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Discussione: Avanti!

  1. #221
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    Predefinito Re: Avanti!

    Dopo il Consiglio nazionale


    Ottimo Consiglio nazionale. Votate all’unanimità le riforme dello statuto e il regolamento congressuale. Convocato il congresso, con ogni probabilità a marzo a Roma. Nencini ha svolto una relazione politica, convinto di avere messo in sicurezza il partito, dopo vicende che ne potevano compromettere il futuro. Bobo Craxi ha preso nettamente le distanze da coloro che lo hanno portato in tribunale chiedendo esplicitamente il ritiro di ogni iniziativa giudiziaria e annunciando la sua partecipazione al Congresso.


    Per parte mia ho affrontato i temi che il partito deve discutere subito, prima del congresso, e sono relativi all’ipotesi di scioglimento anticipato della legislatura e alla posizione relativa alla legge elettorale. E’ difficile trovare un solo argomento politico che giustifichi il ricorso anticipato alle elezioni da parte di un partito, sarebbe meglio dire di una parte del partito, che detiene oggi la maggioranza dei seggi alla Camera e, sia pur in coalizione, anche al Senato. E’ la prima volta che un partito così pretende lo scioglimento delle Camere per arrivare, se gli va bene, con una legge elettorale come il Consultellum, a portare a casa meno parlamentari di adesso e un governo assieme a Berlusconi.


    C’é anche un rischio politico evidente. Arrendersi un anno prima attraverso una crisi che non può che essere parlamentare ed implicare un voto di sfiducia al governo Gentiloni porta a una dichiarazione di incapacità a governare che in campagna elettorale può trasformarsi in un clamoroso autogol. Anche tra il 1996 e il 2001 si susseguirono tre governi di centro-sinistra, Prodi, D’Alema e Amato (tanti quanti sono stati quelli di Letta, Renzi e Gentiloni), ma la legislatura si completò regolarmente. Oggi stiamo vivendo un triplice paradosso italiano. Il partito dominante vuole anticipare il voto che, se gli va bene, gli consentirà di essere più debole, la Corte costituzionale si è trasformata in ente legislativo e i vescovi si occupano di leggi per l’elezione non del papa ma del Parlamento italiano.


    Noi dobbiamo affermare coi nostri cinque parlamentari la centralità del Parlamento e la priorità della politica. A parte il fatto che le due leggi elettorali, l’Italicum due per la Camera e il Porcellum modificato per il Senato, hanno caratteristiche diverse, l’una é fondata sulle liste, l’altra sulle coalizioni, l’una sulle preferenze tranne che per i capilista, l’altra non si sa, non sta scritto da nessuna parte che la legge elettorale sia semplicemente il risultato degli interventi della Corte. Non é la prima volta che avviene. In materia di diritti civili la Corte, assieme ai tribunali e agli organismi europei, ha deliberato assai più del Parlamento. Ma questo é inaccettabile.

    M. Del Bue


    Dopo il Consiglio nazionale | Avanti!
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    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #222
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    Predefinito Re: Avanti!

    D’Alema libero


    Il lider Massimo ormai ha varcato il Rubicone. Accade nella storia che un personaggio salga o ritorni in auge per merito o colpa di un altro. Chi si sarebbe mai ricordato di Davide se non fosse esistito Golia? Chi di Patroclo senza Achille, chi di Menelao senza sua moglie fedigrafa? Cosi oggi è grazie a Renzi che D’Alema conosce una sua seconda giovinezza. E se il primo ha sfoderato lo spadone per ammazzare il secondo, adesso è quell’altro, a cui non manca un’alta dose di accidia, a rispondergli per le rime, approfittando della sconfitta referendaria e delle dimissioni del giovin signor fiorentino. D’altronde a rottamazione si risponde con egual carica esplosiva.


