Basta aver presenti le forze da cui provengono gli altri. Delrio è un cattolico ex popolare, poi Margherita, stesso tragitto di Guerini e della Boschi, che però si è aggregata dopo, non senza aver subito esaltato la tradizione fanfaniana della Dc. Lotti è come Renzi, ex Margherita, e Richetti pure. Dunque ai Pds-Ds sparpagliati ovunque e oggi quasi tutti ai margini del partito, si contrappongono i Ppi-Margherita, i più anziani anche ex democristiani. D’altronde che questo sia il nocciolo ideale del nuovo Pd non c’era certo bisogno di Spazio democratico per capirlo. I cardini del partito e delle istituzioni italiane, dopo l’elezione di Mattarella, in che mani sono?
    Se così fosse si potrebbero determinare due conseguenze. La prima è una diversa organizzazione del partito su base ideale. Cioè ad una componente cattolica ex popolare, si potrebbe contrapporre una componente ex diessina, e perché allora non una componente socialista? Ma se così fosse la componente che proviene dal vecchio Pci scoprirebbe di essere d’un canto sopraffatta da quella ex popolare visto che Renzi riuscirebbe a far diventare ex popolari anche molti ex comunisti. Oppure ad una precisa sottolineatura dell’identità cattolica e popolare si continuerebbe sull’altro fronte esattamente come prima. Anche perché di presentarsi come ex comunisti in Italia non ha voglia proprio nessuno, e il primo a rifiutare l’etichetta è il “mai stato comunista” Valter Veltroni. Organizzato così diventerebbe un partito invero anomalo. Perché l’unica componente identitaria sarebbe quella che all’inizio pareva fortemente minoritaria. Eppure è bastato un colpo di bacchetta e i rapporti di forza si sono capovolti. Fiat voluntas Dei (Mattei)…

    M. Del Bue

    La nuova corrente del Pd | Avanti!
    Ultima modifica di Frescobaldi; 27-02-15 alle 20:58
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  5. #45
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    Predefinito Re: Avanti!

    Bah, dire che la corrente dei super renziani possa essere una corrente cattolico democratica vuol dire secondo me 1) non avere le idee chiare sul cattolicesimo democratico 2) non avere capito il fenomeno del renzismo.

    Perchè il fatto che la democristianofobia di una certa sinistra veda ora in Renzi il "democristiano principe" non vuol dire affatto che Renzi sia un inteprete del cattolicesimo democratico....che vi dirò, in tutta onestà mi pare molto lontano dal renzismo
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  6. #46
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    Predefinito Re: Avanti!

