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Discussione: Vai col gender!

  1. #211
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    I dati ci dicono che per i bambini è meglio crescere con mamma e papà
    Benedetta Frigerio
    Intervista a Mark Regnerus, il sociologo americano autore di un contestatissimo studio sui figli di coppie gay, che sarà presto a Roma
    “Quanto sono diversi i figli adulti di genitori che hanno relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso? I risultati dello studio Le Strutture della Nuova Famiglia”. E' questo il titolo di una della ricerche scientifiche più violentemente criticate della comunità lgbt, uscita proprio quando il presidente Barack Obama, prima, e la Corte Suprema, poi, aprivano al diritto al “matrimonio per tutti”. Il suo autore, Mark Regnerus, professore di Sociologia presso l’Università di Austin, vi ha affermato che quanti sono cresciuti con due persone dello stesso sesso sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati rispetto ai loro coetanei cresciuti in famiglie composte da genitori di sesso diverso. Secondo il suo studio, i primi sono tre volte più soggetti alla disoccupazione (solo il 26 per cento ha un lavoro fisso contro il 60 per cento della media), sono quattro volte più soggetti a ricevere assistenza pubblica (il 69 per cento contro il 17 per cento dei casi). E sono molto più inclini ad essere arrestati, a dichiararsi colpevoli di atti criminali, a drogarsi, a pensare al suicidio. Insomma, uno studio dalle conclusioni molto nette che, non a caso, è sempre stato molto contestato dalle associazioni della galassia arcobaleno.
    Professore, puٍparlarci delle differenze fra il suo studio e quelli che sostengono l’opposto?
    Prima della mia ricerca esistevano solo piccoli studi su scala locale, relativi ai bambini ancora in casa. Il mio studio, invece, è stato il primo a prendere come campione la popolazione nazionale di giovani adulti, già usciti di casa, e cresciuti con persone dello stesso sesso. Abbiamo domandato loro quanto il modo in cui sono cresciuti ha influito sulla loro persona. Abbiamo intervistato singolarmente centinaia di persone cresciute con due uomini o due donne e abbiamo comparato la loro situazione con quella di altre persone, sia vissute con un solo genitore, sia con i genitori separati, con i genitori adottivi oppure con una madre e un padre sposati. Ci siamo accorti che il tasso di disoccupazione, di difficoltà psicologiche, di dipendenza dai servizi sociali erano maggiori nei giovani adulti cresciuti con due persone dello stesso sesso. Nella maggioranza dei casi si tratta di madre biologica divorziata e convivente con un’altra donna.
    Qual era la sua posizione iniziale in merito ai bambini cresciuti con due persone dello stesso sesso?
    Quando ho cominciato non avevo un’opinione precisa in merito, ma ho cercato di analizzare il più imparzialmente ed esattamente possibile le varie situazioni per formarmene una. I dati infatti si possono usare anche per piegarli alla propria visione preconcetta, cosa che ho evitato di fare. Se, ad esempio, si prendono i risultati relativi a chi è cresciuto con due uomini e due donne separati e li si unisce a quelli di chi è cresciuto in un’unione stabile di uomo e donna e poi si compara questo campione con quello di chi è cresciuto con due persone dello stesso sesso non ci saranno differenze enormi. Al contrario se, come ho fatto io, si comparano le coppie dello stesso sesso con quelle di una famiglia naturale stabile le differenze sono grandi.
    Le reazioni alle conclusioni del suo studio sono state violente. Come è cambiata la sua vita?
    Caspita… lo si dovrebbe chiedere a mia moglie. La mia carriera era ormai avviata, stavo per diventare professore associato, ma dopo la pubblicazione dello studio tutto si è bloccato. Non sono più stato invitato ai convegni e agli eventi a cui ero solito partecipare. devo dire che io stesso, quando mi sono trovato davanti ai risultati, mi sono preso un colpo e ho capito che la mia vita sarebbe cambiata. E' stato frustrante e, anche se ora mi sono abituato, non è giusto che questo mi sia accaduto. Purtroppo, parole persone sono sempre più ossessionate dalla reputazione, motivo per cui l’ambiente accademico delle scienze sociali è più viziato che mai.
    Lei avrebbe potuto ritrattare. Perché ostinarsi?
    Perché è una questione che riguarda l’umanità intera e la sua salvaguardia. Raccogliere e leggere i dati il più correttamente possibile è poi lo scopo del mio lavoro. Soprattutto, stare di fronte alla sofferenza dei bambini cresciuti con due persone dello stesso sesso e alla serenità di quelli che sono diventati grandi nell’amore stabile di mamma e papà, mi ha impedito di tacere. Cio' non significa che un bambino educato da una madre e un padre non avrà mai problemi, ma questa è l’unica condizione ideale per poterlo crescere sereno. Ogni altro stato implica comunque delle ferite e delle difficoltà, per quanto si possano superare.
    Alla fine anche l’università per cui lavora si è dovuta arrendere al fatto che la sua ricerca era stata condotta correttamente.
    Per questo hanno difeso il mio diritto di parlare. Nel 2012 aprirono un’inchiesta e alla fine fui dichiarato innocente. Ma nell’ottobre 2014, in seguito alle continue proteste, l’università ha deciso di riaprire le indagini. Sono risultato ancora innocente, ma, ancora una volta, l’unica cosa che hanno fatto è stata quella di difendere il mio diritto di espressione. Sui contenuti della mia ricerca, invece, non hanno mai preso posizione. Come tutti, anche le accademie hanno il problema di piacere al mondo e quindi di non opporsi a chi ha potere.
    Qualcuno che l’ha difesa?
    Tanti colleghi mi hanno difeso privatamente, pochi lo hanno fatto in pubblico. però dopo la mia ricerca, ne sono uscite altre tre a confermarla. Su queste non si sono scatenate le stesse ire solo perché la mia era la prima e, inoltre, aveva tutti dati originali. Gli altri studi successivi si basano su dati raccolti da altri e, quando è cosi', è più facile difendersi.
    Perché tanta avversione?
