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  1. #61
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Ad ogni modo, su quale fondamento affermi che il logos, separato dalla meditazione, è contraddizione? tale fondamento è cioè di fede o di ragione? La ragione, infatti, mostra di necessità l'eternità dell'essente e il logos sa autogiustificarsi autonomamente tramite l'elenchos. Se tu sostieni che la ragione abbia il proprio fondamento in altro non stai parlando della ragione, ma di altra cosa..ma allora non potrai sostenere che è la ragione a indicare la necessità dell'infinito nel momento in cui l'apagogia ne indica piuttosto la contraddittorietà.
    Il logos..separato dalla meditazione non è contraddizione..ma è verità al suo livello...che è quello di una condizione formale individuale e distinta..e la logica formale nè è l'essenza..
    A è uguale ad A.finchè rimaniamo nel piano della manifestazione..di cui il pensiero è un aspetto tra i tanti..ma cessa di validà quando dal piano della manifestazione passiamo a quello dell'Essenza..che è l'Infinito..Brahman..nello stesso tempo e nel medesimo luogo A e non A..ente e non ente..finito nell'apparire e infinito nell'Essenza...detto ciò Brahman Nirguna e Saguna..a cui Saguna corrisponde l'Essere..cioè il Principio Creatore..e l'Essere Puro..
    Ciò che cambia tra l'Infinito e il mondo è solo il nostro punto di vista ..non la Realtà Principiale che rimane la stessa..e in questo ambito..la logica e il logos è illusione..solo l'Infinito è..e appare in relazione a maya..il velo di maya..che poi sarebbe la mente volta all'esteriore..all'apparenza..mentre volta all'interno è intuizione sovrarazionale..meditazione..da distinguersi dall'intuizione infra razionale che è la sentimentalità..confusione questa comune ai nostri tempi..dove si uguaglia l'amore espressione di istintualità a l'amore equivalente alla beatitudine del Principio..
    La ragione.. il logos..non può indagate l'Infinito..lo riconosce semplicemente accettandone l'impossibilità a non essere..
    ma poi si ritira perchè la struttura dell'Infinito può solo essere intuita..e non dalla ragione..ma dalla Sua stessa Luce che filtra in tutti i gradi di esistenza e si chiama Atman..Sè..Consapevolezza ... ricordo di sè..percezione di esistere..cosa ben diversa dalla fede..che fonda la Teologia..come la conosciamo..
    Il collegamento tra tutti i gradi dell'Esistenza..rende il Tutto qualcosa di ordinato..
    e la ragione va seguita fino ai suoi limiti..non negata ma trascesa..infatti l'Infinito è una necessità logica e ontologica..logica per la ragione e ontologica per l'Intuizione Intellettuale..che non sono in contraddizione ma operano in ambiti diversi..
    Dire che l'Infinito è anche limitato..è una contraddizione al livello logico..ma una realtà metafisica..la metafisica implica il superamento della logica come l'Infinito è il superamento della manifestazione e non la sua negazione..
    L'Infinito contiene illusoriamente il finito come l'Intuizione contiene la ragione..
    nel senso che non sono in contraddizione ma punti di vista relativi alla natura di ciò che indaghiamo..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  2. #62
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Ma la Vacuità non indica forse l'inessenzialità di ogni ente posto come isolato, indipendente da ogni altro? Se è così, a maggior, ragione, la vicinanza al pensiero di filosofi come Hegel e Severino è considerevole..non a caso è il motivo che ha spinto Genyo a interessarsi di quest'ultimo..penso di poter essere d'accordo con te quando sostieni che nella filosofia occidentale la speculazione stia al fondamento della realizzazione e non viceversa..se con questo intendi dire che la speculazione ha la pretesa di indicare il senso autentico della realizzazione..cioè di illuminarne il significato genuino alla luce delle proprie categorie..propriamente direi che è questa la differenza più profonda..dove invece in Oriente la relazione si trova capovolta, rovesciata.. l'elemento speculativo è assunto, eventualmente, nella funzione di conferma ulteriore del meditativo..questo potrebbe spiegare perchè, nonostante il pensiero Greco antico abbracci ancora fortemente la spiritualità di certi culti tradizionali, le cose siano andate come ben sappiamo..ma credo che molto lo si debba anche al cristianesimo.. avendo ereditato e sintetizzato la cultura ellenica, poco propenso poi (per motivi fisiologici, dottrinali) a dare voce agli elementi più elevati, esoterici della propria religiosità..
    La Vacuità indica che le cose nella loro essenza sono impermanenti..non hanno corpo o sostanza..sono vuoto..appunto..
    E ciò è in linea con tutte le Tradizioni autentiche che pongono il Principio come Inqualificato..non determinato....sia il Brahman dell'induismo..che il Wu Chi del taoismo..l'Ein Soph della cabala..
    Ciò che cambia sono le stazioni per raggiungere il Vuoto..Atman e Anatman..sono la stessa cosa..ma vista sotto l'aspetto manifesto e immanifesto..
    Queste sono cose esoteriche..il linguaggio indica..ma non può essere rigoroso..
    a causa dei diversi significati che assumono gli stessi termini simboleggiando le stesse realtà viste in aspetti diversi...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  3. #63
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Ho sottolineato un paio di aspetti (a parer mio) decisivi:

