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Discussione: Avanti!

  1. #161
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    Predefinito Re: Avanti!

    Congresso perché

    Il Psi ha ormai iniziato l’iter che lo porterà al suo congresso di fine aprile. Come stabilisce lo statuto si tratta di un’assise indispensabile dopo quella di Venezia del dicembre 2013. Dovremo riflettere sulla situazione politica, assai mutata rispetto a due anni e mezzo fa, quando ancora Letta presiedeva un esecutivo a termine e il Pd era fuori dal Partito socialista europeo, mentre pareva vi si avvicinasse Sel, quando ancora non era iniziato il processo di riforma elettorale e costituzionale, quando ancora il terrorismo islamico non aveva gettato con protervia i suoi malefici occhi sull’Europa e anche su di noi.
    Ho citato solo alcuni dei profondi mutamenti esterni che ci inducono a riflettere anche su noi stessi, peraltro attraversati in questo periodo da separazioni dolorose di taluni autorevoli nostri rappresentanti e da una microfuga di qualche altro verso la sinistra radicale, nonché da una certa fibrillazione interna. Dovremo quindi svolgere, dopo la riuscita conferenza programmatica, anche una profonda riflessione politica e un confronto sullo stato del partito, che mi auguro sia però condotta entro i confini di un produttivo dibattito. Non penso cioè che sia il caso né di minacciare irresponsabili ricorsi a giudici terzi sui nostri problemi interni, né di attrezzarci ad una conta che peraltro costringerebbe tutti ad alzare barriere, senza cogliere, anche nel dissenso, gli elementi utili di una critica costruttiva.
    Tutto si può e si deve affrontare. Dagli indirizzi generali agli assetti interni con la massima apertura e disponibilità ad accogliere consigli e contributi utili. Quello che non si può fare è rinviare il congresso o pensare di svolgerlo al di fuori delle norme statutarie. Questo sarebbe sì un colpo letale per la nostra piccola comunità. Personalmente non sono per dimostrare che tutto si è fatto sempre nel migliore dei modi. Conosciamo bene le nostre carenze e le nostre contraddizioni, alcune peraltro endemiche e da far risalire alla nostra natura di nostalgici di un tempo che fu e che non ritornerà. Pensiamo sempre che la nostra rovina, che impedisce di realizzare la nostra utopia, siano i dirigenti del momento. Basta cambiare questi e il gioco sarebbe fatto. Ed ecco d’incanto riapparire il nostro garofano rosso, calpestato ventitré anni orsono.
    Non si tiene mai presente che tutto quello che in questi anni è stato fatto è un mezzo miracolo. Aver tenuto in vita un’organizzazione socialista in tutta Italia, cosa che non è avvenuta per comunisti e democristiani, non è stato e non è tuttora cosa semplice, perché assai più semplice sarebbe ammainare bandiera ed accogliere la logica che ormai è nel Pd che si può affermare la nostra vecchia identità. Non sono di questo avviso. E nel tenere duro avremmo bisogno dell’apporto anche critico di tutti coloro che hanno a cuore questa nostra resistenza. Accentuare di più e meglio la nostra autonomia, dare esito più concreto agli impulsi della nostra conferenza programmatica, rinnovare i nostri quadri che sono anche troppo datati, aprire meglio all’esterno e negli organi di informazione le nostre idee, tutto questo si può e si deve fare. Senza chiusure aprioristiche, ma anche senza quella guerriglia interna che porterebbe solo danno a chi la subisce, ma anche e soprattutto a chi la fa.



    M. Del Bue

    Congresso perché | Avanti!
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  2. #162
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    Predefinito Re: Avanti!

    Ma questo non è cattocomunismo?



