
Originariamente Scritto da
Chinasky
Premesso che ho massimo rispetto per il parere di De Siervo, scartati i primi 5 minuti di nulla, andiamo subito al dunque.
Mi pare che vengano indicati da De Siervo in particolare 2 problemi:
1 le scarse competenze assegnate al senato a proposito di tematiche regionali e locali
2 la scarsa base parlamentare con cui è stato promosso l'iter fino al referendum
Sul secondo punto, credo che il governo abbia cercato di coinvolgere al massimo l'arco parlamentare, e la critica di De Siervo, seppur condivisibile ed ineccepibile da un punto di vista procedurale, non tiene conto dei tempi e del contesto in cui si è svolto l'iter parlamentare. Il problema di cui non ci si rende conto è che l'ecumenismo parlamentare avuto nell'atto fondativo della costituzione è oggi semplicemente impossibile da ottenere, ed è questo proprio una delle principali cause (se non la principale) per cui fino ad oggi non si è riusciti a lavorare sul superamento del bicameralismo perfetto. In termini semplici: il parlamento è troppo schierato in opposte fazioni per poter sperare in una riforma costituzionale sostenuta da poco più della maggioranza minima necessaria.
Rispetto al primo problema: qui c'è da conoscere nel dettaglio la riforma, e gli articoli che va a modificare. Mi fido dell'idea di De Siervo delle scarse competenze riservate al senato in tema di enti locali (che invece dovrebbero essere, in teoria, preponderanti), e mi fido anche della sua disamina sulla scarsa organicità dei compiti assegnati sempre al nuovo Senato.
Eppure, pur constatando che la riforma è ben lontana dal livello complessivo della Costituzione, ancora non trovo un buon motivo per respingerla.
Perchè il punto principale, quello cioè della fine del bicameralismo perfetto, dell'equipollenza dei due organi parlamentari, che è poi la principale causa del cattivo funzionamento dell'istituto parlamentare, viene quantomeno superato e risolto.
Non in maniera definitiva, non in modo esaustivo, ci sarà da lavorare ulteriormente per perfezionare questa operazione di ridimensionamento del rapporto di peso specifico e competenze tra le camere, ma è già un notevole passo avanti rispetto ad una situazione che va sanata.
Questa riforma costituzionale non è un punto e fine della storia dell'assetto parlamentare, ma un punto e a capo. Intanto però abbiamo messo un punto, dove ci manca da troppo tempo.