    1) Dici che le possibilità non esistono in modo individuale e distintivo, cioè prima che l'Essere le illumini (e dunque nel Non Essere) non sono determinazioni ben individuate e specifiche? ma questo significa, a maggior ragione, che una volta che l'Essere le illumina, ed esse appaiono determinate, esse sono per definizione ALTRO da ciò che erano prima: prima erano indeterminate e ora non lo sono più: l'ente prima era nulla assoluto (e lo era appunto perchè la sua determinatezza era nulla) e poi no!
    Sono la stessa cosa vista sotto l'aspetto dell'Esistenza e della Non Esistenza..
    l'insieme dei numeri naturali contiene tutti i numeri..ma in modo indistinto..è solo numerandoli..cioè rendendoli distinti che esistono..prima sono moltitudine indistinta..e non esistono come separati ..così le azioni che compirò..
    solo alcune ricevono l'Essere..e diventano formali..le altre rimangono come Possibilità informali..nel Non Essere..


    2) Le azioni che potrei compiere non esistono nel Non Essere in modo distinto: quanto scrivi significa che una specifica determinazione prima di apparire era altro da sè (altrimenti dovresti riconoscere il fatto che fosse distinta anche prima di apparire) e cioè in quanto determinata era NULLA, e in quanto determinata tornerà ad esser NULLA una volta che non apparirà più.

    3) In questo modo non puoi dire che A diventa B ma resta A: non può cioè diventare altro e restare contemporaneamente se stessa
    Il Non Essere è un nulla di Essere..non un nulla assoluto che non si dà..
    come l'Essere è un nulla di Non Essere..o lo zero numerico è un nulla di quantità.diverso dallo zero metafisico che è un nulla di qualità..non un nulla assoluto..
    L'Essere dà una separazione illusoria..e transitoria..ma in realtà non ci siamo mai separati dal Principio..dal Vuoto..dall'Infinito..che viene riconquistato dopo che era stato illusoriamente perduto con l'identificazione nella
    manifestazione..
    Una possibilità manifestata rimane una possibilità non manifestata che si manifesta..non cambia natura ..ma l'Essere si sovrappone al Non Essere..come la luce si sovrappone al buio...e un oggetto illuminato diventa distinto mentre prima era indistinto nell'oscurità..
    Nel Non Essere gli enti non sono distinti..sono Possibilità..come un oggetto nel buio non viene visto ..e nel Non Essere non si può neanche toccare..purtuttavia non è un nulla..perchè illuminato dall'Essere diventa ente dotato di numero e forma..

