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Discussione: Accade in Amerika.

  1. #921
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    https://it.sputniknews.com/mondo/201...ncipe-saudita/

    La CIA conferisce onorificenza al principe saudita per la lotta al terrorismo

    © REUTERS/ Fayez Nureldine



    MONDO16:47 11.02.2017URL abbreviato
    16366113

    Il direttore della CIA Mike Pompeo ha conferito al principe saudita Mohammed bin Nayef la medaglia al Merito per la lotta contro il terrorismo. Lo ha reso noto l’agenzia saudita SPA.

    Pompeo è arrivato a Riyadh ieri, dopo una visita ad Ankara. La cerimonia ha avuto luogo lo stesso giorno.
    La CIA ha voluto conferire l'onorificenza al principe saudita per il «lavoro di intelligence eccellente nel campo della lotta al terrorismo e il contributo al raggiungimento della pace e della sicurezza internazionali», si legge nel comunicato.
    La medaglia è dedicata a George Tenet, direttore della CIA dal 1997 al 2004.
    Nel marzo 2016 bin Nayef, che ha servito come vice primo ministro e ministro degli Interni, è stato insignito dell'Ordine della Legion d'Onore francese.



    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #922
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Sì,
    ma è sfuggito di mano ai suoi creatori.
    Demonizzare ...Certi passaggi sono inevitabili quando si vuol difendere un popolo .
    Il complotto per mandare su Hitler non è stato forse necessario , hanno atteso al varco il popolo tedesco . Sapevano di poterlo massacrare grazie alla loro potenza militare ed al fatto che potevano contare di mandargli l'idaglia come alleata .
    Ed in questo campo si dimostra l'estrema stupidità del popolo complottista , che la pensa allo stesso modo dei poteri forti .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #923
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    “DONALD” STA PER FINIRE COME VIRGINIA RAGGI?