    Consiglio nazionale Psi: la sfida del tre per cento

    Si è concluso, dopo un ampio dibattito sulla relazione del segretario Nencini, il Consiglio nazionale del Psi che ha approvato a maggioranza un documento politico che lancia la sfida del tre per cento. I socialisti non si rassegnano e, pur confermando la fiducia al governo del quale sono parte, tracciano un cammino difficile, ma appassionante per il loro futuro. Danno appuntamento agli Stati generali del riformismo al quale inviteranno forze politiche, movimenti e singole personalità interessate a rianimare in Italia l’area liberalsocialista. Una parte minoritaria di compagni ha presentato un documento alternativo che proponeva l’uscita immediata del Psi dal governo Renzi e dalla maggioranza, poi gli stessi hanno deciso di non partecipare la voto, perché non si svolgeva per appello nominale, ma per alzata di mano. Il presidente dell’assemblea Carlo Vizzini ha precisato che lo statuto non prevedeva quel tipo di votazione. Si è acceso un vivace confronto che ha indotto i compagni firmatari del secondo documento (Bartolomei, Biscardini, Sollazzo e altri) ad astenersi dal voto.
    Personalmente ho affrontato la discussione osservando che il percorso per dotarci di una zattera, potrebbe anche portarci a scindere le nostre posizioni da quelle del Pd, qualora l’imbarcazione si riveli pronta per salpare in mare. Consideriamo il fatto che con la nuova legge elettorale non ci saranno più le coalizioni con gli apparentamenti, ma solo le liste. Adesso, però, uscire dal governo e dalla maggioranza privi di una semplice scialuppa significa finire in mare aperto con annegamento certo. Il governo Renzi non entusiasma nessuno. Renzi lo trovo interessante solo quando sento parlare Landini. Ma oggi l’uscita dal governo e dalla maggioranza ci porta diritti in braccio alla sinistra radicale.
    Noi dobbiamo però fare di più. La sfida la possiamo lanciare sulle idee. Li non è necessaria la quantità, ma la qualità. L’Avanti si è messo a disposizione per fornire contributi. Sul Jobs act finiamola anche tra noi di sventolare bandiere. Basta con al logica del “giù le mani”, ieri e anche oggi dalla Costituzione, dallo statuto dei lavoratori, dalla scuola pubblica. I riformisti, i liberalsocialisti non hanno paura della sfida della modernità. Ma la devono governare nel segno dell’equità e della democrazia. Della democrazia che la riforma istituzionale e delle province certo non esalta. E che la nuova legge elettorale, con la prevalenza di nominati, non preserva.
    Propongo maggiori protezioni sociali per i lavoratori licenziati, un processo che ci porti, come in Germania, alla cogestione nelle aziende, una più incisiva azione contro i lavori disumanizzanti, oggi che l’età pensionabile è cresciuta e i lavoratori anziani non possono svolgere attività usuranti. Propongo di lanciare in tutta Italia l’Associazione Interessi comuni, che tutela il cittadino dall’abuso di potere delle banche. Propongo di predisporre una posizione sulla riforma della scuola, che apra al confronto pubblico-privato. No a finanziamenti a pioggia alle scuole private, sì al finanziamento attraverso un bonus, calcolato sulle media costo degli alunni nelle scuole pubbliche e non su quella delle private, perché gli studenti possano scegliere liberamente la scuola da frequentare.

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  7. #47
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    Predefinito Re: Avanti!

    Il socialismo: una parola, tante storie


    Mi è capitato, a volte, di non essere in piena sintonia con la segreteria, a volte coi nostri gruppi parlamentari. D’altronde scrivo quel che penso in assoluta libertà. E nessuno ha mai tentato di imbavagliarmi, perché un minuto dopo avrei dato le dimissioni da direttore di questa gloriosa testata. Se ho scritto un corsivo su un’assemblea del Risorgimento socialista è perché sono rimasto impressionato da due aspetti di quella riunione. Il primo era l’idea, difficile da oscurare, che si stesse preparando la nascita di un’altro micro partito, uno dei tanti della diaspora di questi vent’anni, che sono stati una, non la sola, delle cause del nostro mancato risorgimento. La seconda era il continuo accenno al socialismo generico, condensato addirittura in uno slogan rivoluzionario: “Socialismo o barbarie”.

