...ma soprattutto, esiste ancora un futuro per questo piccolo ma glorioso partito?


...ma soprattutto, esiste ancora un futuro per questo piccolo ma glorioso partito?
Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...
…bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa


beh credo che tu già sappia quello che penso del futuro del pri, di cui ho un po' perso le tracce.
ero rimasto alla riconciliazione con la sbarbato (?) e l'espulsione di lamalfa.
con nucara segretario berlusconiano e poi boh... non ricordo forse montiano e renziano? non ricordo proprio.
per quanto mi riguarda vedo per il pri (ma vale anche per radicali e psi), due strade ed entrambe passano per l'autoscioglimento del partito (quindi strade impossibili per definizione) e la trasformazione in fondazione per preservare il patrimonio storico e culturale del partito, e anche di qualche immobile e fondo che ancora non si sono mangiati.
le due strade sono:
1) confluenza nel PD. sembra strano ma la gioventù piddina è una gioventù su cui le atmosfere delle socialdemocrazie europee hanno lo stesso peso del vecchio pci (@gdem ), a partire dai quarantenni/trentenni giovani turchi a scendere verso le giovanili che da un po' fanno gli incontri internazionali con i giovani del pse. con questi, la cultura dei vecchi laici (pri, psi, radicali) è ampiamente assimilabile e considerando la continua diaspora dei vecchi ex pci e il pensionamento dei vertici ex pci nazionali, tutto sommato l'ambiente non pare ostile. si formerebbero quindi delle correnti laiche all'interno del PD.
2) la seconda soluzione è riproporre una federazione delle forze laiche sul modello della RnP, magari facendo partecipare anche i verdi. in questo caso, si avrebbe più margine di azione e si potrebbe puntare anche sull'afflato animalista.
il pri ha una componente che potrebbe stare tranquillamente in una destra laica ma la destra italiana è per sua natura populista, clericale, semi-feudale quindi incompatibile con una destra liberale e alla fine dei conti il renzismo ha spostato a destra l'asse del pd rendendolo compatibile anche con i repubblicani meno di sinistra.
questi i mie due cent.