    Il progetto di D’Alema é ormai chiaro. Se Renzi decide di mettere sotto il governo Gentiloni, anche col consenso di quest’ultimo, e chiede subito le elezioni, allora ognuno, dice Massimo, deve sentirsi libero. Libero da vincoli di partito e pronto a fondarne un altro e a presentare una lista alle elezioni, dunque. Conoscendo la vocazione suicida della sinistra italiana credo non sarà nemmeno semplice mettere insieme i dalemiani coi vendoliani e i fassiniani coi civatiani, sempre tenendo fuori i neo o tardo comunisti. Eppure una lista unita a sinistra del Pd di Renzi, che nascesse o si potenziasse grazie a una divisione del Pd, potrebbe, secondo i sondaggi, superare il dieci per cento.


    Attenzione però. Con questa legge elettorale, chiamiamola proporzionale di lista, il Pd renziano scivolerebbe al 22 per cento, molto lontano anche dalla possibilità di costruire un governo di coalizione con Berlusconi. D’Alema, che é un professionista della politica, questo lo sa e proprio a questo punta. A far fallire qualsiasi ritorno in campo di Renzi e del renzismo in solitario o in coalizione. Si annuncia un possibile delitto perfetto. Adesso la pistola carica in mano ce l’ha lui, baffino. Se naturalmente lo seguissero i suoi amici e compagni anti renziani del Pd, a cominciare da Bersani e Speranza che per ora smentiscono.


    Ma soprattutto se Renzi non capirà che l’unica salvezza possibile per lui e il suo progetto sono le coalizioni. Basta reintrodurle alla Camera perché al Senato ci sono ancora. Con le coalizioni la scissione del Pd diventa più complicata e meno giustificato il voto a una lista più a sinistra. La logica delle coalizioni ci riporta al tripolarismo, quella delle liste al pluralismo. In questo secondo caso anche la divisione del centro destra può essere più giustificata. Una lista D’Alema e sinistri vari dovrebbe scegliere, invece, con l’esistenza delle coalizioni, se collocarsi nel centro-sinistra, ma allora non sarà giustificata politicamente la scissione, oppure fuori da esso, e allora si potrebbe presentare la logica del voto utile che già penalizzò Bertinotti. Renzi lo capirà? Ne dubito.


    M. Del Bue


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  3. #223
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    Predefinito Re: Avanti!

    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

  4. #224
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    Predefinito Re: Avanti!

    Contro Renzi l’Ulivo?


    Cerchiamo di riepilogare e di capire. Renzi e i suoi vogliono le elezioni, non importa con quale legge. Va bene il Mattarellum, ma non se lo fila quasi nessuno. Va bene il Consultellum, ma bisogna “armonizzare”. Va bene il premio di lista alla Camera e quello di coalizione al Senato o il premio di lista o di coalizione in tutti e due. La sola cosa che interessa ai renziani é votare subito e per questo é gia stata convocata la direzione per metà mese. Difficile ritenere possibile che Renzi finisca in minoranza, anche perché Franceschini e Orlando restano stranamente appartati e silenziosi. Possibile che Renzi rinvii la decisione suprema più avanti, ma se vuole il voto a giugno deve puntare a una crisi di governo a marzo. Mattarella impiegherà poi alcune settimane per verificare, dopo le dimissioni di Gentiloni, la mancanza di una maggioranza parlamentare.


    Tutto questo non é impossibile, ma non è facile e soprattutto é difficilmente motivabile. Il Pd dovrà chiarire le cause, infatti, di una crisi di governo, del suo governo, le dimissioni di un presidente, del suo presidente, entrare in un prevedibile conflitto col capo dello Stato, eletto col suo voto, dopo che il suo predecessore ha di fatto definito “incivile” il ricorso anticipato alle urne. Se tutto gli andrà bene, Renzi dovrà poi scontare il peso di una scissione annunciata e difficilmente evitabile attraverso la balzana proposta di convocare primarie aperte prima di giugno. Primarie di coalizione (ma allora vanno reintrodotte le coalizioni), primarie di partito (ma allora che c’entra Pisapia e poi che c’entrano col premio di lista dove non si sceglierà un candidato premier?), primarie di partito (ma sarebbe invero originale che il mese prima delle elezioni si scegliesse il segretario)?


