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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1


    il 2002-10-17
    18 : 55 : 21

    A casa la situazione era niente male. Il lavoro di impiantistica era pressoché nullo, salvo un bel cantiere alla Innocenti di Milano che stava riattrezzando i capannoni per via della produzione bellica, prima per il Governo italiano poi per i tedeschi a partire dal 1943 e ancora nel tardo 1944. Era un lavoro, come si suol dire, "grasso", da quello che capivo per lo più svolto "in economia" il che signficava il contrario di "economico".

    Erano lavori per lo più a consuntivo, ma ci fu anche, a partire dal settembre 1943, un'autentica gallina dalle uova d'oro e cioè un bel negozio, nel Palazzo Falck, che sul finire del 1941 era stato dato in affitto a mio padre, in un'epoca in cui era difficile trovare gestori. Si trattava di un negozio per la vendita di lampadari ed elettodomestici i cui arredi avevano fatto testo in quanto progettati dall'Arch. Albini in stile novecento-razionale. Vi era una serie di pannelli alti due metri, con colori che sfumavano dal nero al bianco passando per tutti gli altri. Il resto era costituito dai nuovissimi ponteggi Innocenti. Tutti si fermavano a guardarlo, tanto era inusuale.

    Fino a settembre del 1943 non era stato un grande affare, anzi. Si reggeva a mala pena, anche perché era necessario pagare un addetto. Poi, in agosto, una bomba caduta lì davanti, nel cortile del palazzo di corso del Littorio (oggi corso Matteotti) lo aveva danneggiato gravemente, distruggendo tutto: merce, arredo e soprattutto il cristallo verso strada. Era stato rabberciato alla meglio, fra l'altro sostituendo il cristallo con vetri inseriti in tanti piccoli riquadri in ln legno. Una sistemazione di fortuna!

    Da quel momento era però inziato un commercio formidabile, soprattutto di stufe elettriche, forni elettrici per il pane e (molte, moltissime) pile a dinamo, che sostituivano quelle vere e proprie, divenute pressoché introvabili; frattanto era anche cessata l'erogazione del gas cittadino e le bombole non esistevano ancora. Fino a tutto il 1946 ci fu anche uno scaldaacqua a immersione, per la vasca da bagno; pericolosissimo in quanto, entrando in quest'ultima mentre era acceso, si poteva restare fulminati. Ricordo molto bene che il Corriere della Sera diede notizia di un tizio rimasto fulminato in tale circostanza. Era stato trovato dalla moglie il giorno dopo, ben cotto a lesso con tanto brodo di carne umana.

    I mitragliamenti alleati non davano tregua. Ricordo che, una sera, aspettavamo mio padre andato a Dalmine per un'assegnazione di tubi da lavoro "Innocenti". Dato il suo "Congedo Illimitato Provvisorio", ottenuto agli inizi della guerra dopo un provvidenziale grosso problema dentario, poteva muoversi a piacimento senza rischi di contestazioni tedesche o fasciste.

    Entrò in casa e, aprendo il soprabito come per far vedere che c'era ancora tutto, disse: "Sunt chi per miracul!" ("Sono qui per miracolo!"). Raccontò che, mentre si trovava in uno scompartimento del trenino Bergamo-Monza, erano arrivati alcuni aerei che lo avevano mitragliato, facendo una strage a cominciare dal macchinista. Avevano perfino inseguito i superstiti lungo i campi, e lui stesso aveva visto davanti al naso i traccianti dei cannoncini da 20 mm. di cui erano dotati i Thunderbolt americani.

    Azioni alleate di questo tipo erano diffusissimo, e quasi non c'era giorno che non se ne segnalassero. Treni, corriere, battelli lacustri, auto, ciclisti: tutto poteva diventare loro bersaglio. Un autentico, criminale macello! C'erano piloti alleati che, per non tornare a casa ancora con le bombe e rischiare un'incriminazione per mancate azioni ordinate, era capace di mollare tutto dove capitava capitava (Gorla ne fu l'esempio più lampante). Ma tornerò su questo argomento in seguito.

    Tutti ascoltavano Radio Londra. La antipatie erano soprattutto contro i tedeschi, tradizionalmente nostri "nemici", ma in sostanza tutti stavano a guardare, in attesa che la guerra finisse. Ognuno si dava da fare per sopravvivere in tanto marasma! I fascisti erano visti come alieni incomprensibili, ed erano invisi anche loro per essere alleati dei tedeschi. Le informazioni erano frammentarie e reticenti da parte fascista, sia tramite i giornali sia per radio.

    Una sola tramissione era molto seguita: Radio Tevere! Fingeva di provenire da Roma occupata dagli alleati e faceva satira ma anche informazione meno convenzionale. Un grande successo propagandistico targato RSI!