    Molte volte ho scritto articoli in difesa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ne ho sempre apprezzato l’equilibrio e la saggezza. Ma già molto tempo prima avevo vissuto Napolitano come il principale leader riformista del vecchio Pci, poi Pds, con le sue aperture esplicite al Psi e al movimento socialista europeo. Con lui ho spesso intrattenuto cordiali rapporti quando era presidente della Camera e anche quando è salito al Colle e ha voluto incontrare delegazioni socialiste. L’ultima occasione è stata, quando coordinavo il movimento per la democrazia, quel cordale incontro che ci riservò per discutere delle modifiche alla legge elettorale europea.
    Oggi devo manifestare il mio dissenso dalla sua posizione assunta sulla legge per le Unioni civili. Mi dispiace, ma il suo appello a non erigere barriere tra laici e cattolici mi riporta indietro nel tempo e mi ricorda tanto le vecchie posizioni togliattiane e berligueriane in occasione della votazione dell’articolo sette della Costituzione e delle approvazioni delle leggi sul divorzio e l’aborto. In tutte e tre le circostanze il vecchio Pci manifestò identica preoccupazione che ne congelò o raffreddò l’azione riformista. Teniamo presente che questa stessa preoccupazione ha permesso di introdurre in Costituzione i patti lateranensi così come erano stati firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri nel 1929 (verranno riformulati solo dal governo Craxi nel 1985). Poi di rallentare, unico caso in Europa, l’approvazione del divorzio che solo la cocciutaggine dei socialisti e dei radicali mise all’ordine del giorno del Parlamento italiano, fino alla votazione della legge Fortuna nel dicembre del 1970, sottoposta poi a referendum abrogativo perso dagli antidivorzisti il 12 maggio del 1974.
    Una legge sull’aborto venne approvata solo nel 1980, poi sottoposta a referendum abrogativo, perso dai promotori, nel 1981. Tutto questo è sempre avvenuto tirando per la giacca i comunisti, prima recalcitranti, poi preoccupati, indecisi e solo alla fine moderatamente convinti. E sempre tentando di distoglierli dalle loro preoccupazioni di rotture col mondo cattolico, anche quando il Psi era al governo con la Dc e il Pci all’opposizione. E qui bisogna fare la più netta delle distinzioni. La cultura laica, che può essere anche cultura dei cattolici, non presuppone baratti e compromessi perché divide stato e religione. Giusto che i credenti professino i loro dogmi, ma è inaccettabile che li impongano come leggi dello stato. I credenti possono dunque, se separano le due dimensioni, essere più laici dei non credenti, che negli Stati totalitari e comunisti (come la Cina) impongono per legge l’aborto anche a coloro che lo considerano reato.
    La cultura cattocomunista ha scambiato il rispetto per la religione con il compromesso tra stato e religione. La cultura laica ha chiamato anche i cattolici a schierarsi per la separazione delle due sfere. Per questo i partiti socialisti e liberali non hanno mai scambiato i programmi di governo con i loro principi, e su questo hanno richiamato i cattolici al dialogo, mentre il Pci non a caso si disse sempre disposto a compromessi (non solo dialoghi) più o meno storici col mondo cattolico, perché in fondo partiva da analogo assolutismo etico. Purtroppo quel venti per cento di italiani che si sono sempre schierati per la seconda impostazione oggi non hanno più rappresentanza politica. E la natura del Pd si pone anch’essa come un difficile compromesso tra laici e integralisti. Vedremo come uscirà la legge sulle unioni civili. Se anche su questa materia prevarrà l’impostazione cattocomunista ne uscirà una legge che discriminerà ancora le persone e anche i figli in base alle tendenze sessuali delle coppie. Se prevarrà l’impostazione laica almeno la più moderata legge sulle coppie omosessuali che esista al mondo vedrà la luce. Senza la barriera più assurda. E cioè quella che separa i diritti dei figli delle coppie eterosessuali, che possono avere oggi due genitori, e quelli dei figli delle coppie omosessuali, che possono invece averne uno solo.

    M. Del Bue

    Ma questo non è cattocomunismo? | Avanti!
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  3. #163
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    Predefinito Re: Avanti!

