



Sulla sua possibile partecipazione alle primarie di Milano, è*intervenuto lo stesso Sala, in un’intervista con Giovanni Floris a Dimartedì: “Il Pd è il mio partito di riferimento”. Su una sua ipotetica*candidatura, Sala*è stato altrettanto chiaro: “io arrivo da cinque anni durissimi, non sono lì a scalpitare a 57 anni per ambizione, non sto cercando una poltrona” – e ha aggiunto: “se il Pd non ha al suo interno un politico da candidare vengono da me partendo però da questo presupposto: attenzione, non sto a cercare una poltrona. Io non chiedo che le forze politiche si adattino a quello che sono, non ho un carattere facilissimo tra l’altro, ma io non mi voglio snaturare. La gente sa cosa so fare e cosa no”. Sulla modalità di scelta dei candidati, si è espresso in maniera critica: “qui si parla di primarie e non di idee” – quindi “confrontiamoci prima su questo, e poi parleremo delle primarie, quando si chiarirà come vanno fatte”.
Il premier ha ribadito la necessità di usare sempre questo strumento: “per sindaci, presidenti di regione e segretario-candidato premier. Per le cariche apicali, insomma. Però, con regole chiare. Si ricorda Cofferati? Ha corso, ha perso, è scappato come quei bambini che non rispettano le regole e portano via il pallone. La prima regola è la lealtà: chi perde aiuta chi vince. Altrimenti si possono vincere le primarie, ma si perdono le secondarie”. Non mancano riferimenti alla minoranza PD: “mi sembra in ogni caso stravagante che la parte del Pd che le ha sempre esaltate metta in conto alla segreteria sconfitte (il comune di Venezia, la Liguria) dove pure le primarie si erano tenute. Felice Casson, per fare un solo esempio, era frutto delle primarie o no?”.
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Non capisco cosa ci sia di vergognoso. Ci si prende un impegno reciproco e lo si dice (e scrive) chiaramente. Dovrebbe avvenire sempre, per quanto mi riguarda.




Aridaje con 'sti USA. Ma che paragone è, Dav? Là fanno le primarie da sempre, in un sistema politico e partitico che col nostro centra una sega.
Come si sottoscrive una carta dei valori comune non vedo il problema nell'impegnarsi a sostenere chiunque vinca le primarie.


Se ci si mette insieme, in una coalizione di centrosinistra, si presume che si voglia far vincere quella coalizione.
Quindi a che servirebbe la firma di lealtà?
Ad evitare possibili slealtà già verificate?
Guarda che anche io penso che in queste condizioni sia necessario. Ma non la vedo come una cosa bella. E vuole anche dire che in ogni caso al primo ed al secondo turno, l'elettorato del centrosinistra, farà fatica ad andare unito.
Se non ci credono i loro capi perché dovrebbero crederci gli elettori?


Ma non è stato fatto anche tutte le altre volte?
Against all odds