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Discussione: Vai col gender!

  1. #131
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Che c'azzecca Vendola?
    Così direbbe il Pm per antonomasia, naturalmente terrone.
    Nulla!
    Tutti a parlare del figlio di Vendola.
    Nato da una sega del compagno frocio e dall'utero di un'indonesiana all'uopo pagata coi nostri soldi, nulla, per fortuna sua, ha a che fare con quell'"individuo".
    Povero Tobia!

    Pensano ai bambini!
    Dicono oggi i sinistri per proporre la loro nuova porcata.
    Portata subito avanti non tanto perchè interessi in modo particolare loro, ma per attrarre l'opinione pubblica su un problema secondario, distraendola dalla imminente fine dell'itaglia.
    Alleluja!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #132
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Che c'azzecca Vendola?
    Così direbbe il Pm per antonomasia, naturalmente terrone.
    Nulla!
    Tutti a parlare del figlio di Vendola.
    Nato da una sega del compagno frocio e dall'utero di un'indonesiana all'uopo pagata coi nostri soldi, nulla, per fortuna sua, ha a che fare con quell'"individuo".
    Povero Tobia!

    Pensano ai bambini!
    Dicono oggi i sinistri per proporre la loro nuova porcata.
    Portata subito avanti non tanto perchè interessi in modo particolare loro, ma per attrarre l'opinione pubblica su un problema secondario, distraendola dalla imminente fine dell'itaglia.
    Alleluja!
    Anche i pedofili pensano ai bambini.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #133
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Che c'azzecca Vendola?
    Così direbbe il Pm per antonomasia, naturalmente terrone.
    Nulla!
    Tutti a parlare del figlio di Vendola.
    Nato da una sega del compagno frocio e dall'utero di un'indonesiana all'uopo pagata coi nostri soldi, nulla, per fortuna sua, ha a che fare con quell'"individuo".
    Povero Tobia!

    Pensano ai bambini!
    Dicono oggi i sinistri per proporre la loro nuova porcata.
    Portata subito avanti non tanto perchè interessi in modo particolare loro, ma per attrarre l'opinione pubblica su un problema secondario, distraendola dalla imminente fine dell'itaglia.
    Alleluja!
    Vogliono mettercelo in quel posto in tutti i sensi penso !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #134
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Bloccato alla dogana Tir carico di bambini diretto in Italia per le adozioni gay
    Marco Bastiani
    Chiasso – È stato bloccato alla dogana commerciale di Chiasso un tir battente targa bulgara con un carico di quasi 2 tonnellate di bambini ambosessi destinati al mercato delle adozioni italiano a causa delle modifiche apportate al Ddl Cirinnà sulle unioni civili, che hanno stralciato la Stepchild Adoption, snaturandolo. Una situazione spinosa, che si è venuta a creare a causa di un mix letale di incomprensioni politiche, burocrazia e frenesia gay e in cui a rimetterci è sempre la categoria più debole e indifesa, i camionisti.
    Le autorità di frontiera hanno spiegato che il carico, non essendo prevista ancora una normativa specifica (esattamente come nel decreto Cirinnà modificato per quanto riguarda la situazione dei figli naturali di uno dei contraenti l’unione civile), è soggetto alle norme che regolano il trasporto di animali vivi e quindi, non essendo possibile risalire all’allevamento di provenienza ed essendo i bambini sprovvisti di un certificato sanitario riconosciuto nella comunità europea, è da considerarsi merce a rischio e va sottoposto a fermo amministrativo. D’altro canto le coppie che avevano ordinato i bambini hanno dovuto annullare l’ordine e perdere la caparra e per questo stanno organizzando una class-action nei confronti del governo e della ditta di spedizioni, supportati dalle associazioni di consumatori.
    Il medico veterinario dell’Usl, intervenuto come previsto in questi casi, ha disposto una sosta per il riposo e l’abbeveramento per almeno 12 ore prima di riprendere il viaggio di ritorno al paese di origine, decisione questa che ha mandato il trasportatore su tutte le furie: “Io perdio li porto a casa di Grillo!” ha dichiarato ai nostri microfoni; infatti al povero conducente è stata contestata anche la violazione delle prescrizioni in materia di densità del carico.
    Bloccato alla dogana Tir carico di bambini diretto in Italia per le adozioni gay ? Lercio



    “Sceriffo” armato terrorizza le coppie gay sul Righi
    Tommaso Fregatti
    Genova - «Andate a fare le vostre cose da un’altra parte». Lo “sceriffo” del Parco del Peralto ha lunghi baffi, tiene una pistola in pugno e porta un cappello da cowboy in testa. Terrorizza le coppiette che si appartano sotto Forte Sperone. In auto o dietro al muretto. La sequenza è sempre la stessa: si avvicina, punta l’arma e incute terrore. Determinato e risoluto. Nel suo mirino sono finite soprattutto coppie omosessuali.
    Le vittime hanno raccontato che l’uomo potrebbe «avere intorno ai cinquant’anni» e che il cappello che indossa assomiglia a quello dei «cowboy americani». Giurano di aver avuto molto paura davanti all’arma. I carabinieri aprono un’inchiesta per minacce.
    Una qualificata fonte investigativa spiega al Secolo XIX: «Nell’ambito dei controlli abbiamo saputo che altre persone, la maggior parte di queste omosessuali, sono state minacciate da questo ”sceriffo” mentre si trovavano al parco per un incontro clandestino».
    ?Sceriffo? armato terrorizza le coppie gay sul Righi | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    "Contro natura", le due parole sacre che i bolliti non capiscono
    San Giuda Taddeo, servo di Gesù Cristo, Giuda santo da non confondere col Giuda traditore, l’Iscariota, e quindi Giuda autore della Lettera di Giuda, ultimo libro della Bibbia prima del libro dell’Apocalisse, ti ringrazio per avere incastonato l’espressione “contro natura” nella Sacra Scrittura, così rendendola intangibile. Ti riferivi ovviamente a Sodoma e Gomorra che “si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura” e per questo ricevettero “esemplarmente le pene di un fuoco eterno”.
    San Giuda Taddeo, qui a sentire queste cose ridono tutti, sia gli atei sia i cattolici di potere, e chi insiste a usare il tuo linguaggio viene chiamato preistorico, come fosse un Neanderthal anziché un neotestamentario.
    Noi cristiani rimasti credenti patiamo la piccola pena di essere considerati subumani, gli increduli però stanno peggio perché il fuoco eterno per loro è già acceso: come rane di Chomsky, immerse nella pentola la cui temperatura si innalza gradualmente, cominciano a sentire un po’ di caldo (le culle vuote, le casse dell’Inps vuote…) ma continuano a vivere come se natura e quindi demografia e quindi economia non fosse. Fino a quando, senza avvedersene, si ritroveranno perfettamente ed esemplarmente bolliti.
    "Contro natura", le due parole sacre che i bolliti non capiscono



