Pagina 3 di 5 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 41

Discussione: Il partito Baath

  1. #21
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    È’ Israele la speranza dei dissidenti anti-Assad



    “Israele è la nostra ultima speranza”. Sono le parole di Kamal Al-Labwani, dissidente siriano che lotta per porre fine al regime di Bashar Al Assad e alla carneficina di una guerra civile che prosegue dimenticata dal mondo. Labwani, che ha trascorso dieci anni nelle prigioni del dittatore, e che in gennaio si è dimesso dalla Coalizione nazionale siriana per protestare contro la scelta di partecipare alla Conferenza di pace sulla Siria di Ginevra, denuncia tutti: i paesi arabi, l’Occidente che non ha aiutato l’opposizione quando le componenti moderate avrebbero potuto fare la differenza, l’indifferenza e l’incompetenza dei rappresentanti della comunità internazionale. “Le proteste contro Assad non erano necessariamente destinate a diventare violente. Lo sono diventate solo dopo che il sistematico e brutale trattamento della popolazione civile” spiega in una approfondita intervista al Times of Israel. Dove, nello svelare molti retroscena diplomatici del conflitto in corso, rompe anche importanti tabù nei confronti dello Stato ebraico, con cui la Siria rimane da decenni formalmente in guerra.
    “Non sono l’unico a parlare con gli israeliani. In questa situazione dobbiamo pensare fuori dagli schemi, dobbiamo cambiare noi stessi, e cercare aiuto”. Un aiuto, quello israeliano, che potrebbe essere cruciale. Labwani sottolinea quanto l’ospedale da campo costruito da Tzahal al confine per curare i feriti abbia rappresentato uno strumento decisivo per cominciare a cambiare l’immagine di Israele agli occhi della popolazione, ma spiega anche quanto potrebbe essere fondamentale il suo contributo in termini politici e militari. “Israele potrebbe aiutarci nel convincere la Comunità internazionale della necessità di costringere Assad ad andarsene” evidenza, sottolineando che una guerra civile che si prolunga va anche contro gli interessi dello stesso Stato ebraico “perché a venire erose sono le forze moderate, mentre si accresce il potere degli estremisti”. Labwani suggerisce poi la possibilità che Israele offra un supporto per contrastare l’azione degli elicotteri a bassa quota del regime, magari con la fornitura di un numero limitato di armi antiaeree a persone ben controllate oppure con l’istituzione di una no-fly zone nel sud della Siria.
    Il dissidente, che ha chiesto asilo in Svezia e viaggia tra Turchia, Giordania ed Europa per cercare di trovare una soluzione pe ril suo popolo, punta il dito contro i rappresentanti della Comunità internazionale che se ne sono occupati finora, denunciando scarsa conoscenza e attenzione al problema, la scelta di interlocutori siriani estremisti, corrotti o poco rappresentativi, la poca solidarietà riscontrata. E promette: “Israele, se vuoi essere amico della Siria, noi siamo pronti”.
    Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

    FONTE: Moked ? il portale dell´ebraismo italiano » Blog Archive » È? Israele la speranza dei dissidenti anti-Assad
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 31-08-14 alle 10:26

  2. #22
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath


  3. #23
    Canaglia
    Data Registrazione
    06 Oct 2011
    Messaggi
    36,984
     Likes dati
    1,098
     Like avuti
    6,608
    Mentioned
    366 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Lupo sciolta fa finta di non capire che una cosa sono le situazioni contingenti, un'altra è l'esaltazione di un partito che non ha nulla di socialista.

  4. #24
    Canaglia
    Data Registrazione
    06 Oct 2011
    Messaggi
    36,984
     Likes dati
    1,098
     Like avuti
    6,608
    Mentioned
    366 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath



    [COLOR=#067774 !important]Più informazioni su: Bashar Al-assad, Damasco, Iraq, Isis, Jihad, Regno Unito, Siria, Usa.