    Si, immaginavo che la tua conclusione fosse questa: l'Essere come velo di Maya..che poi in termini kantiano-schopenaueriani è la differenza tra fenomenon-noumenon..
    Ma questo problema è il medesimo che ha davanti Parmenide! Parmenide coglie la necessità che l'Essere sia infinito (l'Essere nel suo caso è il tuo infinito) e dunque ciò che appare nel mondo è solo apparenza, allucinazione, illusione..tutto sommato puoi anche vedere che la distanza tra l'eleate contro cui ti arrovelli senza pietà e il Brahman Nirguna orientale è una moneta a due facce, una lama
    a doppio taglio..Parmenide è cioè il bivio tra l'oriente e l'occidente, a partire da Platone la metafisica occidentale lo trascina nella speculazione allontanandolo dall'Oriente..

    Mi preme però rilevare che (e qui l'importanza di Platone è massima) la conclusione di Parmenide è impossibile! è cioè impossibile negare la realtà finita, proprio perchè per poterla negare è necessario che appaia! Tanto Parmenide quanto Melisso negano la realtà determinata, ma per poterla negare è necessario che appaia, cioè la negazione si fonda sull'apparire stesso di ciò che nega, e qui veniamo al senso autentico dell'elenchos: negare la realtà determinata e finita, dunque il principio d'identità-opposizione che la costituisce è possibile solo se la negazione 1) E' a sua volta una determinazione e 2) tale negazione, volendo negare il principio identità-opposizione, ha bisogno di fondarsi su di esso.
    Da tali considerazioni scaturisce la necessità dell'eternità dell'ente in quanto ente, cioè dell'opporsi della determinazione definita a tutto ciò che è diverso da essa e all'impossibilità che si dia un tempo in cui essa non sia se stessa, pena il negare l'identità-opposizione.
    1) dice che la negazione è assieme affermazione, quantomeno cioè quella parte della realtà in cui consiste la negazione non può essere in-determinazione ma determinazione e 2) tale negazione ha bisogno di ciò che nega per negare, cioè è autonegazione. 2) Dice cioè che non solo la negazione, ma tutta la realtà si da nella forma dell'identità-opposizione.
    Infine: il problema che abbiamo davanti è che la ragione ci dice sia che l'infinito è necessario sia che è impossibile! cioè abbiamo, come in una dimostrazione apagogica, che in base a certe assunzioni da una tesi ricaviamo una determinata conclusione e in base a certe altre che dalla medesim ricaviamo esattamente la conclusione opposta a quella precedentemente ottenuta, tale che la conclusione è impossibile!
    Il problema nasce quando vogliamo usare la stessa logica su due oggetti diversi..
    il mondo della distinzione e della forma e della manifestazione..e il mondo dell'Essere o dell'Infinito..
    L'Essere è..la manifestazione diviene..
    diviene come passaggio degli enti dal Non Essere.. all'Essere dell'Esistenza..
    ma questo divenire non è un cambiare o diventare altro..è solo un illuminare..come un oggetto rimane tale sia al buio che con la luce..
    la differenza col mondo sensibile è che nel Non Essere il buio è assoluto..e gli enti non sono distinti..mentre con l'Essere si rivestono di forma e di numero..pur rimanendo oltre l'Essere e il Non Essere..cioè Vacuità...gli enti sono Vuoto..
    ma non nulla..e rimangono Vuoto pur acquistando esistenza...per questo è possibile che l'ente uomo torni in un viaggio a ritroso verso quell'indististinzione da cui transitoriamente è scaturito acquistando esistenza..il viaggio interiore come ritorno all'Origine..al Brahman..da cui ci eravamo separati solo illusoriamente..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #64
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Sono la stessa cosa vista sotto l'aspetto dell'Esistenza e della Non Esistenza..
    l'insieme dei numeri naturali contiene tutti i numeri..ma in modo indistinto..è solo numerandoli..cioè rendendoli distinti che esistono..prima sono moltitudine indistinta..e non esistono come separati ..così le azioni che compirò..
    solo alcune ricevono l'Essere..e diventano formali..le altre rimangono come Possibilità informali..nel Non Essere..
    I numeri esistono come predicati di cose, cioè come relazione tra cose e cose, quanto dici qui sopra presuppone invece che debbano avere una sussistenza autonoma, tipo le idee platoniche. E' ovvio che in base a tale presupposozione tu possa dire che ogni numero, preso distintamente, non esiste a meno che non lo assuma attualmente, eppure non sia un nulla assoluto (altrimenti non potrei assumerlo), ma che tale presupposizione gia in grado di autogiustificarsi è ben altro discorso. Volendo, invece dell'esempio dei numeri avresti potuto assumere la differenza tra A e B, e tra B e C, ma che A, B, C etc..esistano indipendentemente da ciò rispetto a cui sono predicazioni e segni è ben altro discorso. I numeri sono segni che indicano relazioni della realtà, e tali relazioni non vengono certo meno per il fatto che tu possa pensarle attualmente in atto o meno.


