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Discussione: Suicidio

  1. #1
    Aghori
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    Predefinito Suicidio

    Tradizionalmente come viene considerato? Se c'è già una discussione in merito scusate...
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

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  2. #2
    Papessa
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Sul suicidio rituale:

    http://forum.politicainrete.net/esot...o-rituale.html

    Ovviamente il suicidio rituale non comporta alcun contrappasso negativo di tipo karmico.

    Il suicidio commesso per motivi di umana disperazione, depressione, malattia nervosa, cause di ordine banale comporta una sofferenza che prosegue sui piani sottili, come naturale trasposizione della situazione interiore terrena.

    Il suicidio commesso per nobili motivi (per non tradire i compagni, per salvare altre vite, per liberare da un peso familiari e società, motivi di onore ecc.) avrà adeguate contropartite karmiche in senso positivo.

    In sintesi: quel che conta non è l'atto in sè bensì la motivazione che lo muove e il corrispondente stato interiore con il quale lo si affronta. Solo questo produce il discrimine.
    Ultima modifica di primahyadum; 27-06-10 alle 17:56
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Sul suicidio rituale:

    http://forum.politicainrete.net/esot...o-rituale.html

    Ovviamente il suicidio rituale non comporta alcun contrappasso negativo di tipo karmico.

    Il suicidio commesso per motivi di umana disperazione, depressione, malattia nervosa, cause di ordine banale comporta una sofferenza che prosegue sui piani sottili, come naturale trasposizione della situazione interiore terrena.

    Il suicidio commesso per nobili motivi (per non tradire i compagni, per salvare altre vite, per liberare da un peso familiari e società, motivi di onore ecc.) avrà adeguate contropartite karmiche in senso positivo.

    In sintesi: quel che conta non è l'atto in sè bensì la motivazione che lo muove e il corrispondente stato interiore con il quale lo si affronta. Solo questo produce il discrimine.
    scusa la curiosità, Papessa: ma te credi nella reincarnazione?

  4. #4
    Papessa
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da estate tax Visualizza Messaggio
    scusa la curiosità, Papessa: ma te credi nella reincarnazione?
    Certamente. Mai avuto dubbi.
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Suicidio

    si può inserire in questo contesto anche il suicidio per inanizione dei Giaina Digambara, chiamato Santhara


  6. #6
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da prymahyadum
    Il suicidio commesso per nobili motivi (per non tradire i compagni, per salvare altre vite, per liberare da un peso familiari e società, motivi di onore ecc.) avrà adeguate contropartite karmiche in senso positivo.

    repapelle:
    Ti verrà abbonato un incidente d'auto , 4 martellate sulle dita, 16 abrasioni,
    un lavoro sicuro e 2 anni e 8 mesi di vita in più a quella che avresti dovuto avere.

    Ovviamente le mie affermazioni valgono le tue: sono entrambe indimostrabili.

    Il motivo d'onore è qualcosa che dovrebbe far evolvere un'anima ??????repapelle:repapelle:repapelle:
    Ultima modifica di Z4rdoz; 28-06-10 alle 08:25

  7. #7
    Papessa
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio
    repapelle:
    Ti verrà abbonato un incidente d'auto , 4 martellate sulle dita, 16 abrasioni,
    un lavoro sicuro e 2 anni e 8 mesi di vita in più a quella che avresti dovuto avere.

    Ovviamente le mie affermazioni valgono le tue: sono entrambe indimostrabili.

    Il motivo d'onore è qualcosa che dovrebbe far evolvere un'anima ??????repapelle:repapelle:repapelle:
    Sembra impossibile poter trovare una tua risposta che non sia demenziale, Zardoz....ma ti risponderò lo stesso...

    Il "motivo d'onore" è GIA' lo specchio di una personalità che possiede valori interiori , dignità, rispetto di sè, atteggiamento non meschino nei confronti delle cose. Ovviamente vi furono tempi in cui la pressione sociale era molto forte per spingere a questo tipo di soluzione, ma essa dimostra comunque sprezzo della paura e statura morale.

    L'evoluzione dell'uomo non dipende strettamente da gesti come questo, per quanto una delle doti di colui che vuole porsi in cammino debba essere il coraggio e anche la determinazione di oltrepassare ogni ostacolo esteriore e soprattutto interiore. Dunque non vi è alcun contrasto, nè opposizione di sorta.
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  8. #8
    .... .....
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Sembra impossibile poter trovare una tua risposta che non sia demenziale, Zardoz....ma ti risponderò lo stesso...

