ELEZIONI / 1
IL CAPOLUOGO PUGLIESE VOTA PER IL NUOVO SINDACO

LE DUE ANIME DI BARI

Da una parte il primo cittadino uscente Emiliano, del Pd. Dall’altra l’ex Di Cagno Abbrescia, del Pdl. Sullo sfondo gli interessi contrastanti di una città in cerca di futuro.



Adesso che il Bari è finalmente in Serie A, Michele Emiliano, sindaco in gara per la riconferma, può infilare in lavatrice la sciarpa con i colori della squadra di calcio che non lava per scaramanzia da almeno sei mesi. Oppure aspettare una quindicina di giorni nella speranza che la sciarpa porti fortuna anche a lui nella contesa con Simeone Di Cagno Abbrescia, portacolori del Pdl nella gara alla poltrona di primo cittadino e già sindaco di Bari fra il 1995 e il 2004.



Due uomini, due stili, due visioni della città, due avversari di valore. I baresi lo hanno visto con i loro occhi allo stadio: Emiliano tifoso incontenibile, Di Cagno Abbrescia mai un gesto fuori misura persino davanti alla squadra del cuore: «Emiliano nel rapporto con le persone è un vero diavolo», racconta Massimo Posca, candidato al consiglio comunale nella lista di Di Cagno e storico rappresentante dei commercianti, la categoria leader della città prima dell’arrivo dei costruttori edili. «Dopo le ultime elezioni fu capace di venire nel mio ufficio a congratularsi con me per i voti ottenuti. Il nostro candidato è più fred-do, ma i baresi lo stimano per quel che ha fatto negli anni nei quali è stato sindaco, furono gli anni della svolta».

Bari vecchia risanata, opere pubbliche, nome collaudato di una famiglia fra le più importanti a Bari, come quella dei Matarrese e di altre che hanno considerato l’arrivo di Michele Emiliano, magistrato fra i più brillanti nella lotta contro la criminalità organizzata, come un ingombro, una parentesi fastidiosa di cui liberarsi prima che si può.

La ferita del Petruzzelli

L’abbattimento di Punta Perotti, il mostro costruito dai Matarrese che deturpava il lungomare di Bari, poi distrutto da Emiliano, è una ferita ancora aperta che misura la distanza fra uno schieramento e l’altro. Un gesto che ha fatto la differenza e segnato la guerra elettorale in corso. Come pure l’apertura del Teatro Petruzzelli, andato in fumo nel 1991 e risorto in poco tempo grazie alla volontà indistruttibile del sindaco attuale. Quel teatro è pronto da almeno sette mesi, ma il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi non ne ha consentito l’inaugurazione e la riapertura. Non si vuole che il simbolo della tradizione venga celebrato da quell’incidente della storia che è Emiliano? «Emiliano fa le cose in fretta e male, senza tutte le garanzie legali», ribatte Di Cagno.


A passeggio nel centro di Bari.

«Le grandi famiglie di Bari, quelle più legate all’edilizia, ma anche quelle che storicamente hanno in mano le leve economiche della città, vogliono tornare nella stanza dei bottoni. Pretesa legittima, per carità», spiega Emiliano, «ma che finirà per lasciarsi dietro il resto della città. D’altro canto, non è quella classe politica e sociale che ha fatto di Bari un insieme di pezzi senza un cuore comune? Cosa era la loro città? Il centro non era "centro storico" ma "Bari vecchia", poi il ricco quartiere Murattiano, le colline residenziali da dove i ricchi scendono per i loro affari e sulle quali si rintanano prima di sera. Io ho riaccostato il quartiere Libertà al centro, ho tirato fuori dall’isolamento Japigia e il quartiere San Paolo con la nuova metropolitana e il centro dire-zionale, con attrezzature pubbliche e centro commerciale in un posto dove prima c’era il deserto. In quello che era il deserto ora si socializza, i bambini si iscrivono alle scuole di nuoto. Nascono come funghi bar e ritrovi».


Manifesti elettorali a Bari. Il Centrosinistra candida il sindaco uscente Michele Emiliano, il Centrodestra l’ex primo cittadino Simeone Di Cagno Abbrescia.

«La mia famiglia ha investito in questo bar», dice Cosimo Armenise, 23 anni, ultimo di quattro fratelli, «abbiamo aperto da una settimana e i segnali sono incoraggianti».

«Di Cagno Abbrescia ha fatto molte cose buone per la città, anche se in effetti la giunta di Emiliano ha raddoppiato gli sforzi nei quartieri più disagiati e speso il doppio per i bisogni sociali», racconta Franco Epifanno, commerciante di Bari vecchia impegnato nella Caritas: «I dormitori per i senza dimora, la politica per gli anziani e le fasce più disagiate. Fra i lati carenti segnalo le poche opere pubbliche realizzate, le strade rotte, la città un poco trascurata, mentre è stato molto bravo l’assessore al traffico De Caro che ha ridotto le macchine in città e ci ha insegnato ad andare in bicicletta».

«Spesa sociale aumentata ma dispersa in mille insignificanti e inefficaci rivoli», ribatte l’ex sindaco, «la città deve guardare avanti attrezzandosi a divenire il punto di riferimento per l’altra sponda dell’Adriatico e l’Oriente. E dunque, via al nuovo porto commerciale e a quello turistico».



Fabio Roscia, 35 anni, laurea con 110 e lode, cinque specializzazioni e un master, cinque anni in giro per il mondo con il suo amico Nicola, è tornato a Bari e ha fondato due locali di Kebab italiano ai confini fra i quartieri Murattiano e Libertà: «Abbiamo investito in locali di ristorazione perché pensiamo che qui l’aria è cambiata con la giunta di Emiliano. La conoscenza, la specializzazione, le lauree non debbono servire necessariamente per diventare borghesi nei settori professionali e conservatori, ma per sperimentare strade nuove. Noi preferiamo Emiliano perché ha rotto gli schemi vecchi della borghesia barese. Di Cagno Abbrescia è stato bravo in passato, ma sarebbe una minestra riscaldata, un ritorno alle vecchie abitudini».

Un’identità condivisa

«Sono due modi di vedere le cose», sottolinea Teo Mincucco, direttore della libreria Mondadori. «Emiliano ha messo in moto, forse per ingenuità, tante aspettative non del tutto realizzate, Di Cagno ha forse il difetto di riproporre uno schema che andrebbe aggiornato». «La città ha bisogno di trovare un cuore e un’identità condivisa», spiega il parroco della Cattedrale don Franco Lanzolla, «ha bisogno di solidarietà».

«La focaccia di Bari», racconta Gianrico Carofiglio, affermato scrittore bare-se, «è la cosa più buona del mondo. A differenza di tante altre cose costose si trova ovunque. La focaccia di Bari è una metafora dell’eguaglianza, uno dei pochi simboli in cui i baresi riconoscono la loro identità collettiva». Possibile che oltre la focaccia non c’è di più?



http://www.sanpaolo.org/fc/0920fc/0920fc42.htm