  5. #135
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    IL VERO RETROSCENA CHE SPIEGA L’OSTINAZIONE DI RENZI PER LA LEGGE CIRINNA’. L’IMPERO E LA GUERRA DENTRO LA CHIESA
    Antonio Socci
    Dopo l’approvazione della legge Cirinnà, Matteo Renzi ha dichiarato: “Ha vinto l’amore”. L’amore per le poltrone (ha chiosato qualche maligno, pensando pure ad Alfano e Verdini). Avrebbe potuto fare un figurone citando Virgilio: “Omnia vincit amor et nos cedamus amori” (“L’amore vince tutto, anche noi cediamo all’amore”). Ma anche questa si prestava alla parodia: come non cedere all’amore della poltrona?
    E’ evidente che nel Giglio magico – secondo gli oppositori cattolici, ma anche secondo gli oppositori di Sinistra – si applica la filosofia ispirata a un fiorentino antico, Niccolò Machiavelli, e a uno dei giorni nostri: Denis Verdini, che, per la Sinistra snob, è indigeribile, mentre a Renzi va benone.
    CONTRO I CATTOLICI
    Renzi è un cattolico light, professa la “politica del fare” (come ripete sempre Crozza) e una fede “politically correct”, relegata alla vita privata e quindi culturalmente e politicamente irrilevante. Più che l’utopia evangelica di La Pira ricorda la brillante facondia di Leonardo Pieraccioni. Nel popolo del Family day si dice che il cattolicesimo di Renzi resta a livello di “etichetta” non di etica, perché un’etica politica poi pretende di determinare i contenuti dell’azione e di non tradire i propri valori. Monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, ha dato voce al pensiero di tanti cattolici: “Abbiamo un Presidente del Consiglio che si reputa cristiano, ma sinceramente non so cosa gli sia rimasto di cristiano quando gli sento fare certi ragionamenti. Oggi molti si dicono cristiani senza più esserlo e questo è il vero pericolo della nostra società”.
    Con “l’operazione Cirinnà”, Renzi non ha solo acceso le polveri degli oppositori di Sinistra, ma di fatto è ufficialmente entrato in guerra con i cattolici. I quali, al Family day – dove erano presenti molti elettori Pd – lo avevano avvertito: “Renzi ci ricorderemo”. E infatti oggi annunciano battaglia pure contro il referendum costituzionale di ottobre, quello dove Renzi si gioca il suo futuro politico. Massimo Gandolfini, portavoce del Family day, lo ha dichiarato: “voteremo no”. E ha sfidato Matteo ad andare davvero nelle parrocchie – come ha detto – a spiegare la sua posizione sulle unioni civili e le riforme: “si confronti con noi. Finora si è rifiutato di farlo”.
    La legge Cirinnà apre un caso esplosivo per i cattolici. Non solo per i profili di incostituzionalità o per le assurdità di certi suoi articoli. Ma anche perché è stata promossa da politici cattolici. C’era di mezzo l’autorevolissimo documento di Giovanni Paolo II e Ratzinger del 2003 che – a proposito di “progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali” tuonava testualmente: “il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale”.
    Renzi non solo ha ignorato un così solenne pronunciamento della Chiesa, ma è stato addirittura il promotore di questo progetto di legge. Un’operazione molto spericolata per un politico cattolico. La frattura è traumatica.
    RETROSCENA
    Tuttavia va riconosciuto che sarebbe troppo comodo attribuire solo a lui (e, in subordine, ad Alfano) tutta la responsabilità. Renzi deve essersi sentito autorizzato ad andare avanti dal “non m’immischio” di papa Francesco che, nella conferenza stampa delle ore più critiche della legge, ha detto addirittura di non ricordare quel pronunciamento della Santa Sede del 2003.
    Papa Bergoglio s’immischia solo se si tratta di “immigrazione” (in quel caso entra a gamba tesa pure nelle presidenziali americane).
    Forse è vero che il Papa non ricorda bene quel documento, ma i suoi sostenitori fanno presente che nel 2010, quando la legge per i matrimoni omosessuali fu discussa in Argentina, l’allora cardinal Bergoglio si oppose. Ma Bergoglio oggi da Papa non le ha ripetute perché – ha detto – “il Papa è per tutti”, cioè: vuole piacere a tutti. O almeno ai più potenti. Perché il povero popolo del Family day è stato da lui trattato a pesci in faccia.
    Del resto anche Renzi nel 2007 era con il Family day, mentre nel 2016 è stato il suo grande avversario. Entrambi dunque – Bergoglio e Renzi – hanno avuto atteggiamenti opposti ieri rispetto ad oggi. Evidentemente il potere (ecclesiastico e politico) provoca amnesie. O è insorta in loro la volontà di non pestare i piedi a certe forze che hanno aiutato ad arrivare fino alla poltrona che occupano o che sono oggi loro sostenitrici.
    A questo proposito, per l’approvazione della Cirinnà, Renzi ha addirittura ricevuto una telefonata di congratulazioni da Obama: è la conferma che il nostro premier ha obbedito all’agenda imposta dall’Impero. Il presidente Obama è stato il forte supporto sia del papato di Francesco che della premiership di Renzi. Infatti Renzi è il tipo di “politico cattolico” che va bene a papa Bergoglio: esprimono entrambi un cattolicesimo subalterno ai poteri e all’ideologia dominante.
    L’IMPERO E I SUDDITI
    Da questo “contesto internazionale” Renzi ha avuto la sua vera legittimazione, perché non sono stati certo gli italiani a mandarlo a Palazzo Chigi. Da circa vent’anni l’Italia è una sorta di colonia, quasi completamente priva di vera sovranità e sballottata fra Unione europea a egemonia tedesca e Stati Uniti, i quali – richiesti in questi giorni di chiarimento sulle intercettazioni di Palazzo Chigi del 2011 – hanno risposto esplicitamente che loro, in territorio italiano, fanno quello che vogliono.
    Dunque l’Impero si è congratulato con Renzi per la legge Cirinnà. Ma i “sudditi” italiani invece non hanno gradito. Perfino il più renziano dei giornali, “Repubblica”, ieri ha pubblicato un sondaggio dove si rivela che negli ultimi quattro mesi – da novembre a oggi – Renzi ha perso addirittura 7 punti percentuali nel gradimento degli italiani (e il suo governo ne ha persi 5).
    Il premier infatti, in questi mesi, ha preteso di far credere a tutti noi che l’urgenza più grande dell’Italia fossero i matrimoni gay. Mentre il Paese è allo sbando, con le sue banche nella tempesta, con un debito pubblico fuori controllo, con tasse sempre più soffocanti e una drammatica disoccupazione giovanile. Il governo è arrivato a introdurre le pensioni di reversibilità per i coniugi gay – discriminando peraltro le coppie di fatto eterosessuali – negli stessi giorni in cui prospettava restrizioni nell’accesso alle stesse pensioni di reversibilità per le vedove.
    Renzi ha deluso tanti che gli avevano dato fiducia anche perché con lui l’Italia sta sprecando un’occasione storica: infatti col petrolio ai minimi storici, il costo del denaro ridotto a zero e il cambio dell’euro favorevolissimo, il nostro pil dovrebbe crescere del 4 per cento annuo. Invece respira appena. Per nascondere questo flop si è usata anche l’arma di “distrazione” di massa dei matrimoni gay. E sono insorti guai più grossi.
    IL VERO RETROSCENA CHE SPIEGA L?OSTINAZIONE DI RENZI PER LA LEGGE CIRINNA?. L?IMPERO E LA GUERRA DENTRO LA CHIESA - Lo StranieroLo Straniero