    Email



    [/COLOR]

    Nemici fino a ieri, da oggi possibili alleati. Mentre a Washington si considera la possibilità di estendere in Siria i raid aerei in atto in Iraq, la Siria si dice pronta a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, nella lotta contro il terrorismo. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri Walid al-Moallem durante una conferenza stampa a Damasco in cui ha precisato di rispettare la risoluzione Onu che prevede sanzioni contro i gruppi jihadisti in Siria. La dichiarazione di al-Moallem segna il primo commento pubblico da parte di un alto funzionario del governo di Bashar al Assad sulla minaccia dello Stato islamico, che ha conquistato vaste aree di territorio iracheno e siriano.
    Il capo della diplomazia siriana ha messo in chiaro che Damasco sarebbe d’accordo con azioni militari, “anche della Gran Bretagna e degli Usa” sul proprio territorio contro l’Isis, ma solo con “un pieno coordinamento con il governo siriano”. Attacchi aerei in Siria contro i militanti dello Stato islamico senza il consenso di Damasco “sarebbero considerati come una grave violazione della sovranità siriana e come un’aggressione”, ha dichiarato il ministro. Muallem è tornato poi sul fallito blitz delle forze speciali Usa per liberare il giornalista James Foley, poi ucciso dall’Isis: “Vi assicuro che se ci fosse stato un coordinamento tra gli Usa e il governo siriano, l’operazione non sarebbe fallita”.
    Pubblicità


    ”Nessuna decisione sul possibile avvio di un’azione militare in Siria”, riferisce il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Gli Stati Uniti si stanno consultando con Regno Unito, Francia, Australia e Canada su come incrementare il proprio impegno contro l’avanzata dell’Isis, condividendo di informazioni di intelligence, fornendo assistenza militare alle forze curde in Iraq e all’opposizione moderata in Siria e valutando, se necessaria, la strada dei raid aerei.
    E’ passato appena un anno dalla fase più acuta della crisi tra il regime di Bashar Al Assad e gli Stati Uniti. Diffusosi il sospetto che le truppe governative stessero usando armi chimiche contro i ribelli, Barack Obama il 20 agosto 2013 escludeva un intervento militare nel paese mediorientale ma avvertiva: “L’uso di armi chimiche cambierebbe la mia strategia. Se si passerà questa linea rossa le conseguenze saranno enormi”. Soltanto 11 giorno dopo, il 31 agosto, il capo della Casa Bianca si diceva pronto a chiedere al Congresso l’autorizzazione per un attacco perché “migliaia di persone sono state uccise dal gas dal loro governo e questo atto è un assalto alla dignità umana e alla nostra sicurezza nazionale”. Alla decisione di Obama di passare per il Congresso il regime esultava. E provocava: l’atteggiamento dell’amministrazione Usa “è diventato ormai oggetto di sarcasmo da parte di tutti”, ironizzava il 1° settembre il vicepremier siriano Qadri Jamil. La risposta di Assad, corredata di una non troppo velata minaccia, arrivava il giorno dopo, il 2 settembre, in un’intervista a Le Figaro: “Il Medioriente è una polveriera – spiegava Assad -, e il fuoco oggi vi sta avvicinando. Non bisogna parlare soltanto della risposta siriana, ma di quello che potrà succedere dopo il primo sparo. Nessuno può sapere cosa succederà. Tutto il mondo perderà il controllo, quando questa polveriera esploderà. Il caos e l’estremismo si diffonderanno ovunque. Esiste il rischio di una guerra in tutta la regione”.
    Anche le Nazioni Unite tornano a far sentire la propria voce. Lo Stato islamico sta conducendo in Iraq “una pulizia etnica e religiosa“. La denuncia è arrivata dall’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay. “Gravi e orribili violazioni dei diritti dell’uomo vengono commesse ogni giorno dallo Stato islamico e dai gruppi armati associati – ha detto in una nota – colpiscono sistematicamente gli uomini, le donne ed i bambini in virtù della loro appartenenza etnica, religiosa o settaria e conducono senza pietà una pulizia etinica e religiosa nelle regioni sotto il loro controllo”.
    In Iraq, intanto, dove lo Stato Islamico imperversa, si continua a morire. Almeno 11 persone sono morte in un attacco kamikaze contro una moschea sciita a Baghdad. Lo ha riferito l’emittente al Arabiya. La moschea colpita è quella dell’Imam Ali, situata nell’affollato sobborgo di Nuova Baghdad, nella parte sud-orientale della capitale. Secondo una fonte del ministero dell’Interno iracheno, citata a condizione di anonimato dall’agenzia Xinhua, l’attentatore ha azionato unacintura esplosiva facendosi saltare in area tra i fedeli riuniti per la preghiera di mezzogiorno. Inoltre alcune autobombe esplose in città sciite a sud di Baghdad hanno hanno ucciso almeno 23 persone. Lo fanno sapere fonti ufficiali del governo iracheno.
    In Siria i jihadisti sono galvanizzati dall’ultimo successo ottenuto ieri con la conquista della base di Al Tabqa, l’ultima roccaforte lealista nella provincia settentrionale di Raqqa. Una situazione che ha indotto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, mons. Antoine Audo, ad invocare l’intervento di “una forza internazionale di pace”, come avevano fatto altri pastori della Chiesa in Iraq nelle scorse settimane. Mentre Papa Francesco è tornato ad invitare alla preghiera “per la fine della violenza insensata” in un messaggio inviato ad una messa di suffragio per il giornalista americano James Foley, ucciso in Siria dai suoi sequestratori dello Stato islamico.


