Leuzzi nel suo testo ha individuato due impostazioni principali, cioè, "la teologia razionale" – assorbimento della fede nella ragione – e la "ragione teologica" – assorbimento della ragione nella fede.
mi spiegate la differenza?
please


Leuzzi nel suo testo ha individuato due impostazioni principali, cioè, "la teologia razionale" – assorbimento della fede nella ragione – e la "ragione teologica" – assorbimento della ragione nella fede.
mi spiegate la differenza?
please
Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


per curiosità, queste due impostazioni sono presentate nel testo come alternative o come conciliabili (in termini di susseguenza e/o compartecipazione)?
Lo chiedo perchè io sono arrivato a questo traguardo nella mia ricerca:
- tramite la ragione "comprendo" che vi è la necessità dell'ambito della trascendenza e dell'esistenza di Dio;
- tramite la fede e la teologia agisco e "comprendo" questo ambito.
p.s. mi fa piacere che - anche se di striscio - tu stia approfondendo questi temi.
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se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


Sul realismo della fede mi viene in mente questo passaggio del Verbum Domini del Papa Emerito Benedetto XVI.
Chi conosce la divina Parola conosce pienamente anche il significato di ogni creatura. Se tutte le cose, infatti, «sussistono» in Colui che è «prima di tutte le cose» (cfr Col 1,17), allora chi costruisce la propria vita sulla sua Parola edifica veramente in modo solido e duraturo. La Parola di Dio ci spinge a cambiare il nostro concetto di realismo: realista è chi riconosce nel Verbo di Dio il fondamento di tutto. Di ciò abbiamo particolarmente bisogno nel nostro tempo, in cui molte cose su cui si fa affidamento per costruire la vita, su cui si è tentati di riporre la propria speranza, rivelano il loro carattere effimero. L’avere, il piacere e il potere si manifestano prima o poi incapaci di compiere le aspirazioni più profonde del cuore dell’uomo. Egli, infatti, per edificare la propria vita ha bisogno di fondamenta solide, che rimangano anche quando le certezze umane vengono meno.
Ed ancora (sempre citando Benedetto Xvi):
Il fatto per essa (per la Fede) non è una chiave simbolica che si può sostituire, bensì fondamento costitutivo.
Et incarnatus est: con queste parole noi professiamo l'effettivo ingresso di Dio nella storia reale.
Sono d'accordo con il Vescovo Leuzzi: il realismo della Fede supera quei limiti e colma i vuoti che apparentemente separano i due ambiti: la Fede non è (solo...o mai) speculazione intellettuale o tifo o idea, ma esperienza vivida e reale.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


io comunque ho serie difficoltà con questo esame...
Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


quando devi darlo


a febbraio
Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


riguarda per caso anche la questione morale? qualche fonte lo avrei anche se poca
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


la questione morale... in che senso?
Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


morale cattolica visto che è citato Caritas in Veritate in parte lo riguarda
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio