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Discussione: Le meglio poesie

  1. #11
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Salvatore Quasimodo: Specchio

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    specchio_.jpg
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  2. #12
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Montale: Meriggiare pallido e assorto

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d’orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
    Addio Tomàs
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  3. #13
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Montale: il male di vivere ho incontrato

    Era il rivo strozzato che gorgoglia
    era l'incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.

    Bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina Indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
    Addio Tomàs
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  4. #14
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Petrarca: Chiare fresche e dolci acque(parti)

    Chiare, fresche e dolci acque
    ove le belle membra
    pose colei che sola a me par donna;
    gentil ramo, ove piacque,
    (con sospir mi rimembra)
    a lei di fare al bel fianco colonna;
    erba e fior che la gonna
    leggiadra ricoverse con l’angelico seno;
    aere sacro sereno
    ove Amor cò begli occhi il cor m’aperse:
    date udienza insieme
    a le dolenti mie parole estreme.

    .................................................. .................

    Dà bè rami scendea,
    (dolce ne la memoria)
    una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
    ed ella si sedea
    umile in tanta gloria,
    coverta già de l’amoroso nembo;
    qual fior cadea sul lembo,
    qual su le treccie bionde,
    ch’oro forbito e perle
    eran quel dì a vederle;
    qual si posava in terra e qual su l’onde,
    qual con un vago errore
    girando perea dir: “Qui regna Amore”.

    Quante volte diss’io
    allor pien di spavento:
    “Costei per fermo nacque in paradiso! “.
    Così carco d’oblio
    il divin portamento
    e ‘l volto e le parole e’l dolce riso
    m’aveano, e sì diviso
    da l’imagine vera,
    ch’ì dicea sospirando:
    “Qui come venn’io o quando?”
    credendo esser in ciel, non là dov’era.
    Da indi in qua mi piace
    quest’erba sì ch’altrove non ò pace.

    Se tu avessi ornamenti quant’ai voglia,
    poresti arditamente
    uscir del bosco e gir infra la gente.
    Addio Tomàs
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  5. #15
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Dante: Tanto gentile...

    Tanto gentile e tanto onesta pare
    la donna mia quand’ella altrui saluta,
    ch’ogne lingua deven tremando muta,
    e li occhi no l’ardiscon di guardare.

    Ella si va, sententosi laudare,
    benignamente d’umiltà vestuta;
    e par che sia una cosa venuta
    da cielo in terra a miracol mostrare.

    Mostrasi sì piacente a chi la mira,
    che dà per li occhi una dolcezza al core,
    che ‘ntender no la può chi no la prova:

    e par che de la sua labbia si mova
    un spirito soave pien d’amore,
    che va dicendo a l’anima: Sospira.
    Addio Tomàs
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  6. #16
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Ugo Foscolo - Le odi(1803) A Luigia Pallavicini (parti)

    I balsami beati
    Per te Grazie apprestino,
    Per te i lini odorati
    Che a Citerea porgeano
    Quando profano spino
    Le punse il piè divino,

    Quel dì che insana empiea
    Il sacro Ida di gemiti,
    E col crine tergea
    E bagnava di lacrime
    Il sanguinoso petto
    Al Ciprio giovinetto.

    Or te piangon gli Amori,
    te fra le Dive liguri
    Regina e Diva! e fiori
    votivi all'ara portano
    d'onde il grand'arco suona
    del figlio di Latona.

    E te chiama la danza
    ove l'aure portavano
    insolita fragranza,
    allor che, a' nodi indocile,
    la chioma al roseo braccio
    ti fu gentile impaccio.

    Armonïosi accenti
    dal tuo labbro volavano,
    e dagli occhi ridenti
    traluceano di Venere
    i disdegni e le paci,
    la speme, il pianto, e i baci.

    Di Cinzia il cocchio aurato
    le cerve un dì traeano,
    ma al ferino ululato
    per terrore insanirono,
    e dalla rupe etnea
    precipitàr la Dea.

    Gioìan d'invido riso
    le abitatrici empie,
    perché l'eterno viso,
    silenzïoso e pallido,
    cinto apparia d'un velo
    ai conviti del cielo.

    Me ben piansero il giorno
    che dalle danze efesie
    lieta facea ritorno
    fra le devote vergini,
    e al ciel salì più bella
    di Febo la sorella.
    Addio Tomàs
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  7. #17
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Leopardi: Il passero solitario

    Codice:
    D’in su la vetta della torre antica,            Tutta vestita a festa la gioventù del loco
    passero solitario, alla campagna                lascia le case, e per le vie si spande;
    cantando vai finché non more il giorno;         e mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
    ed erra l’armonia per questa valle.
    Primavera dintorno                              Io solitario in questa
    brilla nell’aria, e per li campi esulta,        rimota parte alla campagna uscendo,
    sì ch’a mirarla intenerisce il core.            ogni diletto e gioco
                                                    indugio in altro tempo: e intanto il guardo
    Odi greggi belar, muggire armenti;              steso nell’aria aprica
    gli altri augelli contenti, a gara insieme      mi fere il Sol che tra lontani monti,
    per lo libero ciel fan mille giri,              dopo il giorno sereno,
    pur festeggiando il lor tempo migliore:         cadendo si dilegua, e par che dica
    tu pensoso in disparte il tutto miri;           che la beata gioventù vien meno.
    non compagni, non voli,
    non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;       Tu, solingo augellin, venuto a sera
    canti, e così trapassi                          del viver che daranno a te le stelle,
    dell’anno e di tua vita il più bel fiore.       certo del tuo costume
                                                    non ti dorrai; che di natura è frutto
    Oimè, quanto somiglia                           ogni vostra vaghezza.
    al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,         
    della novella età dolce famiglia,               A me, se di vecchiezza
    e te german di giovinezza, amore,               la detestata soglia
    sospiro acerbo de’ provetti giorni,             evitar non impetro,
    non curo, io non so come; anzi da loro          quando muti questi occhi all’altrui core,
    quasi fuggo lontano;                            e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
    quasi romito, e strano                          del dì presente più noioso e tetro,
                                                    che parrà di tal voglia?
    al mio loco natio,                              Che di quest’anni miei? Che di me stesso?
    passo del viver mio la primavera.               Ahi pentirommi, e spesso,
    Questo giorno ch’omai cede alla sera,           ma sconsolato, volgerommi indietro.
    festeggiar si costuma al nostro borgo.
    Odi per lo sereno un suon di squilla,
    odi spesso un tonar di ferree canne,
    che rimbomba lontan di villa in villa.
    Addio Tomàs
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  8. #18
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Quinto Orazio Flacco: Le Odi - Carpe Diem

    Non domandare, Leuconoe - non è dato sapere
    che destino gli dei hanno assegnato a me e a te,
    né consulta gli oroscopi. Com’è meglio tollerare ciò che sarà,
    sia che Giove ci abbia dato ancora tanti inverni
    sia che questo, che sfianca il mar Tirreno con rocce di pomice, sia l’ultimo
    sii assennata, purifica il vino e recidi la duratura speranza,
    ché la vita è breve. Mentre parliamo, se ne va il tempo geloso:
    Cogli l’attimo, e non fidarti per nulla del domani.
    Addio Tomàs
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  9. #19
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    Publio Virgilio Marone: Eneide - Libro II
    scinditur incertum studia in contraria vulgus.
    Primus ibi ante omnis magna comitante caterva
    Laocoon ardens summa decurrit ab arce,
    et procul 'o miseri, quae tanta insania, cives?
    creditis avectos hostis? aut ulla putatis
    dona carere dolis Danaum? sic notus Ulixes?
    aut hoc inclusi ligno occultantur Achivi,
    Aut haec in nostros fabricata est machina muros
    Inspectura domos venturaque desuper urbi,
    Aut aliquis latet error: equo ne credite, Teucri.
    Quidquid id est, timeo Danaos et dona ferentes


    Il volgo ondeggia fra opposti pensieri.
    Qui per primo, accompagnato da gran folla,
    Laocoonte ardente corse giù dalla sommità della rocca,
    e da lontano “O miseri cittadini, qual'è sì grande pazzia?
    Credete partiti i nemici? o pensate che qualche dono dei Danai
    manchi di inganni? Così v’è noto Ulisse?
    Chiusi da questo legno si nascondono gli Achivi,

    Questa è macchina contro le nostre mura innalzata,
    e spierà le case, e sulla città graverà:
    un inganno v'è certo. Non vi fidate, Troiani.
    Sia ciò che vuole, temo i Dànai e chi va offrendo doni.
    Addio Tomàs
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  10. #20
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    Predefinito Re: Le meglio poesie

    BLUES IN MEMORIA (Funeral Blues)

    di Wystan Hugh Auden

    Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
    fate tacere il cane con un osso succulento,
    chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
    portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

    Incrocino aeroplani lamentosi lassù
    e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
    allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
    i vigili si mettano guanti di tela nera.

    Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
    la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
    il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
    pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

    Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
    imballate la luna, smontate pure il sole;
    svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
    perché ormai più nulla può giovare.

    ___

    Stop all the clocks, cut off the telephone,
    Prevent the dog from barking with a juicy bone,
    Silence the pianos and with muffled drum
    Bring out the coffin, let the mourners come.

    Let aeroplanes circle moaning overhead
    Scribbling on the sky the message He Is Dead,
    Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
    Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

    He was my North, my South, my East and West,
    My working week and my Sunday rest,
    My noon, my midnight, my talk, my song;
    I thought that love would last for ever: I was wrong.

    The stars are not wanted now: put out every one;
    Pack up the moon and dismantle the sun;
    Pour away the ocean and sweep up the wood.
    For nothing now can ever come to any good.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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