  5. #25
    Canaglia
    Data Registrazione
    06 Oct 2011
    Messaggi
    36,984
     Likes dati
    1,098
     Like avuti
    6,608
    Mentioned
    366 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Siria, regime di Assad: “Pronti a collaborare con Usa e Regno Unito contro jihadisti”








    Nemici fino a ieri, da oggi possibili alleati. Mentre a Washington si considera la possibilità di estendere in Siria i raid aerei in atto in Iraq, la Siria si dice pronta a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, nella lotta contro il terrorismo. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri Walid al-Moallem durante una conferenza stampa a Damasco in cui ha precisato di rispettare la risoluzione Onu che prevede sanzioni contro i gruppi jihadisti in Siria. La dichiarazione di al-Moallem segna il primo commento pubblico da parte di un alto funzionario del governo di Bashar al Assad sulla minaccia dello Stato islamico, che ha conquistato vaste aree di territorio iracheno e siriano.
    Il capo della diplomazia siriana ha messo in chiaro che Damasco sarebbe d’accordo con azioni militari, “anche della Gran Bretagna e degli Usa” sul proprio territorio contro l’Isis, ma solo con “un pieno coordinamento con il governo siriano”. Attacchi aerei in Siria contro i militanti dello Stato islamico senza il consenso di Damasco “sarebbero considerati come una grave violazione della sovranità siriana e come un’aggressione”, ha dichiarato il ministro. Muallem è tornato poi sul fallito blitz delle forze speciali Usa per liberare il giornalista James Foley, poi ucciso dall’Isis: “Vi assicuro che se ci fosse stato un coordinamento tra gli Usa e il governo siriano, l’operazione non sarebbe fallita”.