    E se scissione sarà, in caso di elezioni anticipate, come verrà organizzata l’area degli scissionisti e soprattutto dove verrà collocata? Col premio di lista tutto é semplificato. L’area D’Alema, e forse Bersani, presenterà una lista che tenterà di aggregare Sinistra Italiana, gli antirenziani, e soprattutto i nostalgici dell’Ulivo. E magari aprirà le sue porte ad altri. Una sorta di lista-coalizione che prefiguri un futuro del centro-sinistra senza Renzi, cioè senza Pd. Suggestivo, ma piuttosto irrealistico. Il leader dell’Ulivo, Romano Prodi, ne sa qualcosa, appoggia, autorizza? La cosa sarebbe ancor più problematica in caso di coalizioni. Appare evidente che gli scissionisti, se non vogliono fare un semplice giro di campo, non potranno collocarsi in una coalizione con coloro che hanno così clamorosamente abbandonato. In questo caso dovranno così fronteggiare la logica del voto utile. E’ vero che in un sistema tripolare, e soprattutto con un premio elevato al 40 per cento, la deterrenza del voto inutile sarà più flebile. Ma tuttavia il rischio di una semplice lista di testimonianza esiste.


    Tutto é ancora cosi incerto. Non sappiamo con quale legge elettorale saremo chiamati al voto, non sappiamo, più in particolare, se il sistema politico si organizzerà per liste autonome o per coalizioni, non conosciamo i motivi di una possibile crisi di governo (dite a Renzi che la smetta di usare temi ritriti da simil populista, con pessimi ricorsi a battute da bar, che finiscono solo per tirare la volata ai populisti doc). Non sappiamo se il Pd si presenterà unito, improbabile, o diviso in due e non sappiamo se gli scissionisti formeranno una lista che riprenda l’Ulivo, con o senza il consenso del suo fondatore. E’ vero che la politica ha improvvise accelerazioni. Tuttavia sappiamo del G7 di Taormina e del semestre italiano, sappiamo della probabilità, oggi ammessa da Padoan, di una manovra correttiva. Potrei continuare. Ma sto parlando di problemi italiani e non della data delle elezioni. Interessano?

    M. Del Bue

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  5. #225
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    Predefinito Re: Avanti!

    NENCINI: UNA SINISTRA NUOVA



    “Partiamo da un punto: la legge elettorale deve essere rivisitata intanto dalla coalizione di governo poi bisogna cercare un accordo con il Parlamento. Non si può fare una legge elettorale in accordo con la Lega e Grillo a discapito della maggioranza che ha retto fino ad ora il Governo Renzi e il governo Gentiloni. Da qui bisogna partire, dopo che è nota la sentenza della Consulta sull’Italicum. Però non possiamo passare, come diceva Renzi, da una legge che consenta di avere il governo il giorno stesso delle elezioni, a una legge che il giorno stesso in cui le urne si chiudono, dice che non si avrà sicuramente un governo. E la strada maestra per favorire le coalizioni è il Mattarellum”. Non ha dubbi il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Per sboccare l’empasse sulle elezioni bisogna scompaginare il gioco. Dopo che la Corte avrà reso note le motivazioni della sentenza, la coalizione che sostiene il governo deve presentare una proposta. Penso sia una mossa indispensabile anche per siglare una tregua nel Pd.

    Da Franceschini sono arrivare aperture per delle modifiche tra le quali il premio di maggioranza alla Coalizione…

    Il Mattarellum è la strada maestra, quella che propone Franceschini è l’alternativa. Ma contestualmente bisogna preparare un progetto e una strategia per i prossimi anni su dei punti ben precisi.

    Quali?

