il 2002-10-19 10

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ERO UN BALILLA 1943/45
Mio cugino Franco, classe 1921, figlio del fratello di mia madre, proveniva da una famiglia operaia. Mio zio era sempre stato dichiaratamente comunista.
Nel 1941 fu richiamato alle armi e inviato in Unione Sovietica. Si fece tutta la campagna di Russia, dall'inizio alla fine, e se la cavò senza neppure un graffio. Su quello che raccontava anche allora nutrivo molti dubbi. Che fosse potuto uscire dalla sacca di Stalingrado riuscendo a imbarcarsi su uno degli aerei Junkers tedeschi (le cosidette "Zie JU") poteva anche essere creduto, ma che, come diceva lui, avesse fatto tutta la ritirata di Russia a cavallo di un renna mi sembrava un parto della sua fervida fantasia, dato che le renne stanno a latitudine ben superiori rispetto a dove si era trovato a combattere.
Sta di fatto che lo reincontro nell'estate del 1943 a Milano, in quanto l'esercito italiano dagli inzi dell'anno si era ormai ritirato dal fronte russo.
Franco era un tipo piuttosto "caldo" e il 25 luglio del '43 era certamente "in piazza", a Milano, dato che lo si vede mentre aiuta a portar via un presunto fascista. E' ben riconoscibile a pagina 12 del primo volume della "Storia della Guerra Civile" di Pisanò, il primo a destra mentre torce un braccio al ragazzo reo di avere, anche in quei giorni, sostenuto Mussolini. L'ho trovato anche in altre immagini, e in una della fine di aprile fa esibire un "repubblichino" davanti a una fotografo, probabilmente poco prima che il poveraccio venisse accoppato. Come è chiaro, si tratta di un ufficiale della RSI, dunque condannato già in partenza.
Sta di fatto che Franco si mette con i partigiani comunisti di Egisto Rubini, nel I Gap di Milano. Per quel che ci era dato sapere, si trattava di circa quaranta elementi che abitavano per lo più tra Porta Romana e Porta Vigentina-Ludovica. Il primo sanguinoso episodio, come dicevo, fu l'uccisione del federale Aldo Resega, un moderato, che innescò volutamente le reazioni fasciste dando così inizio alla guerra civile a Milano.
Un episodio che provocò conseguenze ben oltre la mia città.
Dei circa quranta elementi di tali formazioni ben pochi soipravviveranno; mio cugino fu tra questi. Lo testimonia la lapide sull'esterno dell'arco di Porta Romana, che elenca i caduti.
Non penso che Franco fosse tra coloro che fecero fuori Resega, ma certamente, da quello che lui stesso raccontava, fede da palo per l'uccisione del farmacista di Via Anfossi, un simpatizzante della RSI. E' quasi certamente l'esecutore dell'attentato (questa volta agli ordini di Giovanni Pesce, subentrato a Egisto Rubini che si era impiccato a San Vittore per non cedere durante feroci interrogatori.Tra parentesi anche Giorgio Pisanò gli rende onore, sempre in "Storia della Guerra Civile".
Io frequentavo la casa di Franco, in un vecchissimo edificio a ringhiera della vecchia Milano (gabinetto comune con accesso dal ballatoio esterno, niente portineria, due stanze), e fu così che cominciò a darmi piccoli incarichi, come quello di distribuire proaganda partigiana. Ho bene in mente piccoli manifestini inneggianti alla morte dei nazifascisti, che io deposi sui tavolini del caffè Motta di piazzale Cinque Giornate angolo corso XXII Marzo mettendoli sotto i posacenere, nonché due o tre copie dell'UNITA' clandestina che misi sotto le vetrine di alcuni negozi, proprio di fronte alla caserma di Via Lamarmora.
Chiaro che Franco era un incosciente perché, se solo mi avessero notato, è certo che mi avrebbero fatto "cantare".
