BIDEN’S PATRIOT ACT 2.0: SFRUTTARE IL CAOS PER IMPORRE PIÙ SORVEGLIANZA E CENSURA
https://www.controinformazione.info/...nza-e-censura/


BIDEN’S PATRIOT ACT 2.0: SFRUTTARE IL CAOS PER IMPORRE PIÙ SORVEGLIANZA E CENSURA
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Il vero golpe
Trump ri-impicciato (forse). Vincono i neocon
Il percorso per eliminare Trump dalla scena politica del prossimo futuro prosegue, ma non è così facile come ritenevano all’inizio i democratici e potrebbe anche finire sugli scogli.
Se è vero che diversi repubblicani si sono detti favorevoli all’impeachement, non è ancora stata raggiunta la massa critica necessaria a far passare la legge, che necessita i tre quarti dei voti del Congresso. E il tempo scarseggia, dato che la procedura deve passare entro il 20 gennaio, data dell’insediamento di Joe Biden.
Neocon alla riscossa
Sviluppi incerti, mentre è simbolico che a capeggiare la pattuglia di repubblicani che sostengono l’impeachement sia Liz Cheney, figlia del vicepresidente Dick, storico protagonista delle guerre infinite e, sul fronte interno (a proposito di paladini della libertà), nume tutelare del famigerato Patriot Act, programma che diede all’intelligence piena libertà di sorveglianza su tutti i cittadini americani (e non solo).
D’altronde in materia di colpi di Stato, questione a tema per l’assalto al Campidoglio, la Liz se ne intende, dato che l’augusto genitore guidò il golpe che seguì l’11 settembre 2001, quando i neocon avocarono a sé tutti i posti chiave dell’amministrazione Usa.
Settimana cruciale per Trump, dal momento che nelle votazioni al Campidoglio si gioca in parte il suo futuro politico (in attesa di inchieste future). Nel frattempo continuano a censurarlo un po’ tutti, ultimo il canale Youtube, che gli ha impedito di pubblicare video.
Sul punto, rimandiamo a una nota di The Hill, giornale ormai anti-trumpiano che però conserva un barlume di ragionevolezza, come dimostra la nota in cui si spiega che ormai a essere censurati non sono più i contenuti, ma le intenzioni stesse di Trump, con censori evidentemente in grado di “leggere la mente” altrui.
Intanto, tornando all’assalto al Campidoglio, la cronaca nera va a tingersi di giallo. Nella nota di sabato riferivamo che subito dopo l’assalto al Campidoglio si era suicidato uno degli agenti della polizia preposti alla sicurezza del palazzo.
Nello stesso giorno, è stata data notizia della morte di Christopher Stanton Georgia, uno degli assaltatori del Palazzo, dicono per suicidio postumo all’arresto. Le morti misteriose seguono sempre i grandi eventi politici che scuotono gli Stati Uniti, dall’omicidio Kennedy in poi. Non poteva sfuggire a tale sorte anche il misterioso assalto al Palazzo.
L’attivismo di Pompeo
Al di là della facile ironia, e in attesa degli eventi futuri, va registrato l’attivismo sfrenato che sta esibendo in questi giorni il Segretario di Stato Mike Pompeo, che ha ormai gettato la maschera e si muove in piena autonomia, senza cioè passare per il presidente, che ha ben altro cui pensare.
Così alcuni giorni fa ha dichiarato che è ora di porre fine alle limitazioni delle relazioni con Taiwan, distruggendo la linea di fondo delle relazioni tra le due potenze, basata sul riconoscimento formale della sovranità cinese sull’isola. Una dichiarazione guerrafondaia, dato che Pechino sul punto non può cedere, né Taiwan è disposta a correre rischi per la spericolatezza dello strano italo-americano che guida la diplomazia Usa.
Non solo, ha dichiarato i ribelli houti terroristi, ponendo in nuove ambasce lo Yemen, Paese in cui infuria la più grave crisi umanitaria del pianeta a motivo dell’aggressione saudita alla quale quei ribelli si oppongono.
Al di là del particolare non secondario che al Qaeda e l’Isis sono di fatto alleate dell’Arabia Saudita, e degli Usa, contro gli houti (vedi Associated Press), l’inserimento di tale movimento nella lista nera crea nuove difficoltà alle ong che soccorrono la popolazione civile, dato che si muore nei territori controllati dai ribelli a causa delle bombe saudite, quindi bisogna avere contatti con gli Houti per soccorrerli, contatti da oggi sono a rischio sanzioni e altro.