    Il "motivo d'onore" è GIA' lo specchio di una personalità che possiede valori interiori , dignità, rispetto di sè, atteggiamento non meschino nei confronti delle cose. Ovviamente vi furono tempi in cui la pressione sociale era molto forte per spingere a questo tipo di soluzione, ma essa dimostra comunque sprezzo della paura e statura morale.

    L'evoluzione dell'uomo non dipende strettamente da gesti come questo, per quanto una delle doti di colui che vuole porsi in cammino debba essere il coraggio e anche la determinazione di oltrepassare ogni ostacolo esteriore e soprattutto interiore. Dunque non vi è alcun contrasto, nè opposizione di sorta.
    Cristallizzare un valore morale porterà a non disintegrarsi psichicamente ..ma non ad evolvere spiritualmente..e il coraggio..la determinazione etc..sono valori sia del fanatico che dell'uomo consapevole..anche se certi termini per lui non hanno più senso..in quanto ormai ha superato l'individualità e la morte è solo un sogno..
    C'è solo un modo per evolvere..ed è mutare il livello energetico a causa del potere che il Centro..richiama a sé..
    In parole povere..il suicidio potrebbe essere un'occasione per cristallizzare il senso di sé..oppure un'occasione per centrarsi su qualche valore civile..o politico o morale..e in questi casi non si può parlare di evoluzione interiore ma di stabilizzazione che poi è il fine dell'exoterismo o delle morali..qualunque siano..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum
    Il "motivo d'onore" è GIA' lo specchio di una personalità che possiede valori interiori , dignità, rispetto di sè,...
    Un atto volontario, ispirato da alti valori, o un atto volontario, per far cessare un dolore dell'animo, è un atto eseguito da esseri umani totalmente inconsapevoli.
    Così come sono inconsapevoli tutti quelli che dicono che ci sono dei valori etico-morali superiori alla Vita.
    Queste persone invece di difendere la Vita difendono un'onore ?... un valore morale ??????????????????????????
    I valori etico-morali vengono dopo che un'essere umano ha ricevuto il dono della Vita.
    Così come tutte le cose che facciamo vengono dopo il fatto che siamo vivi.
    Chi ribalta questa Verità ha dei GROSSI PROBLEMI.
    Chi ribalta questa Verità ha qualcosa da difendere che non c'entra nulla con la Vita che si toglie.
    Sta difendendo il SUO onore, la SUA dignità, un SUO valore...; e non sta minimamente guardando su cui poggiano questi castelli di carte che si è inventato !!!

    Te sei la spiritualista del fine settimana; sei ancora attaccata al mondo e alle cose degli uomini; parli del Karma e non sai nulla della Vita e della Libertà da cui questa deriva, parli di cose inventate dagli uomini per il loro uso e consumo;
    queste cose le possono dire solo quelle persone che non hanno compreso cos'è il distacco.
    Dignità , morale , etica, onore: sono tutte gabbiette per infilarci dentro degli uomini inconsapevoli ; UOMINI CHE NON SONO LIBERI.
    Dire poi che quest'atto porterà un qualche beneficio in un'altra vita, come dici tu, e un'abberrazione ancora maggiore; questa è aria fritta.

  10. #10
    Papessa
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio

    Te sei la spiritualista del fine settimana;
    questa è aria fritta.
    repapelle: repapelle: repapelle:

    M'inchino all'illuminato del lunedì mattina....repapelle:
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  11. #11
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Di seguito riporto un interessante intervista a Jiddu Krishnamurti riguardo al suicidio:


    INTERROGANTE (I): Mi piacerebbe parlare del suicidio, non perche’ nella mia vita ci siano delle crisi, neanche perche’ abbia qualche motivo di pensare al suicidio, ma perche’ il problema sorge necessariamente quando si ha davanti agli occhi la tragedia della vecchiaia: la tragedia della disgregazione fisica, il crollo del corpo, e lo scomparire di una vera vita nelle persone a cui cio’ accade. C’e’ qualche motivo per prolungare la vita quando si raggiunge questo stato, c’e’ qualche motivo per prolungare quel che e’ ormai un vestigio di vita? Non sarebbe piuttosto un atto di intelligenza riconoscere che a un certo punto l’utilita’ della vita termina?
    KRISHNAMURTI (K): Se e’ l’intelligenza che vi spinge a morire, allora quella stessa intelligenza avrebbe dovuto impedirvi di fare invecchiare prematuramente il vostro corpo.