    La cultura transgender ha un grande potere economico e quindi di boicottaggio e ha investito molto nel campo delle scienze sociali. Assistiamo a sforzi congiunti e coordinati che hanno invaso le accademie di tutto l’Occidente. Ma sopratutto in America hanno sradicato l’idea di un bene comune, per cui esiste solo il diritto del singolo ad avere tutto, che poi alla fine è il diritto del più forte che riesce a imporsi a discapito degli altri. Il movimento lgbt, contrario al matrimonio, mira proprio all’atomizzazione dell’individuo, sciolto da qualsiasi vincolo e limite. Inoltre gli Stati Uniti sono fortemente empiristi: se una cosa esiste, solo per il fatto che c’è, va accettata e guai a chi si domanda se sia giusta o sbagliata. E' severamente vietato chiedersi quale tipo di società vogliamo e chi solo mette in discussione quella che c’è è considerato un violento.
    Cosa è successo con la pubblicazione dello studio?
    Alcune delle stesse persone che ho intervistato hanno preso coraggio e hanno cominciato a parlare. Anche se penso che la maggioranza non riuscirà a farlo pubblicamente, perché è difficile criticare chi, comunque, ti ha cresciuto. Inoltre, molti di coloro che hanno vissuto con due donne e due uomini hanno alle spalle anche dei divorzi o passaggi da una casa all’altra. difficile separare i piani della devastazione e imputarla solo a un genitore. In ogni caso, quello che è certo, a partire dai dati, è che ai figli serve la stabilità di un uomo e una donna.
    di cosa parlerà al pubblico?
    Provero' a spiegare quello che sta accadendo negli Stati Uniti e che è travisato dai media. Spieghero' contenuti del mio studio e il suo sviluppo e perché l’unica garanzia per i bambini è il matrimonio indissolubile fra uomo e donna. Faro' capire come mai il vero problema, ancor prima delle coppie dello stesso sesso, è la mentalità comune avversa ad ammettere che la famiglia naturale è l’unica condizione ideale e che il divorzio è sempre un danno. Si preferisce, infatti, pensare comodamente che ogni scelta sia lecita e senza conseguenze sui nostri figli. Ecco, il vero problema è qui: finché questo tabù non cadrà, sarà sempre difficile opporsi alle unioni fra due uomini o due donne.
    Regnerus: il mio studio su figli dei gay | Tempi.it

  2. #212
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Lactofilia: che cos’è l’etica di fronte al denaro?
    Gianfranco Amato
    Lactofilia. E’ questo il nome di una pratica sessuale che si sta sempre più diffondendo, con relativo ampliamento di “nuovi diritti”. di cosa si tratti è presto detto: allattamento per adulti. Il termine esatto – proveniente come al solito dal mondo anglosassone – sarebbe Adult Breastfeeding Relationship (ABR), che tradotto significa relazione in cui la donna allatta il compagno adulto.
    Questa nuova frontiera dei diritti avanzati è assurta all’onore delle cronache grazie ad una notizia giunta da Oltreoceano. Jennifer Mulford e Brad Leeson sono una coppia di trentaseienni che hanno deciso di praticare l’ABR. Jennifer, che lavora in un bar, ha ottenuto delle ore di permesso per l’allattamento del compagno Brad. Con l’aria che tira, difficilmente, di questi tempi, i datori di lavoro si oppongono ai nuovi diritti, soprattutto se legati alla sessualità. Per Jennifer non si tratta, comunque, di un’operazione semplice, perché per “ingannare” il proprio corpo e convincerlo a produrre latte, lei deve pompare il seno ogni due ore, come se stesse allattando un neonato, anche di notte. Oltre ad assumere prodotti farmaceutici per stimolare la produzione di latte. Secondo i programmi, in ogni caso, Jennifer dovrebbe cominciare ad allattare Brad tra un paio di mesi. I due parlano di un «legame magico» che intensificherà il loro amore, e per quanto riguarda Brad, quest’ultimo, essendo appassionato di palestra, è convinto che il latte della compagna avrà indubbi effetti positivi sulla sua salute e sul fisico.
    Incuriosito da questa vicenda, ho provato ad indagare, arrivando a scoprire che l’ABR è molto più diffuso di quanto si possa immaginare. Si sostiene che l’allattamento rilasci l'ossitocina – l’ormone dell’amore – un ormone a base peptidico secreto dalla neuroipofisi che regola l'eccitazione e il raggiungimento dell'orgasmo. Alcune donne hanno persino affermato di avere raggiunto un orgasmo durante l’allattamento. Mi ha colpito la dichiarazione di una neofita della lactofilia, affascinata dall’ABR: «Ogni giorno scopro sempre più persone che praticano la lattazione erotica, e ogni giorno mi convinco sempre di più di volerla fare anch’io. Non sono mai stata incinta, quindi posso solo immaginare lo squisito dolore di un seno pieno e pesante che chiede di essere svuotato. Ho appena iniziato a usare il tiralatte e sono uscite solo due goccioline bianche, ma non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui potra' fornire un pasto completo».
    Ormai abbiamo capito che la natura è un “optional”. Tutto si puo' e si deve piegare a piacimento per il solo e unico obiettivo che davvero conta: soddisfare i propri desideri. E se tu osi contrastare questa che è diventata l’unica «Verità Assoluta» rispetto al relativismo etico imperante, sei un bieco oscurantista, uno che vuole imporre la propria morale, un mostro di egoismo che vuol negare l’amore. Chi puo' permettersi di sindacare le scelte individuali e intime delle persone? Chi puo' permettersi di impedire ad una barista di allattare il proprio compagno trentaseienne? Chi puo' permettersi di negare i diritti che derivano da tali scelte? Chi puo' permettersi di negare a quella barista il diritto ad assentarsi dal lavoro per allattamento? Questo sembra essere – a meno di interventi sovrannaturali – il futuro che ci attende.
    Singolare, pero' che dietro ad ogni tentativo di trasformare i desideri in diritti, come nella barbara pratica dell’utero in affitto – spuntino sempre le corna di Mammona. Il Dio denaro, il Vitello d’Oro, resta sempre il comune denominatore di questa follia antropologica. E poteva fare eccezione anche l’ABR? Certo che no!