    Frattanto Milano diventava ogni giorno più cupa. L'unica cosa che io sapevo era che gli alleati, dopo aver preso Firenze, si erano affacciati sulla Valle del Po ma li si erano fermati. Dell'arrivo a Milano del Duce, a dicembre, ne venni a conoscenza solo dopo, grazie a un tale che mi disse di averlo incontrato mentre scendeva con il suo seguito in Via Dante, in visita alla caserma della Ettore Muti. Ormai lo riteneva quasi un ricordo, ma nel vederlo aveva sentito come rimescolarsi il sangue. Il fascino del Duce non era, dunque, morto del tutto!

    I primi clienti del nostro negozio, dopo il disastro, erano stati i tedeschi, che mio padre ricordava arrivare con fogli di cartamoneta italiana nuovi e interi, certamente provenienti dalla zecca di Stato. Li tagliavano con le forbici. Ma ciò non durò che qualche settimana, poi di tedeschi con lire in fogli più nulla.

    Il fatto è che la tanto vituperata e vilipesa Repubblica Sociale, nella persona del Ministro Pellegrini, era stata capace di imporsi ai tedeschi; cosa di cui non furono capaci i governi democratici del Sud con le famigerate AM-LIRE.

    Ricordo molto bene che, sino al maggio del 1945, il prezzo del biglietto radiuale+circonvallazione, che tanto usavo per tornare da scuola, era rimasto fisso a 55 centesimi; ma dopo l'arrivo degli alleati l'inflazione divenne feroce. In un battibaleno, quel biglietto passò prima a due, poi a tre e quindi a cinque lire! Fu un disastro fermato solo nel 1947 dalla politica di restrizione del credito del Ministro Einaudi. Le Amlire sparirono sempre nel 1947, quando gli alleati lasciarono l'Italia o poco prima.

    In città c'era uno stillicidio di attentati partigiani; e adesso è arrivato il momento di parlare di mio cugino Franco, del I GAP di Milano agli ordini di Giovanni Pesce. In tutto circa una quarantina di uomini, che esordirono nel dicembre del 1943 con l'uccisione del Federale Aldo Resega dando inizio alla guerra civile che rapidamente, anche a seguito di altri episodi, si sparse in tutta la RSI.

    (SEGUE)

    Un cordiale saluto a tutti. Alla prossima.
    ..........
    Ultima modifica di Siddharta; 17-03-10 alle 14:23

  2. #72
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro.83

    il 2002-10-18 14:096

    Molto bene Ferruccio... A questo punto, se permetti, mi inserisco io con qualche piccolo episodio legato alla guerra... La fonte è sempre mia nonna...

    Dunque...

    Mia nonna era molto giovane ai tempi della guerra e si ricorda benissimo moltissimi particolari... A volte anche allucinanti...

    I combattimenti aerei erano visibili anche dall'alto delle montagne dove è ubicato il suo paesino di nascita e mia nonna, all'epoca molto ingenua, si metteva a guardare gli aerei che combattevano a colpi di mitra... Per lei era uno spettacolo insolito... Sapeva che la guerra era orribile, ma i combattimenti aerei erano un bello spettacolo... Molto suggestivi...

    Finchè... Un giorno... Accadde una cosa bruttissima...

    Un amico della sua famiglia, di cui non ricordo il nome, era stato colpito alle gambe da alcune scariche di mitra...

    Mia nonna lo vide... Da allora non se lo dimenticò più, come non dimenticò il suo sguardo pietoso che sembrava volesse dire "in futuro stai attenta... Quello che è successo a me può capitare a chiunque..."

    Da allora fu molto più prudente...

    E la guerra continuava imperterrita a seguire il suo tragico corso di morti e feriti...

    Un giorno mia nonna era affacciata al balcone di casa sua... In quel mentre arrivò un tedesco piuttosto "agitato" che le disse delle parole incomprensibili (del resto era la lingua tedesca, lingua a lei sconosciuta)...

    Mia nonna non capì quello che volesse dire quel soldato che, nel frattempo, continuava a urlare...

    ...ma capì presto cosa volesse dire quel militare...

    Poco dopo scoppiò una bomba e, a causa dello spostamento d'aria, mia nonna fu catapultata dentro casa con violenza... Fortunatamente non cadde dal balcone, altrimenti, a quest'ora, non avrebbe potuto raccontarmi questi episodi e non sarei qui a scriverli...

    ...per fortuna le andò bene...

    ...

    Allo scoppio della guerra suo fratello, carabiniere, era stato chiamato alle armi e, quindi, partì in guerra...

    ...posso lasciarvi immaginare l'ansia in cui era lei, le sue sorelle e i suoi genitori...

    In effetti suo fratello se la vide piuttosto brutta...

    Un giorno fu catturato dai tedeschi e rinchiuso in prigione... Era, più o meno, verso la fine della guerra...

    Un giorno i tedeschi decisero di eliminare tutti i prigionieri... Suo fratello lo seppe ma, purtroppo, dovette mettersi in fila con tutti gli altri per essere condotto nel luogo dove doveva essere fucilato...