Non pago, ha re-inserito Cuba nella stessa lista nera, nonostante sia evidente che l’Avana non indulge in tali crimini. Sul punto, una nota del National Interest che riferisce dell'”uso improprio di questo elenco”, di volta in volta aggiornato secondo gli interessi americani del momento (come per l’Iraq, tolto dalla lista quando faceva guerra all’Iran e reinserito dopo l’invasione del Kuwait).
Ma mai si era vista una spregiudicatezza simile, come denotano anche le dichiarazioni del Segretario di Stato sulle frequentazioni iraniane di al Qaeada, accuse alle quali il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, ha risposto ricordando allo smemorato che gli attentatori delle Torri gemelle erano cittadini di un alleato strategico di Washington (Arabia Saudita).
Pompeo cerca di ritagliarsi un qualche futuro tra i neocon, usciti vittoriosi dalla contesa con Trump (vedi alla voce Cheney). D’altronde li ha serviti egregiamente, minando con successo tutti i tentativi di Trump di attutire le tensioni internazionali, dalla Russia alla Corea del Nord.
Ma soprattutto nei confronti della Cina, sulla quale è riuscito a imporre la sua linea (Piccolenote) convincendo il presidente che attaccare la Cina fosse la via sicura per la vittoria, contribuendo così alla sua sconfitta finale.
https://piccolenote.ilgiornale.it/48...8rjpu3qIFQeVJM


IL BOSS È FUORI GIOCO E NUOVI SCENARI MONDIALI SI AFFACCIANO ALL’ORIZZONTE
https://www.controinformazione.info/...-allorizzonte/




Certo migliaia di militari al Campidoglio chiuso a chiunque fanno pensare. Faranno la guerra tra di loro nei corridoi?


Servono per proteggere il Bidet?




https://it.sputniknews.com/politica/...te-e-corrotta/
Qualcuno inizia a cagarsi sotto.




Ai democratici non basta vincere, vogliono la dittatura
Joe Hoft: "L'assalto a Capitol Hill è stato organizzato dagli antifa collusi con il potere"
Joe Hoft, in esclusiva per Vox Italia Tv, racconta la vera genesi dell'assalto a Capitol Hill che ha scatenato furibonde reazioni contro Trump: "E' stato tutto pianificato dagli antifa grazie alla collusione di apparati deviati. Nulla di quanto detto dai media mainstream corrisponde al vero"
Vox Italia Tv https://www.youtube.com/watch?v=Yy0CbhlRCfQ
GRAZIE ALLE RIVOLTE
Ai democratici non basta vincere, vogliono la dittatura
Bisogna guardare ai fatti, dai disordini di Capitol Hill fino ad ora, per capire cosa sta accadendo in Usa e a quale pressione siano sottoposti i repubblicani (necessari al Senato per votare l’impeachment). I democratici, in collusione con media e grandi aziende, non si stanno accontentando di vincere le elezioni ma mirano a sopprimere qualsiasi persona esprima un parere contrario al proprio.
Bisogna guardare ai fatti, in fila, uno dopo l’altro, dalla rivolta di Capitol Hill fino ad ora, per capire cosa stia accadendo in America e a quale pressione siano sottoposti i repubblicani (necessari al senato per votare l’impeachment). I democratici, quelli che tanti cattolici hanno votato, pensando che fossero un fattore di distensione e buttando nel cestino i princìpi non negoziabili difesi da Trump, non si stanno accontentando di vincere le elezioni ma mirano a sopprimere qualsiasi persona esprima un parere contrario al proprio.
l giornalista Tucker Carlson l’11 gennaio su Fox News ha ricordato che “siamo totalmente contrari alla violenza politica e lo abbiamo detto praticamente ogni sera negli ultimi sei mesi, dall'inizio delle rivolte il giorno del Memorial Day (portate avanti dai contestatori di Trump definiti "pacifici" dai media e dalla sinistra nonostante le loro gravi violenze)”, ma i dem vogliono “punite tutti coloro che hanno sostenuto Trump anche in maniera pacifica”, compresi i deputati che “non hanno esortato nessuno a commettere violenza”, eppure “Blue Cross Blue Shield, JP Morgan Chase, Marriott, Citigroup, Commerce Bank…hanno tagliato le donazioni ai repubblicani che si sono opposti ai risultati delle elezioni”. Alla lista si aggiungono Dow, AT&T, Morgan Stanley, mentre il capo degli affari di Citibank ha spiegato "Vogliamo che tu abbia la certezza che non sosterremo i candidati che non rispettano lo stato di diritto". Eppure quanto fatto da questi politici è previsto dalla Costituzione. Si capisce quindi quanto siano state propizie alla sinistra le rivolte del 6 gennaio per legittimare l’operazione di repressione dell’opposizione.