    Giunge notizia dalla Cina, infatti, che Il latte materno sia diventato un nuovo lusso per i cinesi ricchi, tanto da essere proposto come bevanda per gli adulti, per i suoi asseriti effetti benefici. Si è incaricata del nuovo business la Xinxinyu Household Service Company, agenzia di personale domestico, nella provincia dello Shenzhen, al confine con Hong Kong, proponendo balie per neonati adatte anche agli adulti. Lin Jun, un manager della citata società, ha affermato che le balie vengano pagate circa 16.000 yuan (2.560 dollari) al mese – più di quattro volte la media cinesi – e che quelle che producono latte migliore possono ottenere una retribuzione ancora maggiore. In pratica i clienti dell’azienda possono bere il latte attraverso l’allattamento diretto al seno o, se si sentono a disagio per questa particolare modalità di assunzione del prezioso nutrimento, possono scegliere l’opzione del tiralatte.
    Pare che le autorità pubbliche cinesi non abbiano visto di buon occhio la vicenda, e nutrano serie perplessità di ordine etico al riguardo. Ma che cos’è l’etica di fronte al denaro? Ieri, come oggi e domani, per chi è senza Dio, «pecunia non olet!».
    Lactofilia: che cos?è l?etica di fronte al denaro?

  3. #213
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati
    Gianfranco Amato
    Suvvia, spegnete la televisione! Un simile gesto non serve soltanto alla salute mentale del vostro cervello, ma costituisce, soprattutto, un atto di resistenza alla dilagante dittatura del pensiero unico.
    La propaganda del Potere è l’oppio dei popoli, e la televisione è la siringa attraverso cui l’oppio viene iniettato. E’ arrivato il momento di disintossicarsi. Spezzate la siringa, spegnete la televisione
    Sabato 9 luglio 2016 Rai2 decide di tagliare la scena di un bacio tra due omosessuali presente in un episodio della serie “Le regole del delitto perfetto“, un legal thriller andato in onda in prima serata. Apriti cielo! Scatta immediatamente la reazione della lobby gay, che arriva ad attivare un tam tam mediatico con tanto di hashtag #Raiomofoba. Poi giunge inesorabile la mannaia del Potere che non può tollerare la benché minima opposizione alla dittatura del pensiero unico. Così, in pieno stile da regime totalitario, viene imposta al povero funzionario l’umiliazione di un pubblico “mea culpa” (nella Cina maoista si chiama jiǎntǎo 检讨) con tanto di azione riparatoria. Questo, infatti, il messaggio della direttrice di Rai2 Ilaria Dallatana: «Nessuna censura, ma un eccesso di pudore che ci ha fatto sbagliare e di cui ci scusiamo». Immediato il rimedio. Dopo le scuse, infatti, Rai2 ha annunciato che il legal thriller sarebbe stato ritrasmesso in versione originale il giorno dopo domenica sera 10 luglio, alle ore 21.00.
    In questa vicenda appare tragicamente profetica la denuncia che Pier Paolo Pasolini lanciò dalle colonne del Corriere della Sera il 9 dicembre 1973 con quel celebre editoriale intitolato “Sfida ai dirigenti della televisione”. Nessuno ha mai eguagliato la lucidità pasoliniana di quella denuncia nell’evidenziare il ruolo giocato dalla televisione a servizio del Potere. Scrisse, infatti, il discusso regista di Casarsa: «La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre».
    Tornando ai giorni d’oggi, nella penosa vicenda del citato legal thriller Rai2, in realtà, non ha minimamente tenuto conto che in Italia ci sono milioni di cristiani che condividono perfettamente quanto prevede il paragrafo 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».
    La Rai, radiotelevisione italiana, ridotta ormai a mero strumento di propaganda del regime, trasmettendo scene di depravazione – anzi di «grave depravazione» come precisa il Catechismo –, ha dimostrato il più assoluto disprezzo per la sensibilità religiosa di milioni di telespettatori cattolici.
    A questo punto si impone doverosa una reazione: boicottaggio. Un atto lecito e non violento di resistenza.
    Continuare a vedere le trasmissioni della Rai dopo quello che è successo, infatti, rappresenta per un cattolico un atto gravemente immorale. Così come pagare il canone Rai, ovvero dare soldi ad emittenti che trasmettono scene di depravazione, significa per un cattolico compiere un atto gravemente immorale.
    Suvvia, spegnete la televisione! Un simile gesto non serve soltanto alla salute mentale del vostro cervello, ma costituisce, soprattutto, un atto di resistenza alla dilagante dittatura del pensiero unico.
    La propaganda del Potere è l’oppio dei popoli, e la televisione è la siringa attraverso cui l’oppio viene iniettato. E’ arrivato il momento di disintossicarsi. Spezzate la siringa, spegnete la televisione.
    Gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati


  4. #214
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Alle Olimpiadi liberi tutti: in pista atleti transex
    di Tommaso Scandroglio
    L’importante è partecipare, non vincere. E non è nemmeno importante che tu come atleta maschio partecipi solo a gare maschili. L’importante è appunto partecipare, magari come maschietto che compete con le donne. Quindi il brocardo del barone de Coubertin, in vista delle imminenti Olimpiadi di Rio, probabilmente dovrà subire degli aggiustamenti secondo le nuove mode del sessualmente corretto.
    Ne avevamo già parlato. Il Comitato Olimpico Internazionale (Coi) ha previsto che per partecipare a gare femminili il testosterone dovrà essere inferiore a 10 nanogrammi per litro e tale livello dovrà essere tenuto costante per un anno intero. Quello che fa fede quindi non è il sesso biologico, né quello anagrafico, ma la quantità di testosterone in corpo. La decisione è stata presa sia perché nel passato c’erano state gare vinte da atlete affette probabilmente da iperandrogenismo o da pseduoermafroditismo: donne fisiologicamente con tratti androgini, tanto per semplificare, e quindi con una marcia in più in pista. Sia perché il divieto di non discriminazione è omnicomprensivo e deve perciò essere applicato anche alle Olimpiadi: i transessuali possono partecipare alle batterie maschili o femminili?
    Altro che to be or not to be. Il dilemma, fino alla scorsa edizione delle Olimpiadi, veniva risolto facendo riferimento al criterio della rettificazione sessuale perfezionata con l’operazione chirurgica. Ma ora le regole, come abbiamo visto, sono cambiate. La domanda non è peregrina perché il Daily Mail ha reso noto che due atleti maschi, di cui non si conosce il nome, potrebbero gareggiare ad agosto per la Gran Bretagna come transessuali femmine. Atleti che hanno già figurato come partecipanti in competizioni internazionali tra le fila delle squadre femminili. Come si appuntava, non è necessario che gli atleti maschi abbiano subito la castrazione per gareggiare con le donne, è sufficiente che abbiano un basso livello di testosterone.