    Maurizio Blondet 14 febbraio 2017
    Il generale Flynn, consigliere di sicurezza nazionale, s’è dovuto dimettere: per una telefonata che ha fatto all’ambasciatore russo a Washington, troppo amichevole. Scoperta dai media, la telefonata , Flynn ha cercato dapprima di negarla, per poi cedere, e dare le dimissioni. Ma già da giorni il Dipartimento della Giustizia aveva avvertito Trump che Flynn era esposto a “potenziali ricatti di Mosca”. E la Cia aveva negato ai collaboratori del generale la “clearance”, l’accesso ai segreti di Stato. Ora la Cia ha avuto una vittoria contro una presidenza a cui ha giurato guerra aperta e occulta con tutti i mezzi.
    Non ci voglio spendere troppe energie (l’amico Copertino ha in canna un articolo sui limiti culturali di Steve Bannon, chief strategist ossia braccio destro strategico di Trump) , magari solo rilevare l’ingenuità e poca intelligenza di un generale Flynn che è stato per anni capo dell’intelligence militare, DIA. Con lui, Trump perde uno dei pochi, nella sua Amministrazione, che conoscevano almeno la “macchina” burocratico militare. Una grave perdita in uno “staff” presidenziale ancora incompleto , in cui sono influenti i presuntuosi familiari ignari di tutto, come il genero Jared.
    Non dico niente di originale – certo ci avete pensato anche voi – se mostro le analogia con il caso Raggi, la sindaca di Roma con cui il 5 Stelle è stato chiamato a rivoluzionare una gestione incrostata di puri e semplici delinquenti. Anzitutto, la valorosa magistratura (su suggerimento PD) ha aperto un fascicolo su Paola Muraro, che la Raggi aveva nominato assessore all’Ambiente. La Muraro era la conoscitrice della “macchina” e, da quel che si capisce, l’asso nella manica per i progetti di cambiamento radicale che la neo-sindaca aveva promesso. Come Flynn, la Muraro ha dapprima cercato di negare, poi ha dovuto dimettersi – su furiosa reazione della “rete”, la presunta democrazia della pancia giustizialista e idiota di cui vive (e muore) la Casaleggio Associati.
    Sobrie immagini dei mediaSubito vista la capacità di spaccare il movimento, tutt’altro che solido, sono seguite le inchieste su Raffaele Marra e il fratello, interrogatori di 9 ore (che manco Totò Riina), carcerazioni preventive a Regina Caeli per 50 giorni, media che spifferavano “ “è l’amante di Virginia”, la “patata bollente” eccetera. Infine, l’assessore all’urbanistica Berdini – un altro tecnico competente – che spiffera a La Stampa. Lo staff, incompleto, decimato ogni giorno. Non un solo giorno Virginia Raggi ha potuto governare, né bene né male.
    Da giorni vediamo come Trump si sia incartato in un conflitto non necessario contro la potente magistratura, per un bando d’entrata da sette paesi islamici da cui verrebbero “terroristi”, e che sono per caso i paesi islamici che gli Usa hanno destabilizzato – mentre il terrorismo viene nutrito dall’Arabia Saudita, con cui Trump mantiene buonissimi rapporti; anzi, a cui beneficio promette di aggravare le sanzioni all’Iran, bollato come “centrale del terrorismo islamico” dallo stesso Flynn. Ma c’è di peggio: quando Trump ha telefonato a Putin e si è messo a discutere il piano Start, quello che gestisce la riduzione reciproca e controllata delle testate nucleari, Vladimir Vladimirovic s’è reso conto che degli accordi Start, Donald non conosceva praticamente nulla. Aveva orecchiato qualcosa e faceva la voce grossa su una pretesa a-simmetria del disarmo, che invece non c’è.
    Trump, si dice, si stufa a leggere i briefing, vuole che siano in una pagina sola, e così via. Non è abbastanza intelligente, informato, colto? Ma anche George Bush jr. , alcolizzato, quasi un subnormale, era “dislessico”, s’è detto misericordiosamente. Insomma semi-analfabeta. Ma era circondato da neocon espertissimi (spesso con doppio passaporto) che lo preparavano – il direttore della Cia gli faceva il briefing quotidiano a voce, sapendolo “dislessico”; negli incontri e nei discorsi politici gli veniva applicato un microfono all’orecchio da cui lo staff gli suggeriva le risposte e le battute … Era facile. E’ sempre facile fare la politica come la vuole il Sistema, perché il Sistema, con tutti i suoi apparati, ti sostiene, ti assiste, nasconde le tue falle ed errori, ti mantiene “popolare” e “simpatico” grazie ai media. Come è già stato notato, Obama bandì l’entrata in Usa di iracheni per mesi, senza che un solo giornalista, anzi un solo magistrato, si indignasse. Obama ha lanciato tre bombe al giorno sui bersagli indicati dagli interessi sionisti e sauditi, ed è famoso come Nobel della Pace. Il Sistema ti fa’ gli auto-attentati tipo 11 Settembre, e ti salva dalla corte marziale diffondendo le verità ufficiali. E’ bello e grato governare con e per l’Establishment.
    Sobria copertina de L’EspressoMa se l’elettorato ti manda al potere per rivoluzionare il Sistema, e se proclami di volerlo fare sul serio, hai contro il Sistema con tutti i suoi apparati tecnici e burocratici, ossia le leve che ti servono per governare; il Sistema che ti nasconde quelle leve, e quando riesci ad afferrarne una, te la strappa di mano, magari con una denuncia ad un magistrato zelante.
    Insomma: se ti limiti a sopravvivere, puoi anche essere un Rutelli, un Alemanno, un criminale patentato come Hillary e il maritino, un deficiente come Bush jr., un culattone patologico come Obongo. Se ti opponi, non puoi permetterti dilettantismi, superficialità, distrazioni dallo scopo principale. Lo so, è una saggezza di La Palisse, ma è incredibile come venga trascurata da chi è al potere.
    Molte speranze di rinnovamento sono ora in bilico, e stanno per essere deluse. Con Trump, cadono le speranze anche di un mutamento della dittatura oligarchica chiamata UE, di un ridimensionamento della NATO, di una integrazione della Russia in una nuova Europa pacificata. Con il tramonto della Raggi, crollano vaste speranze di rinnovamento e rovesciamento del potere dei parassiti pubblici. E’ tristissimo vedere come in momenti storici “grandi”, il compito di attuarli cada su nani insufficienti di statura, in ogni senso.