    ”Nessuna decisione sul possibile avvio di un’azione militare in Siria”, riferisce il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Gli Stati Uniti si stanno consultando con Regno Unito, Francia, Australia e Canada su come incrementare il proprio impegno contro l’avanzata dell’Isis, condividendo di informazioni di intelligence, fornendo assistenza militare alle forze curde in Iraq e all’opposizione moderata in Siria e valutando, se necessaria, la strada dei raid aerei.
    E’ passato appena un anno dalla fase più acuta della crisi tra il regime di Bashar Al Assad e gli Stati Uniti. Diffusosi il sospetto che le truppe governative stessero usando armi chimiche contro i ribelli, Barack Obama il 20 agosto 2013 escludeva un intervento militare nel paese mediorientale ma avvertiva: “L’uso di armi chimiche cambierebbe la mia strategia. Se si passerà questa linea rossa le conseguenze saranno enormi”. Soltanto 11 giorno dopo, il 31 agosto, il capo della Casa Bianca si diceva pronto a chiedere al Congresso l’autorizzazione per un attacco perché “migliaia di persone sono state uccise dal gas dal loro governo e questo atto è un assalto alla dignità umana e alla nostra sicurezza nazionale”. Alla decisione di Obama di passare per il Congresso il regime esultava. E provocava: l’atteggiamento dell’amministrazione Usa “è diventato ormai oggetto di sarcasmo da parte di tutti”, ironizzava il 1° settembre il vicepremier siriano Qadri Jamil. La risposta di Assad, corredata di una non troppo velata minaccia, arrivava il giorno dopo, il 2 settembre, in un’intervista a Le Figaro: “Il Medioriente è una polveriera – spiegava Assad -, e il fuoco oggi vi sta avvicinando. Non bisogna parlare soltanto della risposta siriana, ma di quello che potrà succedere dopo il primo sparo. Nessuno può sapere cosa succederà. Tutto il mondo perderà il controllo, quando questa polveriera esploderà. Il caos e l’estremismo si diffonderanno ovunque. Esiste il rischio di una guerra in tutta la regione”.
    Anche le Nazioni Unite tornano a far sentire la propria voce. Lo Stato islamico sta conducendo in Iraq “una pulizia etnica e religiosa“. La denuncia è arrivata dall’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay. “Gravi e orribili violazioni dei diritti dell’uomo vengono commesse ogni giorno dallo Stato islamico e dai gruppi armati associati – ha detto in una nota – colpiscono sistematicamente gli uomini, le donne ed i bambini in virtù della loro appartenenza etnica, religiosa o settaria e conducono senza pietà una pulizia etinica e religiosa nelle regioni sotto il loro controllo”.
    In Iraq, intanto, dove lo Stato Islamico imperversa, si continua a morire. Almeno 11 persone sono morte in un attacco kamikaze contro una moschea sciita a Baghdad. Lo ha riferito l’emittente al Arabiya. La moschea colpita è quella dell’Imam Ali, situata nell’affollato sobborgo di Nuova Baghdad, nella parte sud-orientale della capitale. Secondo una fonte del ministero dell’Interno iracheno, citata a condizione di anonimato dall’agenzia Xinhua, l’attentatore ha azionato unacintura esplosiva facendosi saltare in area tra i fedeli riuniti per la preghiera di mezzogiorno. Inoltre alcune autobombe esplose in città sciite a sud di Baghdad hanno hanno ucciso almeno 23 persone. Lo fanno sapere fonti ufficiali del governo iracheno.
    In Siria i jihadisti sono galvanizzati dall’ultimo successo ottenuto ieri con la conquista della base di Al Tabqa, l’ultima roccaforte lealista nella provincia settentrionale di Raqqa. Una situazione che ha indotto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, mons. Antoine Audo, ad invocare l’intervento di “una forza internazionale di pace”, come avevano fatto altri pastori della Chiesa in Iraq nelle scorse settimane. Mentre Papa Francesco è tornato ad invitare alla preghiera “per la fine della violenza insensata” in un messaggio inviato ad una messa di suffragio per il giornalista americano James Foley, ucciso in Siria dai suoi sequestratori dello Stato islamico.