Prima di tutto bisogna intendersi su cosa sia il PRI. Per come la vedo io, il PRI, citando Ugo La Malfa, è (o era, o dovrebbe essere) un partito della sinistra democratica, non marxista e laico. Il pensatore a cui fa riferimento è, come si sa, Giuseppe Mazzini. Non sono tuttavia sicuro che, salvo Mazzini, tutti gli attuali dirigenti del partito siano di questo avviso… nell'ultimo congresso ho sentito parlare, tra l'altro, di partito "moderato"... nonché di liberalismo "tout court"...
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Per quanto riguarda il PD, lasciando da parte tutto il resto (renzismo, cattocomunismo, questione morale, ecc.), la "confluenza" di tutto il vecchio "pentapartito" più ex/post PCI e radicali (perchè di questo si tratta) all'interno di un unico soggetto politico, è una cosa, a mio modo di vedere, irrealizzabile... per diversi motivi...1) confluenza nel PD. sembra strano ma la gioventù piddina è una gioventù su cui le atmosfere delle socialdemocrazie europee hanno lo stesso peso del vecchio pci (@gdem ), a partire dai quarantenni/trentenni giovani turchi a scendere verso le giovanili che da un po' fanno gli incontri internazionali con i giovani del pse. con questi, la cultura dei vecchi laici (pri, psi, radicali) è ampiamente assimilabile e considerando la continua diaspora dei vecchi ex pci e il pensionamento dei vertici ex pci nazionali, tutto sommato l'ambiente non pare ostile. si formerebbero quindi delle correnti laiche all'interno del PD.
...una "coalizione" (o "alleanza", o "collaborazione", chiamatela come volete) sarebbe già un'altra cosa...
Questa è un'ipotesi già formulata dal direttore dell' "Avanti!" Del Bue:
2) la seconda soluzione è riproporre una federazione delle forze laiche sul modello della RnP, magari facendo partecipare anche i verdi. in questo caso, si avrebbe più margine di azione e si potrebbe puntare anche sull'afflato animalista.
La ritengo un'ipotesi più percorrebile... il cui ostacolo è rappresentato non solo dalla legge elettorale, come giustamente evidenzia Del Bue, ma anche, aggiungo io, dalla volontà dei singoli partiti (non sono infatti sicuro che l'attuale PRI sia disposto ad avallare una soluzione del genere).Quello che servirebbe non solo a noi ma al paese è la creazione di un polo, di un soggetto, di un lista, si vedrà, che aggreghi socialisti, radicali, ambientalisti riformisti, laici e cattolici non integralisti. Una nuova prospettiva liberalsocialista potrebbe anche essere utile al Pd se si decidesse a cambiare una legge elettorale che non prevede alleanze.
Benvenuti a Salerno | Avanti!
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Beh, una lista laico-socialista se prendesse almeno il 3% entrerebbe in Parlamento con una sua pattuglia e potrebbe essere comunque alleato/sostenitore del PD, come intendono peraltro fare i liberal-moderati di Sc al prossimo giro. Lista autonoma al primo turno, sostegno al PD al ballottaggio con accordo politico per una rappresentanza nell'eventuale governo. Certo, non si otterrebbero chissà quali posti ma si avrebbe un gruppo parlamentare e una voce nei ministeri.
Il problema semmai è arrivare al 3%....ma d'altra parte mi chiedo, il non raggiungimento del 3% non sarebbe di per sé una risposta ad ogni interrogativo sulla possibilità di sopravvivenza di un soggetto autonomo fuori dal PD?
La Rosa nel Pugno ai suoi tempi prese il 2,5%...una lista laico-socialista corsara che si ponga come cane da guardia di laicità, diritti civili e di una linea più affine alla socialdemocrazia rispetto a Renzi potrebbe anche raggiungere il 3% giovando di alcuni transfughi del PD non inclini all'allinearsi con la sx radicale.
Per dire, se nel mondo della fantapolitica io decidessi di non votare più PD difficilmente potrei snaturarmi votando la sx radicale di Fassina, Fratoianni, Airaudo, De Magistris...potrei però valutare il voto ad una formazione laico socialista che graviti in autonomia nel csx di governo.
Insomma, degli spazi potrebbero anche esserci...certo, sarebbe un rischio e per arrivare al 3% bisognerebbe coalizzare ogni scintilla di energia laico socialista, lontani dalla litigiosità perenne di circoli e circolini, fondazioni vere e presunte.
In più nel mondo laico socialista permangono fortissime ambiguità nel rapporto con cdx e csx, con derive ultramoderate di socialisti e repubblicani vicini a Berlusconi. Bisognerebbe sciogliere una volta per tutte questa ambiguità, che è ancora molto forte, e superare rancori vecchi di 30anni ma non ancora risolti.
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


questo è un punto essenziale , ma aggiungo pensiamo veramente che nel futuro sarà possibile nella sinsitra democratica non dico la convivenza , ma la confusione fra chi si pone il problema della disuguagliazna e delle mobilità sociale e chi pensa che se cresce l' acqua salgono tutte le barche ?