    L’ideologia gioca una larga parte in questa decisione: «Dobbiamo assicurare il più possibile», fanno sapere quelli del Coi, «che gli atleti transgender non siano esclusi dallo sport. Al fine di tutelare la concorrenza leale non sono necessarie, come pre-condizione per la partecipazione, modificazioni anatomiche chirurgiche, dato che tali modifiche possono essere in contrasto con la linea evolutiva delle legislazioni e con la nozione di diritti umani». Tradotto: costringere un maschio a evirarsi per partecipare a gare femminili è contrario ai diritti fondamentali dell’uomo. In breve, basta un’autocertificazione per dirsi femmina e non avere molti ormoni maschili in circolo (porte aperte quindi ai furbetti che abbassandosi il livello di ormoni potranno primeggiare nelle gare femminili). Chiedere di più sarebbe discriminatorio.
    Il problema sta nel fatto che, in queste Transolimpiadi, ad essere discriminate saranno proprio le donne, quelle vere, quelle biologiche tanto per intenderci. Perché non basta un tasso basso di testosterone per rendere uguale un maschio a una femmina. Rimane, infatti, il fatto che i maschi sono il 30% più forti delle donne, hanno una maggiore densità ossea, hanno un baricentro più alto, una maggiore massa muscolare. Vi sarà capitato di incontrare per strada una persona transessuale: anche se imbottita di ormoni femminili, l’aspetto è quello di un omaccione vestito da donna. E dunque per non dispiacere alle lobby omo e transessualiste forse a Rio dovremmo aspettarci nuovi record mondiali nella corsa, nel nuoto, nel salto in alto e in lungo. Ed anche nella follia ideologica, il cui tasso, in coloro che hanno avuto questa bella pensata, è sicuramente superiore ai 10 nanogrammi per litro.
    Sono le differenze fisiche tra maschio e femmina che hanno imposto categorie agonistiche distinte in base al sesso. Affermazione evidente, quasi banale. Ma l’evidenza lascia il passo all’uomo nuovo, né maschio né femmina. E così la parità dei diritti sfocerà nella disparità delle uguali condizioni di gara. L’egualitarismo scolorerà nella concorrenza sleale.
    La piallatrice dell’ideologia gender quindi ci porterà alle Olimpiadi unisex. Lo scenario futuro è l’abolizione delle divisioni tra gare maschili e femminili perché retaggio di un approccio sessista allo sport. La neutralizzazione sessual-identitaria prevedrà batterie in cui si gareggerà tutti contro tutte. Nello sport non conterà più il merito e il sudore ma solo la chimica. Sarà solo questione di ormoni e di politica.
    Alle Olimpiadi liberi tutti: in pista atleti transex

  5. #215
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Strategia Lgbt: accuse al vescovo per zittire i preti
    di Andrea Zambrano
    Messico e Spagna sono accomunate da una storia tragica: il martirio di centinaia di sacerdoti vittime della violenza anticlericale che all’inizio del secolo scorso ha prodotto una delle più feroci carneficine di religiosi e chierici della storia. Allora furono l’odio massonico e marxista ad alimentare la mattanza, che oggi la Chiesa ha riconosciuto come martirio in odio alla fede per entrambi i casi.
    Oggi Messico e Spagna sono tornate ad essere l’avamposto attraverso il quale un nuovo odio anticristiano vuole imporre la sua feroce dittatura nel mondo occidentale. Che quella omosessualista sia a tutti gli effetti un’ideologia ormai non è più una novità. Ma che stia diventando uno strumento di limitazione della libertà religiosa è un fatto recente che andrebbe scandagliato e fermato prima che sia troppo tardi. Oggi l’obiettivo delle lobby gay non è quello di uccidere i preti come fecero i rivoluzionari spagnoli e messicani, ma quello di tappare loro la bocca. Come? Utilizzando gli strumenti legislativi messi a disposizione dagli stati attraverso le leggi antidiscriminazione e a tutela delle lobby Lgbt.
    In Italia lo si mette in guardia da tempo con l’approvazione della legge Scalfarotto sull’omofobia che è stata temporaneamente accantonata dal dibattitto sulle Unioni Civili, che ha dato vita alla legge Cirinnà-Renzi-Alfano. Ma ci sono paesi dove il corrispettivo della legge Scalfarotto è già in vigore. E produce i suoi frutti.
    Criticare il matrimonio omosessuale, opporsi all’educazione di genere, ribadire il primato sociale e l’unicità antropologica della famiglia naturale e definire sbagliata l’adozione per le coppie omosessuali, sono tutti corpi del reato sanciti per legge. Chi li commette può andare incontro a grane giudiziarie. E l’offensiva che si sta scatenando in Messico e Spagna, paesi dove seppur in forme diverse esistono legislazioni e consigli per la diversità sessuale ne è la prova.
    Ad essere presi di mira sono i vescovi diocesani. Quando vuoi chiudere la bocca a un uomo, chiudila prima al tuo diretto superiore e avrai ottenuto un effetto deterrente a cascata senza dover fare grosse campagne. Riducendo al silenzio un vescovo, in quanto successore degli apostoli, sarà poi più facile avere ai propri piedi i sacerdoti che a lui hanno promesso fedeltà.
    Così la denuncia presentata nei giorni scorsi nei confronti di monsignor Francisco Javier Chavolla Ramos è destinata ad essere esemplare. Il prelato è vescovo di Toluca, sud ovest di Città del Messico, ed è stato denunciato per omofobia davanti al Consiglio Nazionale per prevenire la Discriminazione, un’organizzazione governativa che dovrebbe occuparsi di tutte le discriminazioni sociali, e in Messico ce ne sono di evidenti, ma che ora si occupa della causa Lgbt a piene mani.
    Ma che cosa ha fatto il vescovo? “Crea odio”, dicono dal Codisem. Il 25 maggio scorso nel corso di un programma radiofonico aveva messo semplicemente in guardia: “Stiamo vivendo tempi drammatici per la famiglia. In passato la famiglia era protetta dalle leggi, tutelata da buoni legislatori, ma ora stanno proponendo altre correnti e altre ideologie che vanno contro la famiglia generando una confusione tremenda”.