Così è possibile addirittura che la rivista Forbes abbia dichiarato di volersi assicurare che chi ha lavorato nell'amministrazione Trump non "abbia mai più un lavoro": una mossa contraria farà sì che "Forbes presumerà che tutto ciò di cui parla la tua azienda sia una bugia’”. Eppure, nel maggio 2017, Nancy Pelosi scriveva su Twitter: "La nostra elezione è stata dirottata. Non ci sono dubbi. Il Congresso ha il dovere di #ProtectOurDemocracy". Non solo, “un elettore di Bernie Sanders cercò di assassinare i repubblicani del Congresso con un fucile”, ma “nessuna di queste stesse società ha sospeso le donazioni a Sanders o Pelosi”, però “sono rimaste in silenzio per tutta l'estate dopo che i Black Lives Matter hanno appiccato il fuoco all'antica chiesa episcopale di fronte alla Casa Bianca...distrutto il centro di Minneapolis o quando hanno assediato un tribunale federale a Portland o quando nel centro di Seattle spararono ad un ragazzo”. Anzi, hanno creato “un fondo da 1 miliardo di dollari per l'equità razziale per salvare i violenti rivoltosi. Le grandi aziende Tech e i politici del partito democratico, inclusa Kamala Harris, hanno sostenuto quel fondo, dal loro punto di vista, la violenza e l'insurrezione non sono necessariamente un male…‘Quando la nostra parte lo fa – pensano - è una buona cosa ma quando lo fa l’opposizione, scateniamo l'FBI per condurre una delle più grandi cacce all'uomo della storia?”.
In realtà, la situazione è ancora più grave: le grandi aziende sono "in collusione tra loro e con la classe politica per mettere a tacere qualsiasi opposizione...Pensavi che le cose si sarebbero calmate terminate le elezioni?...No, hanno bisogno di un nemico che li unisca. E quindi continueranno ad aumentare la pressione...Le persone si feriranno se continuiamo così”. E’ sufficiente sentire Nancy Pelosi: “Ci sono individui nel nostro paese - ha detto - guidati da questo presidente...che hanno preferito il loro essere bianchi alla democrazia”. Come a dire che “chiunque non sia d'accordo con Joe Biden e Nancy Pelosi è un nazista o un suprematista bianco", ha sottolineto il giornalista. Infine, le aziende sono ora completamente allineate con un partito politico e le multinazionali come Facebook e Twitter e Google che hanno messo a tacere Donald Trump ti zittiranno”. Impossibile? Finora “nessuno pensava che Bezos (Amazon, ndr) potesse mettere a tacere un intero movimento politico in un istante, ma è ciò che ha fatto oscurando Parler”.
Se le grandi aziende agiscono così anche i politici non sono da meno. Durante lo show è stata mandato in onda il momento in cui Biden ha paragonato i suoi oppositori ai nazisti e giustamente Carlson ha fatto notare che parlare così è giocare con il fuoco. E che dire di quando la vice presidente Kamala Harris si è detta sorpresa perché la senatrice dem Elizabeth Warren “è in disaccordo con me…perché quando ho chiesto a Twitter di rimuovere l’account di Donald Trump lei si è detta in disaccordo, vorrei richiamarla a unirsi a me”? “Senta - ha risposto Warren - io non voglio cacciare Trump da Twitter ma dalla Casa Bianca, questo è il nostro lavoro”. Evidentemente innervosita la Harris ha ripetuto: “Unisciti ha me e di’ che il suo account deve essere rimosso”.
