Mi preme però rilevare che (e qui l'importanza di Platone è massima) la conclusione di Parmenide è impossibile! è cioè impossibile negare la realtà finita, proprio perchè per poterla negare è necessario che appaia! Tanto Parmenide quanto Melisso negano la realtà determinata, ma per poterla negare è necessario che appaia, cioè la negazione si fonda sull'apparire stesso di ciò che nega, e qui veniamo al senso autentico dell'elenchos: negare la realtà determinata e finita, dunque il principio d'identità-opposizione che la costituisce è possibile solo se la negazione 1) E' a sua volta una determinazione e 2) tale negazione, volendo negare il principio identità-opposizione, ha bisogno di fondarsi su di esso.
Da tali considerazioni scaturisce la necessità dell'eternità dell'ente in quanto ente, cioè dell'opporsi della determinazione definita a tutto ciò che è diverso da essa e all'impossibilità che si dia un tempo in cui essa non sia se stessa, pena il negare l'identità-opposizione.
1) dice che la negazione è assieme affermazione, quantomeno cioè quella parte della realtà in cui consiste la negazione non può essere in-determinazione ma determinazione e 2) tale negazione ha bisogno di ciò che nega per negare, cioè è autonegazione. 2) Dice cioè che non solo la negazione, ma tutta la realtà si da nella forma dell'identità-opposizione.
Infine: il problema che abbiamo davanti è che la ragione ci dice sia che l'infinito è necessario sia che è impossibile! cioè abbiamo, come in una dimostrazione apagogica, che in base a certe assunzioni da una tesi ricaviamo una determinata conclusione e in base a certe altre che dalla medesim ricaviamo esattamente la conclusione opposta a quella precedentemente ottenuta, tale che la conclusione è impossibile!