Non conta chi vota, ma chi conta i voti.
Yosif Dzugasvili detto Stalin


Non conta chi vota, ma chi conta i voti.
Yosif Dzugasvili detto Stalin
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Mi sa tanto che Enlil ed Enki se la stiano ancora giocando.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Vedrè di spiegarti come sono andate le cose, che in effetti strane lo sono.
Io ho tempo da perdere e stanotte ho guardato tutta la diretta ed ero collegato sul sito apposito in diretta su internet.
Verso le 3 Trump aveva il 50% contro il 46%. Poi è salito al 51% contro il 45. Vantaggio massimo. I voti totali erano ancora a livelli dei 10-12mila circa e lui a seconda dei momenti è arrivato ad un +1.500.000.
Poi fasi alterne con un ritardo improvviso nei risultati degli spogli dei singoli stati verso le 5 e concomitante calo improvviso e non giustificato del vantaggio in termini assoluti. Sembrava stesse per raggiungerlo. Da tempo si aspettava la Florida ed il mio pensiero è subito corso lì: ho pensato che stessero per fargli il pacco di fargli perdere la Florida, stato basilare. E' andata, ma con ulteriore ritardo.
Verso le 6 improvvisamente è risalito nel vantaggio sino a 2.300.000, con percentuali minori visto il maggior numero di voti (49 a 46 circa).
Poi è arrivato, a seconda delle fonti a 254 grandi elettori o 234 su internet. Da quel momento in poi i risultati non arrivavano più!
Una lentezza esasperante!
Per avere i risultati degli ultimi voti scrutinati, che avrebbero assegnato 5-6 stati e quasi sicuramente la vittoria a Trump, parliamo di percentuali di voti da scrutinare dell'ordine di un 10-15% massimo, l'attesa si è protratta sino alle 8,30.
Qualcosa non quadra.
E come dici giustamente tu il calo di margine di voti, in quelle basse percentuali e nei pochi stati rimasti in attesa, è stato esagerato, assolutamente NON in linea con la tendenza nazionale. E' come se quei voti fossero stati dati tutti alla Clinton.
La quale NON si è presentata ai suoi neppure per ringraziarli e ha mandato Podesta il quale ha detto chiaramente che la cosa NON è finita, si procederà nei prossimi giorni ad un riconteggio.
Poi, dopo la vittoria, si è andati da Trump, ha parlato prima come di consuetudine il suo vice e poi, dopo un po', è arrivato lui. Era emozionato ma non solo, a mio avviso.
Ha detto, tra le altre cose, che chiedeva scusa per essersi fatto attendere, ma l'ultimo tratto era stato DURO.
E tra le righe, da non sottovalutare perchè detto pubblicamente, anche se ovviamente nessuno ne ha più parlato, tra i ringraziamenti per tutti, ce n'è stato uno particolare per i nostri servizi segreti, che sono molto buoni; mi hanno salvato più volte la vita.
Chiaro?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Terza riga sopra: milioni, ovviamente, non mila.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