    ...ma gli venne in mente una brillante idea...

    Lui era alla fine della fila e pensò bene di allontanarsi dal gruppo fingendo di allacciarsi le scarpe...

    ...un soldato tedesco lo intimò ben tre volte a camminare insieme con gli altri...

    Alla terza gli sparò...

    Suo fratello cadde a terra, fortunatamente colpito ad una spalla, e finse di essere morto... Il tedesco, nella fretta, non se ne accorse e, vedendolo a terra, lo diede per morto e si rimise in cammino...

    Passata tutta la colonna dei prigionieri, suo fratello si alzò e si mise in cammino...

    ...e qui comincia una delle pagine più sofferenti della storia di quest'uomo...

    Dovette vivere per molto tempo rinchiuso nelle grotte mangiando radici finchè, un giorno, si rimise in cammino...

    ...ma il suo percorso era lungo e molto difficile...

    Ad ogni passo che faceva gli cadevano vicino moltissime bombe, a volte anche sfiorandolo... Forse fu per un intervento divino che nessuna bomba lo colpì... Come se non bastasse, spesso e volentieri, doveva camminare anche in mezzo all'acqua cosa che, di certo, non gli fece bene...

    Ad ogni modo, un giorno, intravide, da lontano, un gruppo di militari russi...

    Stanco e fisicamente distrutto si fece riconoscere come un militare italiano... I russi già avevano il fucile in mano per ucciderlo ma, fortunatamente, l'ufficiale che comandava gli altri soldati li fermò e lo fece avvicinare... L'ufficiale rimase profondamente impressionato dalla somiglianza del fratello di mia nonna con, mi sembra, suo figlio e lo accolse molto amorevolmente...

    Insieme ai russi mio zio (d'ora in poi lo chiamerò così per abbreviare) rinacque... Gli facevano suonare la fisarmonica (strumento musicale che egli conosceva molto bene) e, mentre suonava, gli infilavano in bocca le bistecche per farlo mangiare e, contemporaneamente, per non farlo smettere di suonare...

    Oltre a tutto ciò, lo rivestirono di tutto punto e lo rispedirono a casa...

    ...vi tralascio i particolari legati al suo ritorno a casa... Sembrava un altro... Si era ripreso tantissimo dalle sofferenze della guerra...

    ...

    Fu bellissimo il rivederlo tornare... Mia nonna ancora se ne ricorda e si emoziona moltissimo mentre ne parla...

    ...

    Molto bene... Vi lascio ma, non appena potrò, vi scriverò moltissimi altri particolari legati alle esperienze di mia nonna durante la seconda guerra mondiale...

    A presto...
    .....

  3. #73
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-10-19 107:07

    ERO UN BALILLA 1943/45

    Mio cugino Franco, classe 1921, figlio del fratello di mia madre, proveniva da una famiglia operaia. Mio zio era sempre stato dichiaratamente comunista.

    Nel 1941 fu richiamato alle armi e inviato in Unione Sovietica. Si fece tutta la campagna di Russia, dall'inizio alla fine, e se la cavò senza neppure un graffio. Su quello che raccontava anche allora nutrivo molti dubbi. Che fosse potuto uscire dalla sacca di Stalingrado riuscendo a imbarcarsi su uno degli aerei Junkers tedeschi (le cosidette "Zie JU") poteva anche essere creduto, ma che, come diceva lui, avesse fatto tutta la ritirata di Russia a cavallo di un renna mi sembrava un parto della sua fervida fantasia, dato che le renne stanno a latitudine ben superiori rispetto a dove si era trovato a combattere.

    Sta di fatto che lo reincontro nell'estate del 1943 a Milano, in quanto l'esercito italiano dagli inzi dell'anno si era ormai ritirato dal fronte russo.

    Franco era un tipo piuttosto "caldo" e il 25 luglio del '43 era certamente "in piazza", a Milano, dato che lo si vede mentre aiuta a portar via un presunto fascista. E' ben riconoscibile a pagina 12 del primo volume della "Storia della Guerra Civile" di Pisanò, il primo a destra mentre torce un braccio al ragazzo reo di avere, anche in quei giorni, sostenuto Mussolini. L'ho trovato anche in altre immagini, e in una della fine di aprile fa esibire un "repubblichino" davanti a una fotografo, probabilmente poco prima che il poveraccio venisse accoppato. Come è chiaro, si tratta di un ufficiale della RSI, dunque condannato già in partenza.

    Sta di fatto che Franco si mette con i partigiani comunisti di Egisto Rubini, nel I Gap di Milano. Per quel che ci era dato sapere, si trattava di circa quaranta elementi che abitavano per lo più tra Porta Romana e Porta Vigentina-Ludovica. Il primo sanguinoso episodio, come dicevo, fu l'uccisione del federale Aldo Resega, un moderato, che innescò volutamente le reazioni fasciste dando così inizio alla guerra civile a Milano.
    Un episodio che provocò conseguenze ben oltre la mia città.