    Ultima modifica di Josef Scveik; 31-08-14 alle 11:35

  6. #26
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Ouday Ramadan sulla Siria, debito pubblico e rivoluzione socialista

    – POSTED ON 22 MAGGIO, 2014POSTED IN: ESTERI/GEOPOLITICA



    Il debito pubblico non esiste in Siria, e già questo da solo colloca questo paese al di fuori dei paesi capitalisti, nella cui organizzazione questo strumento riveste un ruolo fondante. Esiste ancora il baratto in Siria, e questo strumento è stato riscoperto ulteriormente in questi tempi di crisi. Recentemente abbiamo barattato con la Russia cotone in cambio del petrolio e del cibo. Quindi già in questo siamo oggi i più comunisti di tutti.La maggior parte delle nostre industrie è statale, e io stesso ho seguito una diatriba tra una ditta siriana statale di Homs che produce lieviti per vari usi, e la ditta, italiana e privata, che gli ha venduto i macchinari di produzione.
    La terra in Siria appartiene ai contadini, mentre prima della rivoluzione socialista condotta da Hafez Al-Assad (il padre del “criminale” Bashar, per intenderci) , vigeva un regime feudale, dove il feudatario godeva di un potere assoluto e si sentiva anche in diritto di violentare le contadine più giovani e belle ogni volta che ne aveva voglia.
    Il governo siriano aiuta l’agricoltura con moltissimi fondi, ed esistono anche aziende agricole interamente statali.
    Ogni famiglia ha diritto a 1000 litri di gasolio all’anno, ad una quantità prestabilita di pane, olio e zucchero, e nel caso di famiglie particolarmente indigenti anche ad altri aiuti.
    La sanità è pubblica e gratuita, così come l’istruzione.

    Per quanto riguarda le famosi classi emergenti, o padronali o borghesi come vi piace chiamarle, quello che vi sfugge è che molti di questi personaggi si sono arricchiti al di fuori della Siria. Hanno fatto affari nel Libano, con i sauditi per esempio, che sono tra gli speculatori più feroci e spietati al mondo. E molti di loro, anzi tutti si può dire, già dall’inizio della crisi si sono schierati con i ratti. E per fortuna, perché gente del genere è bene averla come nemica dichiarata, davanti alle bocche di fuoco dell’artiglieria, anziché alle spalle come falsi amici.
    Ouday Ramadan

    FONTE:
    Ouday Ramadan sulla Siria, debito pubblico e rivoluzione socialista
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 31-08-14 alle 12:03

  7. #27
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Raymonnezza il coprofago può vomitare tutte le sue boiate (che leggo distrattamente solo da non loggato), ma fino ad ora non è riuscito a confutare quanto segue

    A) Il Baath collabora con il Partito Comunista

    B) La Siria è alleata con Iran ed Hezbollah contro i sionisti

    C) Assad e il suo partito garantiscono alti standard di vita alla popolazione

    D) Gran parte dell'economia siriana è nelle mani dello stato

    Inveire istericamente contro la Siria, postando articoli occidentalisti o di sette trotzkiste, significa SOSTENERE i falsi ribelli al soldo della fratellanza musulmana e della CIA.

    Il verme pseudo-anarchico lo dimostra a più riprese: difendere gli USA e la finta democrazia occidentale è il suo obiettivo primario.

  8. #28
    Canaglia
    Data Registrazione
    06 Oct 2011
    Messaggi
    36,984
     Likes dati
    1,098
     Like avuti
    6,608
    Mentioned
    366 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Raymonnezza il coprofago può vomitare tutte le sue boiate (che leggo distrattamente solo da non loggato), ma fino ad ora non è riuscito a confutare quanto segue

    A) Il Baath collabora con il Partito Comunista

    B) La Siria è alleata con Iran ed Hezbollah contro i sionisti

    C) Assad e il suo partito garantiscono alti standard di vita alla popolazione

    D) Gran parte dell'economia siriana è nelle mani dello stato

    Inveire istericamente contro la Siria, postando articoli occidentalisti o di sette trotzkiste, significa SOSTENERE i falsi ribelli al soldo della fratellanza musulmana e della CIA.