    "DONALD" STA PER FINIRE COME VIRGINIA RAGGI? - Blondet & Friends
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  4. #924
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    La guerra è sull'accesso ai segreti di Stato.
    O Trump riesce a mettere le mani sui documenti dell'11 settembre, o è finito.
    A meno che il popolo che l'ha eletto non si dia una mossa.
    Pesante.
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  5. #925
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    L'uomo che ha inventato la campagna di Trump viene definito antisemita, razzista, xenofobo

    Steve Bannon: troppi epiteti per uno solo


    100 mila dollari a chi prova che i Tea Party sono razzisti: nessuno li ha mai vinti
    di Alessandra Nucci

    Con la nomina di Steve Bannon a principale stratega della Casa Bianca di Donald Trump, tornano alla ribalta i Tea Party, i raggruppamenti conservatori di base sorti nel 2009 in risposta alle politiche di sinistra radicale della presidenza Obama. Mentre nelle strade d'America si fanno le prove generali di insurrezione, incitate da una Hillary Clinton disposta a interrompere l'elaborazione del lutto per chiamare a «non arrendersi mai» e a «continuare a combattere per i nostri principi», il presidente-eletto prosegue nelle nomine di personaggi «alt-right», della nebulosa area di destra alternativa, fra cui risulta particolarmente indigesto Steve Bannon, un nome associato ai Tea Party.
    Ex ufficiale di marina, ex bancario alla Goldman Sachs, un Master preso alla Harvard Business School, reaganiano e cattolico, Bannon è passato, il 17 agosto scorso, da amministratore delegato della rete mediatica online Breitbart News a dirigente della campagna elettorale di Donald Trump. Lì, mentre tutti i grandi media, nessuno escluso, parlavano di Trump come di poco più di una macchietta di cattivo gusto, Bannon, dal web, tastava il polso della gente e, spendendo la metà di Hillary, guidava Trump a una vittoria che nessuno si aspettava.
    Così, dopo la nomina a stratega-capo dello staff del Presidente-eletto, i media beffati hanno scatenato contro di lui accuse universali di razzismo, antisemitismo, misoginia, xenofobia, nazionalismo bianco, nonché paragoni con il ministro della propaganda hitleriana, Goebbels.
    Di questa congerie di offese, l'accusa meno attendibile è quella di anti-semitismo, visto che Bannon non richiama l'Occidente alle sue radici cristiane ma giudeo-cristiane, e visto che il fondatore di Breitbart, Andrew Breitbart, così come altri soci di Bannon, è egli stesso un ebreo. Su tutte le varie accuse ha tentato una ricognizione Kathleen Parker del Washington Post, traendo, da chi ha avuto materialmente, e non solo virtualmente, a che fare con lui, valutazioni come: «'gentiluomo', 'stratega', 'sempre educato', 'brillante', 'combattente', 'attivista', 'parla chiaro', assieme a 'non me ne fido'.»
    Le accuse a Bannon di razzismo sono in linea con le accuse ai Tea Party, movimento di difesa dei principi costituzionali eclissato dai media dopo che nel 2011 un folle a Tucson, Arizona, sparò a una parlamentare democratica, che sopravvisse, mentre un giudice repubblicano nella sparatoria perse la vita, ma di quest'ultimo nessuno parlò. I Tea Party non c'entravano niente ma furono accusati di essere i mandati morali della strage per aver «fomentato odio».
    Bannon non fa parte dei TP ma li ha sempre sostenuti lealmente, scrive Jenny Beth Martin, leader del movimento, che racconta di averlo conosciuto durante una delle prime manifestazioni contro la riforma sanitaria di Obama. Lo stratega mediatico era presente per filmare la protesta, che segnò l'inizio delle accuse ai TP di razzismo. Su suggerimento di Bannon, che ci mise del suo, Andrew Breitbart offrì una ricompensa di 100 mila dollari a chiunque portasse le prove della verità di queste accuse. Bannon, scrive la Martin, aveva constatato che i TP non solo non erano razzisti ma erano pacifici, educati e rigorosamente ordinati (ci tengono a lasciare i luoghi delle manifestazioni più puliti di quando ci arrivano). Nessuno si fece avanti, nessuna prova emerse.
    Bannon si definisce capitalista ma esclude sia il capitalismo statalista della Cina, sia il capitalismo anarchico di Ayn Rand, promuovendo invece il «capitalismo cristiano illuminato», che utilizza il guadagno per moltiplicare la prosperità. Nel 2014 l'ex-investment banker partecipò via Skype a una Conferenza sulla povertà organizzata presso il Vaticano dal Human Dignity Institute, una voce cristiana sulle politiche europee, il cui Comitato consultivo è presieduto dal Cardinale ratzingeriano Raymond Burke. In un intervento proiettato nell'aula della conferenza che si teneva dall'altra parte dell'Atlantico, Bannon parlò dell'esistenza di un «movimento globale di Tea Party», e lodò i partiti anti-Unione europea come l'Ukip di Nigel Farage e il Front National di Marine Le Pen.
    All'epoca le vittorie di Trump e della Brexit erano ancora di là da venire, ma i Tea Party rappresentavano chiaramente la difesa dei principi americani tradizionali di sovranità popolare e conseguenti limiti ai poteri del governo, a partire dal limite al potere di imporre le tasse.

