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Discussione: Le strade romane

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    Predefinito Le strade romane

    Flaminia Militare, quel percorso dimenticato scoperto da due archeologi a tempo perso

    Una scorciatoia per le legioni, che collegasse Roma alla Pianura padana attraverso la Futa. Individuata per caso, oggi sarà ripulita dai volontari di Legambiente


    Valerio Varesi

    Da duemila anni i ricordi si rincorrevano dal crinale ai paesi più a valle: “Lassù a Pian di Balestra passavano i romani…”. Forse una fola, come le tante che si raccontavano in Appennino davanti al camino, nelle stalle o nelle osterie d’inverno. L’avevano sentita fin da piccoli anche Cesare Agostini e Franco Santi, l’uno avvocato, l’altro muratore scalpellino, entrambi nati nel comune di San Benedetto val di Sambro. I romani? Mah! Dicerie.

    Però, un giorno Santi va a cavare dell’arenaria proprio a Pian di Balestra e la roccia gli dischiude una prima prova: una moneta romana dell’epoca repubblicana con tanto di Lupa, Romolo e Remo. Sta a vedere che avevano ragione i nostri vecchi, pensa lo scalpellino. Così, un po’ per amore, un po’ per follia, Santi e Agostini si mettono a scavare. Ci provano per anni finché, un giorno d’agosto del ’79 a Pian di Balestra, il piccone incoccia in una pietra, poi in un’altra e un’altra ancora: spunta un lastrico. A mano a mano che se ne scorge la larghezza si capisce che è una strada. La misurano: è 2 metri e 40 centimetri, giusto gli otto piedi romani, la carreggiata minima codificata dagli ingegneri capitolini.

    E’ questa la Flaminia militare che oggi i volontari di Legambiente ripuliranno per lunghi tratti dalle foglie del bosco di carpini e faggi attraverso il quale passa la vecchia via, che sale fin sulla cresta della Futa per poi scendere sul versante toscano verso l’antico insediamento di Fiesole, nato prima di Firenze. L’associazione ecologista, che ha chiesto per questo tracciato la tutela Unesco, lavorerà con tre gruppi che partiranno rispettivamente dal camping di Monte di Fò, dal cimitero germanico del passo della Futa e dal bar di Bruscoli a Firenzuola. Sarà riscoperto l’antico cammino che il console Caio Flaminio percorse dopo la campagna contro i Liguri condotta assieme al collega Marco Emilio Lepido e terminata nel 187 avanti Cristo.

    La storia della Flaminia militare, infatti, è strettamente intrecciata con quella della via Emilia recentemente scoperta con grande eco sotto via Ugo Bassi, in pieno centro a Bologna. La prima partiva proprio all’altezza dell’attuale via Venezian e saliva verso l’Appennino. Ma nel corso dei secoli, di questa strada si era smarrito l’itinerario. Da una parte il ricordo degli avi che la collocavano sulla Futa, dall’altra le ipotesi degli studiosi di storia romana che la volevano sulla Raticosa, più a est. Santi e Agostini con la passione e tante ore di badile, dimostrarono che quella tramandata per due millenni non era la memoria di una fola, ma la realtà.

    “La scoperta ci riempì d’entusiasmo – ricorda Agostini – così che ci mettemmo a scavare per cercare altri tratti. Siccome la strada filava dritta, non faticammo a individuarne l’itinerario fino al passo della Futa”. Vent’anni di scavi per dimostrare dove scollinava la strada militare. Poi, finalmente, nel ’99 la dimostrazione del passaggio a nord e a sud del passo: i cattedratici bolognesi confutati a colpi di piccone.

    Si diceva della strana coincidenza tra via Emilia e via Flaminia militare. “I romani costruirono la prima dopo aver conquistato la pianura padana congiungendo Piacenza a Rimini e quindi con Roma attraverso la Flaminia costruita dal console Gaio Flaminio, il padre di Caio artefice della gemella militare”, spiega ancora Agostini citando la testimonianza di Tito Livio. “Dopo aver sconfitto i liguri, al povero Caio il Senato romano affibbiò il compito di tracciare una via militare per i collegamenti rapidi con la pianura padana. Per lui la via del ritorno fu tremendamente faticosa!” Il tempo ha poi ricoperto il percorso abbandonato con 80 centimetri di terra e foglie e di questa impresa edile sono rimasti solo i ricordi. Quelli tramandati da duemila anni e giunti fino a Santi e Agostini, archeologi per caso. Per avventura, amore e follia.