    I rappresentanti del Codisem hanno convocato una conferenza stampa lo scorso 4 luglio per annunciare l’esposto contro Chavolla Ramos. Ma c’è di più: hanno anche scritto una lettera a Papa Francesco sollecitandolo a “fermare l’avanzata di discriminazione e omofobia” che hanno poi consegnato in nunziatura apostolica a Città del Messico. Le associazioni pro family messicane hanno denunciato il tentativo di minacciare il clero riducendolo al silenzio e portandolo alla sbarra.
    L’obiettivo è politico. Il 17 maggio scorso, appena una settimana prima che Chavolla Ramos parlasse, il presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto ha annunciato l’intenzione di riformare la Costituzione per introdurre la legalizzazione costituzionale del matrimonio omosessuale in tutto il Paese accompagnata dalla modifica di un articolo del codice civile per l’introduzione dell’adozione di bambini per coppie omosessuali.
    Ma sulla strada ha incontrato il vescovo di Toluca, rettore della Cattedrale dove il presidente si è sposato. Chavolla Ramos non è parso intimorito dalla minaccia. Tre giorni dopo, nel corso di un incontro ecclesiale, ha raccontato una storiella che è diventata virale nella rete. “Immaginate di prendere un gruppo di maschi e portateli in un’isola deserta con tutti i comfort sanitari e tecnologici. Lasciate passare 20 o 30 anni. In un’altra isola deserta mettete una coppia di un uomo e una donna. Che cosa troverete tra 30 anni? Nell’isola di soli uomini troverete alcuni scheletri e qualche vecchietto. Nell’isola dove posero l’uomo e la donna troverete un sacco di bambini diventati grandi”. E ha concluso: “Che cosa dice la natura? Dove sta la vita?”.
    Paese che vai, vescovo che trovi. La Nuova BQ si è occupata dell’arcivescovo di Valencia, in Spagna, Antonio Cañizares, finito nel mirino di una lobby Lgbt per aver denunciato l’impero gay. La denuncia è stata archiviata, così come sono state archiviate le denunce presentate negli anni scorsi a danno di Juan Antonio Reig Pla, vescovo di Alcalà, finito anch’egli nel mirino delle associazioni omosessualiste.
    Finora non ci sono state condanne, la libertà di espressione è sempre stata fatta valere dai giudici sulle cui scrivanie sono finiti i fascicoli, ma quello che sta accadendo e la forza con la quale le lobby gay procedono a denunciare non fa sperare in nulla di buono per il futuro. La tecnica radicale funziona anche in questi casi: a forza di insistere si trova il modo per piantare il chiodo: basta trovare giudici compiacenti.
    Condannato il primo vescovo, sarà facile andare a stanare tutti gli altri. Sembrano fantasticherie estive, ma anche nella Spagna cattolica e pre rivoluzionaria di inizio secolo nessuno avrebbe mai immaginato la violenza che si sarebbe scatenata qualche anno dopo e che avrebbe lasciato sul campo decine di martiri cattolici.
    Strategia Lgbt: accuse al vescovo per zittire i preti

  6. #216
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Thérèse Hargot: la nuova schiavitù della rivoluzione sessuale
    di Andreas Hofer
    La cosa incantevole di questa giovane scrittrice, blogger, terapeuta e insegnante, è che le domande che pone sono sempre di più delle risposte che dà. Eppure queste sono molte, spesso spiazzanti, quasi sempre controtendenza: il “segreto”, per così dire, sta forse nella formazione filosofica della Hargot, che non approccia il sesso quale quintessenza e fine della vita umana, bensì come orizzonte privilegiato in cui si manifesta il mistero della persona umana.
    Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984) con una laurea in filosofia e un master in scienze sociali alla Sorbona. Sposata, con tre figli, Thérèse ama sfidare la vulgata corrente. È fermamente convinta che la rivoluzione sessuale abbia apportato una liberazione senza libertà sicché, in luogo di renderci più liberi, ci ha fatti transitare da una obbedienza all’altra. In particolare la cosiddetta «liberazione sessuale» ha asservito il corpo della donna.
    È quanto espone in Une jeunesse sexuellement libérée (ou presque) [Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)], arrivato a vedere 15 mila copie. Nel libro, uscito a febbraio in Francia (è in corso la traduzione italiana per Sonzogno), la Hargot si sofferma sull’influenza della liberazione sessuale sul nostro rapporto col sesso. È forte la sua critica al sesso tecnicizzato, igienizzato, ridotto alla combinazione meccanica dei corpi. Il paradosso, dice la sessuologa belga, è che la sessualità non è mai stata tanto «normata» come nel nostro tempo per via del combinato disposto tra il culto della performance (imposto dall’industria pornografica) e l’ansietà derivata da una morale igienista.
    Fondamentalmente, confessa a «Le Figaro», è cambiato soltanto il nostro modo di relazionarsi alle cose del sesso:«Se la norma è cambiata, il nostro rapporto con la norma è lo stesso: restiamo all’interno di un rapporto di dovere. Siamo semplicemente passati dal dovere di procreare a quello di godere. Dal «non bisogna avere relazioni sessuali prima del matrimonio» al «bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile». Una volta la norma era dettata da un’istituzione, principalmente religiosa, oggi è dettata dall’industria pornografica. La pornografia è il nuovo vettore normativo nel campo della vita sessuale».
    La differenza è che la norma ora è stata interiorizzata, individualizzata. «Mentre un tempo le norme erano esteriori e esplicite, oggi sono interiorizzate e implicite. Non abbiamo più bisogno di una istituzione che ci dica quello che dobbiamo fare, l’abbiamo assimilato da soli. Non ci viene più detto esplicitamente quand’è che dobbiamo avere un figlio, ma tutte abbiamo compreso molto bene il «momento buono» per essere madri: soprattutto non troppo presto, e quando le condizioni finanziarie sono favorevoli. È quasi peggio: siccome ci crediamo liberati, non abbiamo più coscienza d’essere sottomessi a delle norme».
    Ma quali sono le coordinate psicologiche disposte dalla nuova normatività sessuale? «La novità», risponde la Hargot, «sono le nozioni di performance e di successo, che si sono insediate al centro della sessualità. Questo tanto per il godimento quanto per il nostro rapporto con la maternità: bisogna essere una buona madre, crescere bene il proprio bebé, essere una coppia di successo. E chi dice performance e efficacia dice angoscia di non farcela. Questa angoscia crea della disfunzioni sessuali (perdita dell’erezione, ansia di essere sempre belle e giovani, ecc.). Abbiamo un rapporto molto angosciato con la sessualità, perché siamo costretti ad avere successo».