    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j...mHTLfmrW2-v9kA
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  6. #926
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #927
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Morto in cella lo 'Sceicco Cieco, ideò attacchi del 1993

    Mondo.Ispiratore attentato al WTC che fece 6 morti e mille feriti








    Nel momento in cui Trump sta cercando, pur senza dirlo, di arrivare alla verità sull'11 settembre, questa morte appare un tantino sospetta.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #928
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Morto in cella lo 'Sceicco Cieco, ideò attacchi del 1993

    Mondo.Ispiratore attentato al WTC che fece 6 morti e mille feriti








    Nel momento in cui Trump sta cercando, pur senza dirlo, di arrivare alla verità sull'11 settembre, questa morte appare un tantino sospetta.
    Parecchio,direi . Comunque penso che gli anni novanta in termini di geopolitica siano stati sottovalutati , qualcosa iniziò a cambiare
    in quei anni ma noi eravamo troppo rivolti a noi stessi per accorgersene.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #929
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    Trump: 'C'è Obama dietro a fughe di notizie e proteste'

    Nord America.Le accuse in un'intervista a Fox News. Nuovo attacco al New York Times, 'Ha intenti diabolici'. Mosca intanto replica, se l'America aumenterà le spese militari 'reagiremo'.



    Siamo sempre lì.
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  10. #930
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    Predefinito Re: Accade in Amerika.

    MILIARDI AL PENTAGONO? COME DROGA A UN TOSSICO - Blondet & Friends

    MILIARDI AL PENTAGONO? COME DROGA A UN TOSSICO
    Maurizio Blondet 28 febbraio 2017 3
    In pochi giorni, Donald Trump ci ha fatto sapere che vuole rammodernare l’arsenale atomico in modo da rendere possibile una guerra atomica “limitata”. Che i suoi generali pensano ad un “impegno a lungo termine” in Irak, ovviamente “contro l’ISIS”, insomma un’occupazione. Che i generali stanno anche pensando a mandare più truppe in Siria, onde ritagliare una zona “sicura”. Adesso Trump ci dice che aumenterà gli stanziamenti per il Pentagono del 9%, ossia di 54 miliardi di dollari; ricavando parte dei fondi da una riduzione delle spese del Dipartimento di Stato.