    Il verme pseudo-anarchico lo dimostra a più riprese: difendere gli USA e la finta democrazia occidentale è il suo obiettivo primario.
    Cazzate!
    Il Baath in Irak ha massacrato i comunisti. In Siria vi sono dei dissidenti comunisti che sono stati repressi duramente da Assad.
    Assad padre è stato una minaccia per Arafat e l'OLP e tutti i palestinesi.

    Vuol dire allora che la destabilizzazione della regione promossa dagli americani è giusta? Assolutamente NO, questo lo può pensare solo un superficialotto come Lupo sciolto che riconduce tutto ad un ridicolo dualismo: questo o quello dice, scegli!
    Il fatto che l'aggressione alla Siria sia un abominio non significa che Assad sia un socialista nè che tutti gli anti-Assad siano fiancheggiatori dell'ISIS. Questa non è logica ma idiozia luposcioltesca.
    Ultima modifica di Josef Scveik; 31-08-14 alle 12:07

  9. #29
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    Questo messaggio è nascosto perché Raymond la Science è nella tua lista ignorati.

    Continua pure a scrivere le tue cazzatone (che se leggo, leggo da non loggato), tu NON SEI IN GRADO DI CONFUTARE UNA SOLA delle quattro tesi da me sostenute. Questo perché sei solamente un cretino che pur di dar contro di me sarebbe pronto a sostenere la peggiore propaganda filo-americanista.

  10. #30
    Rossobruno cattivone
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    23,666
     Likes dati
    7,743
     Like avuti
    6,871
    Mentioned
    260 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito Re: Il partito Baath

