
Originariamente Scritto da
Egomet
Se volessimo continuare seguendo le coordinate teoriche scelte, probabilmente insufficienti finanche a delineare una dicotomia ben più profonda, ma agevoli strumenti di discussione, dovremmo attenerci alla divisione tra desiderio e progetto.
Per quanto concerne, il secondo, appaiono chiare le differenti visioni: critica alle narrazioni in quanto sirene metafisiche da un lato, prospettiva di mutamente sociale dall'altro (anche se,considerando la portata della questione , il discorso sembra lungi dall'essere esaurito); che cosa dire, invece, in merito al primo?
Tu vorresti che fossero i comunisti ad occuparsi di determinate faccende, per lo meno coloro i quali sono per te degni di questo nome, tuttavia di fatto ciò non succede e in ogni caso l'attesa stessa potrebbe essere considerata un'ingerenza del secondo elemento nel regno del primo.
Il desiderio, infatti, precede ogni progettualità e spesso il suo trasformarsi in prassi, sollecitato dall'urgenza di cui parlavo, non può attendere il lento passo della teoria (o del narrato, a seconda dei punti di vista).
A meno che ci si accontenti di un piacevole discettare intorno al buon governo, attività lecita e di gusto greco (non dimentichiamoci, però, che gli antichi filosofi erano esentati da certe turpi attività), e dunque il mero accumulo di strumenti teorici innocui, ossia non posti al servizio dell'io desiderante, potrebbe servire ad aumentare il potenziale ludico, ogni attesa rappresenta una distanza incolmabile tra l'individuo oppresso e le possibili contromosse.