    Vendola “padre”. La normalizzazione
    di Paolo Deotto
    Maternità “surrogata”, utero “in affitto”, invertiti che a un certo punto decidono di diventare “padri”. Tutto ciò non viene fuori dalla penna di qualche scrittore di serie B, che deve trovare a tutti i costi soggetti allucinanti per poter far colpo sul pubblico e vendere le sue scalcagnate storie. Di queste cose si parla ormai quotidianamente e mentre una nazione va alla deriva le aule del parlamento sono occupate a deliberare sul diritto alla pazzia.
    A ben guardare, non c’è nulla di strano. La società “laica” è sempre più società laida. La corsa verso la rovina è sempre più veloce e, come i dannati sula barca di Caronte incitano il “nocchier de la livida palude” a far presto, così gli attuali dannati hanno sempre più fretta di arrivare alla distruzione totale. Il demonio, loro unico padrone, li spinge ovviamente a portare con sé il maggior numero possibile di vittime. Per fare ciò il sistema più sicuro è normalizzare l’orrore, convivere con i peccati più sordidi senza più provarne ribrezzo. Se l’orrore è poi commesso da personaggi in vista, personaggi “pubblici”, non si genera più un totale e deciso biasimo sociale, anche e soprattutto per l’inescusabile silenzio dei vertici felloni della Chiesa che, unica custode della Verità, avrebbe il dovere di alzare una voce di condanna chiara e inequivocabile.
    L’orrore perpetrato da un personaggio pubblico, sapientemente preceduto da un martellamento quotidiano su presunti “diritti” dei portatori di ogni tipo di devianza perversa, diventa anzi occasione per ulteriore propaganda, per ulteriore lavaggio dei cervelli. E sempre più l’orrore si normalizza, cessa di essere orrore, diviene quotidianità. Addirittura, reclama una sua dignità giuridica, un riconoscimento dei suoi “diritti”.
    La disgustosa vicenda di un Vendola Nicola, Nichi per gli amici (è presumibile che di amiche ne abbia pochine), che annuncia al mondo di essere diventato “padre”, assieme al suo partner convivente Eddy Testa, è già abbondantemente conosciuta. Potete leggerne sulla Stampa o sul Corriere, tanto per citare due fedeli altoparlanti del “politicamente corretto”.
    È doloroso e angosciante pensare al futuro che si prospetta per la piccola vittima, nato da un giro veramente infernale, che comprende una donna “donatrice” di ovuli, un’altra donna locatrice di utero, uno o più padri che collaborano – possiamo ben capire come – alla fecondazione di detti ovuli. Da questo giro infernale nasce una povera innocente creatura che non avrà un passato, non conoscerà mai il volto della mamma e sarà in preda di due invertiti. Con tutto ciò che può conseguirne, facilmente immaginabile, per quanto stomachevole. E se anche il bambino sarà rispettato almeno fisicamente, che ne sarà della sua psiche? Come potrà crescere un giovane che alla sera vede il “papà 1” e il “papà 2” che si coricano nel lettone? Non proseguo per rispetto ai lettori e perché mi viene da vomitare.
    Non proseguo nemmeno nel commentare le allucinate dichiarazioni di un Vendola che parla di “amore”. È un bestemmiatore, oltre al resto. Potete leggervi tutte le dichiarazioni del neo-papà sulla stampa.
    È su un altro aspetto che vorrei invitare il lettore a riflettere: sul Corriere di oggi è pubblicato un breve articolo, impaginato anche in posizione defilata, sul quale è descritta la procedura, i costi, gli impegni vari da affrontare per una “maternità surrogata”. E come sempre l’orrore ci arriva dagli Stati Uniti.
    Anzitutto possiamo notare come la “maternità surrogata” sia un perverso gioco per ricchi. Ma non preoccupiamoci. Via via che le legislazioni delle varie nazioni “civili” renderanno legittimo questo obbrobrio, i costi caleranno. Anche gli stupefacenti una volta erano un “vizio da ricchi”, mentre ora sono alla portata di tutte le tasche. L’economicità degli strumenti di morte è essenziale per diffondere bene la rovina della civiltà. Soprattutto notiamo l’assoluta mancanza della più elementare umanità. Tutto è ridotto a oggetto con un valore economico. E notiamo come il Corriere ci fornisca una cronaca puntuale, precisa e asciutta. Nello stesso modo potrebbe spiegarci come comprare un’automobile o come organizzare una vacanza estiva. È solo una questione di quattrini. Non c’è una riga di giudizio morale su questo spaventoso iter.
    Insomma, si normalizza l’orrore. Lo si fa entrare nei cervelli con descrizioni pacate e incolori del degrado della donna, ridotta a contenitore pagato, dell’infamia verso il bambino, privato della madre e dell’identità, della pazzia del “padre”, o “padri”. Poi, quando si valuterà di aver sufficientemente lavato i cervelli della cosiddetta “pubblica opinione”, si passerà a rendere “legittimo” (e quindi, nel sentire comune, “giusto”) l’orrore, con una legge che sarà presentata come un ulteriore passo avanti nella civiltà.
    I “buoni sentimenti”, lo stesso tanto invocato “diritto naturale”, sono concetti assolutamente vaghi se non hanno un riferimento immutabile, trascendente, su cui definirsi. I pervertiti potrebbero benissimo obiettare che il “progresso” della scienza e della tecnica allarga il “diritto naturale”, rendendo possibili – e quindi naturali – cose, come la “maternità surrogata”, fino a ieri impensabili.
    Se il mondo che si autodefinisce civile non torna alle sue radici morali, se la Chiesa cattolica non torna al suo ruolo di custode della Verità, e quindi anche della moralità, la rovina è sicura. I confini del “lecito” e quindi del “giusto” saranno eternamente in movimento e già lo sono, visto che la differenza tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra buono e cattivo, è ormai indefinibile. Vengono al pettine i nodi di sciagurati concetti come la “libertà religiosa” e il “dialogo col mondo che cambia”.
    Tutto il resto è aria fritta.
    Vendola ?padre?. La normalizzazione dell?orrore* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana


  6. #136
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    Predefinito Re: Vai col gender!



    Anche di queste facce, Lombroso avrebbe molto da dire.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #137
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio


    Anche di queste facce, Lombroso avrebbe molto da dire.
    Mi sembrano un potente rimedio alla stitichezza !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #138
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Omicidio Roma, il mistero dell'aperitivo gay dopo l'arresto
    L'aperitivo organizzato da Prato insieme a due colleghi si è regolarmente svolto nonostante l'arresto del principale organizzatore
    Gabriele Bertocchi
    L'aperitivo gay organizzato da Marco Prato era arrivato al suo secondo appuntamento. L'evento "AhPerò" è stato ideato e gestito da Prato e da due suoi colleghi, Matteo e Federico. Tra alti e bassi, era diventato un appuntamento fisso della domenica per il pubblico gay.
    Nonostante domenica sia stata la giornata dell'arresto dell'organizzatore, accusato dell'omicidio di Luca Varani, l'evento non è stato cancellato. Anzi, la festa si è svolta regolarmente. Molti però hanno chiesto agli organizzatori cosa fosse succeso al loro collega. La risposta è stata sempre la stessa: "Non sappiamo nulla". Rimane il mistero sui motivi che hanno spinto i due ragazzi a non annullare il party, che comunque è stato accolto con commenti negativi.
    Omicidio Roma, il mistero dell'aperitivo gay dopo l'arresto - IlGiornale.it