    Mi sono chiesto in che partito sono. Davvero ci sono socialisti che si ispirano al socialismo rivoluzionario di Rosa Luxemburg o altri che ritengono che quella del socialismo sia una storia unica e compatibile? Lasciatemi un sintetico excursus storico. Il socialismo italiano nasce come patriottico, utopistico (la definizione è di Marx-Engels riferita a Prodhon, Saint Simon, Fourier) e romantico (Prampolini scrisse che quando divenne socialista non aveva letto un rigo di Marx). Il marxismo attecchì molti anni dopo su iniziativa di Antonio Labriola a cui i socialisti non diedero mai retta. Fu prima anche anarchico e bakuniniano, ma dopo la svolta di Andrea Costa divenne prevalentemente riformista anche prima della fondazione del partito che avvenne nel 1892, con le cooperative, le leghe, le case del popolo, i giornali, che si diffondevano soprattuto al nord. Una rete che precedette e anticipò dunque il partito.
    Tale rimase fino all’avvento del sindacalismo rivoluzionario, che attecchì partendo dalle suggestioni del filosofo francese Sorel con Arturo Labriola, il dirigente che riuscì a mettere in minoranza Turati dal 1904 al 1906, grazie all’intesa cogli integralisti di Ferri e Morgari. Divenne poi massimalista e rivoluzionario, dopo l’impresa di Libia e la crisi del giolittismo, tanto che al congresso del 1912 il leader del socialismo rivoluzionario Benito Mussolini cacciò i cosiddetti riformisti di destra che fondarono il Psri. Nel primo dopoguerra, mentre larga parte di socialisti rivoluzionari e sindacalisti, capeggiati dal futuro duce, fondarono i primi fasci di combattimento, il Psi divenne sostanzialmente comunista aderendo all’Internazionale di Mosca col congresso del 1919.
    Nel 1921 però i comunisti cosiddetti puri lasciarono il PSI perché quelli unitari non avevano espulso i riformisti, cosa che avvenne invece l’anno dopo e Turati, Treves, Matteotti e Prampolini fondarono il Psu. Nel 1930 a Parigi si riunificarono socialisti di Turati e socialisti di Nenni, che aveva messo in minoranza Serrati nel Psi perché quest’ultimo voleva sciogliere il partito e andare nel Pci, cosa che fece lui solo con un gruppo di terzinternazionalisti, mentre Carlo Rosselli scriveva il suo “Socialismo liberale” fondando poi Giustizia e libertà. Esplosero nel secondo dopoguerra i conflitti tra socialisti democratici e socialisti filo comunisti, che sfociarono nella formazione dei due partiti nel gennaio del 1947 (Psli, nel 1952 divenuto Psdi, e Psi). Poi la storia che abbiamo in parte vissuto e che non vale la pena ricordare.
    Noi chi siamo? Gli interpreti di quale socialismo? Siamo ancora qui per cosa? Dal congresso di Palermo il Psi ha scelto con chiarezza il riformismo e dagli anni ottanta il liberal socialismo. Turati e Rosselli, il Nenni autonomista, Craxi e il Martelli di Rimini sono i nostri punti di riferimento. Certo il nostro socialismo riformista e liberale ha bisogno di essere aggiornato, modernizzato, adeguato ai tempi. Ma questo processo non può farci deragliare e finire ancora più indietro. Verso approdi che noi abbiamo contestato da giovani e figurarsi se possiamo accettare da anziani. Il landinismo verso il quale inevitabilmente approderà chi si vuole decisamente distaccare dal PD, che a me non piace, ma che preferisco, cos’altro è se non una nuova forma di massimalismo verbale e di neo conservatorismo?
    No. Noi non siamo gli interpreti di tutta la storia socialista. Che peraltro è all’origine di conflitti aspri combattuti da parti apposte della barricata. Noi siano interpreti dell’unica forma di socialismo ancora attuale e non sconfitta dalla storia, quella riformista e liberale. Lo vorrei ricordare con questo lungo articolo a chi o non se lo ricorda o fa finta di esserselo dimenticato o non ha capito bene.

    M. Del Bue

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    Predefinito Re: Avanti!

