Varsavia, 3 apr. (askanews) - Migliaia di persone hanno manifestato a Varsavia davanti alla sede del Parlamento polacco per protestare contro il progetto di legge che vieta l'aborto in qualsiasi caso, tranne che se è in pericolo la vita delle madre. Il disegno di legge voluto dal partito conservatore al potere, Diritto e Giustizia (Pis), è sostenuto dalla Chiesa cattolica polacca e prevede fino a cinque anni di prigione per chi pratica l'aborto.
La manifestazione è stata organizzata dal partito di sinistra Razem (Insieme). Alcuni manifestanti indossavano cinture di filo di ferro, "usato dalle donne disperate e private dei loro diritti per interrompere le gravidanze", secondo gli organizzatori.
Sempre oggi nelle parrocchie polacche è stata distribuita una lettera ai fedeli in cui si sostiene la nuova legge.
Attualmente la legge limita già a pochissimi casi la possibilità di interruzione volontaria di gravidanza: rischio per la vita o la salute della madre, esami prenatali che indicano gravi e irreversibili patologie del feto o gravidanza frutto di violenza o incesto.
Fonte:
Polonia, migliaia in piazza contro disegno legge che vieta aborto
Il governo ultraconservatore polacco non appoggerà più la proposta di legge che vuole proibire totalmente l’aborto.
Le manifestazioni in strada e la campagna virale di centinaia di donne polacche che hanno scritto al primo ministro hanno convinto il governo a fare marcia indietro.
È la prima volta che il partito nazionalista e euroscettico al potere in Polonia
Diritto e Giustizia ascolta le proteste e l’indignazione dell’opinione pubblica.
Negli ultimi mesi il governo polacco è stato al centro di aspre polemiche, anche a livello internazionale, per alcune controverse leggi approvate, come quella che aumenta i poteri dello Stato nel controllo di media e una riforma della Corte costituzionale.
Tanto da spingere la Commissione europea ha avviato un'
"indagine preliminare" senza precedenti per verificare se le leggi violino gli standard standard democratici dell'Unione.
Ma questa sarebbe stata la prima legge a influire direttamente nella vita di tutti i giorni dei cittadini.
Il primo ministro Beata Szydlo e il capo del partito di maggioranza Jaroslaw Kaczynski hanno dichiarato che la proposta di legge dovrà essere riconsiderata e discussa e di essere rimasti sorpresi dalla dimensione delle proteste perché il governo “non sta lavorando per modificare” l’attuale legge.
“È ovvio che ogni nuova soluzione dovrà considerare la protezione del diritto alla vita e della salute e dignità delle donne”, ha detto Kaczynski.
Una marcia indietro rispetto all’appoggio incondizionato finora espresso e una vittoria per le Ong femministe e l’opposizione di sinistra che sono scesi in strada brandendo grucce di ferro per simboleggiare i danni nei confronti delle donne se l’aborto venisse totalmente vietato.
La pagina Facebook del premier è stata sommersa da migliaia di messaggi di protesta di donne polacche che descrivevano nei dettagli il loro ciclo mestruale, la loro salute sessuale e i tentativi di gravidanza.
“Caro primo ministro, grazie del suo interesse sulla mia salute e sul mio utero e per la sua disponibilità a voler controllare il mio corpo e le mie abitudini. Vorrei informarla che sono al mio terzo giorno di mestruazioni, il sanguinameno è normale ma i dolori sono molto forti”, ha scritto ad esempio Agata Zareba-Janowska.
“Il governo ha capito che il caso poteva diventare politicamente pericoloso e sta cercando un modo per tirarsi fuori dalla situazione”, spiega Michal Szuldrzynski in un editoriale pubblicato su
Rzeczpospolita, uno dei principali quotidiani polacchi.
La Chiesa polacca, che ha una fortissima influenza politica in un paese dove il 90 per cento dei cittadini si definisce cattolico, ha avviato a marzo una campagna per raccogliere 100mila firme e proporre una nuova legislazione sull’aborto.
Alcuni giorni fa
un video ha ripreso un gruppo di donne polacche abbandonare la chiesa dopo che un sacerdote aveva letto una lettera a favore del progetto di legge.
Allo stato attuale la legge limita già a pochissimi casi la possibilità di interruzione volontaria di gravidanza: rischio per la vita o la salute della madre, esami prenatali che indicano gravi e irreversibili patologie del feto o gravidanza frutto di violenza o incesto.
Fonte:
La Polonia ritira la legge per proibire l?aborto - TPI
Varsavia, 12 apr. (askanews) - Tre ex first ladies polacche hanno preso pubblicamente posizione contro la proposta di inasprire la legge sull'aborto, già una delle più severe in Europa, che "aggraverebbe la tragedia delle donne". "Vediamo con grande preoccupazione l'idea di abbandonare il compromesso relativo alla legge anti-aborto del 1993" hanno scritto Danuta Walesa, Jolanta Kwasniewska e Anna Komorowska in una lettera aperta. L'attule legislazione, già molto restrittiva, vista come un compromesso tra la chiesa e lo stato, vieta le interruzioni di gravidanza eccetto quando questa sia stata determinata da stupro o incesto, ponga rischi per la madre o il feto sia gravemente malformato.