    I: Ma non arriva il momento in cui neanche l’intelligenza della mente puo’ impedire al corpo di deteriorarsi?
    K: Dovremo analizzare il problema molto profondamente. Molte cose vi sono implicate, non e’ cosi’? Il deteriorarsi del corpo, dell’organismo, la senilita’ della mente, la totale incapacita’ che porta con se’ resistenza. Abusiamo continuamente del nostro corpo per abitudine, il gusto del mangiare, la trascuratezza. Il piacere del mangiare e il godimento che se ne trae controllano e determinano l’attivita’ dell’organismo. Quando succede questo, viene distrutta la naturale intelligenza del corpo. Nelle riviste si ammirano grandi varieta’ di cibi, dai colori bellissimi, fatti per soddisfare il senso del gusto, non per dare benefici al corpo. Cosi’ dalla gioventu’ in poi indebolite e distruggete quello che doveva essere uno strumento di alta sensibilita’, attivo, funzionante come una macchina perfetta. E questo per una parte, perche’ poi c’e’ la mente che per venti, trenta o ottanta anni ha vissuto continuamente lottando e resistendo. Essa conosce solamente contraddizioni e conflitti, sia emotivi che intellettuali. Tutte le forme di conflitto non solo sono delle distorsioni ma con se’ portano la distruzione. Ecco dunque alcuni dei fattori intimi ed esterni del deterioramento: l’eterna attivita’ egocentrica con i suoi processi isolatori.
    Cero c’e’ il logoramento naturale del corpo oltre a quello anormale. Il corpo perde le sue capacita’ e i suoi ricordi, e gradualmente subentra la senilita’. Voi mi chiedete se a questo punto una persona potrebbe commettere il suicidio, ingoiare una pillola che la uccida? Chi fa la domanda: una persona anziana, oppure quelli che guardano la vecchiaia con dispiacere, disperazione e paura del proprio logoramento?

    I: Be’, naturalmente dal mio punto di vista la domanda e’ motivata dal dolore di vedere la vecchiaia di altre persone, dato che presumibilmente in me non e’ ancora incominciata. Ma non c’e’ anche un atto dell’intelligenza che, guardando avanti a un possibile sfacelo del corpo, si chiede se non sia inutile continuare a vivere quando l’organismo non e’ piu’ capace di vita intelligente?
    K: I dottori permetteranno l’eutanasia? I dottori, o i governi permetteranno che il paziente si suicidi?

    I: Senz’altro questo e’ un problema legale, sociologico, e in certe persone anche morale, ma non stavamo parlando di questo, non e’ vero? Ci stavamo chiedendo se il singolo individuo ha il diritto di por fine alla sua vita, e non se la societa’ glielo permetterebbe.
    K: State chiedendo se si ha il diritto di decidere della propria vita, non solamente quando si e’ vecchi o si sia consapevoli dell’avvicinarsi della vecchiaia, ma se e’ moralmente giusto commettere il suicidio in qualsiasi momento?

    I: Esiterei a parlare di moralita’ a questo proposito, perche’ la moralita’ e’ un fatto condizionato. Tentavo di porre la domanda a puro livello di intelligenza. Fortunatamente per il momento non devo affrontare il problema personalmente, cosi’ posso analizzarlo, credo, in modo assolutamente spassionato; ma come semplice esercitazione dell’intelligenza umana, qual e’ la risposta?
    K: State dicendo, un uomo intelligente puo’ commettere il suicidio? E’ cosi’?

    I: Oppure, il suicidio puo’ essere l’azione di un uomo intelligente, in determinate circostanze?
    K: E’ la stessa cosa. Dopo tutto si giunge al suicidio sia da una assoluta disperazione, causata da profonda frustrazione, sia da una paura insolubile, sia dalla consapevolezza della mancanza di significato di un certo tipo di vita.

    I: Vorrei interrompervi, per dire che e’ generalmente cosi’, ma io cerco di porre la domanda al di fuori da qualsiasi motivazione. Quando si giunge alla disperazione allora e’ implicato un motivo terribile ed e’ difficile separare l’emozione dall’intelligenza; io sto cercando di fermarmi allo stadio della pura intelligenza, senza emozione.
    K: Ci state chiedendo se l’intelligenza permette qualsiasi forma di suicidio? No, naturalmente.