    Bersanicum

    Chi dice che Bersani non può vincere perché riporterebbe il Pd al 25 per cento non ha tutti i torti. Se naturalmente è militante ed elettore del Pd. Ma anche un militante ed elettore del Pd, in grado di ragionare su questa legge elettorale, oltre a preoccuparsi del Monopoli e del Libro della giungla, non può non vederne i difetti. Prima l’interesse della democrazia, poi quello di partito, no? Si dice che è meglio questa legge che nulla. Un momento. Adesso non c’è il nulla. C’è una legge elettorale frutto dell’intervento della Consulta e non è vero che non siano mai state approvate riforme alle leggi elettorali in Italia. La verità è che semmai ne sono state approvate troppe. Ne abbiamo sfornate sei nel giro di poco più di vent’anni. Una per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali, nonché dei presidenti di provincia e dei consigli provinciali, a cui ha fatto seguito quella dei presidenti e dei consigli regionali. Un’altra per il Parlamento, il Mattarellum, nel 1993, con sbarramento al quattro per cento nel recupero proporzionale e collegi uninominali per i due terzi dei seggi. Poi nel 2006 il cosiddetto Porcellum, con apparentamenti e sbarramenti al 2 per cento per le liste apparentate e al quattro per quelle non apparentate. Il Senato è rimasto sempre su base regionale perché così prevede la Costituzione che finora non era mai stata mutata sulle disposizioni di questo articolo.
    Poi è arrivata la nuova legge per le elezioni europee con improvviso sbarramento al 4 per cento. Contemporaneamente ogni regione si è data una sua legge elettorale, ognuna diversa dall’altra, con sbarramenti, listini poi abrogati, premi di maggioranza. La verità è che in Italia ci sono troppe leggi elettorali. Cioè è vero il contrario di quel che si dice. Prendiamo le preferenze. Ci sono nei comuni, nelle regioni, alle europee. Perché fanno male solo alle politiche dove produrrebbero corruzione? Mistero. Oggi si propone una legge, l’ennesima, che non solo non è in linea con le altre italiane, ma non è in linea con nessuna legge di nessun paese. Non a caso si chiama Italicum. Cosa risolverebbe? Si dice che la sera delle elezioni ci sarebbe un vincitore.
    Si dice proprio un vincitore, non una lista vincente, scambiando l’elezione del Parlamento con l’elezione del presidente. Se noi vogliamo introdurre una regola in base alla quale si elegge il vincitore, cioè il presidente, dobbiamo inserire in Costituzione il presidenzialismo. Se invece restiamo al parlamentarismo, non è detto che ci debba essere un vincitore. L’elettorato non ha tra i suoi obblighi quello di fare vincere, non è un allenatore di calcio, e le elezioni non sono il campionato. L’elettorato deve scegliere una lista elettorale e dei candidati. Invece qui si introduce il principio in base al quale l’elettorato deve scegliere un vincitore che non c’è (tanto da introdurre il doppio turno che si addice solo per i sindaci o per i presidenti, ma mai per le liste) e non può scegliere i suoi candidati, se non una parte, che invece ci sono. Bersani non ha tutti i torti. Magari farà tornare il suo partito al 25 per cento. Penso però che se andiamo avanti così il 25 per cento potrebbe anche essere la percentuale che voterà alle prossime regionali.

    M.Del Bue

    Bersanicum | Avanti!
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    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  9. #49
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    Predefinito Re: Avanti!