    Questa nuova normatività nelle cose del sesso tocca tanto gli uomini quanto le donne, ma in maniera differente. Non si esce dagli stereotipi: «l’uomo dev’essere performante nel suo successo sessale, la donna nei canoni estetici».
    La norma si trasmette sotto forma di discorso igienista, andato a sostituire la vecchia morale di un tempo. Si fomenta così una psicologia individuale straziata, oppressa dalla simultanea presenza del piacere e della paura. Il sesso è piacere, ma è anche un sesso pericoloso, che infetta e uccide, attenta alla vita fisica: «L’AIDS, le malattie veneree, le gravidanze indesiderate: siamo cresciuti, noi nipoti della rivoluzione sessuale, con l’idea che la sessualità fosse un pericolo. Ci dicono che siamo liberi e nello stesso tempo che siamo in pericolo. Ci parlano di «sesso sicuro» e di preservativo, abbiamo sostituito la morale con l’igiene. Cultura del rischio e illusione della libertà, questo è il cocktail liberale che ormai si è imposto anche nel campo della sessualità. Questo discorso igienista è molto ansiogeno. E inefficace: si trasmettono sempre numerose malattie veneree».
    Come sessuologa, Thérèse lavora a stretto contatto con gli studenti liceali, in un’età della vita particolarmente esposta all’immaginario diffuso dall’industria pornografica. Negli adolescenti, osserva, «la cosa più significativa è l’influenza della pornografia sul loro modo di concepire la sessualità. Con lo sviluppo delle tecnologie e di internet, la pornografia viene resa estremamente accessibile e individualizzata. A partire dalla più giovane età, condiziona la loro curiosità sessuale: a 13 anni ci sono ragazzine che mi domandano cosa ne penso delle cose a tre. Più in generale, al di là dei siti pornografici, possiamo parlare di una «cultura porno» presente nei videoclip, nei reality, nella musica, nella pubblicità, ecc.».
    Sulla psiche dei più piccoli poi l’impatto della pornografia è devastante: «Come può un fanciullo», si chiede la sessuologa belga, «accogliere queste immagini?». A questa età si è davvero «in grado di distinguere tra la realtà e le immagini?». La risposta è un no senza appello alla sessualizzazione precoce: «La pornografia sequestra l’immaginario del bambino senza lasciargli il tempo di sviluppare le proprie immagini, le proprie fantasie. Crea un grande senso di colpa per il fatto di sperimentare una eccitazione sessuale attraverso delle immagini e crea anche una dipendenza, perché l’immaginario non ha avuto il tempo di svilupparsi».
    La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo:«Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
    Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».
    Thérèse Hargot è fortemente critica anche della «morale del consenso», per la quale ogni atto sessuale va considerato un atto libero nella misura in cui è «voluto». Secondo un diffuso senso comune, oggi il consenso individuale è il solo criterio che permette di distinguere il bene dal male. Je consens, donc je suis, dice Michela Marzano: acconsento, dunque sono. Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età c'è una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».
    Andando controcorrente, la giovane sessuologa arriva ad esaltare i metodi naturali, biasima il discorso femminista e la medicalizzazione del sesso indotta dalla pillola. Quest’ultima viene elevata a «emblema del femminismo, un emblema della causa delle donne». Ma della bontà di un simile feticcio, afferma tranchant, «c’è da dubitare, visti gli effetti sulla salute delle donne e sulla loro sessualità! Sono le donne che vanno a modificare il proprio corpo, e mai l’uomo. È una cosa completamente iniqua. È in questa prospettiva che mi interessano i metodi naturali, perché sono i soli a coinvolgere equamente l’uomo e la donna. Sono basati sulla conoscenza che le donne hanno del loro corpo, sulla fiducia che l’uomo deve avere nella donna, sul rispetto del ritmo e della realtà femminili. Lo trovo in effetti molto più femminista che non distribuire un medicinale a donne in perfetta salute! Facendo della contraccezione una faccenda unicamente femminile, abbiamo deresponsabilizzato l’uomo».
    Sulla questione dell’omosessualità, che oggi tormenta alquanto gli adolescenti, Thérèse ricorda quanto sia riduttivo identificare la persona con un orientamento sessuale: «“Essere omosessuale” è anzitutto una battaglia politica. In nome della difesa dei diritti sono state riunite sotto una stessa bandiera arcobaleno delle realtà diverse che non hanno niente a che vedere le une con le altre. Chiunque dica di “essere omosessuale” ha un vissuto differente, che si inscrive in una storia differente. È una questione di desideri, di fantasie, ma non è per niente una identità propriamente detta. Non bisogna porre la questione in termini di essere, ma in termini di avere. La questione ormai ossessiona gli adolescenti, costretti a scegliere la loro sessualità. La visibilità del «coming out» interroga molto gli adolescenti che si domandano «come si fa a sapere se uno è omosessuale, come sapere se lo sono?». L’omosessualità fa paura, perché i giovani si dicono «se lo sono, non potrò mai ritornare indietro». Definire le persone come «omosessuali» vuol dire generare dell’omofobia. La sessualità non è un’identità. La mia vita sessuale non determina chi sono».
    Che fare dunque con i giovani? Bisogna aiutarli a svilupparsi sessualmente, magari coi soliti corsi di educazione sessuale? «Non bisogna insegnare agli adolescenti a svilupparsi sessualmente», replica ferma. Piuttosto «bisogna insegnare ai giovani a diventare uomini e donne, aiutarli a sviluppare la propria personalità. La sessualità è secondaria in rapporto alla personalità. Invece che parlare ai ragazzi di profilattici, di contraccezione e di aborto bisogna aiutarli a costruirsi, a sviluppare una stima di sé. Bisogna creare uomini e donne che possano essere capaci di entrare in una relazione reciproca. Non occorrono dei corsi di educazione sessuale, ma dei corsi di filosofia!».