    Quelli che sono socialisti però …


    Raramente è capitato di vivere un tale paradosso. Che continua e si ingigantisce. Nelle istituzioni, le tivù, i social e i bar italiani non si contano “i socialisti ma e però”. Sono davvero tantissimi. E di diversa specie, ma non si capisce perché poi si trasformino quando un sondaggista chiede loro la propensione al voto o quando, ancora più, entrano nella cabina elettorale. Ci sono, non tutti, ma gli amici del Pd che si sentono “socialisti altrove”, più europei che italiani, per la verità, anche se è molto difficile presentare un’identità all’estero che si nega nel proprio paese. Che anzi la si concepisce come naturale prosecuzione della tradizione comunista dei Gramsci, dei Togliatti e dei Berlinguer.
    Poi ci sono “i socialisti ovunque”. Quelli rintanati in tempi di bombardamenti nei comodi rifugi berlusconiani e che oggi magari si sono dispersi in diversi rivoli politici, tra Nuovo centrodestra, Ala e non so che altro. Ma sempre socialisti sono. Anzi, sono sempre in condizione di dare consigli, di fare critiche, di impartire lezioni quando non ordini. Socialisti, non del Psi, sia ben chiaro, ma socialisti sempre. Ma ci sono anche “i socialisti reduci”. Semi clandestini. Quelli che compaiono, ogni tanto, per dire la loro. Spesso per accusare, ingiuriare. Poi svaniscono.I socialisti arrabbiati. Quelli che vorrebbero ancora il Psi di Craxi e non si rassegnano a quello di Nencini.
    Parlano di congressi, di tesseramento, di commissione di garanzia, di espulsioni, come se fossero militanti attivi e invece non sono manco iscritti e votano per altri partiti da sempre. Parlano del Psi senza essere del Psi, solo perché in questo partito sono stati venticinque anni fa. E ci sono anche “i socialisti di ieri l’altro” che più a sinistra non si può. Quelli che hanno riscoperto non già solo Craxi o Nenni o Saragat, ma più indietro ancora, fino a Morandi, Vecchietti, i socialisti massimalisti. Quelli che quando suona l’Internazionale piangono. L’unità a sinistra hanno come dogma e pensano di praticarla con Landini, Fassina e Vendola. Ma ci sono anche “i socialisti preoccupati” perché il partito fatica e troppi sono coloro che ci hanno lasciati. Per questo decidono di lasciarci anche loro e di non partecipare al congresso.
    Evidente che siano tanti, troppi i socialisti per farli entrare tutti nel Psi. Ma è anche piuttosto ridicolo che i pochi che si sentono socialisti e lo dimostrano militando nel Psi, cioè in un partito che dovrebbe essere di tutti i socialisti, vengano addirittura accusati da coloro che sono altrove di non esserlo abbastanza. La verità è che “i socialisti però” accusano i socialisti del Psi e nella loro accusa individuano il pretesto per giustificare il loro trovarsi altrove e ovunque. Non accettano di essere loro in contraddizione, ma cercano il motivo della loro contraddizione in noi. E qui il paradosso è all’apice.

    M. Del Bue

    Quelli che sono socialisti però ? | Avanti!



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  4. #164
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    Predefinito Re: Avanti!

    Notare che Del Bue militò nel Nuovo PSI sotto Berlusconi...
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  5. #165
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    Predefinito Re: Avanti!

    Beh… d’accordo… l’alleanza con Berlusconi è stata un gravissimo errore (per non dire altro) … pur tuttavia, Del Bue militava in ogni caso nel nuovo PSI, non in Forza Italia…
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  6. #166
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    Predefinito Re: Avanti!

    La rottura di D’Alema


    Leggo sempre con interesse le non poche interviste di stampo polemico di Massimo D’Alema. I suoi ragionamenti non sono mai banali e scontati, ma logici e lucidi. Li segui con curiosità a fronte di un lessico spesso blaterato della classe politica odierna. Poi si può convenire o meno su quel che il “lider Maximo” sostiene, sempre animato da una verve sarcastica appuntita. Da giudizi personalistici acidi e velenosi. D’Alema spara ad alzo zero. Forse come mai era accaduto prima. Non risparmia nessuno, da Guerini, a Orfini, a Giachetti, tutti li avvolge e li getta sprezzantemente nella spazzatura arricciando il naso.
    Ma quel che stupisce di piú é l’apprezzamento per Verdini, giudicato “un uomo intelligente e molto meno estremista di alcuni suoi partner del Pd”, che ha a cuore l’Italia che rischia di finire in un ballotaggio Renzi-Grillo. E qui una certa contraddizione esiste tra tale giusta preoccupazione e l’idea di accusare Renzi di spostamento a destra senza escludere, é la prima volta, l’eventualità di una scissione. Che in qualche misura potrebbe essere anticipata dal sostegno esplicito (ma ci vuol poco a capire che di questa candidatura Massimo é il mallevatore) di Bray a Roma e dalla sempre piú probabile lista civica di Bassolino a Napoli o dalla mancata presentazione della Balzani a sostegno di Sala a Milano.
    Una scissione nei fatti, poi si vedrà se prenderà forma e in che modo, è dunque in atto. Se a Roma, Napoli, Milano verranno lanciati e appoggiati candidati alternativi a quelli ufficiali, difficile che poi le divisioni non assumano le forme di stampo ligure e cofferatiano. Certo D’Alema ritiene che il Pd renziano si stia indebolendo e non rafforzando nella ricerca di consensi a destra, ma è evidente, questa è la contraddizione, che rompendo a sinistra si finirebbe per dar ragione alla preoccupazione di Verdini. E cioé ad aprire le porte al fantasma Grillo. Se quest’ultima preoccupazione fosse prevalente appoggiare o anche solo giustificare una scissione potrebbe fare il gioco del nemico numero uno.
    D’Alema valuta naturalmente come un affronto l’aver rotto, da parte di Renzi, con la tradizione “ex comunista e dei cattolici democratici”, evoca l’Ulivo e Prodi e qui i socialisti non possono certo seguirlo. Non solo perché a quella tradizione non hanno mai appartenuto e anzi l’hanno considerata una debolezza politica della sinistra italiana, ma anche perché non hanno mai creduto al potere taumaturgico della ricetta ulivista. Quel che accadrà lo vedremo nelle prossime settimane. Certo è chiaro che gli avversari di Renzi hanno tracciato il percorso di guerra che si compone della tappa delle comunali nelle grandi cittá con candidati alternativi e poi del referendum costituzionale ove si lanceranno in molti nei comitati del no. Difficile che alla fine del percorso costoro restino ancora nello stesso partito degli avversari. Deponendo improvvisamente l’ascia di guerra.