    Vescovi buoni e boy scout sodomiti
    Dopo l’ok ai capi gay, vescovo Usa recide ogni legame con i Boy Scouts of America
    Con una lettera intitolata “Decisione sui Boy Scouts d’America”, datata 3 agosto 2015, monsignor David Dennis Kagan, vescovo dal 19 ottobre 2011 della diocesi di Bismarck (una sede suffraganea dell’arcidiocesi di Saint Paul e Minneapolis) che comprende 23 contee nella parte occidentale dello Stato statunitense del Dakota del Nord, scrivendo ai «cari cattolici fedeli della Diocesi di Bismarck» che frequentano le 98 parrocchie della diocesi, ricordando che «come previsto, i Boy Scouts d’America hanno votato per ammettere apertamente nell’organizzazione, nelle posizioni di leadership, gay adulti», il vescovo ha decretato che, «con effetto immediato», la Chiesa cattolica della diocesi di Bismarck (con le sue parrocchie, scuole e altre istituzioni), è formalmente “disaffiliated” dai Boy Scouts d’America.
    «In coscienza, come capo-pastore della diocesi di Bismarck, non posso permettere che le nostre istituzioni cattoliche accettino di partecipare, direttamente o indirettamente, a qualsiasi organizzazione che ha politiche e metodi che contraddicono gli autorevoli insegnamenti morali della chiesa cattolica».
    Monsignor Kagan ha esortato gli sponsor e i dirigenti dei gruppi scout di prendere in considerazione l’adesione ad altre organizzazioni. Per i ragazzi ha suggerito alternative come la Federazione della North American Explorers, la Columbian Squires dei Cavalieri di Colombo e la Trail Life USA. Per le ragazze ha suggerito l’American Heritage Girls, il Little Flowers Girls’Club e, ancora, la Federazione della North American Explorers.
    Malumori contro la decisione di ammettere i gay tra i capi scout sono stati espressi anche i mormoni, che sono tra i più grandi sponsor dei gruppi scout americani. «L’ammissione di leader apertamente gay è in contrasto con le dottrine della chiesa mormone e con i valori tradizionali dei Boy Scouts d’America», hanno detto i vertici della chiesa fondata da Joseph Smith.
    MiL - Messainlatino.it: Vescovi buoni e boy scout sodomiti


  9. #139
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Autopsia Luca Varani: è stato sgozzato per non farlo urlare
    Luca Varani - il ragazzo di 23 anni torturato e ucciso a Roma - è stato sgozzato dai suoi aggressori, Manuel Foffo e Marco Prato, prima di essere colpito a morte. Con tutta probabilità il giovane non ha urlato né chiesto aiuto durante le sevizie proprio per le lesioni alla gola. È quanto risulterebbe dall'autopsia sul corpo della vittima.
    Gli inquirenti ritengono che i ripetuti tagli alla gola siano stati proprio fatti per non far gridare Varani. Il colpo di grazia è stato quello di una lama conficcata nel petto che solo il medico legale ha potuto rimuovere dal cadavere in sede di autopsia.
    Autopsia Luca Varani: è stato sgozzato per non farlo urlare

    Due ragazzi in quell'appartamento prima di Luca Varani. E un mese fa pestaggio e sequestro a casa di Marco Prato
    Sono scampati per un soffio alla morte orrenda e dolorosa che invece è toccata a Luca Varani. Sono due ragazzi che poche ore prima della mattanza nell'appartamento del Collatino, a Roma, hanno risposto al messaggio di invito di Marco Prato, uno dei due killer, e sono arrivati in quell'alloggio dove si teneva una festa a base di cocaina e alcol.
    Uno di questi è indicato soltanto con il nome scritto nella rubrica di Prato, "Alex Tiburtina". Secondo La Repubblica, ai carabinieri ha dichiarato: "Sì, sono stato in quella casa ma nessuno dei due mi ha parlato di un progetto di uccidere ". Prato aveva inviato sms a 23 persone invitandole a partecipare al party, ma si sono presentati soltanto in tre: l'ultimo, Varani, è diventato forse casualmente la vittima.
    Proprio un mese fa Prato era stato denunciato da un giovane che aveva raccontato di come il pr romano lo avesse sequestrato e picchiato a sangue nel suo appartamento a piazza Bologna, sotto l'effetto della cocaina. Poi però l'amico aveva ritirato la querela. La notizia viene riportata dal quotidiano La Stampa:
    In quella circostanza la vittima di calci e pugni è stato salvato grazie alla madre che, preoccupata per la sua sparizione, si è rivolta al 112. Una mossa disperata, dettata dal fatto che tutti gli amici del figlio contattati al telefono avevano spiegato di non essere insieme a lui. Tutti tranne uno. Marco Prato, appunto. Il bel ragazzo gay, 29 anni, pr di feste nel giro omosessuale che conta nella capitale. A differenza degli altri, Prato non ha mai risposto alle incessanti chiamate della madre disperata. Di qui la decisione di quest’ultima di rivolgersi ai carabinieri.
    Prato aveva conosciuto Manuel Foffo, il ragazzo che ha confessato l'assassinio di Varani, durante il veglione di Capodanno. Secondo le parole di Foffo, Prato lo ricattava poiché diceva di aver filmato il rapporto sessuale che avevano avuto in quella occasione. I due accusati di omicidio premeditato raccontano che Varani aveva risposto al loro invito sapendo che si trattava (anche) di sesso:
    Varani, dopo una trattativa per concordare il prezzo della sua offerta sessuale, finisce martoriato a colpi di martello, coltello (gli tagliano anche le corde vocali per impedirgli di gridare) e con il collo stretto in una corda. Una fine lenta e dolorosa.
    Due ragazzi in quell'appartamento prima di Luca Varani. E un mese fa pestaggio e sequestro a casa di Marco Prato