    Una sinistra nuova che si preoccupi di migranti e multiculturalismo con un approccio nuovo basato sui diritti fondamentali delle persone. Sì all’accoglienza ma fine dell’età del buonismo. Chi vive in Italia deve giurare sulla nostra Costituzione, godere dei nostri diritti e vivere secondo i nostri doveri. Secondo, è fondamentale l’allargamento della torta della produzione della ricchezza e contestualmente rivedere la redistribuzione della ricchezza in maniera equa. Per questo chiederemo un congresso straordinario del Pse, per riscrivere la cornice in cui ci muoviamo tra stati a sovranità limitata e mondo del lavoro in crisi.

    Il tentativo del governo Renzi di cambiare la Costituzione si è fermato con il voto del 4 dicembre scorso. Questo è un Paese irriformabile?

    La prossima legislatura dovrebbe essere aperta con una Assemblea costituente che metta mano alle riforme istituzionali. I socialisti già in questa legislatura proposero la Costituente, ma rimasero inascoltati. Probabilmente ora la situazione sarebbe diversa.

    Non si sa che legge elettorale ci sarà, tantomeno quando si voterà. Ma comunque non oltre il 2018. Come si sta organizzando il Psi?

    La raggiunta unità al Consiglio Nazionale della scorsa settimana è un fatto assolutamente positivo e da valorizzare. I Socialisti, oltre 20mila iscritti, 105 federazioni provinciali, 93 tra sindaci parlamentari e consiglieri regionali, andranno al Congresso Nazionale il 18 e 19 marzo. Il nostro è rimasto l’unico partito del Novecento. Il fatto è che l’idea è giusta. È un’idea che ha reso l’Italia più libera e civile e oggi c’è bisogno di lavorare a questa storia.


    Daniele Unfer


    UNA SINISTRA NUOVA | Avanti!
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  6. #226
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    Predefinito Re: Avanti!

    La retromarcia di Renzi (non di Orfini…)



    Nell’intervista al Corriere Renzi ha messo il freno. Forse non sarà lui il prossimo presidente del Consiglio ma Gentiloni o Delrio, forse non si voterà a primavera, forse. Dipende. Lui ha sbagliato un rigore. L’ha tirato malissimo. Lo ammette. Un Renzi prudente e dialogante, che non smette però di essere Renzi. Quel paragone ricorrente col calcio non é certo un adeguato e necessario approfondimento post sconfitta. Servirebbe un di più di cultura, una maggiore propensione alla profondità (saggio consiglio di Veltroni), un linguaggio che fuoriesca da quello tipico dei social e di twitter. Pretendiamo troppo?


    Ho l’impressione, e i dati di gradimento di Gentiloni, uniti alla marcata rentrée di D’Alema, lo confermano, che sia definitivamente tramontata la fase della rottamazione e anche quella della esigenza smasmodica del nuovo a tutti i costi, che prevedeva l’inesperienza come virtù e l’esperienza come difetto. Se diamo un’occhiata al Comune di Roma ci rendiamo conto di quanto possa costare la novità coniugata col dilettantismo. Ormai credo sia tornata la voglia di una classe politica capace e professionale. Renzi se ne rende conto? Spero di sì, anche perché difficilmente, dicono i sondaggi, il giovin signore fiorentino, verrà scalzato al prossimo congresso da un altro pretendente. E dunque sarà ancora lui a dare le carte. Quanto alle possibili primarie di coalizione non saprei nemmeno di quale utilità, anche ammesso che vengano rientrodotte le coalizioni nella legge elettorale, non é chiaro se Renzi voglia parteciparvi assieme a Pisapia e non so a chi altro. Tanto, per quel che valgono…


    Quel che mi sfugge è la completa indifferenza a un modello elettorale. E’ evidente che tra il premio di lista e quello alle coalizioni esiste una distanza abissale, che porta come conseguenza un sistema politico differente. Il buon Orfini, forse nemmeno avvisato, resta fermo all’ultimo ordine di servizio e mette in guardia da una coalizione che metta insieme tutti, da Pisapia ad Alfano. Eppure Matteo II dovrebbe ricordare che se il Pd ha governato per quattro anni e, volendo, può governare anche il quinto, lo deve proprio a una coalizione, dove i voti di Alfano, di Scelta civica e nostri, sono stati determinanti al Senato. Solo attraverso una coalizione ampia il Pd potrebbe tornare a governare. Fatelo capire a Orfini. E ditegli che dopo Roma, grazie ai suoi saggi consigli, il suo partito rischia di perdere anche l’Italia.


