https://www.reddit.com/r/lgbtsex/com...al_fuckin_hot/
Poi quando sento parlare di sottogeneri mi vengono sempre in mente ste robe
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Al di là delle endemiche digressioni, ritornando in argomento, mi sembra che l'intervista dica cose interessanti, specie l'invito a evitare seghe mentali quando ci si trova in un palese stato d'eccezione...




In ogni caso si potrebbe pensare alla procreazione non come un condannare la propria prole a un pessimo futuro, ma come la possibilità di educare i propri figli all'antimodernismo. Trasformarli in creature malvagie.
Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton




Intervista a Franco G. Freda di Elena Filini (Il Gazzettino)
27 ottobre 2015 alle ore 15:29
Un commento sulla morte del giudice Stiz.
"Davanti alla morte ci vorrebbero rispetto e silenzio. Mi pare che di questa opinione non siano invece i suoi colleghi cronisti, che attribuiscono al defunto il merito di una ricostruzione delle responsabilità che due corti d’Assise – Catanzaro e Bari – e la corte suprema di Cassazione hanno radicalmente escluso e che solo una vendetta ideologica, travestita da surrettizia valutazione giuristica, ha ridicolmente certificato. Anche risalendo ad allora, per esempio, chi aveva ragione? Il giudice Stiz a dar credito a un Lorenzon o il giudice Occorsio, che si era lamentato, proprio dopo aver ascoltato Lorenzon, come scrive un cronista de ‘L’espresso’: “Mi hanno mandato uno mezzo matto e mezzo frocio”?
Può raccontare qualcosa sulla Treviso di quegli anni?
“La Treviso di quegli anni era un romanzo. Ci vorrebbe qualcuno che lo raccontasse come si deve. Il Ventura che rileva la celebre libreria di Perazzetta e si ritrova come dote para-contrattuale montagne di debiti. Il suo caro amico d’antan, infervorato all’idea della rivoluzione, che si propone come manovalanza e poi si rimangia tutto. I ricchi (rossi, neri, bianchi, ex partigiani) che si fanno incantare dalla cultura, dalla loquela, dal carisma di Giovanni Ventura e lo aiutano a tappare i buchi del dissesto. Gli intellettuali (sempre rossi, neri, bianchi, ex partigiani), che, certi che sia ricco sfondato, smaniano per farsi pubblicare da lui. Il fugone di tutti, dopo. Il poeta da antologie, smemorato forse per il troppo prosecco di Valdobbiadene, che rinnega il suo editore.
E, sullo sfondo, i malanni dell’Italia democristiana. Il mantra dei schèi su tutte le bocche. Le femmine, incapaci di libero piacere, che cercano di incastrare chi le mantenga. Il tirare a campare quotidiano. Il Bus de la Lum che rigurgita i ricordi della guerra civile del ’44-’45. Grandi tragedie e piccolissima umanità.”
Venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?


Un 'eroe civile', secondo certa stampa sottosviluppata, solo perché s'inventò la pista nera...