C’è un’ulteriore considerazione da fare… non proprio irrilevante: non tutti i repubblicani militano nel PRI… così come non tutti i socialisti militano nel PSI… una ricomposizione delle varie diaspore sarebbe più che auspicabile… ma a quanto pare non sono molti coloro i quali sono disposti a fare un passo indietro…
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Il problema è anche più grave...proprio perché molti repubblicani e socialisti non solo non militano nei partiti d'origine, ma militano proprio in contesti che sono la negazione stessa della loro radice politico-culturale.
Un socialista a destra, con questa destra peraltro, è una bestemmia...lo stesso si può dire per un repubblicano, anche se Lucrezio che conosce meglio di me la storia del PRI saprà bene che la sinistra repubblicana non è il PRI, così come Spadolini e Agnelli non erano La Malfa e Parri
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Guarda, da questo punto di vista con me sfondi una porta aperta… è chiaro che un repubblicano e, a maggior ragione, un socialista non possano stare a destra. Bisogna tuttavia fare dei distinguo. Non credo che, in quei primi anni novanta, i gravi errori di molti compagni socialisti siano stati dettati solo ed esclusivamente dall’opportunismo, fenomeno che, al contrario, ha preso il sopravvento in questi ultimi lustri. Certi casi, infatti, possono essere spiegati (spiegati, non giustificati) in altro modo. In quel clima avvelenato, per molti di noi oggi incomprensibile, alcuni socialisti preferirono – sbagliando, lo ripeto – andare a destra (o meglio, allearsi con la destra, visto che Forza Italia non si sapeva ancora bene cosa fosse, era più un “contenitore” il quale mirava ad accogliere gli elettori del pentapartito spazzato via dalle inchieste di “mani pulite”) piuttosto che unirsi agli ex-comunisti, considerati, a torto o a ragione, i veri aguzzini del PSI. Su questo bisognerebbe comunque riflettere. Liquidare tutto come misero opportunismo sarebbe troppo facile. In ogni caso, quel periodo attende ancora il suo storico.
Dirò di più… io vado oltre, sono ancora più estremo: a mio modo di vedere un repubblicano non dovrebbe iscriversi ad un altro partito… o meglio, è libero di farlo, ci mancherebbe, ma in quello stesso istante smette di essere un repubblicano… diventa un’altra cosa… comprendo benissimo la posizione di chi ritiene che, in questi ultimi anni, il PRI abbia snaturato la sua tradizione, ma sposarne un’altra rimane per me un grave errore. C’è stato chi ha tentato di portare la tradizione repubblicana e mazziniana da altre parti, ma è stato un tentativo inutile, un’illusione. D’altra parte, le forze che avrebbero dovuto “accogliere” questa tradizione miravano semmai all’ “assorbimento” della stessa (fermo restando che anche costoro, compresi quelli rimasti nell’alveo della sinistra, potrebbero essere additati come “opportunisti”). Detto ciò, quando qualcuno parla di “superamento delle ideologie”, e quindi di superamento di destra e sinistra, e io non sono fra questi, non può poi stupirsi e scandalizzarsi quando un ex-socialista (e sottolineo ex), un ex-repubblicano, o un ex-socialdemocratico, si mette a fare la “spola” da un estremo all’altro. L’opportunista non è solo colui che va a rimpolpare le file dell’avversario, ma anche coloro che passano dalla “nostra” parte quando questa si trova al governo e quindi nelle condizioni di “distribuire” potere.
Hai citato Spadolini, La Malfa e Parri… c’è da dire, per essere più precisi, che nessuno di loro era un repubblicano “puro”… Spadolini è stato eletto per la prima volta in Senato, nelle liste del PRI, nel 1972, a 47 anni… e quasi per caso. La Malfa e Parri, come si sa, venivano dal Partito d’Azione… Parri, poi, non durò molto nel PRI… nel 1953, infatti, dopo l’approvazione della cosiddetta “legge truffa” (appellativo a mio avviso eccessivo, anche se, probabilmente, non l’avrei sostenuta), lasciò il partito e diede vita all’ “Unità Popolare”, i cui (pochi) voti contribuirono al mancato raggiungimento di quel “quorum” (il 50% + 1 dei voti) che avrebbe permesso alla coalizione “centrista”, o meglio, “antifrontista, di ottenere il premio di maggioranza previsto dalla suddetta legge.
In conclusione, prima di parlare di “polo laico”, io mi preoccuperei di ricomporre la diaspora. Bisogna riaprire il partito a tutti i repubblicani… La Malfa jr. compreso (del quale non ho condiviso affatto molte delle sue scelte)… auspico, in pratica, più che una costituente, una ri-costituente repubblicana. E per realizzarla occorrono fondamentalmente due cose: un passo indietro da parte di tutti e l’accantonamento di ogni ambizione personale. La mancanza di una sola di queste condizioni, renderebbe la ri-costituente, e i suoi sviluppi, non possibile.
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frescobaldi però credo anche sul "riaprire il partito a tutti i repubblicani" si debba entrare nel merito delle proposte politiche e non considerare solo una questione culturale altrimenti si giustifica proprio l'errore di molti psi che andarono con berlusconi
cioè non basta appartenere culturalmente ad un'area culturale, le unioni politiche si fondano su proposte politiche.