    Flaminia Militare, quel percorso dimenticato scoperto da due archeologi a tempo perso - bologna.repubblica.it/(con galleria fotografica)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 17-10-15 alle 00:11
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Re: Le strade romane

    "TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA"

    Ed infatti le strade romane furono concepite in modo da partire tutte da Roma per ogni singola destinazione, come una stella, in modo da evitare che le province entrassero in contatto unendosi per ribellarsi all'Impero.


    Allo scopo di realizzare percorsi il più brevi possibile, venivano creati tracciati rettilinei anche a costo di affrontare ostacoli naturali imponenti. Le strade non aggiravano gli impedimenti quali fiumi, paludi o pareti rocciose, ma gli architetti preferivano soluzioni dirette.
    I corsi d'acqua venivano superati con ponti in pietra realizzati con archi, tecnica in cui i Romani erano maestri. Questi erano così ben costruiti che non solo sono giunti intatti sino a noi, ma molti vengono tutt'ora utilizzati!
    Nei terreni paludosi si innalzava il livello della strada fino a due metri sopra la palude per mezzo di grandi riempimenti di pietre.
    In prossimità di massi che ostruivano il cammino si ricorreva a gallerie scavate a mano (una di queste è tutt'ora percorsa da una strada statale in prossimità di Fano!).
    Nei pressi di dirupi, terreni montuosi o collinari si ricorreva a grandi sbancamenti o tagli verticali netti delle rocce o a terrapieni sorretti da enormi muraglioni.
    Nelle strette valli o nei passaggi montuosi, la strada veniva tenuta molto in quota in modo da scongiurare imboscate da parte di nemici.

    Altra prerogativa delle strade romane era che queste dovevano essere efficienti e durare a lungo, per questo la tecnica di costruzione era molto elaborata e precisa.
    Le vie più semplici erano le viae terranea (in terra battuta) che a volte venivano ricoperte di ghiaia (viae glarea stratae). Le strade più importanti erano le strade lastricate, viae silice stratae. Queste strade avevano una struttura ben precisa e definita, originariamente sancita dalle XII Tavole (datate attorno al 450 a.c.): per esempio la larghezza media andava dai 4 ai 6 metri, potevano avere due marciapiedi (margines) laterali di 2/3 metri di larghezza circa o anche più. Avevano uno spessore che andava dai 90 ai 120 cm, ed erano formate da una massicciata di tre strati di pietre sempre più piccole, legate con malta (ciò per permettere una maggior resistenza e durata nel tempo), e dal piano stradale lastricato, costituito da uno strato di blocchi di pietra spianati e accostati. La costruzione iniziava con lo scavare un "letto" (gremium) tra due solchi, i quali ne delimitavano la larghezza, nel quale sarebbero stati posati i vari strati di pietre. Lo strato più basso, era composto da pietre molto grandi come sassi ed era detto statumen, il secondo chiamato ruderatio era formato da ciottoli di medie dimensioni, il terzo da ghiaia mista ad argilla detto nucleus, ed il quarto era il vero e proprio manto stradale chiamato pavimentum: esso era composto da lastre grosse e piatte incastrate perfettamente tra loro e unite da brecciolina in modo da assorbire l'acqua piovana. Inoltre la parte centrale della carreggiata era a schiena d'asino per favorire il deflusso dell'acqua.
    Nei percorsi che attraversavano le valli, i passi montani e le paludi la tecnica costruttiva poteva variare a seconda della morfologia del terreno ma sempre mantenendo le prerogative di robustezza e resistenza. La strada era sorretta a valle e protetta a monte da piccoli o giganteschi muraglioni in pietre spesso mastodontiche, incastrate perfettamente tra di loro. Questi potevano formare dei terrapieni su cui poi le strade venivano adagiate.

    Dopo duemila anni il cemento che i Romani misero fra le pietre si è consumato, dandoci l'idea di una superficie su cui si viaggiasse molto male con un carro, ma la strada originale era di certo quasi liscia. Queste notevoli strade erano resistenti alla pioggia, al gelo e alle inondazioni, e non avevano bisogno o quasi di riparazioni, come si può ben vedere ancora oggi, dopo due millenni!

    Salaria: per capire - Come erano costruite le strade romane - http://www.altavalledelvelino.com/
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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