    Dei circa quranta elementi di tali formazioni ben pochi soipravviveranno; mio cugino fu tra questi. Lo testimonia la lapide sull'esterno dell'arco di Porta Romana, che elenca i caduti.

    Non penso che Franco fosse tra coloro che fecero fuori Resega, ma certamente, da quello che lui stesso raccontava, fede da palo per l'uccisione del farmacista di Via Anfossi, un simpatizzante della RSI. E' quasi certamente l'esecutore dell'attentato (questa volta agli ordini di Giovanni Pesce, subentrato a Egisto Rubini che si era impiccato a San Vittore per non cedere durante feroci interrogatori.Tra parentesi anche Giorgio Pisanò gli rende onore, sempre in "Storia della Guerra Civile".

    Io frequentavo la casa di Franco, in un vecchissimo edificio a ringhiera della vecchia Milano (gabinetto comune con accesso dal ballatoio esterno, niente portineria, due stanze), e fu così che cominciò a darmi piccoli incarichi, come quello di distribuire proaganda partigiana. Ho bene in mente piccoli manifestini inneggianti alla morte dei nazifascisti, che io deposi sui tavolini del caffè Motta di piazzale Cinque Giornate angolo corso XXII Marzo mettendoli sotto i posacenere, nonché due o tre copie dell'UNITA' clandestina che misi sotto le vetrine di alcuni negozi, proprio di fronte alla caserma di Via Lamarmora.

    Chiaro che Franco era un incosciente perché, se solo mi avessero notato, è certo che mi avrebbero fatto "cantare".

    Che lui abbia avuto a che fare con l'attentato contro l'ufficio informazioni tedesco, alla Stazione Centrale, è quasi certo, in quanto era trapelato; i miei erano anche seccatissimi perché i tedeschi, essendo morte in quella circostanza due ausiliarie, avevano imposto per alcuni giorni il coprifuoco alle ore 17, cosa che intralciava la vita di tutti. C'è poi la descrizione dell'attentatore che fa lo stesso Giovanni Pesce nel suo libro "Soldati senza uniforme ": "un giovane di Porta Romana, molto entusiasta e pieno di volonta"... Il suo ritratto!

    Proprio l'anno scorso la vedova di Franco ebbe a dirmi che lui era stato preso dai fascisti per aver affisso manifesti partigiani sui muri di Milano. Lei era riuscita a convincerli, ma si era ancora agli inizi.

    Sta di fatto che i fascisti, avendolo identificato, lo cercavano per fargli la pelle; ma, a un certo punto, lo cercavano anche i partigiani in quanto, a corto di soldi, si era venduto due preziose pistole che aveva avuto in dotazione. Era, direi, un incosciente, ma a quel punto aveva avuto un lampo di genio: si era arruolato con i tedeschi nella organizzazione TODT, un'impresa tedesca che lavorava per l'esercito tedesco soprattutto nelle fortificazioni, trinceramenti ecc.; e con la TODT sparì per qualche mese. Da notare che chi si arruolava nella TODT aveva buona paga, vitto, alloggio e poi, cosa importantissima, era praticamnente al sicuro da tutti e da tutto.

    Tra aprile e maggio del '45 ricompare, come ho detto, nelle foto; tra i partigiani che, evidentemente, lo avevano graziato.

    Militerà poi nel PCI e si distinguerà durante la campagna elettorale del 1948, quando ingabbierà la casa di una mia zia, democristiana sfegatata bigotta e un poco anche carognetta, "vestendola" completamente con manifesti del Fronte Popolare. Tanto che lei, quel mattino, non poteva più aprire le finestre; né uscire di casa, se non dopo qualche sforzo.

    Non si parlarono per quarantanni. Sembra una storia di "Mondo Piccolo" di Guareschi.

    Molti anni dopo, a seguito di un viaggio in macchina in Russia, mi si disse che, uscendo, dopo la dogana russa verso Helsinki, si
    mise a sputare per terra, inveendo contro Unione Sovietica e quant'altro. Quantum mutatum ab illo! ,avrebbero detto gli antichi!

    A quel tempo, parlo del 1943-44, mio cugino era per me un eroe, e io lo ammiravo molto. Era, per me, motivo di orgoglio raccontargli quando, subito dopo l'8 settembre, insieme ad alcuni compagni avevo tolto alcuni paletti piazzati dai tedeschi per sistemare una linea telefonica tra la caserma dell'aeronautica e una casa da dove lanciavano i loro palloni sonda.

    Ho tentato di saperne di più sul suo conto dalla vedova, ma ho incontrato una certa reticenza, proprio il trascorso giorno dei morti. Vedrò se, quest'anno, riuscirò a saperne di più.

    Prima che morisse lo vedevo solo ai funerali, né in famiglia si andava a cercarlo molto. Era visto con sospetto.