    Delitti Varani e Rosboch: la diversità sessuale diventa pulsione omicida
    di MARZIO DALLA CASTA
    Che cos’hanno in comune le morti violente di Luca Varani e di Gloria Rosboch? Nulla, apparentemente. Molto, invece, se si va oltre la cronaca e il contesto. Sia nel caso del giovane seviziato, torturato e infine orribilmente massacrato da due esseri che ripugna allo stomaco definire umani, sia in quello della professoressa uccisa dal suo ex allievo-fidanzato che le aveva già portato via con raggiri vari i risparmi di una vita, c’è infatti a far da comune denominatore una sessualità malata, specchio fedele di personalità incerte e fragili su cui agisce come una droga (oltre a quella vera) lo spirito dei tempi: Varani è stato fatto fuori durante un festino gay; la Rosboch da un giovanissimo che le immagini e i video da egli stesso postati sul proprio profilo fb presentano ora uomo, ora donna. Una sorta di versione assassina del pirandelliano “uno, nessuno e centomila” con tanto di relazione omosessuale con il suo complice, più vecchio di lui di circa trent’anni.
    Gioventù bruciata, verrebbe da recriminare secondo l’imprecazione di ogni tempo e di ogni latitudine. Con la differenza, però, che qui non parliamo di “vitelloni” o di “leoni al sole”, cioè di una jeunesse dorée di balordi e sfaccendati tutto sommato innocua, ma che il cinema del secondo dopoguerra s’incaricò comunque di bollare come simbolo negativo. L’esatto contrario di quel che accade ora in termini di reazione sociale se si esclude il comprensibile raccapriccio destinato a durare quanto le prime pagine dei giornali. Di più non si può. Anzi non si deve, perché lo spirito dei tempi non vuole. Non vuole che si metta in discussione il “diritto” di ciascuno a vivere come vuole. Che, detta così, sembra quasi un’ovvietà ma che miscelata con l’arretramento culturale, la crisi dei modelli educativi, il facile accesso alle droghe (a proposito, perché combatterla non diventa una priorità come la corruzione?) e l’individualismo esasperato anche dalle nuove tecnologie si traduce nel rifiuto di ogni responsabilità e nella futilità come obiettivo permanente.
    Prova ne sia che il padre di Manuel Foffo, insieme a Marc Prato uno dei spietati assassini di Varani, a cadavere ancora caldo si sia precipitato in tv per difendere il proprio rampollo presentandolo come «un ragazzo per bene», anzi «un modello», quasi dimenticando che solo il giorno prima, imbottito di cocaina e di alcool, il suo “modello” aveva mandato all’altro mondo un ragazzo per il solo gusto di vederlo morire. Il dolore di un padre esige sempre rispetto. A patto, tuttavia, che le sue parole non si traducano in una nuova offesa per la vittima e che si assuma le proprie responsabilità davanti alla società. Già, responsabilità: la vera sconosciuta dello spirito dei tempi.
    Delitti Varani e Rosboch: la diversità sessuale diventa pulsione omicida - Secolo d'Italia

