(Il libro di Paolo Mieli, l'Arma della Memoria, e il pensiero di Bacone).
C'è del Mieli l'arma della memoria
la storia non è morta di fantasmi in salamoia
la storia come base del presente opprimente
il presente che ricorda prima che rimorda
la memoria non è ironia, neppure facendone un'ontologia
di certe idee autoritarie, la moria, sì
pericolo imminente, indimostrabili ecchimosi.
Bacone scaccia gli idoli, le pulci, le tesi anseatiche
(come la tesi: "Garibaldi fu Benito, fu Benito ad una gamba
Garibaldi che comanda, che comanda la memoria stramba
quale del suo dolore la pronuncia ?
di un grido, non un'oncia
il grido di chi fece l'impresa
e fermò sé stesso a un cenno d'intesa
baffo bipartitico pensiero unitario e mai unico
decreta la fine delle tensioni perennanti
livellate in cause ambivalenti felici e concludenti
retrodata il poc'anzi, lo defenestra dianzi,")
le muta in ripartenza al netto dell'indifferenza: in etiche
e poi pesca la perla truce, che mai coscienza induce
la propria insufficienza, libera, liberale o nata poc'anzi
la muta in ignoto impossibile a conoscersi o a farsi.




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