Cosa ne pensate della Grazia e delle varie dispute teologiche in merito?
Il pensiero occidentale
La teologia della Chiesa Occidentale porta il marchio della dottrina della grazia dell'ultimo Agostino († 430), che imposta il suo discorso in polemica colpelagianesimo. Agostino traccia due linee fondamentali:
- da un lato vede la grazia prevalentemente come adiutorium, cioè come "aiuto" per l'anima dell'uomo; in tal modo sgancia la grazia da Dio e ne fa una entitàantropologica e psicologica, cioè una qualità interiore dell'uomo;
- dall'altro lato Agostino pone la grazia in contrasto con la libertà umana, sostenendo, in polemica con l'accentuazione pelagiana dell'efficacia della volontà umana, che la grazia è la sola a operare nell'evento della salvezza; in tal modo grazia e libertà diventano cause rivaleggianti.
Contro l'affermazione agostiniana che in tutto l'evento della salvezza l'iniziativa spetta assolutamente alla grazia di Dio, nasce, negli anni in cui il grande dottore della Chiesa è ancora in vita, nei monasteri della Francia meridionale, un movimento che in seguito sarà detto semipelagianesimo. Secondo tale visione l'uomo può porre, con le forze della propria volontà, l'inizio della fede (initium fidei) e perseverare sino alla fine (perseverantia); la grazia segue il primo passo dell'uomo e ne sostiene lo sforzo per perseverare.
La Scolastica porta avanti l'impostazione psicologica di Agostino.
Tommaso d'Aquino († 1274), adottando categorie aristoteliche, qualifica la grazia come qualcosa di entitativo presente nell'anima umana, cioè come una qualità permanente, aggiunta in maniera accidentale (habitus)[1].
La scuola francescana, ispirata da Bonaventura († 1274) e Duns Scoto († 1508), considera questo habitus infuso della grazia come luce interiore e come amore.
La Scolastica barocca adotta la molteplice sottodivisione della grazia, già effettuata nella Scolastica del periodo d'oro, e la sviluppa ulteriormente durante la controversia sulla grazia tra bañezianismo e molinismo, distinguendo fra grazia sufficiente e grazia efficace.
La Neoscolastica perfeziona tale sistema secondo un complesso schema di ramificazioni. Essa distingue la grazia in:
- grazia increata: è il favore di Dio;
- grazia creata: consiste nei doni e negli effetti prodotti dal favore di Dio nell'uomo; si differenzia, per quanto riguarda l'azione di Dio, in:
- grazia del Creatore (gratia creatoris), quella concessa ad Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre come grazia dello stato originario;
- grazia del Redentore (gratia Redemptoris), quella che sana l'uomo caduto come grazia di Cristo.
Questi due modi di agire di Dio elevano l'uomo a un nuovo grado dell'essere (gratia elevans) e, inoltre, la grazia del Redentore sana le ferite inferte dal peccato(gratia elevans et sanans).A seconda poi del modo con cui influisce, la grazia creata si divide in:
- grazia esterna: è quella che attua nella predicazione e nei Sacramenti; è ordinata alla seguente come al suo fine;
- grazia interna: è quella che influisce entitativamente sull'intimo dell'anima; questa costituisce il concetto centrale, che a sua volta si ramifica:
- grazia di stato o grazia d'ufficio: è quella concessa a singole persone sotto forma di carisma per il ministero salvifico da svolgere verso gli altri;
- grazia santificante o giustificante: è destinata a tutti gli uomini per la loro santificazione personale; si divide a sua volta in:
- grazia abituale (gratia habitualis sanctificans): è una qualità inerente in maniera permanente all'anima (habitus);
- grazia attuale: in qualità di grazia adiutrice (gratia actualis adiuvans) contiene singoli influssi passeggeri di Dio; ancora, quest'ultima si suddivide in:
- una grazia di illuminazione e di rinvigorimento (gratia illuminationis, inspirationis), in quanto Dio influisce sull'intelletto e sulla volontà dell'uomo;
- una grazia preveniente e concomitante (gratia praeveniens, concomitam), in quanto l'azione di Dio precede o segue una attività della volontà umana;
- una grazia sufficiente ed efficace (gratia sufficiens, efficax), in quanto Dio dona la capacità di compiere un atto salvifico o la realizzazione di questo.
Tale suddivisione della grazia ha dominato nella teologia occidentale fino al Concilio Vaticano II.


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