La Germania e i due fronti dell'Unione Europea - rivista italiana di geopolitica - Limes


Puntualmente, ogni 25 anni la Germania si sente abbastanza forteda partire alla conquista del mondo che la circonda.




Lo aveva capito bene Winston Churchill che, parlando del periodo delle due guerre mondiali, riassunse il concetto in una sola frase: "Il nostro secolo è stato caratterizzato da due esplosioni della ricorrente vitalità teutonica ".




Nell'epoca della guerra fredda è stato poi necessario mantenere la Germania divisa per evitare che negli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso una nuova generazione di tedeschi divenisse protagonista della terza "ricorrente esplosione".




Come disse in quel periodo il comandante delle forze di occupazione sovietiche nella Germania orientale parlando a Donaueschingen agli ufficiali delle forze di occupazione americane, inglesi e francesi nella Germania occidentale, "Noi abbiamo tenuti tranquilli i nostri tedeschi, voi i vostri e abbiamo goduto di quaranta anni di pace. Continuiamo in questa maniera e la pace sarà garantita anche in futuro. Tenete altresì presente - aggiunse poi sorridendo - che noi abbiamo il compito più difficile perché i prussiani sono rimasti dalla nostra parte!". E l'uditorio tutto in piedi ad applaudire...




Le mutate condizioni internazionali e il genio politico del cancelliere Kohl hanno in seguito consentito quell'unificazione del paese che sino ad allora era sembrata impossibile. E che comunque si realizzò partendo dalla promessa che in futuro sarebbe stata la Germania a divenire europea, non l'Europa a germanizzarsi.




Questa promessa venne puntualmente disattesa dopo alcuni anni,allorché da un lato i tedeschi presero pienamente coscienza di quale fosse la loro forza, dall'altro l'Unione Europea si ingrandì verso Est, inglobando una serie di paesi abituati da sempre a considerare la Germania come l'unico efficace contrappeso allo strapotere e alle eventuali ambizioni russe.




Noi viviamo attualmente il punto di arrivo di questo processo, come membri di un'Europa talmente germanizzata che quell'asse franco/tedesco considerato dai suoi padri fondatori come insostituibile motore del progresso dell'Unione giace da tempo spezzato e dimenticato.




In simili condizioni l'unico rimprovero che viene rivolto alla Germania è - se del caso - quello di non avere il coraggio di assumere e gestire in pieno la leadership continentale che i fatti le assegnano di diritto. Stiamo quindi vivendo nel pieno di una nuova esplosione della ricorrente vitalità teutonica.




Col tempo la cosa potrebbe anche rivelarsi provvidenziale, specie per noi "cicale del Sud " che nella maggior parte dei casi sappiamo benissimo quale sia la giusta via anche se il più delle volte la nostra disponibilità a compiere i sacrifici necessari è condizionata alla presenza di un'istitutrice severa che ci indirizzi e ci controlli. Una considerazione però va fatta, anche se può indurre molti dubbi e un calo dell'ottimismo sulle prospettive di leadership tedesca e del futuro comune.




In ciascuna delle sue ricorrenti esplosioni di vitalità la Germania ha infatti realizzato cose straordinarie, vincendo tutte le battaglie che si è trovata a dover combattere, facendo fronte con mezzi inferiori a nemici molto più grandi di lei, resistendo allorché necessario sino a limiti ritenuti in precedenza impossibili. Peccato però che, con la stessa regolarità da metronomo con cui vinceva tutte le battaglie, Berlino sia riuscita a perdere tutte le guerre.




Ciò deriva probabilmente dal fatto che ogni volta essa ha dovuto combattere su due fronti. Una condizione fatale di cui si erano resi ben conto i due padri fondatori della sua potenza: il cancelliere Bismarck in ambito politico ed il generale Von Moltke nel settore militare. Essi, per evitarla, scaglionarono su dieci anni e tre guerre la fondazione dell'impero tedesco nella seconda metà dell'Ottocento. Nello Stato maggiore tedesco la preoccupazione sopravvisse per qualche tempo. Il "non indebolite l'ala destra..." di Von Schliffen morente ne è l'ultima eco.


Poi la preoccupazione sparì e ci furono le sconfitte nelle due guerre mondiali, nelle quali la Germania fu contemporaneamente impegnata su due fronti. Adesso, in clima di pieno revival tedesco e di leadership ormai incontestata e incontrastabile della Germania sull'Europa, l'Unione Europea sta rischiando anch'essa di trovarsi a dover combattere contemporaneamente su due fronti.


A Est infatti, trascinati in una serie di improvvide decisioni dai timori dei paesi che per lungo tempo avevano dovuto subire il giogo sovietico, abbiamo rapidamente maturato una situazione pre-conflittuale con una Russia che pure è complementare all'Unione per molti aspetti e da cui in buona parte dipendiamo per le forniture energetiche. A Sud dobbiamo invece fare i conti con un mondo islamico agitato da tensioni interne di intensità tale da rischiare di trasformare anche l'ecumene europeo in un'area di tensione e di scontro.




La maledizione tedesca? No di certo, ma c'è di sicuro una responsabilità fortissima di Berlino nelle scelte europee riguardanti l'Ucraina. E proprio alle scelte tedesche, che hanno sempre privilegiato l'Est rispetto al Sud, è altresì imputabile il modo in cui tutte le risorse europee sono state monopolizzate per più di vent'anni da uno degli archi di crisi mentre l'altro giaceva negletto e dimenticato.




In questo abbandono, il cancro dell'estremismo religioso islamico ha avuto modo di crescere e rafforzarsi non contrastato, alimentato anche da improvvide iniziative americane prese assolutamente in contro tempo e poi puntualmente abbandonate allorché divenivano troppo onerose.



Dobbiamo dunque rifiutare la leadership tedesca? La risposta è di sicuro negativa, ma dobbiamo anche renderci conto dei rischi che essa potrebbe comportare qualora non venisse esercitata in maniera sagace e con l'adeguata prudenza.




Torniamo dunque ai metodi di Bismark e di Von Moltcke ed evitiamo assolutamente di ritrovarci con due fronti aperti nel medesimo tempo. Chiudiamone uno con la massima rapidità possibile e - visto che la situazione conflittuale che si prospetta a sud si configura come epocale e potrebbe impegnarci per una o due generazioni - chiudiamo il contrasto che ci sta opponendo alla Russia.




Se questo dispiacerà almeno inizialmente ad alcuni paesi europei o li preoccuperà cerchiamo di rassicurarli, fornendo loro tutte le garanzie necessarie e scegliendole in maniera tale che non si configurino come una pistola puntata contro Mosca.




Combattere su due fronti contemporaneamente è sempre stato un suicidio. Non voglio combattere su due fronti!

Per approfondire: Cos'è rimasto del Muro di Berlino di L. Caracciolo

*Generale della riserva dell’Esercito. Già direttore del Centro militare di studi strategici, consigliere militare del presidente del Consiglio, rappresentante militare permanente dell’Italia presso Nato, Ue e Ueo. Consigliere scientifico di Limes.





che ne pensate di questo articolo? io lo trovo equilibrato e tutto sommato realista, che in europa ci sia la leadership tedesca mi pare scontato e banale.
dopo tutto questa leadership si è sviluppata in termini più "accettabili" rispetto a quella passata e anzi mi trovo quasi a pensare che una leadership ancor piu marcata della germania, in nome di una politica estera europea piu indipendente da quella americana sia auspicabile.
che ne pensate?