    Ora, è noto che il bilancio del Pentagono, 600 miliardi di dollari, è uguale alla somma delle spese militari dei sette paesi che spendono di più. Nell’ordine: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia, Giappone.



    E’ anche noto che proprio l’enorme pompa-miliardi ha reso il Pentagono un buco nero di sprechi e malversazioni e peggio. Nell’agosto scorso, un rapporto dell’Ispettorato generale (la contabilità) dello stesso Pentagono ha lamentato la sistematica mancanza di documentazione delle spese, fino all’astronomica cifra, in vent’anni, di 6,5 mila miliardi che sono scomparsi. “Per due decenni, l’esercito degli Stati Uniti non è stato in grado di presentare un audit (revisione dei conti), violando la legge federale, mascherando gli sprechi e le frodi per miliardi di dollari”. Uno scandalo immane, e subito azzittito.

    Pentagon?s Sloppy Bookkeeping Means $6.5 Trillion Can?t Pass an Audit | The Fiscal Times

    Il Pentagono ha “smarrito” in Irak e Afghanistan 700 mila armi di vario tipo, la metà del milione e mezzo di armamenti spediti nelle due zone d’occupazione dall’11 Settembre; armi che poi sono riapparse nelle mani di terroristi islamici così regolarmente, al punto da giustificare il sospetto che la Difesa americana abbia armato Al Qaeda, ISIS, talebani e gli altri gruppi che dice di combattere.


    Una delle 700 mila armi “perdute”
    Fast & Furious Was Child's Play -- Pentagon "Lost" 700,000 Guns in Iraq and Afghanistan

    Se c’è una cosa di cui il Pentagono ha evidentemente bisogno non è un aumento, ma di un taglio decisivo degli stanziamenti: nello stesso interesse dell’efficienza militare, perché è un grasso stipendificio di gallonati e burocrati arraffoni, un covo di tangentari in combutta con le grandi industrie militari e le ditte di forniture che fanno la cresta e poi fanno a metà cui generali e i burocrati. E’ l’equivalente statunitense delle caste scandalose di Mafia Capitale e della Regione Sicilia, moltiplicate per cento.

    Trump da retta all’ultimo con cui parla?
    Il generale Flynn, quando ancora consigliava Trump, sembrava esser cosciente di questo scandalo e intenzionato a metterci mano. Ora che non c’è, Trump sta chiaramente ascoltando il generale Mad Dog Mattis che ha messo a capo del Pentagono, e il generale H.R. McMaster, che rimpiazza Flynn come consigliere di sicurezza nazionale, ed è questa la cosa che fa più paura: di come il neo-presidente si lascia convincere dall’ultimo con cui parla.


    Un bilancio patologico
    Il generale Mattis è il distruttore di Falluja nel 2004, la città dei seguaci di Saddam che il generale ha saturato con fosforo bianco e uranio impoverito, al punto che non hanno solo ammazzato cinquemila civili almeno (Mattis li ha sepolti in fosse comuni coi bulldozer), ma sta ancora causando una tale percentuale di nascite mostruose, da indurre i medici a parlare di genocidio.


