...capisco.


...capisco.


non e' odio, è cinico esercizio della libertà di espressione nella direzione sbagliata. Vediamo che anni si sta diffondendo un contro-politicamente corretto, che spesso viene da persone cuturalmente nostalgiche di un passato "virile", autoritario, inculturale, che sono gli stessi che adesso si considerano gli "anticorpi" contro l'avanzata del fondamentalismo religioso non autoctono, ma che se fossero al potere realizzerebbero qualcosa di non molto differente, per lo meno a livello etico. Quindi, in parte, era vero ciò che diceva a me ieri @Durru, e cioe' che in futuro dovremo fare i conti con questi due modi reazionari di intendere il mondo che si fronteggeranno. Questo è l'humus non solo umano, ma occidentale, dove l'ipocrisia della pietas romana si accompagna da sempre al cinismo egoistico di chi non vuole il confronto con chi è diverso da lui (questo mix ipocrita genera poi le guerre che portano come ribaltamento alla situazione che viviamo oggi). Mi spiace che stia parlando da "druunista" (non me ne voglia la suddetta che mi sta simpatica), ma è la realtà
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Blateri di ciò che ignori.
Una volta, in epoca pleistocenica, quando ero bambina, negli anni '50, i ragazzi handicappati, e non intendo i disabili "normali" in carrozzina, ma i veri irrecuperabili, quelli che camminavano storti sbavando o ritardati davvero hard, non venivano messi nelle classi dei bambini normali, come oggi, ma in un'apposita struttura tipo scuola accanto alla scuola vera e si chiamavano "scuole differenziali". (Primo lancio di strali da parte del mondo moderno).
Io ci passavo accanto quando andavo alle elementari, erano proprio accanto. Inutile descrivere quale drammatico esempio di popolazione attendesse lì davanti l'apertura e gli insegnanti. Mia madre mi diceva di non guardare insistentemente, la curiosità morbosa era considerata irrispettosa verso le povere famiglie colpite da così grande disgrazia. Parimenti si esprimeva sempre con pietà e commiserazione per costoro, anche se mi suggeriva di non avvicinarmi mai troppo a causa del pericolo di aggressioni (questi casi erano frequenti). Questi ragazzi chiaramente non andavano a scuola, venivano semplicemente gestiti da personale adatto, portati fuori a passeggio dentro la mattinata, o semplicemente tenuti buoni con giochi o distrazioni in classe, senza che si simulasse un'istruzione che con ogni evidenza non erano in grado assolutamente di ricevere.
Quanto ai disabili non intellettivi c'erano allora i menomati di guerra, che cercavano a volte di arrotondare con una parvenza di lavoro: da noi a casa veniva sempre un semicieco con una grande valigia in cui aveva da vendere detersivi, saponette, piccole cose per la casa. Mia madre comprava sempre qualcosa anche se non ne aveva bisogno, poichè era giusto aiutare chi si trovasse in stato di necessità, specie se aveva combattuto per la patria.
Non c'era nè disprezzo nè irrisione e tantomeno insofferenza per gli handicappati, ma non c'era nemmeno quel culto esagerato, quell'esibizione, quella spettacolarizzazione querula e mielosa che tanti anni dopo ha reso queste persone quasi dei modelli sociali cui tributare culto.
L'handicap era vissuto CON PUDORE dalle famiglie coinvolte. Vi era la consapevolezza della diversità che NON DOVEVA ESSERE ESIBITA, poichè non c'era alcuna ragione valida di farlo. C'era riservatezza, del fatto si parlava nel silenzio, c'era la sincera commiserazione dell'evento, ma senza alcuna pubblicità assurda. Soprattutto a nessuno sarebbe mai venuto in mente, e tantomeno alle persone che avessero un simile disabile in famigliaa, di farlo passare per normale, esigere che venisse trattato da normale, protestare costantemente perchè fosse inserito a forza in una società dove non avesse nulla da fare.
Ecco...forse è proprio questa la parola estinta e negletta ai tempi d'oggi. PUDORE.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Quello che tu non capisci è che ciò che chiami "culto dell'esibizione" (che esibizione, poi? mica fanno l'Handy pride vestiti da coccodrilli) vuol dire integrarsi nella società, cioè partecipare alla collettività, vivere. Poi sono d'accordo con te sul fatto che si debba fare una differenziazione tra le varie disabilià, perché sicuramente uno in carrozzina può anche dare un contributo pratico attraverso un lavoro, un'imprenditoria, alla società, che invece una persona con altri disagi non potrebbe fare. Il fatto è che la discriminazione di cui si parla nel topic, non fa questo tipo di differenze. Uno cui manca 'solo' l'uso delle gambe o delle braccia, potrebbe diventare scienziato e inventare qualcosa che ti renderà la vita migliore (vabbe', chi è antimoderno non ama la tecnica..), e quindi è una persona con diritti e doveri come gli altri.
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
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Ma quanti figli del Perozzi in giro...
Travel is fatal to prejudice, bigotry, and narrow-mindedness...
Chi abbandona gli animali è un bastardo!




The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.