Che lui abbia avuto a che fare con l'attentato contro l'ufficio informazioni tedesco, alla Stazione Centrale, è quasi certo, in quanto era trapelato; i miei erano anche seccatissimi perché i tedeschi, essendo morte in quella circostanza due ausiliarie, avevano imposto per alcuni giorni il coprifuoco alle ore 17, cosa che intralciava la vita di tutti. C'è poi la descrizione dell'attentatore che fa lo stesso Giovanni Pesce nel suo libro "Soldati senza uniforme ": "un giovane di Porta Romana, molto entusiasta e pieno di volonta"... Il suo ritratto!
Proprio l'anno scorso la vedova di Franco ebbe a dirmi che lui era stato preso dai fascisti per aver affisso manifesti partigiani sui muri di Milano. Lei era riuscita a convincerli, ma si era ancora agli inizi.
Sta di fatto che i fascisti, avendolo identificato, lo cercavano per fargli la pelle; ma, a un certo punto, lo cercavano anche i partigiani in quanto, a corto di soldi, si era venduto due preziose pistole che aveva avuto in dotazione. Era, direi, un incosciente, ma a quel punto aveva avuto un lampo di genio: si era arruolato con i tedeschi nella organizzazione TODT, un'impresa tedesca che lavorava per l'esercito tedesco soprattutto nelle fortificazioni, trinceramenti ecc.; e con la TODT sparì per qualche mese. Da notare che chi si arruolava nella TODT aveva buona paga, vitto, alloggio e poi, cosa importantissima, era praticamnente al sicuro da tutti e da tutto.
Tra aprile e maggio del '45 ricompare, come ho detto, nelle foto; tra i partigiani che, evidentemente, lo avevano graziato.
Militerà poi nel PCI e si distinguerà durante la campagna elettorale del 1948, quando ingabbierà la casa di una mia zia, democristiana sfegatata bigotta e un poco anche carognetta, "vestendola" completamente con manifesti del Fronte Popolare. Tanto che lei, quel mattino, non poteva più aprire le finestre; né uscire di casa, se non dopo qualche sforzo.
Non si parlarono per quarantanni. Sembra una storia di "Mondo Piccolo" di Guareschi.
Molti anni dopo, a seguito di un viaggio in macchina in Russia, mi si disse che, uscendo, dopo la dogana russa verso Helsinki, si
mise a sputare per terra, inveendo contro Unione Sovietica e quant'altro. Quantum mutatum ab illo! ,avrebbero detto gli antichi!
A quel tempo, parlo del 1943-44, mio cugino era per me un eroe, e io lo ammiravo molto. Era, per me, motivo di orgoglio raccontargli quando, subito dopo l'8 settembre, insieme ad alcuni compagni avevo tolto alcuni paletti piazzati dai tedeschi per sistemare una linea telefonica tra la caserma dell'aeronautica e una casa da dove lanciavano i loro palloni sonda.
Ho tentato di saperne di più sul suo conto dalla vedova, ma ho incontrato una certa reticenza, proprio il trascorso giorno dei morti. Vedrò se, quest'anno, riuscirò a saperne di più.
Prima che morisse lo vedevo solo ai funerali, né in famiglia si andava a cercarlo molto. Era visto con sospetto.
Subito dopo la liberazione aveva trovato posto alla Olivetti, era diventato capo area e, ancora in pensione, lavorava per riparare le vecchie Divisumma, Multisumma, Lettera 22 ecc., tutte macchine ormai fuori commercio. Ma lui aveva conservato tanti pezzi di ricambio ed era rimasto uno dei pochi che sapessero farci con quei vecchi catenacci.
Addio Franco! Eri un eroe? Un pazzo? Un criminale? Un incoscente?
Forse eri solo un "prodotto" di quegli anni. Tra pochi giorni, per i Morti, passerò a trovarti e magari cercherò di frugare fra le vecchie carte, se tua moglie me lo permettera'. Peccato che tuo fratellino minore le abbia fregato tutti i tuoi ricordi della camoagna di Russia:tre belle icone antiche, alcune monete zariste d'oro e altro.
E ora un saluto a tutti.
(SEGUE)
Dimenticavo: anche Franco stava sul trenino Gamba de Legn, mitragliato dagli americani e in cui c'era anche mio padre. INDENNE! Chiaro che aveva anche un gran c..o!