    E’ stato Mattis
    Robert Fisk: The Children of Fallujah - the hospital of horrors | The Independent

    Il generale McMaster è quello che si è convinto che gli Usa hanno perso la loro superiorità rispetto alla Russia, e dunque gli Usa devono riarmare e rammodernare a ritmo accelerato, onde superare Mosca nella prossima guerra. McMaster ha scritto a suo tempo un saggio, Dereliction of Duty (Abbandono del Dovere) in cui accusava generali e politici di aver perso la guerra in Vietnam perché non avevano mandato abbastanza soldati in quella guerra: la sua cifra era di 700 mila soldati americani (allora esisteva il servizio di leva,e sono morti in Vietnam 55 mila cittadini USA), e ciò dice la mentalità del personaggio. Si ricorderà che McMaster è la seconda scelta di Trump: mandato via Flynn, aveva chiesto di diventare suo consigliere prima al vice-ammiraglio Robert Harvard, che aveva gentilmente rifiutato (“l’hamburger di merda”, disse agli intimi) l’offerta di Donald, e McMaster gli è stato suggerito dal senatore Tom Cotton, uno dei più esagerati neocon guerrafondai fra i repubblicani, e fanatico filo-israeliano.

    (Si leggano qui le imprese del senatore: 10 Horrifying Facts About GOP Senator Tom Cotton | Alternet )

    – e questo dice qualcosa su Donald stesso: si affida e si fa suggestionare da uno che nemmeno aveva scelto? Il senso in cui McMaster influirà sulla politica estera di Trump lo ha esplicitato in un discorso tenuto nel 2016 dove ha enunciato quella che chiama la sua “visione strategica”: la lotta contro le “Potenze revisioniste ostili” – che sono Russia, Cina, Iran e Nord Corea – le quali “annettono territorio, intimidiscono i nostri alleati, sviluppano armi nucleari, ed usano combattenti per procura sotto la copertura di forze armate convenzionali modernizzate”. Sic.

    The United States of Permanent War
    Gli Usa dunque tornano nel solco della strategia solita: risolvere ogni divergenza con la guerra. E’una dipendenza, come la tossicodipendenza del drogato, da cui la politica americana non riesce a disintossicarsi, e in cui conosce continue ricadute. “The United States of Permanent War”.

    All’inizio quella della guerra permanente fu una deliberata volontà politica: con il pretesto del mega-attentato false flag dell’11 settembre 2001, i quando i neocon presero di fatto il potere dietro il neo-presidente George W. Bush. A questo alcolista “dislessico” (ossia semi-analfabeta), essi fecero pronunciare un discorso che lo annunciava: “La nostra risposta [a Al Qaeda, allora indicata come la colpevole dell’attentato] sarà molto più che rappresaglia immediata e colpi isolati –Gli americani non devono aspettarsi una battaglia, ma una lunga campagna, diversamente da ogni altra che abbiamo visto”. Divenne ufficiale l’espressione “lunga guerra al terrorismo globale”. L’anno seguente Richard Haass, ovviamente un j che sarà poi presidente del Council on Foreign Relations, che Bush jr. aveva nominato direttore del Policy Planning, confermò, contro i critici che stavano crescendo della strategia, e chiedevano come uscirne: “Non può esserci exit strategy nella guerra contro il terrorismo. E’ una guerra che persisterà. E’improbabile che ci sia una battaglia decisiva in questa guerra. Una exit strategy, dunque, non ci sarà di alcun giovamento. Abbiamo bisogno di una endurance strategy”, una strategia di durata, di guerra senza fine.

    Otto anni di guerre di Bush jr. : Irak, Afghanistan, Somalia, operazioni in Pakistan. Quando gli americani elessero Obama, il progressista, il negro e pacifista, lo fecero contando che avrebbe messo fine ai conflitti; l’Europa lo ha accompagnato con gli stessi auspici, tanto da dargli in anticipo il Nobel per la Pace.

