
Originariamente Scritto da
Platone
I cristiani iniziano a riflettere sulla natura dell'anima servendosi della filosofia greca. Prima, di Platone, già durante l'elaborazione dottrinaria dei primi secoli; poi di Aristotele, durante la scolastica. Per s. Tommaso l'anima è la forma di un corpo, come in Aristotele (la sua funzione noetica è però indipendente dal corpo e gli sopravvive, come in Platone) . E oggi la sua filosofia è quella alla quale il Cattolicesimo Romano guarda con più favore.
Per quanto concerne la resurrezione del corpo, questa va intesa cum grano salis. Il corpo destinato a risorgere non sarebbe certo quello decomposto, e neppure quello in salute anteriore alla 'liberazione' dell'anima; bensì un corpo spiritualizzato, sottile, non grossolano e materiale. Ora, è vero che nei dialoghi Platone non fa menzione di ciò, tuttavia è dei corpi 'terrestri' che egli si lamenta, reputandoli tombe dell'anima, perché d'intralcio alla sua contemplazione. Inoltre, sia nel Fedro che nel Timeo, quando nomina gli dei, dice che dispongono di un corpo, che (a differenza delle anime non-divine) si rapporta con equilibrio all'anima, cioè le è sottoposto in tutto e per tutto, non le reca impedimento con piaceri e dolori smodati, moti d'ira etc. E in ciò sta la ragione della superiorità delle anime divine su quelle destinate a incarnarsi.
Se il punto, poi, è la plausibilità filosofica della resurrezione dei corpi, è un altro discorso ancora. D'altra parte un seguace di Ermete non si propone forse di corporizzare lo spirito e spiritualizzare il corpo...