    Thérèse Hargot: la nuova schiavitù della rivoluzione sessuale | Informare per Resistere



  7. #217
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Elena e Deborah oggi spose nel Bolognese

    Emilia-Romagna.Nella gremitissima sala consiliare di Castel San Pietro Terme
    <img src="/webimages/img_210x145/2016/7/24/678190287da624e91bd2044c1c373e7d.jpg" alt=" (ANSA)"/>Che bello!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #218
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Che schifo!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #219
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La campagna di H&M a favore della “normalizzazione gay”
    di Rodolfo de Mattei
    Le Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro sono alle porte e H&M, il popolare marchio di abbigliamento “Made in Sweden”, diffusissimo tra i giovani, lancia “For Every Victory” una campagna in collaborazione con il team olimpico svedese che è un vero e proprio spot a favore dell’omosessualità e della fluidità sessuale.
    Il protagonista scelto per l’iniziativa promozionale, non a caso, è William Bruce Jenner, ex atleta statunitense, meglio conosciuto oggi con il nome di Caitlyn Jenner, che da icona dello sport, per aver vinto una medaglia alle Olimpiadi di Montreal nel 1976, è divenuto negli ultimi tempi un’icona gay, celebrata e osannata sulle copertine di tutti i principali quotidiani e magazine internazionali.
    Il transgender statunitense ha accolto con entusiasmo l’ennesima vetrina pubblicitaria, commentando così la sua scelta di prendere parte alla campagna H&M: “Quando ho realizzato le foto per Vanity Fair l’anno scorso, con le quali ho annunciato al mondo chi fossi, mi sono guardata allo specchio e per la prima volta mi sono vista davvero me stessa. (…) Credo davvero che lo sport riesca a portare un cambiamento positivo nella vita delle persone, per questo motivo sono molto orgogliosa di far parte di questa campagna, perché mi ricorda che la forza e il coraggio aiutano a superare tutti gli ostacoli”.
    Oltre a l’ex oro olimpico William Bruce Jenner, nel video sono presenti, tra gli altri, la ginnasta Chelsea Warner, affetta da sindrome di Down; il surfista Mike Coots, che continua a cavalcare le onde anche dopo aver perso una gamba per l’attacco di uno squalo; la pugile cubana Namibia Flores, che ha dovuto superare gli “stereotipi” di un sport prettamente maschile per realizzare il suo sogno di salire sul ring; i King Cross Steelers, la prima squadra di rugby gay-friendly.
    Il messaggio è evidente: mettere sullo stesso identico piano ogni tipo di discriminazione, dall’omosessualità alla sindrome di Down, celebrando lo sport come attività e strumento grazie al quale è possibile superare qualsiasi barriera e diversità.
    L’ennesima propaganda gay, politicamente corretta, volta a “normalizzare” l’indifferenza e la fluidità sessuale secondo il diktat etico imperante.
    Eppure, risulta chiaro ad ogni persona dotata di un briciolo di onestà intellettuale e buon senso, come non sia possibile equiparare anomalie cromosomiche innate, o accidentali disgrazie personali, a precise scelte comportamentali contro natura che una società realmente “sana” e “civile” dovrebbe cercare di contrastare e dissuadere con ogni mezzo piuttosto che promuovere e diffondere.
    La campagna di H&M a favore della ?normalizzazione gay?* ?* di Rodolfo de Mattei * * | Riscossa Cristiana


    Maschio e femmina li creò? Secondo alcuni, anche no
    Nerella Buggio
    Fa discutere il ddl 2042 depositato lo scorso 14 luglio al Senato con il titolo "Norme di contrasto alle terapie di conversione dell'orientamento sessuale dei minori". Reprimere o ostacolare la scelta dell’orientamento sessuale di un minore “deve essere punito”. Fino a 2 anni di carcere e da 10mila a 50mila euro di multa, oltre alla sospensione dalla professione, se a compiere la forzatura sono psicologi, pedagogisti, consulenti, educatori, assistenti sociali.
    Vorremo solo arrivare alle ferie sereni, abbiamo lavorato un anno, è stato faticoso, ci spetterebbe del meritato riposo, ma qui i treni si scontrano, gli islamici noleggiano camion e falciano vite umane sulla promenade, un pazzo che grida Allah è grande prende ad accettate una madre con i suoi figli, in Turchia un colpo di Stato durato quattro ore ha fatto in modo che nel paese peggiorasse la situazione, epurazioni, ripristino della pedofilia e la lista potrebbe non terminare qui. Capite che il desiderio di stendersi al sole o di fare lunghe passeggiate rigeneranti in montagna è comprensibile, ma nel frattempo la Legge Cirinnà avanza e pare che non si possa tornare a scuola se qualcuno non spiega ai nostri figli che è sbagliato credere che si nasca maschi e femmine, non è così, si nasce, punto, poi con il tempo si sceglie il genere, questa è la libertà.
    La norma presentata dai senatori Cirinnà e Lo Giudice su omosessualità, bisessualità e transessualità, prevede tra l’altro, due anni di carcere allo psichiatra o psicologo con multa dai 10 ai 50mila euro per “chiunque esercitando la pratica professionale faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale”.
    Se vostro figlio adolescente ha un po’ di confusione sulla sua identità, non pensiate di farlo aiutare, di cercare di capire se è felice, perché non sempre omosessuale è bello, magari un professionista può esservi di aiuto, no, il professionista del caso se passa la Legge Cirinnà rischia pesanti multe e la galera. E’ libertà questa? Si può intervenire per Legge per decidere chi il medico può curare e di chi invece non può prendersi cura? Può lo Stato decidere le terapie, sostituirsi al medico al professionista? Qui stiamo esagerando, se il ddl diventerà legge lo psichiatra rischia di finire in carcere se deciderà di sostenere insieme ai genitori il percorso di un minorenne con un’identità sessuale non ancora chiara.
    Cosa ci sta accadendo? Quando abbiamo finito per credere che tutto sia “liquido” che la libertà sia assenza di realtà? Che nemmeno il sesso con il quale nasciamo sia cosa buona con il quale fare i conti, ma solo un impedimento alla nostra libertà?
    Quattro adulti in un centro massaggi adescano un diciasettenne, si mascherano e lo violentano, il filmato li incastra, un giornale locale li chiama “froci pervertiti” e subito vengono querelati per l’uso dispregiativo dei termini, ma se fossero stati quattro eterosessuali a violentare e avessero scritto – bestie pervertite – qualcuno avrebbe avuto da ridire? E’ Froci che scandalizza? Il mondo va a rotoli e anziché provare pietà per l’adolescente violentato si discute se possano offendersi i violentatori.