Non da meno, il deputato Bennie Thompson, presidente del Comitato per la sicurezza nazionale, ha chiesto che i senatori che hanno votato contro l’elezione di Biden, come Ted Cruz e Josh Hawley, siano inclusi, insieme a tutti i sostenitori di Trump, nella lista delle persone a cui non è permesso di volare per sospetta collusione con il terrorismo. A dimostrare quanto la sinistra avesse bisogno di una narrativa che facesse di Trump il capo di un esercito di terroristi per imporre una dittatura è stata anche l’audizione del deputato del Gop Jim Jordan, fra i 139 che hanno votato contro il riconoscimento di Biden come presidente: “Destituire il presidente prima del tempo non aiuterà il paese. Siamo chiari: i democratici vogliono rimuovere il presidente Trump fin da quando è stato eletto nel 2016”, il deputato ha elencato tutte le scorrettezze che hanno portato anche al proscioglimento del generale Flynn (uomo di Trump) accusato di essere colluso con la Russia e che hanno rivelato che l’ex capo dell’Fbi lo aveva costretto a mentire su ordine del presidente uscente democratico Barack Obama. “Ci hanno provato con la Muller investigation” che lo ha trovato innocente e poi “con il primo impeachment, così eccoci di nuovo mentre cercano un altro modo divisivo di procedere contro Trump otto giorni dopo averlo sentito dire che lascerà il suo incarico con una transizione pacifica”, un modo che non farà che accrescere la rabbia. Ma durante il deputato democratico Jim McGovern ha sottolineato che la colpa dei disordini è di Trump, perciò ha domandato al repubblicano: “Lei è disposto ad ammettere che le elezioni non sono state rubate e che Biden ha vinto legalmente?”
Jordan ha sottolineato che l’opposizione fatta al Congresso “è prevista dal processo democratico...nonostante ciò il 7 gennaio il vice presidente Biden è diventato presidente, così si è concluso il processo”. Ma McGovern non si è accontentato: “Non ti sto chiedendo questo, ma di fare una dichiarazione sul fatto che Joe Biden e Kamala Harris hanno vinto in modo legale”. La risposta del repubblicano è stata che “hanno vinto le elezioni a seguito del processo seguito”, ma il democratico ha insistito ancora: “No, tutto quello che ti chiedo è di dire che Biden ha vinto onestamente e di scriverlo sul tuo account Twitter”. Ma Jordan non ha voluto mentire: “E’ il presidente eletto ma noi abbiamo espresso preoccupazione perché le regole sono state applicate in modo incostituzionale quando il legislatore statale non ha modificato la legge elettorale (come richiesto, ndr): il Segretario di Stato, alcuni governatori, la Corte Suprema e alcuni impiegati statali avevano espresso queste stesse preoccupazioni...perché neghi che ci siano stati problemi durante le elezioni?”.
Ma quello che pensa l’élite progressista è stato descritto molto bene da un'intervista undercover per cui il principale consulente della PBS (che rappresenta 349 stazioni televisive pubbliche nazionali), Michael Beller, ha dovuto dimettersi: “Trump è vicino a Hitler...anche se Biden vincerà andremo a cercare ogni elettore di Trump e il dipartimento di Sicurezza porterà via i loro figli e li metteremo in campi di rieducazione...i bambini che sono cresciuti non conoscendo altro che Trump per quattro anni devono chiedersi che cosa diventeranno...una generazione di intolleranti...nei campi di rieducazione guarderanno la PBS tutto il tempo. Gli americani sono così “fo…tamente” stupidi, la maggioranza della gente è stupida”. Perciò. “che bello che il Covid si sia diffuso in tutti gli 'Stati rossi'(Repubblicani)...molti di loro così sono malati o sono morti”. Nel caso in cui invece Biden non avesse vinto, l’uomo aveva chiarito che “siamo pronti ad andare alla Casa Bianca a gettare le bombe Molotov”.
Benedetta Frigerio
- TRUMP, L'IMPROBABILE "UOMO NERO", di Gianandrea Gaiani
https://lanuovabq.it/it/ai-democrati...o-la-dittatura
Operation Occupy Capitol Hill
Il Washington Post pubblica nuove rivelazioni sull’assalto a Capitol Hill. Un articolo anodino spiega che Facebook ha svolto un ruolo notevole nella vicenda.
Infatti, un’indagine sui post pubblicati sulla piattaforma ha scoperto che nei giorni precedenti il fattaccio su Fb e Instagram, ambedue di Zuckerberg, sono stati postati innumerevoli post che invitavano all’azione.
Il Wp riporta che mentre Sheryl Sandberg, amministratore delegato di Fb, ha respinto gli addebiti, tale incresciosa anomalia è stata ammessa pubblicamente da Liz Bourgeois, portavoce dell’azienda stessa.