    M. Del Bue


    La rottura di D?Alema | Avanti!
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  7. #167
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    Predefinito Re: Avanti!

    Il Pd tra orfiniani, orlandiani, cuperliani, bersaniani, speranziani….

    Ma quanti sono i gruppi organizzati nel Pd? Lo sapevate che di sinistre ce ne sono almeno tre? E che non vanno d’accordo tra loro? Quella di Speranza non è in accordo con quella di Cuperlo, più moderata. E quella di Bersani non è in sintonia con D’Alema che pare il più duro di tutti. Ma non è che dall’altra parte siano tutti renziani e basta, perché le sottomarche qui si sprecano e vanno dai renziani della prima ora (Lotti, Boschi), ai renziani critici (Richetti), ai cattorenziani (Delrio), ai franceschiniani, ai giovani turchi di Orfini (sic), agli ex bersaniani convertiti (Bonaccini), agli orlandiani, agli ex popolari di Fioroni. E forse c’è anche dell’altro. Che marasma. Vabbé anche noi nel nostro piccolo abbiamo avuto i bartolomeiani, i dilelliani, e adesso anche i bobbiani e i sollazziani, oltre ai nenciniani. Meno male che non ci sono i delbuiani…

    M. Del Bue

    Il Pd tra orfiniani, orlandiani, cuperliani, bersaniani, speranziani?. | Avanti!
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  8. #168
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    Predefinito Re: Avanti!

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    Beh… d’accordo… l’alleanza con Berlusconi è stata un gravissimo errore (per non dire altro) … pur tuttavia, Del Bue militava in ogni caso nel nuovo PSI, non in Forza Italia…
    Poco conta, a maggior ragione invece di parlare degli altri dovrebbe iniziare ad aprire una bella analisi autocritica su come può aver fatto una pattuglia socialista a snaturarsi talmente tanto da entrare in un governo in cui sedevano Berlusconi, Tremaglia, Calderoli, Giovanardi, Alemanno, Storace, Buttiglione...e soprattutto non dovrebbe neanche provare a parlare di Ulivo, dato che lui l'Ulivo lo combatteva alleandosi con i sopracitati.

    Non si può pontificare con un passato così.

    Ogni volta che Del Bue critica il PD da sinistra dovrebbe ricordarsi che anche il democratico più moderato ha, rispetto a lui, un curriculum decisamente più progressista, non avendo mai seduto con Storace in un governo.
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  9. #169
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    Predefinito Re: Avanti!

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    ...in un governo in cui sedevano Berlusconi, Tremaglia, Calderoli, Giovanardi, Alemanno, Storace, Buttiglione...
    ...lo stesso governo era sostenuto dai vari Alfano, Verdini, Bondi, ecc.

    Ergo, se Del Bue non può pontificare (ed è una posizione che si può sostenere), chi sta al governo o in maggioranza con i personaggi sopracitati non dico debba fare altrettanto, ma almeno evitare certa intransigenza...
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  10. #170
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