    I: Perche’ no?
    K: In realta’ bisogna capire la parola intelligenza. E’ l’intelligenza che permette che il corpo si deteriori per l’abitudine, la debolezza, la soddisfazione del gusto, del piacere, e cosi’ via? Questa e’ intelligenza, azione dell’intelligenza?

    I: No; ma se si arriva a un punto della vita in cui s’e’ fatto gia’ uso poco intelligente del corpo senza che questo abbia ancora avuto effetto su di esso, non si puo’ tornare indietro e rivivere la propria vita.
    K: Quindi, diventate consapevole della natura distruttiva del tipo di vita che conduciamo e smettete di vivere in quel modo immediatamente, e non in una data futura. L’atto immediato di fronte al pericolo e’ un atto di giudizio, di intelligenza; e il rimandare, come la ricerca del piacere, indica mancanza di intelligenza.

    I: Si’, capisco.
    K: Ma non capite anche qualcosa di fattuale e vero, che il processo isolatore del pensiero con la sua attivita’ egocentrica e’ una forma di suicidio? L’isolamento e’ suicidio, sia esso l’isolamento di una nazione o di una organizzazione religiosa, o di una famiglia o di una comunita’. Siete gia’ preso in quella trappola che in ultima analisi vi condurra’ al suicidio.

    I: Parlate dell’individuo o del gruppo?
    K: Di entrambi. Siete imprigionato dall’esempio.

    I: Che cosa porta in ultima analisi al suicidio? Ma se non tutti si suicidano!
    K: Esattamente, ma il desiderio di fuggire c’e’ sempre - di fuggire dai fatti che ci stanno davanti, da “cio’ che e’”; questa fuga e’ una forma di suicidio.

    I: Questo, credo, e’ il punto essenziale di quel che cerco di chiedervi, perche’ da quanto avete appena detto sembrerebbe che il suicidio sia una fuga. E naturalmente, per novantanove casi su cento lo e’, ma non ci potrebbe essere -questa e’ la mia domanda- non ci potrebbe essere un suicidio che non sia una forma di fuga, che non sia fuggire da quel che voi chiamate “cio’ che e’”, ma che al contrario sia una risposta dell’intelligenza a “cio’ che e’”? Si puo’ affermare che molte forme di nevrosi sono forme di suicidio; quel che cerco di chiedere e’ se il suicidio puo’ non essere una reazione nevrotica. E non potrebbe essere la reazione consistente nell’affrontare un fatto, la reazione dell’intelligenza umana che agisce in una condizione umana insostenibile?
    K: Quando usate la parola “intelligenza” e “condizione insostenibile” cadete in contraddizione. Le due cose sono in contraddizione.

    I: Avete detto che se si sta davanti a un precipizio, o a un serpente velenoso che sta per attaccarvi, l’intelligenza suggerisce una azione, che e’ una azione di fuga.
    K: E’ un atto di fuga o un atto di intelligenza?

    I: Non possono essere la stessa cosa talvolta? Se una macchina viene verso di me sulla strada e io la sfuggo…
    K: Questo e’ un atto di intelligenza.

    I: Ma e’ anche un atto di fuga dalla macchina.
    K: Ma quello e’ l’atto di intelligenza.

    I: Esattamente. Quindi quando nella vita quel che ci sta davanti e’ insostenibile e mortale non c’e’ che un corollario?
    K: Allora ve ne allontanante, come vi allontanate dal precipizio: scostatevene.

    I: In quel caso lo scostarsi implica il suicidio.
    K: No, il suicidio e’ un atto di stupidita’.

    I: Perche’?
    K: Ve lo sto spiegando.

    I: Volete dire che l’atto di suicidarsi e’ assolutamente ed inevitabilmente una risposta nevrotica alla vita?
    K: Naturalmente. E’ un atto di stupidita’; e’ un atto che significa naturalmente che siete giunto a un punto tale di isolamento che non avete vie d’uscita.

    Da Il suicidio (Jiddu Krishnamurti) - parte prima
    Ultima modifica di donerdarko; 28-06-10 alle 13:22

  12. #12
    Papessa
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    Predefinito Rif: Suicidio

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    Di seguito riporto un interessante intervista a Jiddu Krishnamurti riguardo al suicidio:


    INTERROGANTE (I): Mi piacerebbe parlare del suicidio, non perche’ nella mia vita ci siano delle crisi, neanche perche’ abbia qualche motivo di pensare al suicidio, ma perche’ il problema sorge necessariamente quando si ha davanti agli occhi la tragedia della vecchiaia: la tragedia della disgregazione fisica, il crollo del corpo, e lo scomparire di una vera vita nelle persone a cui cio’ accade. C’e’ qualche motivo per prolungare la vita quando si raggiunge questo stato, c’e’ qualche motivo per prolungare quel che e’ ormai un vestigio di vita? Non sarebbe piuttosto un atto di intelligenza riconoscere che a un certo punto l’utilita’ della vita termina?
    KRISHNAMURTI (K): Se e’ l’intelligenza che vi spinge a morire, allora quella stessa intelligenza avrebbe dovuto impedirvi di fare invecchiare prematuramente il vostro corpo.