    Subito dopo la liberazione aveva trovato posto alla Olivetti, era diventato capo area e, ancora in pensione, lavorava per riparare le vecchie Divisumma, Multisumma, Lettera 22 ecc., tutte macchine ormai fuori commercio. Ma lui aveva conservato tanti pezzi di ricambio ed era rimasto uno dei pochi che sapessero farci con quei vecchi catenacci.

    Addio Franco! Eri un eroe? Un pazzo? Un criminale? Un incoscente?

    Forse eri solo un "prodotto" di quegli anni. Tra pochi giorni, per i Morti, passerò a trovarti e magari cercherò di frugare fra le vecchie carte, se tua moglie me lo permettera'. Peccato che tuo fratellino minore le abbia fregato tutti i tuoi ricordi della camoagna di Russia:tre belle icone antiche, alcune monete zariste d'oro e altro.

    E ora un saluto a tutti.

    (SEGUE)

    Dimenticavo: anche Franco stava sul trenino Gamba de Legn, mitragliato dagli americani e in cui c'era anche mio padre. INDENNE! Chiaro che aveva anche un gran c..o!
    ,,,,,,,,,

  4. #74
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio 1

    il 2002-10-21 18:427

    ERO UN BALILLA 43-45

    L'essere pro o contro la RSI non implicava un atteggiamento fisso e irremovibile; vi erano molti ondeggiamenti a seconda dei fatti. Per esempio a Milano, in occasione del bombardamento di Gorla del 20 Ottobre 1944, che tra l'altro non vide una chiara presa di posizione e di condanna da parte degli esponenti del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia ). Per gli azionisti non c'era da stupirsi, causa i noti motivi di sudditanza agli inglesi, ma dagli altri la gente si sarebbe aspettata qualcosa di più.

    Lo stesso avvenne il 16 Dicembre 1944, in occasione della visita di Mussolini a Milano con relativo discorso al Teatro Lirico.

    "Difenderemo con le unghie e con i denti la Valle del Po. ... Noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana, nell'attesa che tutta l'italia sia repubblicana... Faremo una sola Atene di tutta la Valle del Po "... "Già vedo i segni premonitori della ripresa, qui, soprattutto in questa Milano antesignana e condottiera che il nemico ha selvaggiamente colpito ma non ha minimamente piegato."... "Milanesi, cari camerati milanesi, è Milano che deve dare e darà gli uomini, le armi e la volontà della riscossa!".

    Indubbiamente la visita del Duce a Milano, in quel brumoso e drammatico dicembre, fu un grande successo. Qualcuno disse poi che la magia del vecchio stregone aveva funzionato ancora.

    In quei giorni l'antifascismo non si fece vivo e anche il ritmo delle azioni gappiste rallentò e di parecchio. Non più falsi postini
    che dicevano di dover consegnare un telegramma e invece ti
    ammazzavano a bruciapelo, non più colpi di pistola alle spalle e fughe in bicicletta (del resto l'identico sistema fu poi copiato dalle Brigate Rosse, anche in tempi recentissimi).

    Per quanto mi riguarda, ebbe su di me un notevole effetto un episodio accaduto un sabato mattina, verso mezzogiorno, all'uscita dal Collegio.

    Come di consueto ci eravamo presentati ai reticolati che sbarravano via Parini, ma le sentinelle non ci lasciarono passare come di solito facevamo noi alunni dell'Istituto Leone XIII.

    Era in corso la "rivista" di almeno una compagnia di marò della Decima, nello slargo di via Parini che ancora oggi si può vedere a fianco dell'ex caserma della Milizia. Il reparto era in partenza per il fronte della Valli di Comacchio, doive resistettero fino ad aprile contro gli inglesi dell' VIII armata e il resto di greci, polacchi, ecc.

    Gli uomini stavano su più file. Dietro i più anziani, nella prima ragazzi che avranno avuto al massimio uno/due anni più di noi. Stavano impettiti e fieri, infagottati nella divisa troppo grande per loro, con a tracolla il mitra Beretta e i caricatori nelle apposite giberne sul petto. Elmetto in testa.

    DIFENDEREMO CON LE UNGHIE E CON I DENTI LA VALLE DEL PO!

    Niente spettatori dalle case vicine. Finestre e balconi vuoti facevano corona alla scena, sottolineando in modo palese l'isolamento di quegli uomini e di quei ragazzi che andavano a morire (e lo sapevano benissimo) al fronte contro forze che dire "preponderanti" era dire nulla. Pensate:era il gennaio del 1945! Ragazzi, si può dire tante cose su loro ma è un fatto che di coraggio ne avevano da vendere; e forse anche per questo stavano lì soli, abbandonati da quasi tutti. Erano perdenti e, si sa, l'italiano non ama costoro; tanto meno i bravi borghesi di quel quartiere "bene", del cui egoismo avevamo sperimentato la prova provata quando ci avevano sbattuto fuori dal rifugio anitaereo.