Nell’articolo si riferisce di una moltitudine di post nei quali si invitavano le persone a protestare a Capitol Hill. Post con hashtag #StopTheSteal, #FightForTrump” e altri usati dai sostenitori di Trump, che pure erano stati bannati dalla piattaforma tempo fa.
La censura è stata evidentemente revocata per l’occasione, nonostante si fossero aggiunte censure altre e diverse, contro gruppi di destra considerati estremisti.
Il quotidiano americano spiega che molti di tali post provenivano da repubblicani, com’è ovvio. D’altronde, la manifestazione era stata indetta pubblicamente e, fino a prova contraria, la possibilità di manifestare il dissenso è fondamento della democrazia. Altro è dare l’assalto alle istituzioni, com’è successo.
E però alcuni particolari continuano a interpellare.
Anzitutto la presenza del fondatore di Insurgence Us, movimento di sinistra, che chiamava i compagni a contrastare la manifestazione e che per caso si è ritrovato a documentare con un video l’uccisione di un sostenitore di Trump all’interno del Campidoglio.
Ne abbiamo riferito in altra nota, nella quale scrivevamo che aveva ri-twittato il post in cui Trump invitava alla manifestazione e chiamava a una contro-manifestazione, con queste parole: “Abbiamo bisogno di numeri per apparire. Nessun fascista in DC – Marcia contro il fascismo spargi la voce Compagno!”. Qualcuno ha risposto all’appello?
Non accediamo alla teoria di manifestanti cosiddetti “antifa” che avrebbero guidato la rivolta, ma che tra i manifestanti, oltre ai turisti per caso, vedi il genero di Nancy Pelosi, vi fosse qualche infiltrato è alquanto ovvio. Avviene in tutte le manifestazioni di piazza. Nessuno di loro ha dato l’allarme per tempo a chi di dovere?
Ma al di là, suona allarmante che tra i post circolati su Fb e su Instagram, come riferisce il Wp, ce ne fossero diversi contenenti “mappe dettagliate del Campidoglio”. Altri, invece, erano dedicati alla Operation Occupy the Capitol Hill, post, quest’ultimo, che è iniziato a circolare su Fb fin dallo scorso dicembre (Nbc).
Su Google, cercando la pagina Operation Occupy the Capitol Hill abbiamo trovato una ricorrenza alla seconda pagina (non una ricerca affannosa…), che purtroppo non si apre, ma che nella sintesi al link recita: “6 gen 2021 – FOTO: La gente si riunisce per la protesta Operation Occupy Capitol Hill…”
Insomma, l’assalto è stato preordinato e i social dediti a reprimere Trump e i suoi sostenitori, come da pubblico vanto, nell’occasione hanno invece lasciato briglia sciolta a tutto.
Peraltro, si può ricordare un particolare, che ha una sua suggestione o forse no, ma che val la pena citare. Instagram è il social usato nelle ultime rivoluzioni colorate sostenute dal Dipartimento di Stato americano.
Tale social, per esempio, è stato ampiamente utilizzato dai manifestanti di Hong Kong per le loro manifestazioni di piazza, dato che è difficilmente intercettabile.
A noi appare invero bizzarro, che un social oscuri, o quantomeno limiti, la circolazione delle comunicazioni dei sostenitori di Trump e invece, nell’occasione più critica lasci briglia sciolta.
Era la prima volta che il partito repubblicano invitava a una manifestazione di massa a Washington Dc ed era il giorno in cui il Congresso doveva ratificare la nomina del contestato successore.
E, in vista di un giorno tanto critico, si permette la diffusione di post – quelli con le mappe dettagliate del Palazzo e quelle relative all’Operation occupy Capitol Hill -, che metterebbero in allarme anche un investigatore di serie B…
Un’attività insolita che sfugge, peraltro, agli occhi più che vigili della Sicurezza americana, che pure sa perfettamente che si tratta di un giorno chiave per il Paese, che conserva con i social rapporti più che privilegiati ed era stata allertata per tempo dall’Fbi.
La spiegazione ufficiale è che vi siano state falle. E si è visto nei filmati anche la collusione di alcuni agenti di polizia addetti alla sicurezza. E però non bastano tre-quattro poliziotti che aprono i cancelli a spiegare quanto accaduto.
Non indulgiamo in dietrologie, ma ci permettiamo di fare domande. Sono state date delle risposte, ma, nel nostro piccolo, non ci sembrano soddisfacenti.