    I: Ma non arriva il momento in cui neanche l’intelligenza della mente puo’ impedire al corpo di deteriorarsi?
    K: Dovremo analizzare il problema molto profondamente. Molte cose vi sono implicate, non e’ cosi’? Il deteriorarsi del corpo, dell’organismo, la senilita’ della mente, la totale incapacita’ che porta con se’ resistenza. Abusiamo continuamente del nostro corpo per abitudine, il gusto del mangiare, la trascuratezza. Il piacere del mangiare e il godimento che se ne trae controllano e determinano l’attivita’ dell’organismo. Quando succede questo, viene distrutta la naturale intelligenza del corpo. Nelle riviste si ammirano grandi varieta’ di cibi, dai colori bellissimi, fatti per soddisfare il senso del gusto, non per dare benefici al corpo. Cosi’ dalla gioventu’ in poi indebolite e distruggete quello che doveva essere uno strumento di alta sensibilita’, attivo, funzionante come una macchina perfetta. E questo per una parte, perche’ poi c’e’ la mente che per venti, trenta o ottanta anni ha vissuto continuamente lottando e resistendo. Essa conosce solamente contraddizioni e conflitti, sia emotivi che intellettuali. Tutte le forme di conflitto non solo sono delle distorsioni ma con se’ portano la distruzione. Ecco dunque alcuni dei fattori intimi ed esterni del deterioramento: l’eterna attivita’ egocentrica con i suoi processi isolatori.
    Cero c’e’ il logoramento naturale del corpo oltre a quello anormale. Il corpo perde le sue capacita’ e i suoi ricordi, e gradualmente subentra la senilita’. Voi mi chiedete se a questo punto una persona potrebbe commettere il suicidio, ingoiare una pillola che la uccida? Chi fa la domanda: una persona anziana, oppure quelli che guardano la vecchiaia con dispiacere, disperazione e paura del proprio logoramento?

    I: Be’, naturalmente dal mio punto di vista la domanda e’ motivata dal dolore di vedere la vecchiaia di altre persone, dato che presumibilmente in me non e’ ancora incominciata. Ma non c’e’ anche un atto dell’intelligenza che, guardando avanti a un possibile sfacelo del corpo, si chiede se non sia inutile continuare a vivere quando l’organismo non e’ piu’ capace di vita intelligente?
    K: I dottori permetteranno l’eutanasia? I dottori, o i governi permetteranno che il paziente si suicidi?

    I: Senz’altro questo e’ un problema legale, sociologico, e in certe persone anche morale, ma non stavamo parlando di questo, non e’ vero? Ci stavamo chiedendo se il singolo individuo ha il diritto di por fine alla sua vita, e non se la societa’ glielo permetterebbe.
    K: State chiedendo se si ha il diritto di decidere della propria vita, non solamente quando si e’ vecchi o si sia consapevoli dell’avvicinarsi della vecchiaia, ma se e’ moralmente giusto commettere il suicidio in qualsiasi momento?

    I: Esiterei a parlare di moralita’ a questo proposito, perche’ la moralita’ e’ un fatto condizionato. Tentavo di porre la domanda a puro livello di intelligenza. Fortunatamente per il momento non devo affrontare il problema personalmente, cosi’ posso analizzarlo, credo, in modo assolutamente spassionato; ma come semplice esercitazione dell’intelligenza umana, qual e’ la risposta?
    K: State dicendo, un uomo intelligente puo’ commettere il suicidio? E’ cosi’?

    I: Oppure, il suicidio puo’ essere l’azione di un uomo intelligente, in determinate circostanze?
    K: E’ la stessa cosa. Dopo tutto si giunge al suicidio sia da una assoluta disperazione, causata da profonda frustrazione, sia da una paura insolubile, sia dalla consapevolezza della mancanza di significato di un certo tipo di vita.

