



Penso di sì. Ormai più di uno storico ha sdoganato un d'Annunzio non più contiguo al regime fascista e, anzi, in un certo senso oppositore (seppure silenzioso). Dalla lettera anti-mussoliniana nella presa di Fiume, alla battuta sulle "camicie sordide" (nere), al rifiuto di impegnarsi in politica dopo l'avvento di Mussolini e al conseguente isolamento al Vittoriale dove, come ho detto, era pieno di spie. Non si può certo dire che d'Annunzio non fosse affascinato dall'emergente fenomeno fascista che, come ben sappiamo (e ci ha ricordato Renzo de Felice) inizialmente era un contenitore dentro il quale c'era di tutto, compresi socialisti e libertari, ma da qui a farne il suo giovan battista ce ne passa.
Vedi, tu sei acculturato e intelligente. E, soprattutto, da valido libertario privo di pregiudizi, che invece ritrovo parecchio tra i cosiddetti anarchici sociali o comunisti, che esattamente come i marxisti puri vivono dei loro dogmi e non scendono mai dal piedistallo. Questa cosa non dà fastidio solo ai comunisti nazionali come Lupo o Kava, ma anche a chi come libertario per difendere questo concetto rifiuta proprio i pregiudiziBenché Nietzsche fosse un frustrato rancoroso, la sua opera continua a essere letta e apprezzata in quanto monumento dell'elevazione dell'uomo (io non sono tra questi entusiasti esegeti e apologeti, però ve ne sono centinaia).
Mai mi sognerei di farlo. E sono il primo a dire che, magari, la frase che ho sopra-postato è stata sopravvalutata prima di tutto da d'Annunzio stesso, in compenso parlano le sue gesta. E non si può negare che Fiume, durante la sua occupazione, sia stato un coacervo di esperimenti che hanno anticipato di molto sia certe suggestioni Situazioniste che i valori emancipatori del '68.Amare uno scrittore per la sua opera o per alcune sue intuizioni, anche tradotte sul piano dell'azione, non significa santificarlo o magnificarne le gesta sminuendo i suoi "errori" o i suoi vizi.


Il problema e' che ognuno prende chi vuole come figura di riferimento.
Come ho appena detto, non mi sognerei di dire che D'Annunzio fosse più anarchico di Bakunin o più socialista di Marx. Semplicemente, a differenza di questi pensatori, attraverso le sue azioni ha ANCHE condotto forme di sperimentazione libertaria, che se non lo rendono un anarchico tout court, comunque, lo avvicinano molto a quel mondo piuttosto che a quello della destra reazionaria (verso cui, al limite, si potrebbe dire che ha simpatizzato negli anni della giovinezza quando scrisse La vergine delle rocce e Il piacere)








Sì è vero, però D'Annunzio era semplicemente uno che amava la bella vita e l'avventura e la sperimentazione che l'uomo ricco si può permettere....se avesse abitato in russia sarebbe stato stalinista, nazista se fosse nato in germania, ecc. giocava con l'idea della rivoluzione, ma quello che amava era la bella vita..l'esperienza di fiume ha elementi interessanti, non lo nego, ma non capisco come lo si possa prendere ad esempio e punto di riferimento e contemporaneamente definirsi libertari.....