    Aperitivi, droga, omicidio, “effetto che fa”. Cosa succede a Roma se Bret Easton Ellis incontra Gadda
    Morire ucciso a martellate dopo una nottata “chemsex” a Roma. Perché?
    di Michele Masneri
    Roma. “Every fucking sunday” è il motto di questo aperitivo gay che si tiene ogni maledetta domenica al Colle Oppio, e il maledetto aperitivo è andato in scena anche domenica scorsa quando già si è saputo che uno degli organizzatori sarebbe l’assassino di un delitto assai tremendo.
    Marco Prato, trentenne dalla folta capigliatura, è uno dei due fermati per aver ucciso, dopo due giorni e due notti di sostanze e sevizie, il ventitreenne Luca Varani, ritrovato in un appartamento del Collatino, periferia est di Roma. La dinamica è ormai nota: il ventitreenne viene attirato giovedì con un sms, “dai che stasera ci divertiamo”, e poi se ne perdono le tracce, fino a sabato sera, quando i due presunti (di cui uno confesso, Manuel Foffo) assassini riemergono, e il confesso chiama il padre, che lo porta dai carabinieri, e permette di salvare anche il non-confesso, che nel frattempo non è andato a organizzare i suoi aperitivi ma a ingerire pasticche per uccidersi, salvato e poi piantonato dai medesimi carabinieri.
    Mentre domenica si svolgeva l’autopsia sul povero ventitreenne però gli aperitivi andavano avanti, e la vasta clientela un po’ si stupiva di questo “show must go on”, ma sopra il Colle Oppio l’aperitivo che si chiama “Ah però”, e si svolge sopra le spoglie della Domus Aurea, non lontano da via Merulana, nella quiete surreale di questi giorni senza sindaci e con vigili e milizie a presidiare Santa Maria Maggiore, continuava. La società dell’aperitivo era lì, si riuniva, intorno alle parche vivande – fettine di würstel popcorn patatine e gran frittate, vivande a poco prezzo, da festa delle medie, e tutti sapevano, avevano saputo, del fattaccio e pasticciaccio, in questo Os Club, con piscina azzurra, già segnalata dal sito Degrado Esquilino, ma qui siamo nel degrado morale e non catastale. Recentemente era stato spostato, sempre all’interno di questo villaggio per aperitivi sopra la casa di Nerone, aveva cambiato nome in “Le scuderie del colle”, a dare tutta un’ambientazione country tra saloon e capannetta e “Brokeback Mountain”, senza le luci al neon blu da Autogrill del passato, ed è forse per questo rebranding e di questa start-up che l’apericena doveva andare avanti senza fermarsi, davanti agli organizzatori e consumatori di popcorn un po’ allibiti che pure hanno consumato, anche domenica sera, pur a conoscenza dei fatti.
    Cianuro e altoforno, si risveglia la valle dei misteri E in assenza di lui, Marco Prato, “studente fuori corso”, e soprattutto organizzatore di eventi, di questo “Ah però” e altre serate, portatore di vasta capigliatura, di coloritura e popolarità local, di piccoli precedenti per droga, pare. Campione di una società romana non dello spettacolo ma dell’apericena, “i capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte”, come nella descrizione di Gadda è il commissario Ingravallo che indaga sul delitto, ma qui invece è l’assassino: “Una certa praticaccia del mondo”, aveva, questo Marco Prato, sempre per dirla alla Gadda, e tutti hanno un aneddoto vero o presunto, da raccontare, e quest’estate a Mykonos, certe feste all’insaputa dei padroni di villa in cui era ospite, e tanta droga, e forse addirittura truffe, a mercanti d’arte, anelli spariti per comprarsi la droga, minacce di rivelare foto compromettenti, in questa società romana dell’avanspettacolo tardoadolescente. Cosa succede se Bret Easton Ellis incontra Carlo Emilio Gadda? Già, perché qui è un pasticciaccio brutto ma con personaggi che sembrano usciti dai libri dello scrittore feroce dei giovani imbruttiti delle classi alte. Della crudeltà gratuita agli inquirenti local, i militari della compagnia piazza Dante e del Nucleo investigativo di via In Selci, stessi luoghi esquilini del giallo gaddiano, ma in questo caso in palio non ci sono i milioni del “palazzo degli ori”, e il connubio pettorale&capitale pare ellisiano, anche se le bacheche Facebook tragicamente ancora aperte illustrano un mondo di incertezza lessicale ed emotiva molto romana. E poi mille milioni di selfie, e soprattutto acconciature, e “new haircut”, a segnalare nuovi tagli di capelli, e “forever young” a petto nudo in qualche pool party. Reuccio di questo post cafonal romano con riti propri, un fotografo offerto dalla casa, che con vasti filtri produce album che finiscono su Facebook, e poi ci si mette tanti “mi piace”, anche a se stessi.
    Accoppiamenti non giudiziosi: queste nottate “chemsex”, con le sostanze, droga e poco sesso, pare, perché con molta droga e molto alcol si sa come va a finire, e come scrive il sito Gay.it i due piantonati erano soliti condurre questo tipo di nottate. Però che destino crudele per questo ragazzo già bosniaco, abbandonato dalla famiglia, rinato da altra famiglia non naturale ma facoltosa e amorosa, che lo adottò. Morto al quartiere Collatino per curiosità, per brama, forse di denari o di emozioni forti. Motteggi di postadolescenze da grande raccordo: “Dall’Isis ce pijo la frutta”, dice una foto sul suo Facebook, e poi foto di grandi piatti “Spuntino de mezzanotte hhaahaha 250 g di pasta e 130 g di pancietta”, con la i nel testo, e poi una gif di Cenerentola al suo principe, lui le dice: “non puoi andar via a mezzanotte”, e lei: “fatte na sega”. Poi gattini, messaggi in un italiano sgrammaticato, e amori tatuati, e tante foto in canottiera, la canottiera essendo l’unico trait d’union evidente coi suoi presunti torturatori. E l’ultima foto di questa tragica bacheca, una dichiarazione di intenti, “Dio creò Adamo ed Eva, non Adamo e Claudio”, scrive nel suo ultimo post su Facebook (è davvero il male di vivere questo scempio di bacheche di morti e assassini lì, aperte a tutti); perché non era gay o almeno gay ufficiale, anzi forse “cacciatore in utroque” per dirla gaddianamente, oppure addirittura omofobo e non omofilo, e forse il gusto è stato proprio nel metterlo in mezzo, e al diniego, scatenare la violenza, un delitto forse tecnicamente pasoliniano o anti pasoliniano, dipende dal punto di vista (al Colle Oppio vive anche Willem Defoe, che è stato Pasolini nell’ultimo film di Abel Ferrara).
    Prato invece ha il mito di Dalida, il mito della cantante suicida, tante foto e canzoni, e della sua tomba, e infatti dopo aver abbandonato la scena del crimine in preda “ai mostri”, prende una stanza in un hotel per tentare un suicidio con barbiturici, e però la realtà abbassa tutto, non sceglie un grand hotel, almeno il De Russie dove si compie il delitto anche in “Gomorra”, e invece questo hotel tre stelle, San Giusto, vicino casa, sulla Nomentana, il suo quartiere d’origine, quartiere anfibio, borghese (il padre è Ledo Prato, manager culturale molto stimato, segretario generale della associazione Mecenate 90, ne fanno parte Alain Elkann e Giuseppe De Rita; protagonista della "rinascita" culturale romana negli anni veltroniani). E poi i casermoni, gli studenti fuori corso, e studente fuori corso è anche lui, in un’età in cui lo si può essere solo in Italia, 29 anni. Piazza Bologna, borghesie, studenti fuori sede, copisterie, legatorie. Per andare agli aperitivi bisogna almeno prendere la metro, ogni maledetta domenica.
    Aperitivi, droga, omicidio, ?effetto che fa?. Cosa succede a Roma se Bret Easton Ellis incontra Gadda