    ANCORA UN PO' DI STORIA


    Unità, libertà, socialismo: il Baath di Michel ‘Aflaq

    DI REDAZIONE
    – 22 GENNAIO 2013POSTATO IN: SIRIA, STORIA

    (di Carlotta Stegagno*). Dici Siria e pensi al Baath, il partito formalmente al potere da mezzo secolo. Ma quali sono le origini e i fondamenti ideologici di uno dei movimenti politici più controversi della storia contemporanea araba?Il Baath, termine arabo traducibile conrinascita o resurrezione, delle origini, quello che ha in ‘Aflaq il suo ideologo, è altra cosa rispetto al neo-Baath, che sale al potere con il colpo di stato interno al partito nel 1966, dopo la fine dell’unione tra la Siria e l’Egitto nel 1961, e che ha in Hafez al Asad e Salah Jadid i suoi leader.Questa nuova versione del Baath è caratterizzata da una forte presenza del partito in tutti i settori della società, grazie alla creazione di un potente sistema di intelligence, da una politica economica di stampo fortemente socialista, e, sul piano internazionale, dall’abbandono dell’afflato panarabo e dall’adozione di una linea dura contro Israele nonché dall’avvicinamento all’Unione Sovietica.Il partito Baath nasce negli anni Quaranta del secolo scorso a Damasco per opera di Michel ‘Aflaq e Salah al Bitar, due insegnanti damasceni che si erano conosciuti a Parigi quando entrambi frequentavano le aule universitarie della Sorbona. Gli anni parigini sono quelli della formazione culturale: Nietzsche e il romanticismo tedesco, Marx e la frequentazione di circoli politici studenteschi sono gli ingredienti che porteranno ‘Aflaq alla formulazione di una delle concezioni politiche più originali di tutto il mondo arabo.Tornato in patria negli anni Trenta, ‘Aflaq si dedica all’insegnamento in una delle scuole superiori più politicizzate della capitale siriana: il liceo Tahjiz. Questo era stato, infatti, l’avanguardia del movimento nazionalista durante gli anni del mandato francese. Egli inizia a raccogliere intorno a sé un gruppo di studenti interessati alla discussione dei temi politici più attuali. Il primo nucleo del Baath nasce nei caffè di Damasco dove ogni venerdì un gruppo di giovani studenti si riunisce intorno ad ‘Aflaq per discorrere di politica e di attualità. Timido e schivo per natura, poco propizio a ricoprire cariche pubbliche, il fondatore del Baath ha una grande influenza sui giovani della capitale che vedono in lui un mentore e sono affascinati dalle sue arti oratorie.Il partito nasce ufficialmente nel 1947, anno in cui si tiene il suo primo congresso e in cui viene promulgata la Costituzione del partito. La sua ideologia politica è sintetizzabile in uno dei suoi slogan più famosi: unità, libertà, socialismo.Unità – L’unità è il tema centrale del pensiero politico di ‘Aflaq. Egli, partendo dalla tradizione nazionalista panaraba, che vedeva nell’unità un concetto astratto e un ideale a cui tendere in un futuro imprecisato, la trasforma in un obiettivo politico concreto, da realizzare attraverso i mezzi della lotta e della rivoluzione. La creazione della Repubblica Araba Unita, data dalla fusione degli stati di Egitto e di Siria, tra il 1958 e il 1961, a cui si sarebbero dovuti aggiungere in futuro altri stati arabi, rappresenta infatti il capolavoro politico di ‘Aflaq e l’acme della sua carriera politica.Secondo il fondatore del Baath, l’unione di tutti i popoli arabi in un’unica nazione deve essere raggiunta attraverso il rafforzamento dei suoi legami storici, culturali e linguistici; gli arabi devono diventare consapevoli di appartenere a una grande nazione e, per citare un altro degli slogan più famosi del partito, a una sola nazione araba portatrice di una missione immortale, ovvero quella di ripartire dal passato per rinascere e intraprendere un cammino di sviluppo, e ottenere così il ruolo che le spetta nel panorama politico internazionale.La cultura araba, secondo ‘Aflaq, si è sviluppata attraverso una serie di rinascite successive avvenute nel corso dei secoli, attraverso un percorso fatto di lotte, conquiste ed espansioni territoriali. Solo facendo riferimento al loro passato gli arabi possono trovare la forza per riscattare se stessi dalla condizione di arretratezza in cui versano a causa del dominio delle potenze imperialistiche occidentali. In questo contesto ‘Aflaq attribuisce all’Islam un ruolo funzionale: la religione è uno dei fattori identitari del popolo arabo, al pari della lingua e della storia comune.Per il fondatore del Baath i confini della futura nazione araba si dovranno estendere dalla catena montuosa del Tauro in Turchia e dai monti Zagros in Iran fino al Golfo di Bassora in Iraq e al Golfo Persico, comprendendo anche le montagne dell’Etiopia, il deserto del Sahara, l’Oceano Atlantico e la riva sud del Mar Mediterraneo.Libertà – La Costituzione baatista del 1947 definisce il Baath un partito rivoluzionario, che deve raggiungere gli obiettivi della liberazione del popolo arabo e dell’instaurazione del socialismo attraverso i mezzi della lotta e della rivoluzione: «(..) fare affidamento solo