    A sostegno degli epurati del Pd per l’Italicum




    Riferirsi ai valori lo dobbiamo considerare un esercizio retorico o dobbiamo considerarli il riferimento primario quando si affrontano temi che riguardano la struttura democratica di un Paese o l’identità di un Partito politico?? I valori fondanti e di riferimento della nostra Repubblica sono espressi dalla Costituzione. Alcuni sono inviolabili e comuni a tutte le democrazie, e di fronte ad essi ogni parlamentare non può avere vincolo di mandato. Mi riferisco in particolare ai tre unici poteri costituzionali quali quello elettivo che proviene dal popolo, il legislativo che è espresso dal Parlamento in rappresentanza del popolo e quello esecutivo che deve applicare le leggi e le volontà espresse democraticamente dai rappresentanti del popolo in Parlamento. Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei poteri costituzionali, ma mai come ora si sta annullando praticamente quello elettivo, umiliando quello legislativo, e imponendo su di entrambi quello dell’esecutivo. Su questa Legge elettorale e la riforma del Senato il nostro direttore hai espresso delle giuste critiche in disaccordo con la segreteria nazionale, critiche che la grandissima maggioranza dei lettori dell’Avanti! ha condiviso. Sulla legge elettorale un componente della Direzione del PSI ha dovuto chiedere il soccorso dell’Avanti! per fare giungere il suo appello di non votarla ai nostri parlamentari, ricordando che ci sono momenti della vita in cui non si può disertare, né venir meno ai principi ed ai valori a cui si è fatto riferimento da sempre e di fronte ai quali nessuna mutazione genetica è possibile. Anche Bersani non è disposto ad accettare l’attuale versione che vuole imporre Renzi e, pur esprimendo la sua fedeltà verso la ditta, ha dichiarato che in questo caso viene prima il Paese e la salvaguardia della democrazia rispetto alla ditta. Recentemente ha dichiarato che allontanarsi dalle radici è come vendere la casa per andare in affitto. Nessuno degli epurati del Pd ha avanzato la richiesta di sostituzione che, pur consentita dai regolamenti del gruppo parlamentare del Pd, è stata applicata con un capogruppo di 36 anni dimissionario perché contrario all’attuale definizione. Come segno di solidarietà parlamentare tutti i rappresentanti delle forze di opposizione hanno abbandonato la Commissione lasciando solo nelle mani di alcuni parlamentari del Pd di votarsi la legge del loro segretario di partito. Vi immaginate cosa sarebbe successo se un’epurazione del genere l’avesse compiuta Berlusconi?? Le modifiche richieste dagli epurati del Pd fanno riferimento alla regressione della qualità della democrazia derivante dal pacchetto Italicum con riforma del Senato che configura un presidenzialismo di fatto senza contrappesi istituzionali e con un Parlamento formato per il 70% dei deputati nominati dal segretario del partito di maggioranza. Sulla legge elettorale le richieste degli epurati sono principalmente:
    • Modifica della composizione elettorale passando dalla lista alla coalizione dopo il ballottaggio
    • Interventi sulla composizione dei collegi per quanto riguarda i 100 capilista bloccati e le pluricanditature nei collegi.
    • Garantire ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti

