Linguistica? A noi mancavano le letterature, ma linguistica c'era.
Perdonate l'OT.


Linguistica? A noi mancavano le letterature, ma linguistica c'era.
Perdonate l'OT.
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Al mio povero fratellino che a breve prendera' la laurea specialistica in ingegneria non posso negare che dovra' masticare merda per N anni, mentre uno che ha studiato a Oxford partira' gia' da una buona posizione. Non e' colpa sua, pero' mentre il suo collega inglese imparava a praticare una professione lui imparava a fare gli esercizi e ora deve recuperare il gap, sperando di trovare qualcuno disposto a perdere tempo con lui.
L'altro fratello all'universita' ha giocato un po' coi CAT-tools (Trados?) e infatti appena si e' laureato e' andato a lavorare in un'agenzia di traduzioni (che assume solo gente uscita da Trieste e un'altra universita', dove appunto escono traduttori e non gente che piu' o meno sa tradurre qualcosa se gli dai una penna e 4-5 ore di tempo).
Quando nell'universita' italiana capiranno che non sei un traduttore senza i CAT-tools e non sei un ingegnere senza XYZ (Matlab? Mathematica? AutoCAD?) e non sei uno statistico senza XXX (SPSS? salcazzo?) e non sei... , allora diventera' una cosa seria.


Lui un po' di letteratura l'ha fatta a Roma durante la triennale. Ricordo che a Trieste c'era questo problema dell'abilitazione all'insegnamento e mi pare di ricordare qualche bega sui moduli di linguistica (magari lui avendo fatto letteratura altrove non se ne preoccupava), certamente una delle follie dello stesso ministero che abilita all'insegnamento dell'informatica pure i laureati in filosofia con la patente europea e problemi d'apprendimento.


The reason that the invisible hand often seems invisible is that it is often not there - Joseph Stiglitz






Le scuole professionali esistono eccome.. Io ho rifiutato un posto da insegnante per non andarci...
a quanto ne so, sono a livello di gabbia di matti...
Dipende cosa intendi per "decrescita", perchè è un termine un po' abusato che vuol dire tutto e il contrario di tutto.
sui rifiuti riciclati la tecnologia abbatte i costi e migliora l'efficienza, pensare alla decrescita è semplicemente folle visto che decrescere significa guadagnare di meno e quindi essere più poveri e probabilmente avere alta disoccupazione, mandare in crisi il sistema sanitario che sarà costretto a tagliare le prestazioni e avere pensioni da fame.
Ti assicuro che il riciclo dei rifiuti non è una soluzione (definitiva), ma un modo per mettere una pezza a un problema enorme... il quale non può risolversi, se non viene abbinato a una serie di altre misure e cambiamenti culturali, come ad esempio cambiare la logica degli imballi. Ad esempio in Germania ci sono molte aziende che da oltre 15 anni hanno adottato la politica degli imballi riutilizzabili.
Riutilizzare è infinitamente più economico che riciclare, e quindi va incentivato al massimo.
Ad esempio molti supermercati danno i detersivi alla spina, così non si consuma/butta una bottiglia di plastica ogni volta che si comprano 2 litri di detersivo. E questo significa montagne, tonnellate di plastica in meno da dover smaltire (e da non dover produrre), ma non significa privarsi della bottiglia di plastica.
In sostanza si possono fare le cose in modi diversi senza doversi privare di certe comodità.
decrescere non significa "essere più poveri", significa essere più sostenibili.
«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


No, "decrescere" è una gran rottura di palle e lo fai solo se costretto. Inutile che si voglia ammantare di "eco-friendly" o altre denominazioni glamour: significa incidere negativamente sul tuo tenore di vita (che non vuol dire necessariamente partire da quello di Briatore, ma semplicemente quello di una normalissima famiglia).
L'ecosostenibilità è fattibile anche senza decrescita, basta un minimo di intelligenza e di rispetto.
Segnalo ad esempio questa iniziativa:
RAEE: primo outlet degli elettrodomestici usati nelle Marche - Consumi - GreenStyle
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
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Quando ero a Roma, il centro di formazione dove lavoravo voleva somministrare dei corsi di networking agli studenti della Sapienza. Il corso sarebbe stato sovvenzionato dalla Regione Lazio (o dalla UE) e il centro di formazione avrebbe rifornito il laboratorio. Dissero che non si poteva fare un corso su un vendor perche' l'universita' deve essere vendor-free (cioe' non fornire qualsivoglia competenza reale).
Risultato finale? Gli studenti son stati privati di un corso che costa 5000-6000 euro e che fornisce competenze molto richieste dalle aziende, tant'e' che alcuni finivano per pagarlo di tasca propria, per una bega idiota del rettore sulla visione d'insieme e sull'importanza di non saper fare una sega (che' il saper fare e' da plebei).


Vabbè nei Paesi migliori, come in Germania, Svezia, UK, c'è un'occupazione al 74%, il che vuol dire che giusto qualche casalinga con 3 figli, dei disabili, casi gravi di disadattati e perdigiorno, immigrati non integrati, non lavorano.
E quindi anche il laureato in scienze politiche a Lipsia lavora, e visto che vanno all'università molto più che da noi, non sono neanche pochi questi.
Solo che c'è un'economia più produttiva, e quindi un posto nell'ufficio acquisti di una azienda come semplice impiegato lo trova. Al massimo la differenza è tra chi fa carriera e chi no.
Against all odds