    M. Del Bue


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  7. #227
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    Predefinito Re: Avanti!

    Ritratto di famiglia in un interno (del Pd)…


    Ecco la nuova sede del Pd di via dei Cappellari. Compare una foto sul Corriere di oggi. Ai lati del salone ci sono i ritratti dei grandi leader che si intendono ricordare e che rappresentano la memoria storica dei militanti. La loro identità, il loro cuore pulsante. In prima fila Antonio Gramsci, direttore del periodico Ordine Nuovo e poi fondatore del quotidiano comunista L’Unità, in polemica con l’Avanti. Vicino a lui Enrico Berlinguer, segretario del Pci, l’uomo del compromesso storico, ma anche dello strappo da Mosca, coniugato con la fumosa terza via tra comunismo e socialdemocrazia, poi l’uomo dell’occupazione della Fiat e del referendum sulla scala mobile.


    Poi Aldo Moro, ricordato non si capisce se come martire o come leader democristiano. Più probabilmente come scatto unitario verso coloro che provengono dalla Margherita e dal mondo cattolico. Moro, primo presidente del Consiglio del centro-sinistra, ma anche l’uomo dell’apertura al Pci, del terzo tempo che però nessuno è mai riuscito a decifrare. E infine, per chiudere, Nilde Iotti, la compagna di Togliatti, che non compare se non in questo modo nel piccolo Pantheon di via dei Cappellari, ma anche la preziosa presidente della Camera per due legislature. Una donna di carattere, comunista dall’immediato dopoguerra.


    La storia comunista c’é tutta, altro che superamento e cancellazione. E lo zuccherino di Moro serve solo a proporre un caffè meno amaro agli amici ex democristiani. Quel che manca, e che viene coscientemente dimenticato, è il filone socialista. Non c’é Turati, non c’é Nenni, non c’é Saragat, non c’é neppure Pertini, e naturalmente non c’é Craxi, al quale costoro non vogliono dedicare neppure un viottolo di periferia, che invece hanno dedicato a Lenin, Marx, Ho Chi Min, con Stalingrado in prima fila e ovviamente a tutti quelli del Pantheon. Non so se la sezione del Pd di via dei Cappellari sia un’eccezione. Credo di no. Credo che eccezioni siano quelle che si collegano alla nostra storia.


    Un motivo serio per esistere ancora, scalcinati come siamo. Vi rendete conto che contrariamente al Pci e alla Dc i socialisti non hanno eredi nel nuovo sistema politico e che il rischio di essere cancellati è quanto mai presente? Non solo dalla politica, ma dalla memoria. Questo é il paradosso del secolo. Il Pd si allaccia alla storia comunista finita sotto i calcinacci del muro di Berlino, ne esalta le principali personalità, ne riassume su di sé gli insegnamenti. Questo mentre cancella la storia socialista alla quale almeno in Europa ha deciso di aderire. Così é un partito a tre teste. Socialista in Europa, democratico in Italia, comunista, con piccole infiltrazioni democristiane, nella storia. Per affermare la storia socialista siamo vivi solo noi. Non dimentichiamolo nella nostre baruffe. Ci vuole poco per distruggere noi stessi e il nostro passato. Siamo appesi solo al Psi.

    M. Del Bue


    Ritratto di famiglia in un interno (del Pd)? | Avanti!
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  8. #228
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    Predefinito Re: Avanti!

    l'obieziobe sarebbe molto facile: con una presenza socialista più forte, potrebbero esserci anche molti di quei ritratti nelle sezioni. Valdo Spini e altri socialisti riuscirono ad inserire nel simbolo dei DS la rosa socialista e il rimando al socialismo europeo, figuriamoci se adesso non si potrebbero ottenere dei posti nel pantheon.
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  9. #229
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    Predefinito Re: Avanti!