    Come con il Porcellum, anche con questa legge elettorale avremo che la più grande minoranza si prende la maggioranza dei seggi controllando così di fatto tutti gli istituti di garanzia, e annullando di conseguenza l’equilibrio democratico dei poteri costituzionali. Non ci sarà sempre il Pd al governo, per cui occorre preoccuparsi del sistema democratico e non dell’interesse di una persona o di un partito. In un Parlamento in cui circa il 40% dei parlamentari del Pd è contrario all’attuale definizione e tutta l’opposizione intende rivolgersi al capo dello Stato, abbiamo un presidente del Consiglio sceriffo non eletto che vuole imporre a tutti i parlamentari eletti la sua legge. Purtroppo è sempre lo stesso presidente del Consiglio che aveva affermato che le Istituzioni occorre riformarle con il massimo del consenso parlamentare. La legge elettorale deve esprimere una maggioranza parlamentare che rappresenti anche la maggioranza del Paese. I referendum che hanno vinto nella prima Repubblica sono quelli che hanno avuto la maggioranza dei cittadini e non quelli della maggioranza governativa. Dobbiamo continuare a stare sereni? In Europa ci sono tre culture politiche (Socialista, Popolare e Liberale) e due principali sistemi elettivi rappresentati dal sistema presidenziale e da quello parlamentare. In Italia non c’è più nessun partito che abbia la forza parlamentare di rappresentare una di queste culture e le istituzioni si stanno modificando sul modello personale dei partiti che diventano dei comitati elettorali al servizio del leader di turno. Di fronte a una scelta di profilo costituzionale non è questione di disciplina di appartenenza politica o di coscienza, ma di responsabilità personale di ogni deputato rispetto ai principi della Costituzione e degli equilibri a cui è ancorata. Giustamente in un partito non è facoltà della minoranza sostituirsi alla maggioranza, ma in questo caso si parla di regole istituzionali su cui deve essere un dovere quello di ricercare il massimo consenso parlamentare. Ora che per la maggioranza del Pd non ci sono più gli alibi dei vincoli del Nazareno, rifiutare una composizione interna con la minoranza assume il significato di volere affermare una svolta autoritaria e personale. I Padri costituzionali avevano concepito la Camera e il Senato con funzioni gemelle per evitare derive autoritarie e il ricordare oggi la legge Acerbo dell’epoca fascista non è occasionale. Se pensiamo che nel dopoguerra fu dichiarata legge Truffa una legge elettorale che assegnava il premio di maggioranza al partito che avesse raggiunto il 50% più uno del consenso da parte degli elettori, come dobbiamo definire quella che Renzi vuole imporre al Parlamento? Oggi è vergognoso assistere ai continui cambi di casacca che non sono legati a dei processi o a dei progetti politici, ma semplicemente a opportunismo, trasformismo e conformismo. Forse la maggioranza del Pd ha dimenticato che la maggioranza dei seggi di cui dispone deriva dal regalo del premio di maggioranza del Porcellum dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Sentire il deputato Migliore, ex rappresentante di Sel, che paragonava l’Italicum al Porcellum definito come la peste e che ora diventa il relatore del Pd per questa legge, esprime il livello del quadro politico attuale. In questa configurazione apprendere da Nencini che i parlamentari socialisti voteranno questa legge elettorale – oltre a intristirmi sull’adesione ai contenuti – mi umilia come socialista per l’asservimento e il conformismo verso Renzi. Invito nuovamente il segretario Nencini a spiegarci sull’Avanti! in base a quale nobile calcolo ha deciso di immolare il voto socialista a questa legge elettorale. Un parlamentare non deve avere vincoli di mandato né nei confronti del Partito, né rispetto alla maggioranza di appartenenza quando sono in discussione i principi e gli equilibri democratici e costituzionali. Attendiamo delle risposte chiare sull’Avanti! da parte del segretario perché in questa circostanza il silenzio non è d’oro. Avanti! è la voce dei Socialisti, ma ho appreso che le regole a cui si devono attenere la Redazione e il Direttore sono vincolate alla linea politica della segreteria nazionale. Rilancio in questa circostanza la proposta che nella modifica dello Statuto del PSI sia inserito quanto era previsto in quello della Rosa nel Pugno che comprendeva l’uso dei referendum tra gli iscritti per sondarne l’opinione su temi di particolare interesse. Grillo lo sta già attuando. La Direzione, come editore del giornale, potrebbe deliberare da subito l’utilizzo dei sondaggi da parte dell’Avanti! come avviene già comunemente nella maggioranza dei quotidiani nazionali. Non ricordiamolo solo negli slogan che siamo un partito libertario. La composizione parlamentare del Pd è derivata dalla Segreteria Bersani. E’ opportuno che i 7 parlamentari socialisti non dimentichino che sono stati eletti con Bersani grazie al patto concordato in Europa tra il PSI e il PSE e che il programma a cui avevano aderito si chiamava “Italia bene comune”. Quale bene è più comune delle Istituzioni? Ricordo che in quel periodo elettorale Bersani aveva dichiarato che i suoi valori di riferimento erano quelli socialisti di libertà, uguaglianza e solidarietà e che la parola Socialista è la definizione più antica e più nobile della Storia politica. Bersani anche se iscritto al Pci è stato sempre nella sostanza un socialdemocratico. La sua la considero l’epurazione di un socialista. Assieme a lui, come socialista, mi sente anch’io un epurato. Ci sono regolamenti interni al PSI che per questa mia adesione a Bersani mi aspetta l’epurazione dal PSI??

    All’anagrafe Nicola Olanda, nella società Je suis socialiste.

    A sostegno degli epurati del Pd per l?Italicum | Avanti!
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  10. #50
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    Predefinito Re: Avanti!

    La storia del premier non eletto fa abbastanza ridere e toglie molta credibilità all'analisi che viene dopo....proprio il PSI con la sua storia importante dovrebbe evitare certi argomenti da grillini
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

 

 
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