    Li guardavamo con un misto di compatimento.e di astio. Per noi, in fondo, erano quasi "alieni"; o meglio, pazzi assolutamente da non imitare. Del resto, sia in Collegio che a casa l'atmosfera era quella che era. Attendere i vincitori e adattarsi!

    Ce ne stavamo a guardarli da dietro il reticolato quando vedemmo arrivare, dalla parte opposta, un gruppo di personaggi. Individuammo i primi due, che stavano davanti a tutti.

    Uno era il principe Junio Valerio Borghese,comandante della Decima; l'altro,in divisa della Brigate Nere,con maglione, era il Segretario del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Pavolini. Passavano in rivista quella Compagnia che doveva far parte del Battaglione Lupo, a quanto seppi.

    Quando Borghese, Pavolini e gli altri giunsero in fondo si portarono sul marciapiede opposto. E da lì Borghese salutò i suoi uomini.

    DECIMA MARINAI!, gridò lui.

    DECIMA COMANDANTE!, risposero i marò.

    Il grido possente di quegli uomini e di quei ragazzi ci arrivò come uno schiaffo, sul volto, e percosse anche le finestre e i balconi vuoti delle case circostanti. Quel grido era sfida, coraggio, disprezzo, rabbia, abnegazione. Era un grido esaltante di guerra e di morte!

    La scena finì e io mi incamminai con gli altri verso casa. Ma non ero più quello di prima.

    Un saluto a tutti.
    ------

  5. #75
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Tomàs de Torquem

    il 2002-10-22 0220

    Re: ERO UN BALILLA 43-45

    Originally posted by Ferruccio
    DECIMA MARINAI ! grido' il principe Borghese

    DECIMA COMANDANTE ! risposero i maro'.

    ed il grido possente di quegli uomini e di quei ragazzi ci arrivo' come uno schiaffo sul volto e percosse le finestre ed i balconi vuoti
    delle case circostanti .Quel grido era sfida,coraggio, disprezzo,
    rabbia, abnegazione.Era un grido esaltante di guerra e di morte !

    La scena fini' ed io mi incamminai con gli altri verso casa.Ma io non ero piu' quello di prima.
    Mi hai fatto venire i brividi, caro Ferruccio...

    Grazie ancora per tutte le perle di memoria che ci stai regalando...

    Saluti.
    ++++++++
    Ultima modifica di Siddharta; 17-03-10 alle 14:36

  6. #76
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-10-24
    16 : 14 : 44

    ERO UN BALILLA 1943/45 - ME LA VEDO BRUTTA

    Pochi giorni dopo me la vidi veramente brutta. Per essere stato sul balcone di casa a vedere, per ormai acquisita abitudine a tale spettacolo, gli aerei americani mitragliare lo smistamento ferroviaro di Milano-Lambrate, mi beccai una scheggia in un piede oltre a un bello sbrego sulla fronte.

    Io andai all'ospedale su un triciclo, ma l'aereo americano seppi dopo essere stato abbattuto dai tedeschi che, quel giorno, avevano messo in batteria una mitragliatrice a quattro canne; il che significò che nessun aereo venne piu' a disturbare il traffico ferroviario almeno in quella zona.

    Il pilota fu catturato dopo aver spanciato sul viale Forlanini, quello che ancora oggi conduce all'aereoporto di Milano Linate, e fu molto malmenato dalla gente. Era un nero e non era certamente sobrio, come mi riferirono in ospedale dove poco dopo arrivò anche lui; io, però, non lo vidi.

    Di quei giorni ho come fotografie impresse nella memoria:

    la mia cagnolina che, a causa dello spostamento d'aria, viene sbalzata nel buco della pattumiera, ma riesce a non precipitare nel vuoto e ne esce spingendosi sulle quattro zampe;

    la vista del mio sangue sulla mano, dopo averla passata sulla fronte dove sentivo qualche cosa di anormale;

    la cameriera di mia madre che, nel vedermi rientrare dal balcone pieno di sangue, sviene. Tutti i parenti che non sanno più chi soccorrere. Io che mi aggiro dolorante per la casa, con il parentado dietro;

    la vista della scarpa sinistra con un buco tringolare nel cuoio. Il piede, dopo un paio di minuti, mi doleva maledettamente. All'inizio non mi ero accorto di questa seconda ferita;

    il dito mignolo del piede sinistro quasi staccato;

    l'infermiera che, facendomi spogliare, scuoteva i miei panni che lasciavano cadere una quantità di piccole schegge. Una più grossa nella fibbia delle cintura e lo sbuffo dei pantaloni alla zuava con un gran taglio;

    in sala operatoria il chiurugo che mi fa vedere il mio piede aperto,
    mentre tira fuori un pezzetto nero di metallo. Chiaro che avevano operato in anestesia locale;

    un partigiano piantonato nella mia corsia da militari della RSI. Altre guardie all'ingresso dello stanzone;

    un mio vicino di letto che si lamentava essendo andato sotto a un tram. Muore nella notte;

    Un'infermiera che mi strappa via con tutta la sedia a rotelle dove mi avevano messo per non lasciarmi tutto il giorno in corsia. Stanno arrivando alcune ambulanze. Portavano morti e feriti del mitragliamento della corriera da Lodi. Poi mi dissero che, dalle ambulanze, sembravano sbarcare grandi pezzo di burro mescolati a salsa di pomodoro. 50 i morti.