    Che fare? Ricominciare dall’educazione, dalle cose semplici, per questa estate portate i vostri figli a vedere cose belle, non lasciateli ai baby club portateli a pranzo dai nonni, i sapori e i profumi dell’infanzia rimangono come bagaglio da adulti, parlategli del mondo che non hanno conosciuto, si lamenteranno ma rimarrà loro il ricordo, ve ne saranno grati quando non ci sarete più.
    Il racconto dei nonni di quando non si conoscevano i pokemon, ma si capiva guardando il cielo se avrebbe piovuto, di quando si andava a scuola in bicicletta, nessuno veniva a portarti la cartella, si giocava per strada e non c’erano allenatori o educatori a dettare le regole ma ci si accordava litigando tra ragazzi. Parlategli del vostro batticuore quando avete incontrato la loro madre, è bello sapere che i tuoi (che ora magari vivono in case separate) si sono voluti bene, o che il cielo lo voglia, se ne vogliono ancora. Parlate loro della vostra sorpresa e del vostro batticuore quando li avete presi in braccio la prima volta, quando vi siete sentiti adulti perché padri e madri di un nuovo essere umano che si affidava completamente a voi. Insomma ditegli con i fatti che vale la pena vivere, che nonostante il dolore, la fatica, la crisi, la congiuntura astrale, vivere è una gran bella cosa e imparare a gustare i giorni, ad ascoltare gli amici, a stare in silenzio a pensare un po’ a noi, alle cose belle che diamo per scontate può solo farci bene, e qualche volta renderci migliori.
    Maschio e femmina li creò? Secondo alcuni, anche no

  10. #220
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Associazione Americana di Pediatria: l’ideologia di genere è un abuso infantile!
    Nessuno nasce con un genere. Tutti nascono con un sesso biologico
    L’Associazione Americana di Pediatria esorta gli educatori e i legislatori a respingere tutte le politiche che condizionano i bambini ad accettare come normale una vita di personificazione chimica e chirurgica del sesso opposto. Sono i fatti a determinare la realtà, non l’ideologia.
    1. La sessualità umana è un tratto biologico binario oggettivo: “XY” e “XX” sono marcatori genetici di salute, non di un disturbo. La norma per il progetto umano è essere concepito come maschio o come femmina. La sessualità umana è binaria per progetto, con l’ovvio proposito della riproduzione e del fiorire della nostra specie. Questo principio è evidente in sé. I disturbi estremamente rari di differenziazione sessuale (DDS) – anche, ma non solo, la femminilizzazione testicolare e l’iperplasia surrenale congenita – sono tutti deviazioni medicalmente identificabili della norma binaria sessuale, e sono giustamente riconosciuti come disturbi del progetto umano. Gli individui con DDS non costituiscono un terzo sesso.
    2. Nessuno nasce con un genere, ma tutti nascono con un sesso biologico. Il genere (una consapevolezza e una percezione di sé come uomo o donna) è un concetto sociologico e psicologico, non un concetto biologico oggettivo. Nessuno nasce con una consapevolezza di se stesso come maschile o femminile; questa consapevolezza si sviluppa nel corso del tempo, e come tutti i processi di sviluppo può essere sviata da percezioni soggettive, relazioni ed esperienze avverse del bambino, fin dall’infanzia. Le persone che si identificano come se si sentissero “del sesso opposto” o “in qualche punto tra i due sessi” non costituiscono un terzo sesso. Restano uomini biologici o donne biologiche.
    3. La convinzione di un lui o di una lei di essere qualcosa che non è indica, nella migliore delle ipotesi, un pensiero confuso. Quando un bambino biologicamente sano crede di essere una bambina, o una bambina biologicamente sana crede di essere un bambino, esiste un problema psicologico oggettivo, che è nella mente, non nel corpo, e dev’essere trattato in quanto tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere (DG). La disforia di genere, prima chiamata disturbo di identità di genere (DIG), è un disturbo mentale riconosciuto dall’edizione più recente del Manuale di Diagnosi e Statistica dell’Associazione Psichiatrica Americana (DSM-V). Le teorie psicodinamiche e sociali della DG/DIG non sono mai state confutate.
    4. La pubertà non è una malattia – e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Reversibili o meno, gli ormoni che bloccano la pubertà inducono a uno stato malato – l’assenza di pubertà – e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino fino a quel momento biologicamente sano.
    5. Cerca il 98% dei bambini e l’88% delle bambine confusi riguardo al proprio sesso finiscono per accettare il proprio sesso biologico dopo essere passati naturalmente per la pubertà, secondo il DSM-V.
    6. I bambini che usano sostanze che bloccano la pubertà per essere del sesso opposto richiederanno ormoni dell’altro sesso alla fine dell’adolescenza. Questi ormoni (testosterone ed estrogeni) sono associati a rischi per la salute, come aumento della pressione arteriosa, formazione di coaguli di sangue, incidenti vascolari cerebrali e cancro.
    7. L’indice di suicidio tra gli adulti che usano ormoni del sesso opposto e si sottopongono a interventi di cambiamento di sesso – anche nei Paesi che sostengono maggiormente i cosiddetti LGBTQ, come la Svezia – è 20 volte superiore. Quale persona ragionevole sarebbe capace di condannare bambini e giovani a questo destino, sapendo che dopo la pubertà circa l’88% delle bambine e il 98% dei bambini finirà per accettare la realtà avendo una buona salute fisica e mentale?
    8. Condizionare i bambini perché credano che una vita intera di personificazione chimica e chirurgica del sesso opposto sia normale e salutare è un abuso infantile. Approvare la discordanza di genere come normale attraverso la rete pubblica di istruzione e di politiche legali servirà a confondere i bambini e i genitori, esponendo più bambini alle “cliniche di genere” e ai farmaci che bloccano la pubertà. Questo, a sua volta, garantisce praticamente che questi bambini e adolescenti “scelgano” una vita intera di ormoni cancerogeni e tossici del sesso opposto, oltre a pensare alla possibilità della mutilazione chirurgica superflua di parti sane del loro corpo quando saranno giovani adulti.
    Associazione Americana di Pediatria: l?ideologia di genere è un abuso infantile! - Salute - Aleteia.org - Italiano

 

 
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