    Pd: si sfoglia la Margherita della scissione


    Bersani ha avanzato l’amletico dubbio alla Direzione del Pd, chiedendosi se esista qualcosa che tenga ancora insieme il partito. La mia impressione, non di oggi, é che non esista proprio nulla e che sarebbe bene che si preferisse la separazione al litigio continuo. Un bene per Renzi, che potrebbe sviluppare la sua politica, e per i suoi oppositori, che potrebbero crearsi un loro partito. E un bene anche per l’Italia che non sarebbe costretta a sorbirsi quotidianamente un dissidio che mai nella storia era stato così aspro, nemmeno ai tempi della cosiddetta prima Repubblica, e nemmeno nel partito più complicato, qual’era la Dc


    La Dc era una forza politica composita, tenuta però insieme da un vincolo profondo, costituito dall’adesione ai principi di una religione, in un’Italia dominata da un’alternativa impossibile. Cos’é che tiene insieme il Pd? Una storia no. Ho citato quelli che in una storica sezione comunista romana vengono tuttora riconosciuti come punti di riferimento. Siamo alla confusione allo stato puro. Gramsci ha qualcosa a che vedere con Moro? E Berlinguer può essere considerato un predecessore di Renzi? Non scherziamo. Si é proclamata la fine dei partiti storici, d’altronde, e questo é avvenuto solo in Italia. Così al socialismo europeo ha aderito un partito italiano con un trascorso prevalentemente comunista e grazie a un leader che proviene da una tradizione democristiana.


    Meglio lasciar perdere la storia e l’identità, dunque. C’é allora un programma, c’é una funzione politica come comun denominatore? Veniamo al programma. Se escludiamo le unioni civili, e cosi come avvenuto per l’adesione al socialismo europeo pare originale che una legge di laicità sia stata varata grazie a un governo presieduto da un cattolico, non c’é questione programmatica sulla quale non si sia verificata una tensione. Dal Jobs act, alla buona scuola, all’Italicum, alla riforma costituzionale, nel Pd si sono levati urla di guerra, minacce di voti contrari, in taluni casi anche esplicite dissociazioni parlamentari. Non si era mai visto un partito dividersi perfino in occasione di un referendum dove in gioco era la permanenza di un governo presieduto dal suo segretario.


    C’é una funzione politica unitaria? Ma non è un segreto, quando Cuperlo parla di unire il partito a una sinistra che gli ha voltato le spalle, che gli oppositori di Renzi propongano di costruire un nuovo rapporto con Sinistra italiana e guardino a Pisapia come a un possibile nuovo federatore, mentre Renzi e i suoi pensano a un futuro governo che non potrà fare a meno di Berlusconi. Dico la mia. Siccome quest’ultima sarà l’unica coalizione possibile per evitare il cosiddetto governo Frankestein, formato da Lega e Cinque stelle, non sarebbe male chiedersi se tutto l’attuale Pd sarebbe pronto a votare a favore. Ne dubito. Una buona ragione per non insistere nel suicidio unitario per finta, rimandando la separazione all’inizio della prossima legislatura.


    Si dirà che il problema é il congresso in tempi brevi, che potrebbe portare allo scioglimento anticipato della legislatura. Ma non si minaccia una scissione per un congresso che pure si era proposto anticipato o per qualche mese in più o in meno di governo Gentiloni. Le motivazioni sono più profonde, sono radicate nelle diversità incompatibili che hanno segnato la storia del Pd, un partito che era nato, ricordiamocelo, con lo scopo di sconfiggere Berlusconi attraverso la vocazione maggioritaria invocata da Walter Veltroni. La vocazione maggioritaria è oggi soltanto una stravagante distorsione politica, mentre il contendente é diventato Grillo, tanto che Berlusconi è ipotizzato come futuro alleato. E’ dunque venuto meno anche l’ubi consistam originario del Pd. Perché non prenderne atto?