9 novembre 1989 cade il muro di Berlino; 9 novembre 2016 cade il NWO?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Aspetta a dirlo.
La bestia non è ancora morta.
Aspettati mesi nei quali può accadere di tutto.
E anche dopo.
Hilary l'ha appena fatto capire tra le righe del discorso.
Trump sarà costantemente in pericolo.
In tutti i modi tenteranno di buttarlo giù.
O sotto terra o al tappeto.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Quanti anni durerà la transizione?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Trump presidente: è un voto contro la globalizzazione - TicinonewsTrump presidente: è un voto contro la globalizzazione
L’insurrezione elettorale americana è ora destinata a travolgere l’establishment europeo
La vittoria di Donald Trump è il successo della rabbia popolare contro le politiche degli ultimi decenni. E’ la sconfitta dell’establishment politico, economico e finanziario; è la bocciatura del presidente Obama e dei suoi otto anni alla Casa Bianca; è il rifiuto della globalizzazione e del liberismo che hanno favorito Wall Street e multinazionali e che al contempo hanno penalizzato la classe lavoratrice. Infatti la partita si è chiusa negli Stati di vecchia industrializzazione, che erano tradizionalmente democratici. La conferma di questo verdetto è stata il forte aumento dell’affluenza alle urne: molti cittadini americani che non votavano, poiché sfiduciati, hanno infatti creduto nella retorica contro le élite di Donald Trump e hanno fatto la differenza a favore del candidato repubblicano. Negli Stati Uniti vi è stata una replica del voto del Regno Unito sulla Brexit. Sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti il compatto schieramento delle elite ha avuto paradossalmente l’effetto di rafforzare la vera e propria insurrezione elettorale contro l’establishment. Si tratta di un’onda lunga, di una vera e propria marea destinata a travolgere anche l’Europa.
La direzione del mondo è destinata a cambiare in modo radicale dopo la vittoria di Donald Trump. Il presidente eletto ha infatti tutti i mezzi per realizzare il proprio programma. Infatti il Congresso è rimasto nelle mani del partito repubblicano. Donald Trump potrà contare sulla minoranza democratica, che ha sostenuto Bernie Sanders, per compensare una parte dei congressisti repubblicani che si opporrà alle sue politiche. Si tratta di una vera svolta per l’intero mondo occidentale. Cerchiamo di sintetizzare le probabili conseguenze.
A livello di politica estera si allontana il pericolo di un’escalation che avrebbe potuto portare a una guerra con Russia e Cina. I rapporti tra Mosca e Washington sono destinati a normalizzarsi. Donald Trump è infatti in grado di fornire a Vladimir Putin quello che desidera ossia il riconoscimento che la Russia resta un attore principale a livello mondiale. Pure in Medio Oriente la politica americana è destinata a cambiare radicalmente. Obama e la Clinton erano e sono gli amici dell’Arabia Saudita e delle altre petrocrazie del Golfo che oggi npon possono più contare sul sostegno americano. Quindi, vengono ridimensionati i principali responsabili delle attuali tensioni nella regione. Pure in Asia le tensioni sono destinate a diminuire, poiché viene rimessa in discussione la politica contro la Cina elaborata dal duo Clinton – Obama. Grandi anche le conseguenze per l’Europa. La vittoria di Donald Trump è destinata a dare un ulteriore impulso ai partiti definiti populisti e quindi a provocare una grave crisi dell’Unione Europea, i cui sviluppi sono oggi difficili da prevedere.
A livello economico la vittoria di Trump segna la fine dei tentativi di moltiplicare i trattati commerciali lanciati dall’amministrazione Obama. Sono dunque sepolti Ttip, Tpp e Tisa. Verrà pure rimesso in discussione l’accordo Nafta, tra Stati Uniti, Messico e Canada. Si tratta della svolta che segna l’inizio della ritirata del processo di globalizzazione e del tentativo di costruire istituzioni che sancissero il potere dell’industria finanziaria e delle multinazionali. La vittoria di Trump segna infatti la fine di questi progetti di un mondo governato da istituzioni sovranazionali non elette, ma nominate. Insomma vi sono le condizioni per la riconquista delle sovranità nazionali, che sono state fortemente ridotte negli ultimi anni. E con il ritorno della sovranità nazionale vi è anche il ritorno del potere ai cittadini che solo attraverso il voto nazionale possono esprimere le loro preferenze. La fine del processo di globalizzazione vuol dire l’inizio del processo del ritorno in patria di milioni di posti di lavoro trasferiti nei Paesi a bassi salari e implica pure una vera riforma del settore finanziario con Donald Trump che sostiene il ripristino del Glass – Steagall Act del 1933 (abrogato da Bill Clinton nel 1999). Questo progetto incontrerà una fiera opposizione da parte di Wall Street.
In conclusione, la presidenza Trump è destinata a cambiare la direzione del mondo. Si tratta di una svolta invisa ai grandi interessi finanziari e delle multinazionali, per cui non è da escludere che questi gruppi di pressione possano pensare all’impensabile. La Brexit è stata l’inizio, il successo di Trump la conferma e ora tocca all’Europa partecipare a questa grande insurrezione elettorale contro i gruppi di potere che in questi anni hanno determinato la politica del mondo occidentale. Insomma, si può sperare in un futuro migliore.


Stavolta Assange si è sbagliato:
Julian Assange: "A Trump non sarà permesso vincere" (SUB ITA)
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In questo video su trump si parla di david duke:
Donald Trump fa venire alla luce la corruzione dell'establishment globale
Parla contro i poteri forti:
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Trump, Trump ...
Avanti!
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.