

Ultima modifica di Troll; 24-08-14 alle 17:15


Continui a sbagliare, perché l'obbedienza, l'adesione ad un contesto sociale non aggressivo, non competitivo e non emancipatorio si può ottenere anche in democrazia. Pensa alla Democrazia Cristiana, a quegli uomini "piccoli" e "modesti", un'operosità quieta e "comunitaria", al servizio di un progresso lento e non ideologico, al rispetto delle istituzioni, al civismo, ad un rapporto gentile tra i sessi, un'idea non smisurata (e narcisistica) di amore, il ragionevole compromesso... tutto ciò e molto altro ancora è stato spazzato via dall'individualismo liberale e di sinistra: gli anni ottanta, la postmodernità, l'antiborghesismo nicciano, l'avvento al potere dei baby-boomers sessantottini... Quelli come me rappresentano l'ultima generazione di un mondo che non c'è più, i "disadattati"...
Ultima modifica di Florian; 24-08-14 alle 17:26
SADNESS IS REBELLION


Sbaglio o leggo una nota di narcisistico autocompiacimento in tutto ciò?
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Chi ti offende e ti mette all'angolo, Florian? Parlo della vita reale, ovviamente.
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Ultima modifica di Troll; 24-08-14 alle 17:46




Per questo dico che esiste una civiltà dell'umiltà e una civiltà della prepotenza.
Nella civiltà dell'umiltà l'uomo considera il divino fuori da sé e ciò implica gerarchia e sottomissione, ordine e pace.
Nella civiltà della prepotenza l'uomo vede il divino dentro di sé e ciò comporta egualitarismo e ribellione, caos e guerra.
SADNESS IS REBELLION