Ps. Bizzarrie dei nomi e dei rimandi, e delle coincidenze accidentali: quando l’America ha conosciuto le rivolte contro il razzismo a seguito dell’assassinio di George Floyd (giuste nella sostanza e presumibilmente strumentalizzate), la città di Seattle divenne epicentro e simbolo della protesta. Qui i manifestanti dichiararono zona autonoma, cioè sotto il loro controllo, un quartiere della città, quello residenziale, denominato Capitol Hill.
Tale occupazione prese diversi nomi, come recita Wikipedia, Capitol Hill Autonomous Zone (CHAZ), Free Capitol Hill, Capitol Hill Organized Protest (CHOP) e Capitol Hill Occupied Protest. Nefasto presagio di quanto sarebbe avvenuto.
PPs. Sviluppo di oggi. John Sullivan, citato nella nota, è stato arrestato per l’assalto al Campidoglio. Non avrebbe solo fatto riprese. Così sul Washington Times il resoconto di quanto sta accertando la procura: “Un video che ha condiviso lo inquadra mentre incoraggia la gente a causare danni all’edificio. ‘dobbiamo bruciare questa roba’ e ‘[questa] è casa nostra’, si può sentire che urla, secondo una dichiarazione giurata firmata da un agente speciale dell’FBI”.
“La dichiarazione giurata afferma anche che il signor Sullivan ha detto all’agente dell’FBI di essere entrato nel Campidoglio attraverso una finestra rotta con indosso un giubbotto anti-proiettile”. Protezione speciale per un corpo speciale. Su The Hill altri particolari delle gesta del ragazzo, che arma con un coltello i manifestanti e altro…
https://piccolenote.ilgiornale.it/49...y-capitol-hill
Trump potrebbe rivelare la verità su Mifsud e sul Russiagate
Ultimi giorni alla Casa Bianca per il Presidente Usa Donald Trump, che potrebbe decidere, in questo ristretto lasso di tempo, di declassificare documenti top secret piuttosto significativi che potrebbero riguardare anche il nostro Paese, inerenti la controinchiesta sul Russiagate. Come spiega Aaron Matè su RealClear Investigations, voluminosi registri pubblici – inclusi i rapporti investigativi del consigliere speciale Robert Mueller, del Congresso e dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia – hanno stabilito che Trump e il suo staff sono stati presi di mira da un’accusa di collusione russa priva di fondamento. La teoria è nata per volontà della Campagna di Hillary Clinton, ed è stata alimentata da una fuga di notizie false o ingannevoli, con la complicità dell’Fbi. Nonostante queste rivelazioni, la domanda rimane: chi ha fabbricato le false prove per incastrare Donald Trump al fine di provare una collusione con il Cremlino che poi si è rivelata falsa?
Sia la Cia che l’Fbi hanno tardato a rendere noti i documenti top secret che Trump, secondo quanto riferito, vorrebbe declassificare. Le agenzie governative affermano che la divulgazione di tali documenti metterebbero a rischio la sicurezza nazionale. Prima di lasciare l’incarico il 20 gennaio, Trump potrebbe usare la sua autorità al fine di declassificare tutti i documenti più “scottanti”, come peraltro gli chiedono i suoi sostenitori, a cominciare dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael T. Flynn. Tutto questo in attesa che si concluda l’indagine del Procuratore speciale John Durham sulla condotta delle agenzie governative.
Prima possibile rivelazione: scoprire la verità su Joseph Mifsud
I documenti delcassificati potrebbero riguardare Mifsud. Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente maltese della Link Campus Joseph Mifsud, ad oggi scomparso, disse a Papadopoulos di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volta riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti tra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti. È dal 31 ottobre 2017 che del professore Joseph Mifsud non si ha ufficialmente traccia. Come ha successivamente stabilito un’inchiesta della Verità, il misterioso docente maltese della Link è rimasto nascosto per qualche mese ad Esanatoglia, nelle Marche, ospite di Alessandro Zampini, compagno di Vanna Fadini (Gem), società che gestisce tutti i servizi e paga gli stipendi ai dipendenti della Link Campus. Come ha poi rivelato una fonte anonima a Panorama, il docente maltese era in Italia fino a marzo 2018, a Roma, in un bell’appartamento ai Parioli.