    Il Non Essere è un nulla di Essere..non un nulla assoluto che non si dà..
    come l'Essere è un nulla di Non Essere..o lo zero numerico è un nulla di quantità.diverso dallo zero metafisico che è un nulla di qualità..non un nulla assoluto..
    L'Essere dà una separazione illusoria..e transitoria..ma in realtà non ci siamo mai separati dal Principio..dal Vuoto..dall'Infinito..che viene riconquistato dopo che era stato illusoriamente perduto con l'identificazione nella
    manifestazione..
    Una possibilità manifestata rimane una possibilità non manifestata che si manifesta..non cambia natura ..ma l'Essere si sovrappone al Non Essere..come la luce si sovrappone al buio...e un oggetto illuminato diventa distinto mentre prima era indistinto nell'oscurità..
    Nel Non Essere gli enti non sono distinti..sono Possibilità..come un oggetto nel buio non viene visto ..e nel Non Essere non si può neanche toccare..purtuttavia non è un nulla..perchè illuminato dall'Essere diventa ente dotato di numero e forma..
    Il problema non è che l'Essere di cui parli sia differente dal Non Essere, il primo è nihil relativum rispetto al secondo e viceversa, non nihil absolutum, e questo banalmente significa solo che le due dimensioni sono distinte..altro però è dire che l'ente partecipante dell'Essere diventi partecipante del Non Essere.. questo significa (lo ripeto per l'ennesima volta) che l'ente in quanto partecipante dell'Essere se ne va nel nulla assoluto, perchè in quanto partecipante del Non Essere è qualcosa di completamente differente, e non esistendo più E' nulla assoluto, dunque volente o nolente rendi positivo il nihil absolutum altrimenti banalmente l'ente non potrebbe dissolversi, e se neghi che se ne vada nel nulla assoluto sei contretto a dire che sia ancora se stesso, e dunque l'ente che non appare continua ad essere se stesso, tertium non datur, a meno che non vogliam parlare di logica ma di altro.
    Non basta dire che vi sia una dimensione di sottofondo sempre salva dal nulla per evitare di tirare in ballo il nulla assoluto, altrimenti invece di questo tuo ragionamento bastava quello di Aristotele per cui ciò che non è in atto lo è però in potenza..



    Il problema nasce quando vogliamo usare la stessa logica su due oggetti diversi..
    il mondo della distinzione e della forma e della manifestazione..e il mondo dell'Essere o dell'Infinito..
    L'Essere è..la manifestazione diviene..
    diviene come passaggio degli enti dal Non Essere.. all'Essere dell'Esistenza..
    ma questo divenire non è un cambiare o diventare altro..è solo un illuminare..come un oggetto rimane tale sia al buio che con la luce..
    la differenza col mondo sensibile è che nel Non Essere il buio è assoluto..e gli enti non sono distinti..mentre con l'Essere si rivestono di forma e di numero..pur rimanendo oltre l'Essere e il Non Essere..cioè Vacuità...gli enti sono Vuoto..
    ma non nulla..e rimangono Vuoto pur acquistando esistenza...per questo è possibile che l'ente uomo torni in un viaggio a ritroso verso quell'indististinzione da cui transitoriamente è scaturito acquistando esistenza..il viaggio interiore come ritorno all'Origine..al Brahman..da cui ci eravamo separati solo illusoriamente..
    Sei tu per primo a dire che le due dimensioni siano differenti l'una rispetto all'altra, e cioè che l'infinito sia diverso da ciò che appare: e ciò che appare APPARE! non puoi negare cioè che il finito appaia (ne stiamo parlando).
    Il punto da cui non si sfugge è questo: puoi anche declassare a illusione l'esperienza della realtà finita, ma l'illusione appare, cioè appare una realtà che indipendentemente dal fatto che sia mentale, soggettiva, non esterna alla mente è comunque realtà esistenza (o banalmente non potresti sostenere che appaia) e dunque è DIVERSA dall'infinito, cio l'infinito E' ALTRO da tale realtà, per quanto tu possa ridurla ad apparenza, sogno, turba psicologica.

