Mafia è la definizione per antonomasia di una illibertà sostanziale dell'individuo, ovvero la negazione delle libertà che creano le occasioni sociali per lo sviluppo; la negazione delle libertà che agevolano la partecipazione economica della società civile e contribuisce a produrre sia prosperità personale, sia risorse pubbliche da destinare ad attività sociali.
Mafia è un concetto molto ampio che non può essere circoscritto esclusivamente a un'area geografica di una specifica nazione.
La mafia è un fatto culturale che coinvolge come attori protagonisti individui di ogni estrazione sociale. E allora si parla di mafia di basso livello quando l'azione criminale è tangibile in ogni sua forma e si manifesta in contesti limitati a danno di pochissime persone.
Ma esiste anche una mafia di alto livello, apparentemente impercettibile alla plebe, di natura più subdola, nascosta nelle stanze del potere, che si produce leggi e trattati su misura, che non danneggia pochissime persone bensì l'intero sistema delle nazioni; perché la mafia è anche nei Palazzi oltre a ogni confine nazionale.
Dire che la mafia è un fenomeno esclusivamente meridionale (per quanto riguarda l'Italia), è fuorviante per una giusta azione di contrasto al fenomeno su larga scala.
Leonardo Sciascia, nel romanzo il giorno della civetta, scriveva: « Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già, oltre Roma... », era l'anno 1961.




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