    Gay killer per droga e noia: e se parlassimo di “eterofobia”?
    Luca Cirimbilla
    Fa ancora discutere l’assurda morte del giovane Luca Varani, ucciso a coltellate e martellate dai due gay Marco Prato e Manuel Foffo dopo essersi rifiutato di un rapporto sessuale a tre.
    In poche settimane si parla di un altro omicidio – dopo quella della professoressa Gloria Rosboch per mano di Gabriele Defilippi e del suo compagno – compiuto da due omosessuali. Questo dovrebbe far riflettere quanti attribuiscono il valore di una violenza o di un assassinio in base al sesso o all’orientamento sessuale del killer o della vittima: la morte è sempre uguale e la rilevanza penale dovrebbe essere trattata allo stesso modo.
    Ad avvalorare l’ipotesi di una presunta eterofobia da parte di Marco Prato c’è la testimonianza di un omosessuale sul sito gay.it. “Una sera io e il mio compagno andammo a casa sua. Il suo amico era etero ma sembrava disposto a fare sesso a quattro. Poi spuntò fuori la cocaina… Tantissima. Era chiaro che Marco Prato aveva tanti soldi. Io e l’amico che era con me non ne facciamo uso… volevamo fare solo del sano sesso“.
    L’amico di Marco Prato, però, sosteneva di essere eterosessuale: “Diceva di esserlo, ma sembrava come ipnotizzato da quel Marco Prato che era un grande manipolatore. Mi piacque davvero poco come persona: era chiaro che si divertiva a coinvolgere ragazzi etero con la scusa della droga per manipolarseli e fare giochi erotici. Gli faceva il lavaggio del cervello e questi ci cascavano: così almeno fu in quell’occasione“.
    E forse è stato così anche per la morte di Luca Varani. Tragicamente profetiche sembrano le parole scritte su Facebook da Marco Prato a settembre scorso: “Roma sta morendo, e sentirne le grida agonizzanti è davvero straziante!”. Chissà se anche le urla di Luca Varani fossero così strazianti.
    Gay killer per droga e noia: e se parlassimo di "eterofobia"?

    Se l’omicidio è gay, va detto. Per dovere di cronaca
    Di solito non mi occupo di fatti di cronaca, però in questo caso faccio un’eccezione e mi riferisco al terribile omicidio di Luca Varani. La versione che è stata diffusa all’inizio e che ha creato enorme sensazione è quella che il ragazzo sia stato ucciso da Manuel Foffo e Marco Prato “per vedere l’effetto che fa”. Col passare delle ore però sono emersi altri aspetti tutt’altro che secondari.
    I due omicidi non erano semplici amici, erano gay. Ma non tutti i giornali lo hanno scritto. Non tutti i giornali hanno scritto che facevano pesante uso di stupefacenti, di cocaina e di GHB meglio nota come la droga dello stupro. Non tutti i giornali hanno scritto che la vittima avrebbe accettato un incontro omosessuale in cambio di 100 euro.
    Soprattutto Repubblica ha brillato per ipocrisia e omissioni. Non una riga su questi aspetti. Ma perchè? Perchè non raccontare tutti i dettagli raccolti dai cronisti sulla base di testimonianze e delle solite confidenze degli inquirenti?
    Il problema è che ci troviamo di fronte agli eccessi del “politicamente corretto” che sfocia nel pensiero unico e settario. Qui non si tratta di criminalizzare i gay ma di adempiere fino in fondo al proprio dovere di cronaca. Se questo omicidio fosse maturato sulo sfondo di relazioni eterosessuali, magari per gelosia, anche “Repubblica” avrebbe pubblicato tutto e con dovizia di dettagli. Invece in questo caso ha preferito l’omissione, totale, per ragioni fin troppo ovvie, evidenziando così un paradosso della nostra epoca.
    Se l?omicidio è gay, va detto. Per dovere di cronaca ? il Blog di Marcello Foa

    Se l’assassino è gay, meglio non scriverlo nei titoli
    Giorgio Nigra
    Chissà perché nessuno considera un buon testimonial per il mondo lgbt quel Marc Prato, descritto dai giornali come “organizzatore di eventi gay”, che insieme al degno compare di festini Manuel Foffo ha torturato e ammazzato Luca Varani, a Roma, “per vedere l’effetto che fa”. Ancora da chiarire la dinamica dei fatti, ma sappiamo che Varani – conoscente di uno dei suoi assassini e incrociato per caso nella scorribanda notturna dei due – è stato invitato nell’appartamento di Foffo e qui torturato a morte. Di sicuro la vittima non era gay, aveva una ragazza fissa da anni e aveva anche messo un post su facebook in cui criticava le unioni civili. E ora avanza l’atroce ipotesi che, nel delirio causato dalle droghe, il ragazzo sia stato ucciso per aver rifiutato un’orgia gay (insomma, una sorta di omicidio a sfondo eterofobico).
    Curiosamente, anche in un altro delitto dei giorni scorsi di cui si è molto parlato si è disinvoltamente evitato di dare grande pubblicità all’asepetto gay della vicenda: parliamo dell’omicidio di Gloria Rosboch, strangolata dal suo ex studente Gabriele Defilippi e dal suo amante Roberto Obert. Personalità diabolica, dedita al travestitismo, Defilippi ha fatto invaghire di lui la timida prof, si è fatto dare i risparmi di una vita, e poi è scomparso. Alla richiesta di avere indietro i soldi, il ragazzo l’ha uccisa. Nelle sue mille identità – Defilippi aveva tanti profili sui social, tutti con nomi diversi – amava anche passare per una ragazza. E' singolare che su questi casi di cronaca non si eserciti la fantasia degli editorialisti militanti, sempre pronti a fare dei Pietro Maso o degli Erika e Omar i perfetti rappresentanti della famiglia, e invece curiosamente reticenti nell’inserire nei titoli di questi delitti parole come “gay”, “omosessuale”, “lgbt”.
    Se l'assassino è gay, meglio non scriverlo nei titoli



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    Predefinito Re: Vai col gender!

    E giustamente hai sentito l'impulso a farti viva.
    TU sei la boiata.
    E non sentiamo la tua mancanza.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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