    M. Del Bue


    Pd: si sfoglia la Margherita della scissione | Avanti!
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    Predefinito Re: Avanti!

    Si contendono gli ex comunisti


    Li capisco. La scissione, con l’esclusione dell’ex socialista Epifani, ha un’unica matrice: quella ex comunista. Dicono che troveranno il modo di chiamarsi Diesse. Vuoi vedere che useranno anche il termine socialista, come vorrebbe Enrico Rossi? Democratici e socialisti? Non credo. Sia Renzi sia Bersani intendono inseguire i militanti e gli elettori che avevano in testa un legame con uno sviluppo progressivo e coerente del partito. Quando parlavano del loro partito e si vantavano di non averlo mai tradito intendevano il Pci, Pds, Diesse, Pd. Avvinti da un legame di conseguenza. Come se il partito successivo fosse figlio di quello precedente.


    Così, mentre anche Errani, dopo il terremoto del centro Italia, pare seguire il sommovimento politico del suo corregionale Bersani, e mentre Emiliano conferma che la politica non la si può iniziare a cinquant’anni e finirà bruciato da entrambi i partiti, é iniziata la serrata corte ai comunisti, agli ex o post comunisti. Ed entrambi non smettono di citare Berlinguer, mentre L’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924 in forte polemica con l’Avanti, pare aver trovato le risorse per tirare a campare con tanto di ringraziamenti a Renzi del direttore Staino.


    Se la scissione partorirà due partiti che si contendono l’eredità comunista, mentre anche Sinistra italiana pare che a quella storia intenda ispirarsi come ovviamente Rifondazione comunista e i comunisti italiani e perfino il piccolo partito leninista del nerboruto Rizzo, saremmo davvero al paradosso dei paradossi. Già abbiamo ironizzato sui ritratti (di Gramsci, Berlinguer, Moro e Nilde Iotti) che campeggiano in una storica sezione romana del Pd. Così, il Pd, socialista in Europa, democratico in Italia e dal passato comunista e in parte democristiano, si confronterebbe con il nuovo partito, che pare voglia definirsi socialista, nella versione di Rossi, senza essere nel partito socialista europeo, e con un passato esclusivamente comunista.


    Il muro di Berlino in Italia, lo sappiamo, é caduto all’incontrario. Ma nella sinistra italiana coloro che hanno avuto storicamente ragione, gliela danno anche i post comunisti, e cioè Turati, Saragat e il Nenni autonomista, sono deposti rigorosamente in soffitta, coloro che hanno avuto torto, appoggiando l’Urss e la sua rivoluzione leninista come Gramsci, il nemico dei riformisti, come Berlinguer, il padre dell’eurocomunismo e della terza via tra comunismo e socialdemocrazia, come Ingrao e Nilde Iotti, che di quella storia sono figli, vengono non solo esaltati, ma contesi dal Pd e dagli scissionisti.


    Spero solo che si tratti di una necessità tattica e che il gruppo dirigente del Pd comprenda che il loro partito é finito proprio per le sue ambiguità e contraddizioni. E che l’unico modo per rilanciarne il progetto di forza riformista e socialista italiana é quello di fare punto e a capo e di rivolgersi a chi un’anima, una storia, un’identità coerente invece ce l’ha. Oggi siamo di fronte alla rinascita delle identità. Ha ragione Bersani quando si collega a una visione solidale della sinistra, che non può restare subalterna ai maglioni di Marchionne. Ma anche la sinistra di oggi, se non impara il valore della laicità, cioè della capacità di superare i suoi tabù e di reinventarsi, cioè di rompere con un passato integralista e con le sue icone sbagliate, sarà condannata a perdere sempre. I partiti senz’anima o con anime inconciliabili sono al tramonto.


    M. Del Bue

    Si contendono gli ex comunisti | Avanti!
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

 

 
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