    Tornato a casa, dopo una quindicina di giorni scendo dal letto e mi trovo con il piede sinistro tutto storto; "Niente di male!" dice l'ortopedico "Giocare al pallone!". E quel rimedio funzionò benissimo.

    Arriva un certificato della RSI dove si dice che sono stato ferito dai LIBERATORI ANGLOSASSONI.

    Mia madre lo straccia dicendo che, DOPO, tale certificato poteva essere compromettente... Lei che conservava tutti i ricordi, biglietti del tram di una visita a Roma e biglietti di ingresso a Pompei compresi, come cari ricordi!

    Quel DOPO si avvicinava rapidamente, e ne parlerò nel prossimo messaggio. Furono gli ultimi mesi di guerra e della RSI.

    Un saluto.
    -----
    Ultima modifica di Siddharta; 17-03-10 alle 14:38

  7. #77
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da antonius

    il 2002-10-24 21:18:46

    Grazie, caro Ferruccio, per questa testimonianza preziosa.
    --------

  8. #78
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-10-25 09:227

    Originally posted by antoninus
    Grazie, caro Ferruccio, per questa testimonianza preziosa.

    Huuau Antoninus piacere di risentirti e grazie !


    Un saluto a te ed anche alla Comunita' Italo-Americana !


    .,.,.

  9. #79
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-10-26 18:464

    ERO UN BALILLA 1943-45

    Dopo il ritorno dall'Ospedale Resnati mi sentii molto cambiato. Era importante anche quello che avevo visto vicino alla scuola, quel giorno della partenza dei marò della Decima Mas per le valli di Comacchio.

    Fu così che manifestai ai miei l'intenzione di arruolarmi nella... Ettore Muti. Ancora oggi non capisco perché volessi arruolarmi in quella formazione - che era tra le più discusse anzi, addirittura, alquanto malfamate della RSI - e non, come sarebbe stato logico, nella Decima Mas. Forse, dopo quello che avevo visto, mi sentivo anch'io... più estremista. Non so come, ma era così.

    Ma era più una velleità mia che non una decisione ben dfeterminata; e, d'altra parte, a neanche quattordici anni non poteva essere diversamente. I miei mi proibirono una cosa del genere, anche un po' brutalmente (leggi: sberla di mio padre), e fu così che non mi arruolai nella Muti.

    Mancavano poco più di due mesi alla fine eppure, malgrado tutto, la vita a Milano continuava regolarmente, e questa era la cosa più sorprendente. Il fronte stava, in linea d'aria, a circa 200 km., gli attentati gappisti si intensificavano, la situazione alimentare peggiorava a vista d'occhio; ma la vita, come si dice, continuava.

    Andavamo regolarmente a scuola, mio fratello dalle suore vicino casa. All'Istituto Leone XIII, il Padre Preside Rev. G.B. Andretta S.J. aveva fatto armare con grossi pali le cantine del Collegio, dove ora ci recavamo quando veniva suonato il Grande ALLARME.

    Ho ancora nella orecchie la voce dell'annunciatore tedesco, che iniziava il comunicato con un:

    ACHTUNG ACHTUNG DIE LUFT LAGE MELDUNG

    cui poi seguiva il comunicato in lingua italiana

    ATTENZIONE ATTENZIONE COMUNICATO SULLA SITUAZIONE AREA

    Le indicazioni erano, quindi, meglio comprese utilizzando una carta di colore azzurro, con indicato lo spazio aereo in Lombardia diviso in vari cerchi con le relative distanze da Milano. Molte volte veniva dato il PICCOLO ALLARME e poi, improvvisamente, c'erano gli aerei alleati sopra di noi.

    Dopo la fine gennaio del 1945, per quel che ricordo, non ci furono più attacchi nell'area cittadina, salvo una tentativo di mitragliamento alla sede del Comando della Decima Mas vicino a noi.

    Fu quella l'unica occasione nella quale sentimmo tuonare la mitragliatrice pesante binata e corazzata che stava proprio di fronte al comando. Ma l'aereo alleato, proveniente dalla Stazione Centrale, non ebbe modo di colpire il bersaglio. Probabilmente a causa della mitraglia pesante dovette allontanarsi in fretta; unica vittima fu il cavallo di un carrettiere.

    Lo andammo a vedere dopo l'incursione. Era morto stecchito, in mezzo a tanto sangue rappreso. Del carrettiere, nulla.

