
Originariamente Scritto da
Midìl
Questo sembrerebbe indicare che gli Stati Uniti si oppongano ad una "federazione" europea consolidata. Se ne potrebbe dedurrebbe che una "federazione" europea sarebbe forse troppo svincolata dall'egemonia statunitense, cosa magari non gradita a Washington.
Comunque, la questione degli allargamenti, è piuttosto complessa (richiedendo ben più di qualche riga), e quanto meno bisognerebbe partire dal 30 agosto 1954, giorno in cui l'Assemblea Nazionale francese votò contro la ratifica del trattato sulla CED. Questo, a mio parere, ha portato l'Europa a non avere, finora, una vera politica estera comune, con la conseguenza di dover adottare una politica estera di tipo "integrazionista", cioè promettendo l'adesione agli stati che, diciamo, si allineano a determinati standard, in particolare democratici. Questa politica "integrazionista", si è mostrato piuttosto efficace (ma nel caso, particolare, della Turchia, forse controproducente), però ha anche conseguenze negative, portando, ad esempio, nel tempo, ad un "appesantimento" dell'Unione, magari con l'ingresso di stati non spiccatamente europeisti. Inoltre, una volta che uno stato ha ottenuto l'adesione, può diventare non semplicissimo evitare che si allontani dagli standard richiesti per l'adesione. Poi, non è strano che gli Stati Uniti si interessino del processo di integrazione, e cerchino di trarne dei vantaggi. Penso che per loro, attualmente, una delle situazioni ideali, sia un'Europa pacifica, con un mercato comune, ma non unita politicamente (se non molto blandamente), e sotto la protezione americana. Ma il fatto che siamo ancora divisi politicamente, e in buona parte dipendente dalla protezione statunitense, non è cosa per cui si debba colpevolizzare particolarmente Washington, visto che noi stessi siamo i responsabili.
Aggiungerei che gli stati membri di una "federazione" europea, tenderebbero decisamente a sfuggire alla sfera di influenza transatlantica, direi per ovvie ragioni, trovandosi all'interno dei meccanismi decisionali di una "federazione" avente un peso geopolitico confrontabile con quello degli Stati Uniti, e non avendo quindi più la necessità di appoggiarsi a Washington.
Ripeto che l'obiettivo è noto fin dall'inizio. Ed è ovvio che la costruzione di un'Europa unita politicamente veda passare la competenza su un certo numero di materie dalle istituzioni nazionali a quelle continentali. Poi si può criticare questo o quel personaggio storico, e le scelte adottate. Ma la costruzione di un'unione politica in Europa non è un processo occulto di cui nessuno sa nulla. Se si parla già dal '50 di "federazione europea", se già nei trattati del 1957 si parla di "unione sempre più stretta" (
https://it.wikisource.org/wiki/Tratt..._1957/Trattato ), se dal 1979 si elegge a suffragio universale un parlamento comune, che col tempo è stato dotato di poteri legislativi, se dal 1999 si è adottata una moneta unica poi diffusa tra i cittadini dal 2002, qualche indizio sull'obiettivo finale, dovrebbe essere stato fornito. Tra l'altro, in Italia, si è pure tenuto un referendum consultivo, nel 1989, la cui domanda era:
"Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?"
(
https://it.wikisource.org/wiki/L.cos...letto_nel_1989
https://it.wikipedia.org/wiki/Refere...1989_in_Italia )
Direi che almeno gli oltre 37 milioni di cittadini italiani che sono andati a votare (a favore o contro), qualche vaga idea che l'Europa stesse procedendo verso qualcosa di politicamente integrato, immagino dovessero averla.
Ho già citato il referendum del 1989, che è stato sicuramente pubblicizzato. Comunque, non ricordo di aver mai sentito proferire la frase da te citata. E dubito che possa essere proferita da un europeista favorevole ad una "federazione" europea (ma tutto è possibile), non fosse altro che per il fatto che non è corretta, o, quanto meno, piuttosto fuorviante. Perché, al di là dell'espressione "super-stato europeo", di per sé forse non scorretta, ma che mi pare ormai venga spesso utilizzata in funzione sovranista (
https://en.wikipedia.org/wiki/Superstate ), come una sorta di "spauracchio" (soprattutto oltremanica), gli stati non diverrebbero semplici regioni amministrative. Diverrebbero stati membri di una "federazione". A meno che tu non consideri regioni amministrative anche la California, il Canton Ticino e la Baviera. Tra l'altro, anche questo paragone sarebbe discutibile. Perché Stati Uniti, Svizzera e Germania, sono stati dotati di territorio proprio. L'Unione Europea no. Il territorio dell'Unione Europea è il risultato della somma dei territori degli stati membri. Quindi, anche se si considerassero gli stati membri di Germania e Svizzera, come regioni amministrative, non credo si potrebbe fare altrettanto l'Italia o la Francia, in una "federazione" europea. Questa differenza forse si può anche notare nella possibilità, per i membri dell'Unione Europea, di recedere dall'Unione unilateralmente. Infatti, per certi versi, la Svizzera, è "proprietaria", o "comproprietaria", del suo territorio, suddiviso in stati. Quindi, per cederne un pezzo, in presenza di una ipotetica richiesta secessionista, è necessaria quanto meno (ammesso sia possibile) l'autorizzazione dell'autorità centrale. Nel caso dell'Unione Europea, invece, questa non è "proprietaria" del territorio che, nelle materie di sua competenza, gestisce, per conto degli stati che hanno aderito. Stati che possono unilateralmente decidere di recedere, portandosi dietro il proprio territorio. Definire quindi questi stati, come semplici regioni amministrative, credo sia molto distorsivo della realtà. Di conseguenza, la frase da te indicata, credo che ingenererebbe confusione, invece di essere chiarificatrice. E quindi non avrebbe senso utilizzarla. Aggiungerei anche che l'espressione "Paese indipendente", sembra rimarcare la perdita dell'indipendenza a favore di una "misera" condizione di semplice regione amministrative, sottoposta alla schiacciante autorità di un debordante stato centralista europeo. Insomma, si tratta, a mio parere, di una frase forse più idonea ad una propaganda sovranista, piuttosto che ad una imparziale descrizione della realtà. E che si può, con piccole correzioni, trasformare in una frase decisamente più "europeista": "Così facendo, quanto prima, il nostro Paese diverrà uno stato membro di un'ampia federazione di stati europei". Frase, a mio parere, assai meno "claustrofobica" della precedente. E, come si vede, giocando con le parole, si possono trasmettere significati assai differenti.
Saluti.
Midìl