Come sottolinea RealClearInvestigations, dopo che Mifsud è stato identificato come l’uomo che avrebbe parlato con Papadopoulos, la squadra di Mueller lo ha descritto come una persona con importanti contatti russi. Questa descrizione del docente maltese ignorava però i legami che lo stesso Mifsud aveva con governi, politici e istituzioni occidentali, inclusi Cia, Fbi e servizi di intelligence britannici. È davvero curioso che, nonostante il ruolo centrale di Mifsud nelle indagini, l’Fbi abbia condotto con lui solo una breve intervista in un atrio di un hotel di Washington, DC, nel febbraio 2017. Il team di Mueller ha successivamente affermato che Mifsud ha fornito false dichiarazioni agli agenti dell’Fbi ma non l’ha messo sotto accusa come accaduto con Papadopoulos. Secondo quanto emerge dai file declassificati, il professore ha raccontato agli investigatori del bureau di non essere mai stato a “conoscenza che la Russia fosse in possesso di e-mail dal Comitato Nazionale Democratico” e quindi di non aver mai formulato “offerte” o di “aver fornito qualsiasi tipo di informazione” a George Papadopoulos, ex advisor della Campagna di Donald Trump. I documenti affermavano che Mifsud e Papadopoulos nei loro incontri “hanno parlato di sicurezza informatica e hacking come un problema più ampio”.
L’Italia e il dossier Steele
I nuovi documenti declassificati potrebbe confermare che il fatto Roma è stata “l’epicentro della cospirazione” contro il tycoon. Come? La capitale, infatti, è il luogo del primo incontro fra l’ex advisor di Donald Trump George Papadopoulos e il docente maltese Joseph Mifsud. E come ricordava La Stampa lo scorso febbraio, proprio a Roma, il 3 ottobre 2016, si era svolto un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e il loro informatore britannico Christopher Steele, autore del famoso rapporto sulle presunte relazioni pericolose fra Trump e il Cremlino. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso in seguito, finanziato peraltro da Fusion Gps, dal Comitato nazionale democratico, dalla Campagna di Hillary Clinton e dal Washington Free Beacon. In buona sostanza, dai nemici di Trump.
Steele, ricorda La Stampa, dopo la carriera nell’intelligence, aveva successivamente fondato una sua agenzia investigativa, la Orbis, e in tale vesta aveva conosciuto Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Una volta avviata l’inchiesta Crossfire Hurricane, l’Fbi aveva riaperto il canale con Steele attraverso Gaeta. Quindi il 3 ottobre del 2016 Gaeta aveva invitato l’ex agente dei servizi segreti a Roma, offrendogli 15.000 dollari per scambiare informazioni con tre agenti impegnati nell’indagine su Trump.
Le bugie del dossier anti-Trump rilanciate dai democratici e dai media
Come osserva The Nation, secondo il dossier Steele Trump e il Cremlino erano impegnati in una “cospirazione molto sviluppata”. La Russia, osservava Steele, ha “coltivato, sostenuto e assistito Trump per almeno cinque anni” e consegnato al tycoon “un flusso regolare di informazioni”, anche sui “rivali politici”. La cospirazione presumibilmente si è intensificata durante la campagna del 2016, quando l’allora avvocato di Trump Michael Cohen è entrato a Praga per “discussioni segrete con i rappresentanti del Cremlino e gli hacker associati”. Questo presunto complotto non era solo basato su reciproci interessi ma, peggio, su una vera e propria coercizione. Per mantenere la loro risorsa in riga, sosteneva Steele, i russi avrebbero filmato Trump con alcune prostitute in una stanza d’albergo del Ritz-Carlton di Mosca.
Ma lungi dall’avere accesso a informazioni di alto livello, nulla di ciò che è stato scritto in quel dossier si è rivelato vero. È per questo motivo che le figure chiave del Russiagate non compaiono nel dossier di Steele, a cominciare da George Papadopoulos e Joseph Mifsud. Tutti i giornali liberal americani – a cominciare dal New York Times – hanno però dato credito a un dossier ampiamente screditato pur di danneggiare Donald Trump e alimentare la teoria della collusione con la Russia. Cosa ancor più grave, il dossier Steele è stato preso per buono dall’Fbi.
Roberto Vivaldelli 13 GENNAIO 2021
https://it.insideover.com/politica/t...ssiagate.html?
night courier: Ai democratici non basta vincere, vogliono la dittatura
Ultima modifica di Eridano; 17-01-21 alle 09:16