    I: Vorrei interrompervi, per dire che e’ generalmente cosi’, ma io cerco di porre la domanda al di fuori da qualsiasi motivazione. Quando si giunge alla disperazione allora e’ implicato un motivo terribile ed e’ difficile separare l’emozione dall’intelligenza; io sto cercando di fermarmi allo stadio della pura intelligenza, senza emozione.
    K: Ci state chiedendo se l’intelligenza permette qualsiasi forma di suicidio? No, naturalmente.

    I: Perche’ no?
    K: In realta’ bisogna capire la parola intelligenza. E’ l’intelligenza che permette che il corpo si deteriori per l’abitudine, la debolezza, la soddisfazione del gusto, del piacere, e cosi’ via? Questa e’ intelligenza, azione dell’intelligenza?

    I: No; ma se si arriva a un punto della vita in cui s’e’ fatto gia’ uso poco intelligente del corpo senza che questo abbia ancora avuto effetto su di esso, non si puo’ tornare indietro e rivivere la propria vita.
    K: Quindi, diventate consapevole della natura distruttiva del tipo di vita che conduciamo e smettete di vivere in quel modo immediatamente, e non in una data futura. L’atto immediato di fronte al pericolo e’ un atto di giudizio, di intelligenza; e il rimandare, come la ricerca del piacere, indica mancanza di intelligenza.

    I: Si’, capisco.
    K: Ma non capite anche qualcosa di fattuale e vero, che il processo isolatore del pensiero con la sua attivita’ egocentrica e’ una forma di suicidio? L’isolamento e’ suicidio, sia esso l’isolamento di una nazione o di una organizzazione religiosa, o di una famiglia o di una comunita’. Siete gia’ preso in quella trappola che in ultima analisi vi condurra’ al suicidio.

    I: Parlate dell’individuo o del gruppo?
    K: Di entrambi. Siete imprigionato dall’esempio.

    I: Che cosa porta in ultima analisi al suicidio? Ma se non tutti si suicidano!
    K: Esattamente, ma il desiderio di fuggire c’e’ sempre - di fuggire dai fatti che ci stanno davanti, da “cio’ che e’”; questa fuga e’ una forma di suicidio.

    I: Questo, credo, e’ il punto essenziale di quel che cerco di chiedervi, perche’ da quanto avete appena detto sembrerebbe che il suicidio sia una fuga. E naturalmente, per novantanove casi su cento lo e’, ma non ci potrebbe essere -questa e’ la mia domanda- non ci potrebbe essere un suicidio che non sia una forma di fuga, che non sia fuggire da quel che voi chiamate “cio’ che e’”, ma che al contrario sia una risposta dell’intelligenza a “cio’ che e’”? Si puo’ affermare che molte forme di nevrosi sono forme di suicidio; quel che cerco di chiedere e’ se il suicidio puo’ non essere una reazione nevrotica. E non potrebbe essere la reazione consistente nell’affrontare un fatto, la reazione dell’intelligenza umana che agisce in una condizione umana insostenibile?
    K: Quando usate la parola “intelligenza” e “condizione insostenibile” cadete in contraddizione. Le due cose sono in contraddizione.

    I: Avete detto che se si sta davanti a un precipizio, o a un serpente velenoso che sta per attaccarvi, l’intelligenza suggerisce una azione, che e’ una azione di fuga.
    K: E’ un atto di fuga o un atto di intelligenza?

    I: Non possono essere la stessa cosa talvolta? Se una macchina viene verso di me sulla strada e io la sfuggo…
    K: Questo e’ un atto di intelligenza.

    I: Ma e’ anche un atto di fuga dalla macchina.
    K: Ma quello e’ l’atto di intelligenza.

    I: Esattamente. Quindi quando nella vita quel che ci sta davanti e’ insostenibile e mortale non c’e’ che un corollario?
    K: Allora ve ne allontanante, come vi allontanate dal precipizio: scostatevene.

    I: In quel caso lo scostarsi implica il suicidio.
    K: No, il suicidio e’ un atto di stupidita’.

    I: Perche’?
    K: Ve lo sto spiegando.

    I: Volete dire che l’atto di suicidarsi e’ assolutamente ed inevitabilmente una risposta nevrotica alla vita?
    K: Naturalmente. E’ un atto di stupidita’; e’ un atto che significa naturalmente che siete giunto a un punto tale di isolamento che non avete vie d’uscita.

    Da Il suicidio (Jiddu Krishnamurti) - parte prima

    Fumisterie. Pure e semplici. basate sul nulla.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

 

 
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