Ora gli attivisti anti-aborto, sostenuti dalla chiesa cattolica, con la quale si identifica circa il 90% dei polacchi, hanno presentato in parlamento un testo che consente l'aborto solo nel caso in cui sia necessario per salvare la vita della madre. Viene aumentata anche da due a cinque anni di carcere la pena per chi procura aborti illegalmente.
La proposta di legge di iniziativa popolare ha scatenato proteste in tutta la Polonia. Secondo i gruppi femministi tra le 100mila e il 150 mila donne in Polonia si sottopongono ogni anno ad aborti clandestini o si rivolgono a cliniche straniere. Gli aborti legali nel Paese di 38 milioni di abitanti sono tra i 700 e i 1.800 l'anno.
"Ogni aborto è una tragedia, ma non vogliamo aggravare la tragedia delle donne obbligandole a dare alla luce i figli di uno stupro o obbligandole a rischiare la vita e la salute o la vita e la salute dei loro figli" hanno scritto le mogli degli ex presidenti Lech Walesa, Aleksander Kwasniewski e Bronislaw Komorowski.
I deputati liberali hanno chiesto alla moglie dell'attuale presidente Agata Duda di esprimersi sul tema, ma l'ufficio del capo dello Stato ha risposto che non commenterà. I medi a locali ricordano che un precedente tentativo di inasprire la legge sull'aborto incontrò l'opposizione dell'allora first lady Maria Kaczynska, che era la cognata del leader dei partito di governo PiS.
Fonte:
https://it.notizie.yahoo.com/polonia...124818824.html
Clamoroso ed inaspettato
dietrofront del partito ultraconservatore
Diritto e Giustizia (PiS), al governo in
Polonia, che fino a pochi giorni fa sosteneva a gran voce l’entrata in vigore della legge per
proibire l’aborto nel paese.
Ora invece, tramite le parole del primo ministro, Beata
Szydlo, ed il capo dello stesso partito, Jaroslaw
Kaczynski, da Varsavia si dicono disposti a riconsiderare e ridiscutere la legge.
Di questo certamente non potrà essere soddisfatta la
Chiesa polacca, la più accanita sostenitrice del divieto di aborto che aveva trovato nel partito maggioritario il principale alleato per la propria crociata ideologica, prima del recentissimo voltafaccia. A quanto pare l’istituzione religiosa non ritiene sufficiente il fatto che la legge polacca già concorra con Malta ed Irlanda per il primato di
restrizione in quanto a possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza.
Tenendo conto del fatto che il
PiS si è sempre dimostrato poco propenso a farsi influenzare dall’opinione pubblica, e che la volontà della Chiesa, la cui presenza nel paese è storicamente molto ingombrante, ha sempre un peso specifico considerevole, sicuramente le proteste devono essere state davvero molto convincenti per riuscire a ribaltare la situazione.
Lo ammettono gli esponenti stessi del governo, che si dichiarano stupiti dalla
portata del dissenso nei confronti dell’entrata in vigore del
divieto di aborto che sembrava, fino a quel momento, imminente.
Imminente era invece soltanto la tempesta che andava addensandosi sopra i palazzi del potere di Varsavia. Le prime avvisaglie erano giunte grazie ad un
video del
3 aprile che mostra l’
uscita compatta di numerose donne da una chiesa, nel momento in cui il prete azzarda la lettura di una lettera a favore del divieto di aborto.
Nei giorni scorsi migliaia di altre polacche sono scese
in piazza per manifestare contro la volontà del governo e della Chiesa di proibire l’aborto, esibendo cartelloni e
gucce di ferro a simboleggiare i danni che sarebbero state costrette a subire.
Il
web si è mobilitato utilizzando invece l’affilatissima arma dell’
ironia per evidenziare l’eccessiva
invadenza di un decreto “
spione” che imporrebbe la propria volontà, dall’alto, in questioni invece molto private e spesso delicate.
Così il profilo
Facebook del premier polacco è stato intasato dai
messaggi e dal
sarcasmo di molte donne che hanno assecondato il desiderio del governo di entrare, metaforicamente, nelle loro camere da letto, fornendo un aggiornamento dettagliato sull’andamento del loro
ciclo mestruale, sullo stato di
salute sessuale e sui
tentativi di gravidanza.
“Caro primo ministro, grazie del suo interesse sulla mia salute e sul mio utero e per la sua disponibilità a voler controllare il mio corpo e le mie abitudini. Vorrei informarla che sono al mio terzo giorno di mestruazioni, il sanguinameno è normale ma i dolori sono molto forti”, ha scritto ad esempio Agata Zareba-Janowska.
Al momento, insomma, la
vittoria sembra nelle mani delle
Organizzazione femminili, ma la partita non sembra terminata, dato che lo stesso
Kaczynski informa che il governo sta partorendo una nuova soluzione che, assieme alla
dignità delle donne, preservi il
diritto alla vita.
Fonte:
La Polonia non vieterà l'aborto, almeno per ora
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