    Otto anni di Obama. Nel dicembre 2016, alla fine del suo mandato, avanti ai soldati schierati nella base aerea MacDill in Florida, con il suo tono cool, Obama ha constatato: “Quando ho assunto la carica, gli Stati Uniti erano in guerra da sette anni. Io sarò il primo presidente Usa a coprire due mandati pieni in tempo di guerra”. Non era una denuncia, ma una piana constatazione. Segnalò che il Congresso non aveva autorizzato lui personalmente a perpetuare le guerre di Bush. “Ad oggi, stiamo facendo guerre sotto autorizzazioni fornite dal Congresso 15 anni fa – 15 anni”. Disse che desiderava che il Congresso emanasse qualche tipo di legge da cui apparisse che il Congresso stesso non desse l’impressione che permetteva agli Usa di restare in guerra per sempre. “Le democrazie non dovrebbero operare in stato di guerre autorizzate in modo permanente”. Molto cool. Obama ha donato agli americani e al mondo, oltre la continuazione delle guerre di Bush – Afghanistan, Irak, Pakistan Somalia – tre ferocissime guerre nuove: Libia, Yemen e Siria, senza contare le primavere colorate che ha innescato in Egitto e in Ucraina, con golpe annesso. Non più solo per Israele, ma anche per la monarchia saudita.

    Nel 2009 ordinò il “surge”, l’impennata in Afghanistan: invio di 40 mila truppe in più. Non lo fece volentieri. Ma il segretario della Difesa, allora Robert Gates, disse: “Non lasceremo l’Afghanistan prematuramente. Di fatto, non lo lasciamo per niente”. E’ abbastanza noto come DAesh sia nato, cresciuto ed armato sotto i suoi occulti uffici, per occupare certe zone dell’Irak e della Siria. Lui aveva annunciato la sua intenzione: “combattere lo Stato Islamico, contenerlo, degradarlo e alla fine sconfiggerlo”. Solo alla fine, dopo molti anni. Ancora nell’ottobre scorso James Clapper, che lui ha nominato direttore della National Intelligence (il noto organo-ombrello con cui le 17 agenzie di intelligence parlano ad una voce al presidente) annunciava: Anche se lo Stato Islamico sarà sconfitto [dai russi, ma questo non l’ha detto] probabilmente non scomparirà, ma riprenderà un’altra forma , o si affermeranno altri gruppi estremisti – e io sono convinto che dovremo continuare a lavorare a sopprimere questi movimenti estremisti ancora per molto tempo”. Ancora a dicembre, l’ultimo segretario alla Difesa scelto da Obama, Ashton Carter, confermava la fedeltà al concetto di guerra senza fine, asserendo che le forze della coalizione (messa insieme dagli USA) “devono restare impegnate militarmente anche dopo l’inevitabile espulsione dell’ISIS da Mossul e Rakka”.

    La speranza in Trump sembra svanita come un sogno del mattino. La ricaduta era in fondo inevitabile, in un tossicomane collettivo che usa questa droga da 16 anni: troppi interessi uniscono la più grossa e grassa burocrazia militare della storia umana con il complesso militare-industriale corrotto, le lobby neocon, e i senatori e deputati che ne dipendono per finanziare le loro elezioni. In quei 6,5 miliardi di dollari di cui non s’è trovata traccia contabile c’è, si può intuire, un oceano di mazzette, tangenti, sovraccosti, “nero” e corruzione per tutti.

    Il nuovo segretario alla Difesa James Mattis ha enunciato nella sua audizione di conferma ai senatori: “In questo mondo, le nostre forze armate devono restare le meglio comandate, le meglio equipaggiate, le più letali del mondo”. Più sorprendente il segretario di Stato Rex Tillerson, venuto della Exxon, considerato “amico di Putin”. Durante l’audizione di conferma, ha criticato Obama perché, dopo che Mosca “s’è impadronita della Crimea nel 2014, non ha aiutato i militari di Kiev a combattere la Russia. “Secondo me, ci doveva essere una esibizione di forza, una risposta militare”. Ha promesso che con l’Amministrazione Trump “dovremo mandare alla Cina un chiaro segnale” a proposito degli isolotti che sta attrezzando nel Mar Cinese Meridionale: “Primo, che dovete interrompere le costruzioni sulle isole, secondo, che il vostro accesso a queste isole non vi sarà permesso”.