    E' impossibile che il divenire non sia in qualche modo divenir altro: sei tu per primo a sostenere che l'ente nel Non Essere non ha forma e distinzione mentre nell'Essere si, ciò significa che forma e distinzione non hanno alcuna realtà e cioè sono nulla assoluto, come nulla assoluto è la relazione che lega l'ente all'Essere prima che esso ne partecipi, altrimenti dovresti sostenere che già ne partecipi
    A queste problematiche si riuscirà a rispondere in modo rigoroso o pensiamo di potercela cavare continuando a sostenere che il divenir altro non implichi il portarsi nel nulla (e dunque il rendere realtà positiva il nulla)?
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  5. #65
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    I numeri esistono come predicati di cose, cioè come relazione tra cose e cose, quanto dici qui sopra presuppone invece che debbano avere una sussistenza autonoma, tipo le idee platoniche. E' ovvio che in base a tale presupposozione tu possa dire che ogni numero, preso distintamente, non esiste a meno che non lo assuma attualmente, eppure non sia un nulla assoluto (altrimenti non potrei assumerlo), ma che tale presupposizione gia in grado di autogiustificarsi è ben altro discorso. Volendo, invece dell'esempio dei numeri avresti potuto assumere la differenza tra A e B, e tra B e C, ma che A, B, C etc..esistano indipendentemente da ciò rispetto a cui sono predicazioni e segni è ben altro discorso. I numeri sono segni che indicano relazioni della realtà, e tali relazioni non vengono certo meno per il fatto che tu possa pensarle attualmente in atto o meno.
    I numeri sono quantità pure..e rappresentano il polo sostanziale della realtà..mentre il polo essenziale è la qualità pura..
    Nella manifestazione esistono gli enti sottoposti alla quantità..cioè al numero..
    tre cavalli sono un cavallo quantitativamente ripetuto tre volte..non sono solo una relazione tra le cose..ma anche il peso delle cose..ed esistono appunto come quantità..e non sono per niente platonici nè mentali..ma ben reali..una volta che si danno sul piano della manifestazione..
    Ma il numero è solo un esempio..come il futuro e il passato..che esistono solo nel presente..e non sono un nulla..ma Possibilità che non hanno l'Essere fin tanto che non diventano presente..