    Noi trovammo quel mitragliamento un'autentica piccola fortuna, in quanto tutto attorno al cavallo e al carretto abbandonato c'era una quantità di bossoli di cannoncino. Roba di lusso, roba da America: erano di rame bello lucido, e noi ragazzi ci precipitammo per raccoglierli in quanto era tutta roba vendibilissima ai rottamai. Ricordo che zampettavo in mezzo al sangue del cavallo per prenderne più che potevo, di bossoli

    A un certo punto gli allarmi si fecero molto frequenti; si arrivò a ben tredici in una giornata, e ciò voleva dire che, per tredici volte, quel giorno noi scendemmo e salimmo le scale, con quale resa scolastica potete immaginare. E poi sempre con il timore che, come era successo a Gorla qualche mese prima, una bomba arrivasse proprio quando noi eravamo dentro la tromba delle scale.

    Il Padre Preside decise così (eravamo ormai a marzo) che noi, al mattino, si andasse SUBITO IN RIFUGIO e ci si stesse quasi tutto il giorno.

    Il fatto è che non c'erano muri divisori, pertanto le lezioni erano tutte in uno spazio comune; il che signficava che, se uno stava un poco in fondo, invece di sentire la lezione sua di algebra sentiva una lezione sulla Divina Commedia di una classe superiore o, quel che era peggio, tutte e due insieme.

    In quel perido ci fu un notevole miglioramento nella dizione a memoria della poesie, ma ciò era dovuto solo al fatto che il Professore Manazza non si accorgeva che recitavamo le poesie appendendone il testo dattiloscritto ai pali del rifugio; così tutti dimostravano di avere studiato molto.

    Per il resto tutto come al solito, ma con una tensione che cresceva di giorno in giorno perché era chiaro che, a primavera, l'offensiva alleata sarebbe ripresa e avremmo dovuto affrontare gli ultimi giorni di guerra forse combattuta dentro la città; il che, poi, non avvenne perché Mussolini non volle mettere di mezzo Milano. I milanesi, però, non gliene furono mai grati.

    I rifornimenti alla mia famiglia erano assicurati un poco dalla borsa nera e molto da mio nonno per parte di madre, che si faceva tutte le settimane ben 42 chiilometri in bicicletta per portarci dal Lodigiano quello che ci serviva.

    Ricordo di quel tempo gran uova sbattute con pancetta, patate con lo spezzatino o, magari, solo patate. Pane fatto in casa da mia mamma e anche acqua frizzante ottenuta con l'Idrolitina e resa fresca dal frigorifero di casa. Una rarità per le famiglie di allora, che per lo più avevano la ghiacciaia funzionante a ghiaccio di giornata, venduto da appositi ambulanti che annunziavano il loro arrivo, dalla strada, con grida di imbonimento.

    Una pasta di pasticceria era arrivata a ben 50 lire l'una, prodotta clandestinamente. 50 lire di allora erano almeno 10.000 lire di oggi.

    (SEGUE)

    UN SALUTO E BUONA DOMENICA A TUTTI!!
    ,,,,,,,,

  10. #80
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    Predefinito Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?

    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio1

    il 2002-10-28 187:10

    EREO UN BALILLA

    In attesa di raccogliere idee e memorie per raccontarvi la fine della guerra e della RSI viste da un ragazzino come ero io, mi permetto di descrivervi qualche personaggio collaterale che, bene o male, per me si collega a quei tempi.


    Il calzolaio anarchico.

    Da sempre mia mamma si serviva da un calzolaio in viale Monte Nero, e la cosa era proseguita anche dopo il nostro trasloco del 1941.

    Era un romagnolo con la palandrana nera da calzolaio, lo sguardo un poco allucinato e una cadenza molto romagnola, con belle "esse" sibilanti. Io lo ricordo con una gran galla nera al collo, simbolo degli anarchici. Non mi consta che non l'avesse anche in quei tempi, non certo positivi per un anarchico.

    Ogni tanto capitava che mia madre si sentisse dire dalla moglie: "Mio marito non c'è. E' in collegio!".

    Il "collegio" erano le carceri di San Vittore, dove l'anarchico veniva mandato ogni qual volta c'era in città qualche "personaggio"; ciò a seguito dell'attentato al Re alla Fiera Campionaria, mi sembra del 1932. Mia madre diceva che aveva sempre la valigetta pronta. Dopo uno o due o tre giorni, usciva e tornava in negozio.

    Il calzolaio non era tenero con il fascismo, dai discorsi che mia madre ci riportava, ma era un personaggio particolare e i suoi atteggiamenti erano quelli di chi era legato più a quanto accaduto in Romagna agli inizi del secolo che dopo.

    Non diceva mai MUSSOLINI, IL DUCE o così via. Per lui Mussolini era "Musslein" e basta.

    (Segue subito).
    .,,.

 

 
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