    Erdogan, nuovo voltafaccia
    Gli effetti già si vedono a danno dello straziato popolo siriano. L’armistizio a cui Mosca aveva convinto i partecipanti in Kazakstan a dicembre, con un Erdogan ancora offeso con Obama per il (presunto) golpe ai suoi danni, è già in macerie. “Appena insediata l’amministrazione Trump, le posizioni di Trump sono cambiate ancora: e adesso scommette su un forte intervento USA in Siria che darebbe nuova vita al suo piano originale di installare in Siria un governo islamista sotto controllo Turco. Nascondendosi dietro l’Arabia Saudita, e imitando l’ostilità Usa verso l’Iran, egli si è di nuovo dichiarato contro il presidente siriano Assad”.

    https://elijahjm.wordpress.com/2017/...re-aggression/

    Il viaggio semi-segreto, verso il 20 febbraio, di John McCain presso i “ribelli” in Siria del Nord dell’armata libera siriana anti-Assad c’entra molto in questa nuova giravolta di Erdogan. McCain è entrato in Siria dalla Turchia ed ha twittato di aver avuto un “incontro costruttivo” con il dittatore turco; è il caso di ricordare che McCain presiede da sempre la Commissione Forze Armate al Senato, dunque è uno dei favoriti degli stanziamenti palesi ed occulti del Complesso Militare-Industriale, ed ha un potere suo proprio sul Pentagono.

    Anche la discutibile relazione e complicità con l’Arabia Saudita nell’attuale conflitto anti-sciita non sarà rotta tanto presto: il regno spende 85 miliardi l’anno in armamenti – più della Russia- le sue spese militari sono cresciute dal 2012 al 2016 del 212%, e sono ovviamente armi americane; impossibile che la Casa Bianca scontenti un così buon cliente dell’industria bellica americana. Obama ha approvato uno stanziamento ad Israele di 38 miliardi per aiuti militari nel suo ultimo anno di presidenza; sauditi e Sion hanno in comune il nemico che vogliono assolutamente distruggere, l’Iran; non c’è dubbio che dirigeranno la politica americana nell’area secondo i loro desideri. Trump, Mattis e McMaster condividono già una disposizione ostile e minacciosa verso Teheran.

    Quindi, ai sedici anni di guerra di Bush e Obama, il mondo vedrà aggiungersi altri 8 anni di guerra infinita di Trump? The United States of Permanent War è una realtà ormai inamovibile? Tutto sembra dirigere verso un nuovo gelo contro Mosca, aggravato dall’ostilità degli europei a favore di Kiev e dalle provocazioni NATO. Per significare il livello di paranoia in Usa, Paul Krugman – il Nobel dell’Economia – ha scritto qualche giorno fa sul New York Times: “Nulla di ciò che ha fatto Trump dal giorno del suo insediamento ha attenuato il timore che egli è di fatto un burattino nelle mani di Putin”. Anche di queste demenze si alimentano gli United States of Permanent War: Donald può essere spinto a mostrare che non è in mano a Putin con qualche atto suggerito dai suoi Stranamore; Putin e il governo russo possono essere schiacciati con le spalle al muro fino a ritenere di non avere altra via che usare la (molto relativa) superiorità militare, che sanno passeggera visto il massiccio riarmo americano; specie in Siria, il voltafaccia di Erdogan avvicina questo rischio. Un’oligarchia europea arrogante ma indebolita può fare una provocazione di troppo nel Donbass; la polarizzazione violenta che travaglierà la Francia dopo le elezioni presidenziali, e lo sgretolamento in corso della Unione Europea, possono invitare a destabilizzazioni ulteriori. .


    Povero Putìn!
    E poveri tutti.
    Se si sperava in qualcosa di diverso dal solito imperialismo armatissimo della "demokrazia" più grande al mondo, la delusione è grande.
    E che dire di Erdogan?
    Non ci sono più parole.
    E ha pure il coraggio di tentare di acquistare da Putìn i sistemi missilistici S 400.
    Spero che possa metterlo con le spalle al muro una volta per tutte.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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