    Il problema non è che l'Essere di cui parli sia differente dal Non Essere, il primo è nihil relativum rispetto al secondo e viceversa, non nihil absolutum, e questo banalmente significa solo che le due dimensioni sono distinte..altro però è dire che l'ente partecipante dell'Essere diventi partecipante del Non Essere.. questo significa (lo ripeto per l'ennesima volta) che l'ente in quanto partecipante dell'Essere se ne va nel nulla assoluto, perchè in quanto partecipante del Non Essere è qualcosa di completamente differente, e non esistendo più E' nulla assoluto, dunque volente o nolente rendi positivo il nihil absolutum altrimenti banalmente l'ente non potrebbe dissolversi, e se neghi che se ne vada nel nulla assoluto sei contretto a dire che sia ancora se stesso, e dunque l'ente che non appare continua ad essere se stesso, tertium non datur, a meno che non vogliam parlare di logica ma di altro.
    Non basta dire che vi sia una dimensione di sottofondo sempre salva dal nulla per evitare di tirare in ballo il nulla assoluto, altrimenti invece di questo tuo ragionamento bastava quello di Aristotele per cui ciò che non è in atto lo è però in potenza..
    Mi sembra che qui ripetiamo le stesse cose come un dialogo tra sordi..
    L'Infinito è composto..se così possiamo esprimerci..di Possibilità che si manifestano ..altre che non si manifestano e altre che si manifesteranno o che si sono manifestate..
    ma tutte non divengono....sono tutte l'Infinito Inqualificato..che si manifesta
    come un sogno di manifesta al sognatore..
    Se sogno di andare sulla Luna..divento forse un astronauta..?
    Se A sogna di essere B..vuol dire che A diviene B..?
    A rimane A..e l'illusione non modifica la sua natura..più di quanto un sogno non modifichi il sognatore..
    Se vedo un ente..significa che una Possibilità che stava nel Non Essere..si è manifestata..l'Infinito ha sognato..sogna..e crea gli enti...la pellicola diventa altro quando la macchina da presa la illumina..?
    La pellicola rimane la stessa..sia che venga illuminata e tutti la vedano sullo schermo..sia che rimanga chiusa nel contenitore..
    Quindi..il tuo discorso sarebbe come dire che la pellicola proiettata sullo schermo diventa altro..cessa di essere pellicola..per diventare immagine..cosa assurda..
    la pellicola rimane..sia che venga illuminata o meno..come la Possibilità rimane la stessa sia che esista o che non esista..perchè equivalente all'infinito di cui era una modificazione illusoria..








    Sei tu per primo a dire che le due dimensioni siano differenti l'una rispetto all'altra, e cioè che l'infinito sia diverso da ciò che appare: e ciò che appare APPARE! non puoi negare cioè che il finito appaia (ne stiamo parlando).
    Il punto da cui non si sfugge è questo: puoi anche declassare a illusione l'esperienza della realtà finita, ma l'illusione appare, cioè appare una realtà che indipendentemente dal fatto che sia mentale, soggettiva, non esterna alla mente è comunque realtà esistenza (o banalmente non potresti sostenere che appaia) e dunque è DIVERSA dall'infinito, cio l'infinito E' ALTRO da tale realtà, per quanto tu possa ridurla ad apparenza, sogno, turba psicologica.

    E' impossibile che il divenire non sia in qualche modo divenir altro: sei tu per primo a sostenere che l'ente nel Non Essere non ha forma e distinzione mentre nell'Essere si, ciò significa che forma e distinzione non hanno alcuna realtà e cioè sono nulla assoluto, come nulla assoluto è la relazione che lega l'ente all'Essere prima che esso ne partecipi, altrimenti dovresti sostenere che già ne partecipi
    A queste problematiche si riuscirà a rispondere in modo rigoroso o pensiamo di potercela cavare continuando a sostenere che il divenir altro non implichi il portarsi nel nulla (e dunque il rendere realtà positiva il nulla)?
    Le dimensioni sono differenti pur rimanendo la stessa cosa..perchè l'Infinito per definizione non può privarsi di nulla..
    ma l'Infinito non diviene...anche se appare vario e molteplice..
    l'acqua saponata diventa bolla di sapone..ma rimane sempre acqua saponata..
    realizza una sua possibilità....ma rimane sempre acqua e sapone..come l'Infinito rimane tale pur manifestando Possibilità molteplici..che non sono nulla..

    Vabbè..senti..dal momento che facciamo gli stessi discorsi sarebbe bene fare post con argomenti più mirati per approfondiere meglio..altrimenti ci disperdiamo troppo ..e ripetiamo le stesse cose..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  6. #66
    Io non esisto
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    Sono solo frutto della tua immaginazione
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    perchè l'Infinito per definizione non può privarsi di nulla..
    Questo non è assolutamente vero. L'unica cosa che per definizione non può privarsi di nulla è il Tutto 3:
    L'impossibile non esiste :giagia:

  7. #67
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    Citazione Originariamente Scritto da )!()!( Visualizza Messaggio
    Questo non è assolutamente vero. L'unica cosa che per definizione non può privarsi di nulla è il Tutto 3:
    L'Infinito e il Tutto sono la stessa cosa..
    altrimenti avremo un Infinito più piccolo del Tutto..cosa assurda..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 
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