su una lenta evoluzione ed essere soddisfatti di una riforma parziale e superficiale significa mettere a rischio gli obiettivi stessi del partito e condurli al fallimento e alla perdita(..).» (art. 6 della Costituzione).La liberazione del popolo arabo deve avvenire in due momenti successivi: il conflitto contro l’imperialismo straniero per l’assoluta e completa liberazione della nazione araba e la battaglia per raggiungere l’unità di tutti gli arabi in un unico stato.Una volta raggiunti questi obiettivi politici concreti, il popolo arabo deve intraprendere un percorso forse ancora più difficile, ovvero la rigenerazione e il rinnovamento dei valori, del carattere e della forma della società araba. Da buon insegnante quale era, ‘Aflaq assegna, all’interno del testo costituzionale e non solo, grande importanza all’istruzione: «La politica educativa del partito ambisce alla creazione di una nuova generazione di arabi che credono nell’unità della nazione e nell’eternità della sua missione. Questa politica, basata su un ragionamento scientifico, sarà libera dai ceppi della superstizione e delle tradizioni reazionarie, sarà imbevuta dello spirito dell’ottimismo, della lotta e della solidarietà tra tutti i cittadini per portare avanti una rivoluzione araba totale e per il progresso umano» (art. 43). Una volta compiuta questa rigenerazione spirituale, la nazione araba sarà in grado di condurre una vita degna, in sintonia con i principi di giustizia e di uguaglianza, e di svolgere il ruolo che le spetta nel panorama politico mondiale.Socialismo – Nell’articolo 4 della Costituzione si stabilisce che: «Il Baath è un partito socialista (…), il socialismo è una necessità che emana dalle profondità dello stesso nazionalismo arabo. Esso costituisce, infatti, un ordine sociale ideale che permette al popolo arabo di realizzare le sue possibilità e rende il suo genio in grado di fiorire. Il socialismo potrà garantire il costante progresso della nazione dal punto di vista morale e materiale e la nascita di un sentimento di fratellanza tra i suoi membri».Essendosi allontanato dal comunismo dopo la lettura del testo di Gide “Ritorno dall’Urss” e ancor più dopo il riconoscimento dello stato di Israele da parte dell’Unione Sovietica nel 1948, ‘Aflaq arriva alla formulazione di un socialismo che può essere definito “arabo” in quanto ritagliato sui bisogni e le aspirazioni del popolo arabo.Si tratta di una forma morbida di socialismo, che mette l’individuo al centro del sistema economico rifiutando la concezione materialistica della storia e riconoscendo la proprietà privata e i diritti di eredità. Secondo ‘Alfaq, l’obiettivo finale del socialismo deve essere la liberazione del talento e delle abilità degli individui, in modo da renderli in grado di dirigere il proprio destino e ottenere così il miglioramento degli standard di vita sia dei singoli sia della nazione araba nella sua interezza.Dal punto di vista strettamente pratico è di nuovo la Costituzione del 1947 che specifica il contenuto del socialismo baathista: la ricchezza economica (art. 26), i servizi pubblici, le risorse naturali e le grandi industrie sono di proprietà della nazione; lo stato si riserva il diritto di controllarli direttamente e di abolire le compagnie private e le concessioni straniere (art. 29). La proprietà immobiliare (art. 33), industriale (art. 31), agricola (art. 28) e i diritti di eredità sono ammessi, ma limitati in base all’interesse nazionale (art. 34).I problemi economici che attanagliano la nazione araba non potranno essere risolti se non alla luce dei principi socialisti, richiesti fortemente dal Baath: la nazionalizzazione delle compagnie straniere e la loro messa sotto il controllo dello stato e la distribuzione delle terre di proprietà dei grandi proprietari terrieri tra i piccoli contadini. I limiti posti al sistema economico sono orientati a impedire l’uso sbagliato della ricchezza nazionale e lo sfruttamento dei lavoratori.Con il colpo di stato interno al Baath del 1966, ‘Aflaq viene estromesso dalla politica siriana. Troverà rifugio in Iraq, dove, nel 1963, l’ala irachena del partito aveva raggiunto il potere. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre in un isolamento sempre più accentuato, nonostante sia nominato Segretario Generale del Partito, ‘Aflaq non ha più nessuna reale influenza politica: i suoi concetti di unità, libertà e socialismo, non saranno messi in pratica né dal Baath di Saddam Hussein né dal neo-Baath siriano.La fine del nasserismo, le sconfitte arabe contro Israele, a cui fanno seguito gli accordi di Camp David, il problema dei profughi palestinesi e il settembre nero in Giordania, portano gli stati arabi ad abbandonare definitivamente le concezioni unitarie del passato, e il sogno di ‘Aflaq di una unica nazione araba dal golfo Persico all’Atlantico si spegne lentamente. Il fondatore del Baath muore a Parigi il 10 giugno del 1989, in seguito ad un arresto cardiaco.

 

 
Pagina 3 di 5 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito